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Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno C XXVII Domenica del Tempo Ordinario - Anno C - 6 ottobre 2019

XXVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 6 ottobre 2019

Per servire è necessario esserne degni






    Dal Vangelo secondo Luca

    “In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
    Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
    Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
    Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».




    Il servizio in genere è considerato come degradante e schiavizzante. Addirittura nelle epoche passate, coloro che oggi si chiamano ragazze alla pari, collaboratrici domestiche, colf o badanti, venivano, genericamente e poco elegantemente, chiamate serve.

    Il servizio a cui fa riferimento il vangelo odierno è una scelta di vita, è uno stile che diventa identificativo e qualificante di un vero cristiano. Il beneficio che arreca a chi lo riceve è evidente, meno conosciuto è il bene che determina in chi il servizio lo esprime. Servire è un dono, è una scuola di vita, è una scelta vocazionale quindi programmatica e interpretarlo è davvero una gratificazione morale, innanzitutto, e poi spirituale e anche umana. Per questo, coloro che sono deputati al servizio del popolo di Dio, nelle varie espressioni di ministerialità e maturità battesimale, debbono considerare il servire come una dignità a cui aspirare e a cui continuamente adeguare la propria vita. Quell’inutilità a cui richiama fortemente Gesù: “… Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Luca 17, 10) è pedagogica, formativa e salutare. Certo approcciarsi agli altri, intercettare le loro sofferenze, debolezze, ferite ed emarginazioni; le loro lotte e le sconfitte, significa entrare nel sacrario della loro esistenza e, poterlo fare, è un privilegio. Chi serve nutre se stesso con la sofferenza altrui nel momento stesso che la soccorre. Avvicinare un uomo in forte disagio significa scoprirlo nella sua debolezza e fragilità quando ci è donato di farlo occorre essere discreti, attenti e premurosi e mai avari nel ringraziare perché attraverso di essi noi ci formiamo, “guadagniamo”, assicurandoci la ricompensa eterna, ed abitiamo un’esistenza umana che è un privilegio unico.

    Imparare a prepararsi per esercitare dignitosamente un servizio è uno stile vivace e provocatorio. L’approccio alle persone è un dono meraviglioso che bisogna meritare e per cui occorre essere pronti. Anche questo è un modo per dimostrare la propria fede con le opere e non farla rimanere ingessate e prigioniere delle parole o peggio imbavagliate dalle migliori intenzioni  che non si traducono  e non si rivelano e traducono nel quotidiano. E Gesù ci dice che basterebbe una fede così anche piccola come un granello di senape per sradicare un albero. Chissà se siamo capaci di estirpare almeno un filo d’erba? Se nemmeno questo sappiamo fare allora preghiamo anche noi come gli apostoli: “Accresci in noi la fede”. E il Signore ci esaudirà! Crediamoci.




    La risurrezione di Cristo è il grande segno della nostra fede. Con l’assistenza dello Spirito, chiediamo al Padre la semplicità e l’amore, dicendo:

    Sostieni la nostra fede, Signore.

    Perché la Chiesa testimoni la verità di Cristo rinunciando alla potenza esteriore, e, sostenuta dall’amore, cammini con gioia nella via dell’umiltà e della povertà. Preghiamo:

    Perché i giovani non si lascino sedurre dalla tentazione della violenza ma scoprano nel comandamento dell’amore l’unica possibilità per la personale realizzazione. Preghiamo:

    Perché chi vive nel dubbio e nell’incertezza si abbandoni fiduciosamente nel grembo di Dio, da cui ogni vita ha origine. Preghiamo:

    Perché il popolo cristiano abbandoni ogni forma di superstizione, e creda unicamente nel Signore morto e risorto per tutti. Preghiamo:

    Perché la nostra fede, nutrita dalla preghiera e dai sacramenti, sia sempre più vera e gioiosa e si esprima attraverso i numerosi carismi ricevuti gratuitamente per il bene di tutti. Preghiamo:

    Perché non poniamo delle condizioni al Signore.
    Per chi si è pentito dei delitti commessi.

    O Dio, tu possiedi tutta la gloria e la potenza; eppure hai voluto manifestarti sotto le umili spoglie di un uomo povero e crocifisso. Aiutaci ad essere sereni nei nostri limiti e a godere dei doni che ci hai dato. Per Cristo nostro Signore. Amen.




