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HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno BXXV Domenica del Tempo Ordinario - Anno B - 19 settembre 2021

XXV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 19 settembre 2021

Il codice identificativo del cristiano è il servizio






    Dal Vangelo secondo Marco

    “In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
    Giunsero a Cafàrnào. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
    E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato»”.




    Per essere grandi occorre uscire dall’egoistico e riduttivo perimetro della propria circonferenza. Proiettarsi verso gli altri, far diventare l’altro il punto di convergenza del mio pensiero, della mia preoccupazione e del mio impegno. Il codice identificativo del cristiano è il servizio, la capacità di svuotare sé stessi e donarsi, gratuitamente, a chi necessita della mia considerazione, attenzione e soccorso.

    In campo civile esiste la possibilità di cambiare i propri connotati identificativi. A chi non piace il cognome che ha, oppure il nome che gli è stato imposto, può, con apposito decreto, accedere alla possibilità di cambiare i suoi dati. Molti cristiani dovrebbero cambiare le proprie opinioni in materia di modi comportamentali o comunque aggiornare il proprio modo di vedere. Già ad iniziare dai discepoli di Gesù, molti credevano, erroneamente, che stare con lui equivaleva ad averne benefici o posizioni primaziali. Tanto era radicata in loro questa opinione che ne fanno oggetto di disputa e contesa così animata ed accesa che attirano perfino l’attenzione di Gesù che si informa come mai stessero discutendo. Essendo portato a conoscenza del loro contendere cerca di far cambiare, virare, la loro opinione su cosa significa e comporta essere il primo, visto che proprio questo era stato il motivo delle loro dispute lungo il viaggio verso Cafarnao. ”E disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti»”.

    Ecco il cambiamento del modo d’essere cristiani: per essere i primi occorre essere ultimi e servi di tutti. È il servizio il DNA del vero discepolo. Consumarsi, dedicarsi agli altri, gratuitamente, senza vantaggi, senza risarcimenti, senza tornaconto. Chi fa questo, chi vive in questo modo deve considerare che il suo salario sarà la gioia e l’onore, il privilegio d’aver servito. Servire è voce del verbo amare. Si scrive servizio, si legge dedizione, significa amore.

    Tutto ciò che il maestro chiede ai suoi discepoli, lui lo ha già fatto. Gesù “non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Marco 10,45). Se lui che è Dio ci dà lezioni di servizio come possiamo, noi che siamo discepoli, pretendere altro? Sarebbe una falsificazione del cristianesimo e del discepolato. Tutta la bibbia dall’antico al nuovo testamento è un continuo, ripetitivo, martellante ricordo di questo. Il nostro è un Dio che capovolge la mentalità, stravolge i piani egemonici del cuore umano. Lui vuole che noi non calpestiamo i tappeti della gloria ma i viottoli, i selciati delle stradine impervie, scomode per raggiungere chi necessita di aiuto, considerazione, promozione, sollievo, accoglienza. San Paolo sintetizza tutto questo quando afferma:” Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia …” (2 Corinti 1,24).

    La gioia di servire, la gioia di far nascere nell’esistenza altrui la speranza, la condivisione della ritrovata fiducia in chi ha fatto risorgere la sua vita: ecco la ricompensa di chi serve perché è servo inutile, cioè senza utilità, senza tornaconto. Gratuitamente. Questo è il vero servizio. Così dobbiamo ambire d’essere i primi.




    Fratelli, il Padre buono che è nei cieli riserva a ciascuno di noi l’esperienza della vera salvezza: abitare nella sua casa per sempre, ricolmi di felicità e grazia. Illuminati di speranza, diciamo:

    Te lo chiediamo con fede, Signore.

    O Dio che ci riunisci attorno a te, non far mancare alla tua chiesa uomini santi e generosi e suscita in essa la voce della profezia e della misericordia. Ti preghiamo:

    O Dio che dai la vera pace, guarda i tuoi figli che soffrono e che lottano per un mondo migliore: fa’ che dalla loro offerta rifioriscano la giustizia e l’amore. Ti preghiamo:

    O Dio che gradisci il sacrificio del cuore, purifica i nostri atti nel fuoco della tua carità: rendici solidali a Cristo e ai fratelli. Ti preghiamo:

    O Dio che ti commuovi per il tuo popolo: assisti chi nasce e chi muore, illumina chi ha perso ogni ideale, conforta chi è abbattuto, insegna a tutti la tua verità. Ti preghiamo:

    O Dio che abbracci l’universo: donaci un cuore che sappia discernere la tua volontà e la forza di viverla con serenità. Ti preghiamo:

    Per chi sente il bisogno di raccogliersi in disparte a meditare.
    Per chi sta cercando la propria strada nella vita.

    Padre celeste, abbiamo fatto giungere a te la nostra voce, uniti all’unico sacrificio di Cristo e confidenti nella potenza del tuo nome. Ascoltala, per Colui che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.




