14.2 C
Roma
Lun, 19 Aprile 2021

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

HomeParola di DioXXXIV Domenica Per Annum - Anno C – 24 novembre 2013

XXXIV Domenica Per Annum – Anno C – 24 novembre 2013

- Advertisement -

News19911

In croce Gesù, è la mano che Dio tende al peccatore.

2Sam 5,1-3; Col 1,12-20; Lc 23,35-43

Andremo con gioia alla casa del Signore.

 

La tradizione cristiana ci consegna, attraverso la XXXIV domenica del tempo per annum, uno dei titoli con il quale viene definito Gesù: quello di “Re”; evidentemente secondo connotati ben differenti da quelli del linguaggio politico. Lui stesso – innanzi a Ponzio Pilato – disse: «Io sono re. Ma il mio regno non è di questo mondo» (Gv 18). Gesù dunque – costituito re dal Padre – è colui che è venuto a instaurare la signoria di Dio sulla terra, un tempo nuovo da “vivere”; egli proclamò sin da subito il fondamento di questa missione, fin dalle prime parole della sua predicazione: «Convertitevi: il regno di Dio è vicino, è in mezzo a voi» (Mc 1, 15; Le 17, 21). Il regno di Dio allora, non ha frontiere da difendere, non ha eserciti, né esattori di tasse; esso si inscrive nel tempo iniziato da Gesù: si costituisce e accresce, ogni volta che un suo figlio ascolta e accoglie la Parola di Dio.

In questo regno senza frontiere, Gesù è il re che non ha bisogno di servitori, poiché egli è colui che serve; non chiede all’uomo di dare la vita per lui, ma è lui a dare la vita per l’uomo; il suo regno è un “cosmo” pensato per chi soffre, per chi è povero. Gesù è colui che salva i suoi fratelli dal male e dalla morte: sul trono della Croce protegge la creazione. Riconoscendo in Gesù il re, ci convinciamo del fatto che con lui Dio realizza pienamente il progetto d’amore pensato per l’uomo.

Il Vangelo di Luca si sofferma a descrivere il momento supremo in cui Gesù realizza la sua regalità: mentre soffre e muore in croce. Agli occhi dei più appare come il fallimento di un uomo, il fallimento di un Dio o il fallimento di una proposta. Ma è con gli occhi di Dio che la croce va interpretata; su quel trono Gesù si realizza e guadagna il titolo di re. L’evangelista descrive con molta cura e attenzione i momenti drammatici della passione: essa non è una favola, ma racconta un avvenimento storico di straordinaria rilevanza. Il popolo che inizialmente si intrattiene nel non fare nulla, nel semplice guardare (Lc 23, 35), alla fine se ne andrà «percuotendosi il petto» (Lc 23, 48), riconoscendo in Gesù il Maestro mandato da Dio.

Dal popolo ai suoi capi, dai capi al centurione che gli trafigge il costato si giunge al momento del verdetto finale; ma è lì che qualcosa accade. Accanto a Gesù vengono crocefissi due ladri. Uno cerca di scuoterlo insultandolo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!» (Lc 23, 39). L’altro invece non pensa più alla sua vita terrena che lentamente si avvia al termine, è già proiettato al momento topico della sua morte, al fatto che dopo di essa troverà in Dio un giudice severo ad accoglierlo. Così guarda quell’uomo morente accanto a lui e gli dice: «Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» (Lc 23, 42). E Gesù, attraverso parole solenni della portata di un giuramento («In verità io ti dico»), gli apre le porte del regno di Dio: «Oggi con me sarai nel paradiso» (Lc 23, 43), le porte del giardino dei giusti; da quel momento in poi non ci sarà situazione di miseria e di peccato che escluda dalla salvezza. Gesù, con questo gesto, dimostra di prendersi cura dell’uomo, di farsene carico e di non abbandonarlo alla sua sorte. Il Signore non è come alcuni falsi cristiani di oggi che di fronte alla sofferenza del fratello si limitano al classico: “pregherò per te”; il Signore fa di più: vive con lui la medesima sofferenza. Per ogni uomo allora, c’è da parte di Gesù l’invito alla conversione e l’offerta della salvezza: Gesù ha spalancato per tutti le porte del regno portando a termine l’opera del Padre a favore degli uomini.

Nella gioia dunque, va ringraziato il Padre, che nel suo Figlio, ci ha liberati dalla morte e ci ha introdotti nel regno di luce e di pace. Ci ha resi corpo di Cristo, segno e strumento di salvezza per la riuscita in pienezza della nostra esistenza.

Giuseppe Gravante

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti

XXXIV Domenica Per Annum – Anno C – 24 novembre 2013

- Advertisement -

News19911

In croce Gesù, è la mano che Dio tende al peccatore.

2Sam 5,1-3; Col 1,12-20; Lc 23,35-43

Andremo con gioia alla casa del Signore.

