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Yesterday, Today, Tomorrow; Sophia Loren

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Once upon a time there was a little girl with skinny legs, big eyes, and a worried mouth

….there was a little girl who loved every blade of grass that ever existed, whether it was ugly or beautiful

…there was a young woman who loved the whole universe, with all that was to be seen and traveled

…there was a woman who became an actress

…there was a woman who wanted to be a wife

…there was a woman who wanted to be a mother just like every other woman and have children that were all her own.

Once upon a time there was an actress who acted in many movies. Once upon a time there was a bitter and wonderful life that a little girl, who has become a woman and an actress, continues to repeat to herself

….there will always be a once upon a time for every little girl who looks at the world with big eyes and a lust for life.

 

Sarebbe troppo semplice definire questo libro della Loren un semplice libro di memorie. Una bimba nata durante la guerra e che ha vissuto non solo la propria vita ma anche quella di tutti coloro che l’hanno circondata giorno dopo giorno.  In questo libro, dal medesimo titolo di uno dei suoi film, Sofia comincia il suo racconto partendo dal ritrovamento di una scatola e dal ricordo di un provino iniziale, in cui è stata scartata perché: “il suo viso è troppo breve, la sua bocca è troppo grande, e il naso è troppo lungo.” Ormai nota al mondo per essere una donna di talento (vincendo un Oscar per 1960 La Ciociara  – il primo per una performance di lingua straniera), la Loren continua ad essere identificata come una delle più grandi bellezze del cinema al fianco di Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor ed Ava Gardner. La Loren diventa una stella in un momento in cui la mistica la fa da padrona. Non è mai consigliabile osservare il passato con la sensibilità del presente, dare per scontato qualcosa nel presente è già un’enorme imprudenza e retro-porla o innestarla in un’epoca alla quale non poteva che esserle aliena è un errore enorme, infatti i modi di allora erano completamente diversi. Pertanto se questo è un libro che vuole essere visto come “di memorie” lo è sulla vecchia Hollywood,  o su personaggi che hanno costruito la sua luce ma che ci hanno ormai lasciati. Nata nel 1934, e cresciuta in condizioni di estrema povertà a Napoli, la Loren, ben presto etichettata “stuzzicadenti” a causa delle sue gambe magre, viveva con i nonni che chiamava mamma e papà, un padre assente, e una giovane ragazza madre che Sophia ha sempre chiamato “mammina”.

Per sfuggire a questo inizio nato sotto un cattivo auspicio,  posò per fotoromanzi e partecipò a diverse pellicole cinematografiche come comparsa o in ruoli marginali, che a poco a poco le portarono visibilità, essendo centrati sulle sue qualità estetiche. In un solo anno furono una quindicina i film nei quali fu scritturata. Affiancò anche Corrado, allora divo della radio, nella conduzione di Rosso e nero. Ma la svolta arrivò quando, sempre nel 1951, incontrò il produttore Carlo Ponti: lui la notò a un concorso di bellezza, dove lei era ospite, e il giorno dopo la ricevette nel suo studio per un colloquio. Si trovò così a lavorare al fianco di uomini del calibro di Marcello Mastroianni, diretta da artisti dell’ autorevolezza di Vittorio De Sica.

Sophia  dopo il suo primo colloquio con Ponti divenne la sua musa e con il passare degli anni sotto il suo sguardo attento e grazie ad oculate scelte interpretative la nostra piccola “stuzzicadenti”  crebbe come artista e come donna. Carlo Ponti, che aveva un matrimonio difficile, e aveva ben 20 anni più della Loren ebbe cura di lei come un gentlemen e come un fratello. La protesse come meglio poté e così il loro rapporto iniziato nel mondo cinematografico e professionale é slittato anche in quello privato e ha attraversato cinque decenni, ha prodotto due figli e dei nipoti meravigliosi ai quali la Loren dedica il libro. Tutto ciò che la nostra musa ci racconta lo fa con la delicatezza e la gioia con cui si parla ai bambini  e di come si cerca di renderli partecipi anche dei sentimenti e delle emozioni che quelle vicende suscitarono. Il suo matrimonio precoce  ha avuto un effetto deflagrante mettendola  saldamente al centro dell’occhio dell’osservatore  Hollywood;  in quanto piuttosto che partecipare a quella grande giostra di scandali la nostra cara Sophia se n’è tenuta sempre ai margini, lei respinge Marlon Brando, lasciandolo “sgonfiare come un palloncino”, lascia avvedutamente al caldo e la ben meritata pesante angoscia Richard Burton  quando spettegola slealmente su Elizabeth Taylor in una lettera a lei indirizzata (“avevo un amore che si è rivolto a peccato), e c’è l’affare del tutto “platonico” e bizzarro mai andato oltre un’amicizia fraterna con Grant Cary, senza alcun riferimento al fatto che lui poi si è rivelato essere bisessuale. In un paesaggio umano inquietante come questo per ogni benpensante dell’epoca, la Loren racconta come, dopo che Grant le ha inviato i suoi fiori,  Ponti la schiaffeggia pubblicamente in faccia. Finalmente, come di sovente accade quel gesto doloroso diventa catartico, lei comprende, le sono chiari i sentimenti di tutti se stessa inclusa, e scrive, “dentro me sapevo che l’avevo in qualche modo meritato” e ancora oggi mi sento di interpretare  quell’atto di Ponti come il gesto di “un uomo innamorato”, e fu la conferma che avevo scelto a bene.