    Guida e sostieni, o Signore, con il tuo continuo aiuto + il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti, * perché la redenzione operata da questi misteri * trasformi tutta la nostra vita. Per Cristo nostro Signore.





Dal Vangelo secondo Marco

“In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnào. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato»”.



Per essere grandi occorre uscire dall’egoistico e riduttivo perimetro della propria circonferenza. Proiettarsi verso gli altri, far diventare l’altro il punto di convergenza del mio pensiero, della mia preoccupazione e del mio impegno. Il codice identificativo del cristiano è il servizio, la capacità di svuotare sé stessi e donarsi, gratuitamente, a chi necessita della mia considerazione, attenzione e soccorso.

In campo civile esiste la possibilità di cambiare i propri connotati identificativi. A chi non piace il cognome che ha, oppure il nome che gli è stato imposto, può, con apposito decreto, accedere alla possibilità di cambiare i suoi dati. Molti cristiani dovrebbero cambiare le proprie opinioni in materia di modi comportamentali o comunque aggiornare il proprio modo di vedere. Già ad iniziare dai discepoli di Gesù, molti credevano, erroneamente, che stare con lui equivaleva ad averne benefici o posizioni primaziali. Tanto era radicata in loro questa opinione che ne fanno oggetto di disputa e contesa così animata ed accesa che attirano perfino l’attenzione di Gesù che si informa come mai stessero discutendo. Essendo portato a conoscenza del loro contendere cerca di far cambiare, virare, la loro opinione su cosa significa e comporta essere il primo, visto che proprio questo era stato il motivo delle loro dispute lungo il viaggio verso Cafarnao. ”E disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti»”.

Ecco il cambiamento del modo d’essere cristiani: per essere i primi occorre essere ultimi e servi di tutti. È il servizio il DNA del vero discepolo. Consumarsi, dedicarsi agli altri, gratuitamente, senza vantaggi, senza risarcimenti, senza tornaconto. Chi fa questo, chi vive in questo modo deve considerare che il suo salario sarà la gioia e l’onore, il privilegio d’aver servito. Servire è voce del verbo amare. Si scrive servizio, si legge dedizione, significa amore.

Tutto ciò che il maestro chiede ai suoi discepoli, lui lo ha già fatto. Gesù “non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Marco 10,45). Se lui che è Dio ci dà lezioni di servizio come possiamo, noi che siamo discepoli, pretendere altro? Sarebbe una falsificazione del cristianesimo e del discepolato. Tutta la bibbia dall’antico al nuovo testamento è un continuo, ripetitivo, martellante ricordo di questo. Il nostro è un Dio che capovolge la mentalità, stravolge i piani egemonici del cuore umano. Lui vuole che noi non calpestiamo i tappeti della gloria ma i viottoli, i selciati delle stradine impervie, scomode per raggiungere chi necessita di aiuto, considerazione, promozione, sollievo, accoglienza. San Paolo sintetizza tutto questo quando afferma:” Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia …” (2 Corinti 1,24).

La gioia di servire, la gioia di far nascere nell’esistenza altrui la speranza, la condivisione della ritrovata fiducia in chi ha fatto risorgere la sua vita: ecco la ricompensa di chi serve perché è servo inutile, cioè senza utilità, senza tornaconto. Gratuitamente. Questo è il vero servizio. Così dobbiamo ambire d’essere i primi.



Fratelli, il Padre buono che è nei cieli riserva a ciascuno di noi l’esperienza della vera salvezza: abitare nella sua casa per sempre, ricolmi di felicità e grazia. Illuminati di speranza, diciamo:

Te lo chiediamo con fede, Signore.

O Dio che ci riunisci attorno a te, non far mancare alla tua chiesa uomini santi e generosi e suscita in essa la voce della profezia e della misericordia. Ti preghiamo:

O Dio che dai la vera pace, guarda i tuoi figli che soffrono e che lottano per un mondo migliore: fa’ che dalla loro offerta rifioriscano la giustizia e l’amore. Ti preghiamo:

O Dio che gradisci il sacrificio del cuore, purifica i nostri atti nel fuoco della tua carità: rendici solidali a Cristo e ai fratelli. Ti preghiamo:

O Dio che ti commuovi per il tuo popolo: assisti chi nasce e chi muore, illumina chi ha perso ogni ideale, conforta chi è abbattuto, insegna a tutti la tua verità. Ti preghiamo:

O Dio che abbracci l’universo: donaci un cuore che sappia discernere la tua volontà e la forza di viverla con serenità. Ti preghiamo:

Per chi sente il bisogno di raccogliersi in disparte a meditare.
Per chi sta cercando la propria strada nella vita.

Padre celeste, abbiamo fatto giungere a te la nostra voce, uniti all’unico sacrificio di Cristo e confidenti nella potenza del tuo nome. Ascoltala, per Colui che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.