- Advertisement -

 

La tradizione cristiana ci consegna, attraverso la XXXIV domenica del tempo per annum, uno dei titoli con il quale viene definito Gesù: quello di “Re”; evidentemente secondo connotati ben differenti da quelli del linguaggio politico. Lui stesso – innanzi a Ponzio Pilato – disse: «Io sono re. Ma il mio regno non è di questo mondo» (Gv 18). Gesù dunque – costituito re dal Padre – è colui che è venuto a instaurare la signoria di Dio sulla terra, un tempo nuovo da “vivere”; egli proclamò sin da subito il fondamento di questa missione, fin dalle prime parole della sua predicazione: «Convertitevi: il regno di Dio è vicino, è in mezzo a voi» (Mc 1, 15; Le 17, 21). Il regno di Dio allora, non ha frontiere da difendere, non ha eserciti, né esattori di tasse; esso si inscrive nel tempo iniziato da Gesù: si costituisce e accresce, ogni volta che un suo figlio ascolta e accoglie la Parola di Dio.

In questo regno senza frontiere, Gesù è il re che non ha bisogno di servitori, poiché egli è colui che serve; non chiede all’uomo di dare la vita per lui, ma è lui a dare la vita per l’uomo; il suo regno è un “cosmo” pensato per chi soffre, per chi è povero. Gesù è colui che salva i suoi fratelli dal male e dalla morte: sul trono della Croce protegge la creazione. Riconoscendo in Gesù il re, ci convinciamo del fatto che con lui Dio realizza pienamente il progetto d’amore pensato per l’uomo.

Il Vangelo di Luca si sofferma a descrivere il momento supremo in cui Gesù realizza la sua regalità: mentre soffre e muore in croce. Agli occhi dei più appare come il fallimento di un uomo, il fallimento di un Dio o il fallimento di una proposta. Ma è con gli occhi di Dio che la croce va interpretata; su quel trono Gesù si realizza e guadagna il titolo di re. L’evangelista descrive con molta cura e attenzione i momenti drammatici della passione: essa non è una favola, ma racconta un avvenimento storico di straordinaria rilevanza. Il popolo che inizialmente si intrattiene nel non fare nulla, nel semplice guardare (Lc 23, 35), alla fine se ne andrà «percuotendosi il petto» (Lc 23, 48), riconoscendo in Gesù il Maestro mandato da Dio.

Dal popolo ai suoi capi, dai capi al centurione che gli trafigge il costato si giunge al momento del verdetto finale; ma è lì che qualcosa accade. Accanto a Gesù vengono crocefissi due ladri. Uno cerca di scuoterlo insultandolo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!» (Lc 23, 39). L’altro invece non pensa più alla sua vita terrena che lentamente si avvia al termine, è già proiettato al momento topico della sua morte, al fatto che dopo di essa troverà in Dio un giudice severo ad accoglierlo. Così guarda quell’uomo morente accanto a lui e gli dice: «Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» (Lc 23, 42). E Gesù, attraverso parole solenni della portata di un giuramento («In verità io ti dico»), gli apre le porte del regno di Dio: «Oggi con me sarai nel paradiso» (Lc 23, 43), le porte del giardino dei giusti; da quel momento in poi non ci sarà situazione di miseria e di peccato che escluda dalla salvezza. Gesù, con questo gesto, dimostra di prendersi cura dell’uomo, di farsene carico e di non abbandonarlo alla sua sorte. Il Signore non è come alcuni falsi cristiani di oggi che di fronte alla sofferenza del fratello si limitano al classico: “pregherò per te”; il Signore fa di più: vive con lui la medesima sofferenza. Per ogni uomo allora, c’è da parte di Gesù l’invito alla conversione e l’offerta della salvezza: Gesù ha spalancato per tutti le porte del regno portando a termine l’opera del Padre a favore degli uomini.

Nella gioia dunque, va ringraziato il Padre, che nel suo Figlio, ci ha liberati dalla morte e ci ha introdotti nel regno di luce e di pace. Ci ha resi corpo di Cristo, segno e strumento di salvezza per la riuscita in pienezza della nostra esistenza.

Giuseppe Gravante

- Advertisement -

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
293FansMi piace
1,020FollowerSegui
13,000FollowerSegui
647FollowerSegui
228IscrittiIscriviti

Consigli pubblicitari

Top News

Top Video

Consigli pubblicitari

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

Mamma Natuzza parlava proprio con Gesù. Ecco un suo colloquio con il Re dei...

Io ero inquieta, turbata… Gesù: Alzati e piglia il ritmo dei vecchi tempi. Natuzza: Come parlate, Gesù? Cosa devo fare? Gesù: Ci sono tante cose che puoi...

Qual è la differenza tra cattolico e cristiano?

Il cristiano è colui che ha Cristo come Signore Nel Nuovo Testamento si fa riferimento quattro volte ai seguaci di Cristo: 1. 1 Pt 4,16: “Ma...

Libri consigliati

Consigli pubblicitari

Seguici su Instagram

Seguici su Facebook

Seguici su Twitter

Consigli Pubblicitari

Accessibility
0
Dicci il tuo pensiero, per favore commenta.x
()
x