La loro vita è stata piena di ostacoli. Il matrimonio fu celebrato all’estero, in Italia ancora non esisteva il divorzio, e lo stress della vita non ha risparmiato alla nostra Sophia neppure la perdita di due bambini e la reclusione per problemi fiscali del marito.

Tutto il libro è intriso di sentimenti e fatti e ci sono splendide fotografie di tutte le incredibili persone  con cui Sophia ha lavorato, come tra i tanti; Charlie Chaplin e Omar Sharif e per finire il da me tanto amato Daniel-Day Lewis.

Un libro che vale la pena di leggere perché permette di toccare con mano, anche se i tempi sono cambiati e certo non in meglio sotto molti punti di vista, che “una vita dorata” non esiste per nessuno.

Il dolore tocca tutti, la fatica tocca tutti, i sentimenti e il diritto all’intimità degli affetti e un diritto sacrosanto di ogni essere umano. La vita della nostra magnifica partenopea conosciuta in tutto il mondo sembra un sogno, sembra una favola, ma bisogna leggerla e solo allora si colgono veramente i Once Upon a Time … C’era una volta

Contributo allo sviluppo della personalità:
7
Culturalmente valido:
9
Spiritualmente utile:
7
Discernimento del bene e del male:
7
Avvincente:
7
Innovativo:
10
Indicatore di culture diverse:
7
Resa semantica:
8
Pertinenza terminologica:
9
Qualità stilistica:
7
E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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Yesterday, Today, Tomorrow; Sophia Loren

  

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….there was a little girl who loved every blade of grass that ever existed, whether it was ugly or beautiful

…there was a young woman who loved the whole universe, with all that was to be seen and traveled

…there was a woman who became an actress

…there was a woman who wanted to be a wife

…there was a woman who wanted to be a mother just like every other woman and have children that were all her own.

Once upon a time there was an actress who acted in many movies. Once upon a time there was a bitter and wonderful life that a little girl, who has become a woman and an actress, continues to repeat to herself

….there will always be a once upon a time for every little girl who looks at the world with big eyes and a lust for life.

 

Sarebbe troppo semplice definire questo libro della Loren un semplice libro di memorie. Una bimba nata durante la guerra e che ha vissuto non solo la propria vita ma anche quella di tutti coloro che l’hanno circondata giorno dopo giorno.  In questo libro, dal medesimo titolo di uno dei suoi film, Sofia comincia il suo racconto partendo dal ritrovamento di una scatola e dal ricordo di un provino iniziale, in cui è stata scartata perché: “il suo viso è troppo breve, la sua bocca è troppo grande, e il naso è troppo lungo.” Ormai nota al mondo per essere una donna di talento (vincendo un Oscar per 1960 La Ciociara  – il primo per una performance di lingua straniera), la Loren continua ad essere identificata come una delle più grandi bellezze del cinema al fianco di Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor ed Ava Gardner. La Loren diventa una stella in un momento in cui la mistica la fa da padrona. Non è mai consigliabile osservare il passato con la sensibilità del presente, dare per scontato qualcosa nel presente è già un’enorme imprudenza e retro-porla o innestarla in un’epoca alla quale non poteva che esserle aliena è un errore enorme, infatti i modi di allora erano completamente diversi. Pertanto se questo è un libro che vuole essere visto come “di memorie” lo è sulla vecchia Hollywood,  o su personaggi che hanno costruito la sua luce ma che ci hanno ormai lasciati. Nata nel 1934, e cresciuta in condizioni di estrema povertà a Napoli, la Loren, ben presto etichettata “stuzzicadenti” a causa delle sue gambe magre, viveva con i nonni che chiamava mamma e papà, un padre assente, e una giovane ragazza madre che Sophia ha sempre chiamato “mammina”.