    La comunione a questo sacramento sazi la nostra fame e sete di te, o Padre, e ci trasformi nel Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna, nei secoli dei secoli.





Dal Vangelo secondo Luca

“In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».



Il servizio in genere è considerato come degradante e schiavizzante. Addirittura nelle epoche passate, coloro che oggi si chiamano ragazze alla pari, collaboratrici domestiche, colf o badanti, venivano, genericamente e poco elegantemente, chiamate serve.

Il servizio a cui fa riferimento il vangelo odierno è una scelta di vita, è uno stile che diventa identificativo e qualificante di un vero cristiano. Il beneficio che arreca a chi lo riceve è evidente, meno conosciuto è il bene che determina in chi il servizio lo esprime. Servire è un dono, è una scuola di vita, è una scelta vocazionale quindi programmatica e interpretarlo è davvero una gratificazione morale, innanzitutto, e poi spirituale e anche umana. Per questo, coloro che sono deputati al servizio del popolo di Dio, nelle varie espressioni di ministerialità e maturità battesimale, debbono considerare il servire come una dignità a cui aspirare e a cui continuamente adeguare la propria vita. Quell’inutilità a cui richiama fortemente Gesù: “… Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Luca 17, 10) è pedagogica, formativa e salutare. Certo approcciarsi agli altri, intercettare le loro sofferenze, debolezze, ferite ed emarginazioni; le loro lotte e le sconfitte, significa entrare nel sacrario della loro esistenza e, poterlo fare, è un privilegio. Chi serve nutre se stesso con la sofferenza altrui nel momento stesso che la soccorre. Avvicinare un uomo in forte disagio significa scoprirlo nella sua debolezza e fragilità quando ci è donato di farlo occorre essere discreti, attenti e premurosi e mai avari nel ringraziare perché attraverso di essi noi ci formiamo, “guadagniamo”, assicurandoci la ricompensa eterna, ed abitiamo un’esistenza umana che è un privilegio unico.

Imparare a prepararsi per esercitare dignitosamente un servizio è uno stile vivace e provocatorio. L’approccio alle persone è un dono meraviglioso che bisogna meritare e per cui occorre essere pronti. Anche questo è un modo per dimostrare la propria fede con le opere e non farla rimanere ingessate e prigioniere delle parole o peggio imbavagliate dalle migliori intenzioni  che non si traducono  e non si rivelano e traducono nel quotidiano. E Gesù ci dice che basterebbe una fede così anche piccola come un granello di senape per sradicare un albero. Chissà se siamo capaci di estirpare almeno un filo d’erba? Se nemmeno questo sappiamo fare allora preghiamo anche noi come gli apostoli: “Accresci in noi la fede”. E il Signore ci esaudirà! Crediamoci.



La risurrezione di Cristo è il grande segno della nostra fede. Con l’assistenza dello Spirito, chiediamo al Padre la semplicità e l’amore, dicendo:

Sostieni la nostra fede, Signore.

Perché la Chiesa testimoni la verità di Cristo rinunciando alla potenza esteriore, e, sostenuta dall’amore, cammini con gioia nella via dell’umiltà e della povertà. Preghiamo:

Perché i giovani non si lascino sedurre dalla tentazione della violenza ma scoprano nel comandamento dell’amore l’unica possibilità per la personale realizzazione. Preghiamo:

Perché chi vive nel dubbio e nell’incertezza si abbandoni fiduciosamente nel grembo di Dio, da cui ogni vita ha origine. Preghiamo:

Perché il popolo cristiano abbandoni ogni forma di superstizione, e creda unicamente nel Signore morto e risorto per tutti. Preghiamo:

Perché la nostra fede, nutrita dalla preghiera e dai sacramenti, sia sempre più vera e gioiosa e si esprima attraverso i numerosi carismi ricevuti gratuitamente per il bene di tutti. Preghiamo:

Perché non poniamo delle condizioni al Signore.
Per chi si è pentito dei delitti commessi.

O Dio, tu possiedi tutta la gloria e la potenza; eppure hai voluto manifestarti sotto le umili spoglie di un uomo povero e crocifisso. Aiutaci ad essere sereni nei nostri limiti e a godere dei doni che ci hai dato. Per Cristo nostro Signore. Amen.



