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HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno CXXXI Domenica Per Annum - Anno C – 3 novembre 2013.

XXXI Domenica Per Annum – Anno C – 3 novembre 2013.

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COLETTE-ISABELLA-Gesu-e-Zaccheo

Zaccheo: quando il cammello passa per la cruna di un ago.

Sap 11, 22-12, 2; 2Tess 1, 11-2, 2; Lc 19, 1-10

Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

 

Il Vangelo di Luca proclamato in questa XXXI domenica del tempo per annum, narra le vicende inerenti la vita pubblica di Gesù, descrivendola come un grande e lungo viaggio intrapreso verso Gerusalemme, città nella quale si compiranno le promesse messianiche. Prima di salire alla città del martirio supremo, Gesù giunge a Gerico, ultima tappa del suo “pellegrinaggio”. Qui, a Gerico, risiedeva il sovrintendente degli esattori delle tasse (i pubblicani): Zaccheo. Costui era, senza dubbio, tra i cittadini più ricchi e, tale ricchezza, assieme alle modalità con cui l’aveva ottenuta, lo facevano essere tra i più invisi. Il Vangelo ci narra allora, una storia di grande conversione spirituale che, nei suoi ricami, trova risvolti di solidarietà concreta in favore dei poveri. La parola di Dio evidenzia, ancora una volta, la capacità del Padre di scommettere sulla vita dell’uomo debole, offrendo la possibilità a ciascuno di nettàre ogni peccato.

La questione dunque è questa, Zaccheo non è soltanto un pubblicano e quindi un peccatore: è anche molto ricco. Una manciata di giorni prima Gesù aveva detto: «Come è difficile a coloro che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio! È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio». I discepoli gli chiesero sconcertati: «Allora, chi si potrà salvare?». E Gesù rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio» (Lc 18, 24-27). Ecco allora che il miracolo sta per accadere proprio sotto i loro occhi. Gesù passa per la strada dove Zaccheo ha la sua casa. La gente si affolla da ogni dove per vedere Gesù; lo stesso Zaccheo, che ne ha sentito parlare, accorre per vedere questo “tale” dalla fama prodigiosa, ma è di statura minuta e non riesce a scorgerlo. Zaccheo, non pago, si arrampica su un sicomoro e, a un tratto, Gesù sollevando lo sguardo: incrocia i suoi occhi. Il pubblicano si aspetta uno sguardo severo, di duro rimprovero. I profeti, del resto, hanno sempre rimproverato severamente chi si arricchiva sfruttando la gente. Gesù invece alza lo sguardo verso di lui e, tornando quasi all’episodio del giovane ricco, «fissatolo, lo amò» e gli dice: «Vieni giù, perché voglio entrare in casa tua» Lc 19, 5).

Zaccheo scende in fretta; metaforicamente la scorza dura e amara del frutto di sicomoro si rompe, rivelandone tutto il sapore dolcissimo del suo nucleo e così, lo accoglie nella sua casa. La folla inizia a mormorare, pensa a Gesù come un traditore. Invece di stare dalla parte degli sfruttati, passa anche lui dalla parte degli sfruttatori. In realtà, accade il contrario: è Zaccheo a passare dalla parte di Gesù.

Gesù Chiama alla festa della conversione, del ritorno alla comunione con il Padre. Un grande miracolo si è compiuto davanti agli occhi dei discepoli e della folla. Il cammello è passato per la cruna dell’ago, il ricco si è convertito, perché “nulla è impossibile a Dio”.

Zaccheo allora, decise per un cambiamento radicale, cominciò proprio dal suo rapporto con il denaro, con i poveri, con coloro che ha danneggiato. La legge ebraica, prevedeva come massima offerta in favore dei poveri un quinto dei propri beni e, in caso di furto, esigeva la restituzione del doppio. Zaccheo realizza di più, restituisce la metà dei propri beni e a coloro che ha derubato, quattro volte tanto. La conversione implica una verifica concreta della propria esistenza, manifestando la propria novità in una solidarietà effettiva verso i poveri. Per noi questo sia l’invito a trasformare in vita l’incontro con la parola di Dio, a nutrirci ogni giorno del pane eucaristico.