Per sfuggire a questo inizio nato sotto un cattivo auspicio,  posò per fotoromanzi e partecipò a diverse pellicole cinematografiche come comparsa o in ruoli marginali, che a poco a poco le portarono visibilità, essendo centrati sulle sue qualità estetiche. In un solo anno furono una quindicina i film nei quali fu scritturata. Affiancò anche Corrado, allora divo della radio, nella conduzione di Rosso e nero. Ma la svolta arrivò quando, sempre nel 1951, incontrò il produttore Carlo Ponti: lui la notò a un concorso di bellezza, dove lei era ospite, e il giorno dopo la ricevette nel suo studio per un colloquio. Si trovò così a lavorare al fianco di uomini del calibro di Marcello Mastroianni, diretta da artisti dell’ autorevolezza di Vittorio De Sica.

Sophia  dopo il suo primo colloquio con Ponti divenne la sua musa e con il passare degli anni sotto il suo sguardo attento e grazie ad oculate scelte interpretative la nostra piccola “stuzzicadenti”  crebbe come artista e come donna. Carlo Ponti, che aveva un matrimonio difficile, e aveva ben 20 anni più della Loren ebbe cura di lei come un gentlemen e come un fratello. La protesse come meglio poté e così il loro rapporto iniziato nel mondo cinematografico e professionale é slittato anche in quello privato e ha attraversato cinque decenni, ha prodotto due figli e dei nipoti meravigliosi ai quali la Loren dedica il libro. Tutto ciò che la nostra musa ci racconta lo fa con la delicatezza e la gioia con cui si parla ai bambini  e di come si cerca di renderli partecipi anche dei sentimenti e delle emozioni che quelle vicende suscitarono. Il suo matrimonio precoce  ha avuto un effetto deflagrante mettendola  saldamente al centro dell’occhio dell’osservatore  Hollywood;  in quanto piuttosto che partecipare a quella grande giostra di scandali la nostra cara Sophia se n’è tenuta sempre ai margini, lei respinge Marlon Brando, lasciandolo “sgonfiare come un palloncino”, lascia avvedutamente al caldo e la ben meritata pesante angoscia Richard Burton  quando spettegola slealmente su Elizabeth Taylor in una lettera a lei indirizzata (“avevo un amore che si è rivolto a peccato), e c’è l’affare del tutto “platonico” e bizzarro mai andato oltre un’amicizia fraterna con Grant Cary, senza alcun riferimento al fatto che lui poi si è rivelato essere bisessuale. In un paesaggio umano inquietante come questo per ogni benpensante dell’epoca, la Loren racconta come, dopo che Grant le ha inviato i suoi fiori,  Ponti la schiaffeggia pubblicamente in faccia. Finalmente, come di sovente accade quel gesto doloroso diventa catartico, lei comprende, le sono chiari i sentimenti di tutti se stessa inclusa, e scrive, “dentro me sapevo che l’avevo in qualche modo meritato” e ancora oggi mi sento di interpretare  quell’atto di Ponti come il gesto di “un uomo innamorato”, e fu la conferma che avevo scelto a bene.

La loro vita è stata piena di ostacoli. Il matrimonio fu celebrato all’estero, in Italia ancora non esisteva il divorzio, e lo stress della vita non ha risparmiato alla nostra Sophia neppure la perdita di due bambini e la reclusione per problemi fiscali del marito.

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Tutto il libro è intriso di sentimenti e fatti e ci sono splendide fotografie di tutte le incredibili persone  con cui Sophia ha lavorato, come tra i tanti; Charlie Chaplin e Omar Sharif e per finire il da me tanto amato Daniel-Day Lewis.

Un libro che vale la pena di leggere perché permette di toccare con mano, anche se i tempi sono cambiati e certo non in meglio sotto molti punti di vista, che “una vita dorata” non esiste per nessuno.

Il dolore tocca tutti, la fatica tocca tutti, i sentimenti e il diritto all’intimità degli affetti e un diritto sacrosanto di ogni essere umano. La vita della nostra magnifica partenopea conosciuta in tutto il mondo sembra un sogno, sembra una favola, ma bisogna leggerla e solo allora si colgono veramente i Once Upon a Time … C’era una volta

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7
Resa semantica:
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