La comunione a questo sacramento sazi la nostra fame e sete di te, o Padre, e ci trasformi nel Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna, nei secoli dei secoli.

B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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XXVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 6 ottobre 2019

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Dal Vangelo secondo Luca

“In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».



Il servizio in genere è considerato come degradante e schiavizzante. Addirittura nelle epoche passate, coloro che oggi si chiamano ragazze alla pari, collaboratrici domestiche, colf o badanti, venivano, genericamente e poco elegantemente, chiamate serve.

Il servizio a cui fa riferimento il vangelo odierno è una scelta di vita, è uno stile che diventa identificativo e qualificante di un vero cristiano. Il beneficio che arreca a chi lo riceve è evidente, meno conosciuto è il bene che determina in chi il servizio lo esprime. Servire è un dono, è una scuola di vita, è una scelta vocazionale quindi programmatica e interpretarlo è davvero una gratificazione morale, innanzitutto, e poi spirituale e anche umana. Per questo, coloro che sono deputati al servizio del popolo di Dio, nelle varie espressioni di ministerialità e maturità battesimale, debbono considerare il servire come una dignità a cui aspirare e a cui continuamente adeguare la propria vita. Quell’inutilità a cui richiama fortemente Gesù: “… Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Luca 17, 10) è pedagogica, formativa e salutare. Certo approcciarsi agli altri, intercettare le loro sofferenze, debolezze, ferite ed emarginazioni; le loro lotte e le sconfitte, significa entrare nel sacrario della loro esistenza e, poterlo fare, è un privilegio. Chi serve nutre se stesso con la sofferenza altrui nel momento stesso che la soccorre. Avvicinare un uomo in forte disagio significa scoprirlo nella sua debolezza e fragilità quando ci è donato di farlo occorre essere discreti, attenti e premurosi e mai avari nel ringraziare perché attraverso di essi noi ci formiamo, “guadagniamo”, assicurandoci la ricompensa eterna, ed abitiamo un’esistenza umana che è un privilegio unico.

Imparare a prepararsi per esercitare dignitosamente un servizio è uno stile vivace e provocatorio. L’approccio alle persone è un dono meraviglioso che bisogna meritare e per cui occorre essere pronti. Anche questo è un modo per dimostrare la propria fede con le opere e non farla rimanere ingessate e prigioniere delle parole o peggio imbavagliate dalle migliori intenzioni  che non si traducono  e non si rivelano e traducono nel quotidiano. E Gesù ci dice che basterebbe una fede così anche piccola come un granello di senape per sradicare un albero. Chissà se siamo capaci di estirpare almeno un filo d’erba? Se nemmeno questo sappiamo fare allora preghiamo anche noi come gli apostoli: “Accresci in noi la fede”. E il Signore ci esaudirà! Crediamoci.



La risurrezione di Cristo è il grande segno della nostra fede. Con l’assistenza dello Spirito, chiediamo al Padre la semplicità e l’amore, dicendo:

Sostieni la nostra fede, Signore.

Perché la Chiesa testimoni la verità di Cristo rinunciando alla potenza esteriore, e, sostenuta dall’amore, cammini con gioia nella via dell’umiltà e della povertà. Preghiamo:

Perché i giovani non si lascino sedurre dalla tentazione della violenza ma scoprano nel comandamento dell’amore l’unica possibilità per la personale realizzazione. Preghiamo:

Perché chi vive nel dubbio e nell’incertezza si abbandoni fiduciosamente nel grembo di Dio, da cui ogni vita ha origine. Preghiamo:

Perché il popolo cristiano abbandoni ogni forma di superstizione, e creda unicamente nel Signore morto e risorto per tutti. Preghiamo:

Perché la nostra fede, nutrita dalla preghiera e dai sacramenti, sia sempre più vera e gioiosa e si esprima attraverso i numerosi carismi ricevuti gratuitamente per il bene di tutti. Preghiamo:

Perché non poniamo delle condizioni al Signore.
Per chi si è pentito dei delitti commessi.

O Dio, tu possiedi tutta la gloria e la potenza; eppure hai voluto manifestarti sotto le umili spoglie di un uomo povero e crocifisso. Aiutaci ad essere sereni nei nostri limiti e a godere dei doni che ci hai dato. Per Cristo nostro Signore. Amen.



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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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