Giuseppe Gravante

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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XXXI Domenica Per Annum – Anno C – 3 novembre 2013.

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Zaccheo: quando il cammello passa per la cruna di un ago.

Sap 11, 22-12, 2; 2Tess 1, 11-2, 2; Lc 19, 1-10

Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

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Il Vangelo di Luca proclamato in questa XXXI domenica del tempo per annum, narra le vicende inerenti la vita pubblica di Gesù, descrivendola come un grande e lungo viaggio intrapreso verso Gerusalemme, città nella quale si compiranno le promesse messianiche. Prima di salire alla città del martirio supremo, Gesù giunge a Gerico, ultima tappa del suo “pellegrinaggio”. Qui, a Gerico, risiedeva il sovrintendente degli esattori delle tasse (i pubblicani): Zaccheo. Costui era, senza dubbio, tra i cittadini più ricchi e, tale ricchezza, assieme alle modalità con cui l’aveva ottenuta, lo facevano essere tra i più invisi. Il Vangelo ci narra allora, una storia di grande conversione spirituale che, nei suoi ricami, trova risvolti di solidarietà concreta in favore dei poveri. La parola di Dio evidenzia, ancora una volta, la capacità del Padre di scommettere sulla vita dell’uomo debole, offrendo la possibilità a ciascuno di nettàre ogni peccato.

La questione dunque è questa, Zaccheo non è soltanto un pubblicano e quindi un peccatore: è anche molto ricco. Una manciata di giorni prima Gesù aveva detto: «Come è difficile a coloro che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio! È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio». I discepoli gli chiesero sconcertati: «Allora, chi si potrà salvare?». E Gesù rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio» (Lc 18, 24-27). Ecco allora che il miracolo sta per accadere proprio sotto i loro occhi. Gesù passa per la strada dove Zaccheo ha la sua casa. La gente si affolla da ogni dove per vedere Gesù; lo stesso Zaccheo, che ne ha sentito parlare, accorre per vedere questo “tale” dalla fama prodigiosa, ma è di statura minuta e non riesce a scorgerlo. Zaccheo, non pago, si arrampica su un sicomoro e, a un tratto, Gesù sollevando lo sguardo: incrocia i suoi occhi. Il pubblicano si aspetta uno sguardo severo, di duro rimprovero. I profeti, del resto, hanno sempre rimproverato severamente chi si arricchiva sfruttando la gente. Gesù invece alza lo sguardo verso di lui e, tornando quasi all’episodio del giovane ricco, «fissatolo, lo amò» e gli dice: «Vieni giù, perché voglio entrare in casa tua» Lc 19, 5).

Zaccheo scende in fretta; metaforicamente la scorza dura e amara del frutto di sicomoro si rompe, rivelandone tutto il sapore dolcissimo del suo nucleo e così, lo accoglie nella sua casa. La folla inizia a mormorare, pensa a Gesù come un traditore. Invece di stare dalla parte degli sfruttati, passa anche lui dalla parte degli sfruttatori. In realtà, accade il contrario: è Zaccheo a passare dalla parte di Gesù.

Gesù Chiama alla festa della conversione, del ritorno alla comunione con il Padre. Un grande miracolo si è compiuto davanti agli occhi dei discepoli e della folla. Il cammello è passato per la cruna dell’ago, il ricco si è convertito, perché “nulla è impossibile a Dio”.

Zaccheo allora, decise per un cambiamento radicale, cominciò proprio dal suo rapporto con il denaro, con i poveri, con coloro che ha danneggiato. La legge ebraica, prevedeva come massima offerta in favore dei poveri un quinto dei propri beni e, in caso di furto, esigeva la restituzione del doppio. Zaccheo realizza di più, restituisce la metà dei propri beni e a coloro che ha derubato, quattro volte tanto. La conversione implica una verifica concreta della propria esistenza, manifestando la propria novità in una solidarietà effettiva verso i poveri. Per noi questo sia l’invito a trasformare in vita l’incontro con la parola di Dio, a nutrirci ogni giorno del pane eucaristico.

Giuseppe Gravante

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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