Guida e sostieni, o Signore, con il tuo continuo aiuto + il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti, * perché la redenzione operata da questi misteri * trasformi tutta la nostra vita. Per Cristo nostro Signore.

B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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XXV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 19 settembre 2021

Il codice identificativo del cristiano è il servizio



Dal Vangelo secondo Marco

“In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnào. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato»”.



Per essere grandi occorre uscire dall’egoistico e riduttivo perimetro della propria circonferenza. Proiettarsi verso gli altri, far diventare l’altro il punto di convergenza del mio pensiero, della mia preoccupazione e del mio impegno. Il codice identificativo del cristiano è il servizio, la capacità di svuotare sé stessi e donarsi, gratuitamente, a chi necessita della mia considerazione, attenzione e soccorso.

In campo civile esiste la possibilità di cambiare i propri connotati identificativi. A chi non piace il cognome che ha, oppure il nome che gli è stato imposto, può, con apposito decreto, accedere alla possibilità di cambiare i suoi dati. Molti cristiani dovrebbero cambiare le proprie opinioni in materia di modi comportamentali o comunque aggiornare il proprio modo di vedere. Già ad iniziare dai discepoli di Gesù, molti credevano, erroneamente, che stare con lui equivaleva ad averne benefici o posizioni primaziali. Tanto era radicata in loro questa opinione che ne fanno oggetto di disputa e contesa così animata ed accesa che attirano perfino l’attenzione di Gesù che si informa come mai stessero discutendo. Essendo portato a conoscenza del loro contendere cerca di far cambiare, virare, la loro opinione su cosa significa e comporta essere il primo, visto che proprio questo era stato il motivo delle loro dispute lungo il viaggio verso Cafarnao. ”E disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti»”.

Ecco il cambiamento del modo d’essere cristiani: per essere i primi occorre essere ultimi e servi di tutti. È il servizio il DNA del vero discepolo. Consumarsi, dedicarsi agli altri, gratuitamente, senza vantaggi, senza risarcimenti, senza tornaconto. Chi fa questo, chi vive in questo modo deve considerare che il suo salario sarà la gioia e l’onore, il privilegio d’aver servito. Servire è voce del verbo amare. Si scrive servizio, si legge dedizione, significa amore.

Tutto ciò che il maestro chiede ai suoi discepoli, lui lo ha già fatto. Gesù “non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Marco 10,45). Se lui che è Dio ci dà lezioni di servizio come possiamo, noi che siamo discepoli, pretendere altro? Sarebbe una falsificazione del cristianesimo e del discepolato. Tutta la bibbia dall’antico al nuovo testamento è un continuo, ripetitivo, martellante ricordo di questo. Il nostro è un Dio che capovolge la mentalità, stravolge i piani egemonici del cuore umano. Lui vuole che noi non calpestiamo i tappeti della gloria ma i viottoli, i selciati delle stradine impervie, scomode per raggiungere chi necessita di aiuto, considerazione, promozione, sollievo, accoglienza. San Paolo sintetizza tutto questo quando afferma:” Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia …” (2 Corinti 1,24).

La gioia di servire, la gioia di far nascere nell’esistenza altrui la speranza, la condivisione della ritrovata fiducia in chi ha fatto risorgere la sua vita: ecco la ricompensa di chi serve perché è servo inutile, cioè senza utilità, senza tornaconto. Gratuitamente. Questo è il vero servizio. Così dobbiamo ambire d’essere i primi.



Fratelli, il Padre buono che è nei cieli riserva a ciascuno di noi l’esperienza della vera salvezza: abitare nella sua casa per sempre, ricolmi di felicità e grazia. Illuminati di speranza, diciamo:

Te lo chiediamo con fede, Signore.

O Dio che ci riunisci attorno a te, non far mancare alla tua chiesa uomini santi e generosi e suscita in essa la voce della profezia e della misericordia. Ti preghiamo:

O Dio che dai la vera pace, guarda i tuoi figli che soffrono e che lottano per un mondo migliore: fa’ che dalla loro offerta rifioriscano la giustizia e l’amore. Ti preghiamo:

O Dio che gradisci il sacrificio del cuore, purifica i nostri atti nel fuoco della tua carità: rendici solidali a Cristo e ai fratelli. Ti preghiamo:

O Dio che ti commuovi per il tuo popolo: assisti chi nasce e chi muore, illumina chi ha perso ogni ideale, conforta chi è abbattuto, insegna a tutti la tua verità. Ti preghiamo:

O Dio che abbracci l’universo: donaci un cuore che sappia discernere la tua volontà e la forza di viverla con serenità. Ti preghiamo:

Per chi sente il bisogno di raccogliersi in disparte a meditare.
Per chi sta cercando la propria strada nella vita.

Padre celeste, abbiamo fatto giungere a te la nostra voce, uniti all’unico sacrificio di Cristo e confidenti nella potenza del tuo nome. Ascoltala, per Colui che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.



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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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