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HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno CXXIX Domenica Per Annum - Anno C - 20 ottobre 2013

XXIX Domenica Per Annum – Anno C – 20 ottobre 2013

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speranza1[1]

Pregare con insistenza per riempire il tempo di Dio.

Es 17, 8-13; 2Tm 3, 14 – 4, 2; Lc 18, 1-8

Il mio aiuto viene dal Signore.

 

Il nucleo centrale della Parola di Dio che ci viene offerta in questa XXIX domenica del tempo per annum, riverbera con insistenza la necessità di pregare con perseveranza e dedizione. Il libro dell’Esodo, infatti, dipinge la figura di Mosè simile a quella di un orante; egli è intento a pregare mentre il popolo di Israele combatte per ottenere la libertà. Si notano nel testo passaggi critici che lasciano trasudare tutta la tensione dell’evento: quando Mosè abbassa le mani per la stanchezza, i nemici avanzano; ma nel momento in cui riprende a pregare, il popolo riprende la battaglia foraggiato di nuova forza. Metafora, quella inscenata dall’autore sacro, atta ad esortare il lettore a non astenersi mai dalla preghiera e a conservarla nella continuità e nell’insistenza.

Anche la pagina di Vangelo viene in soccorso, Gesù racconta una parabola profonda e pungente. Un giudice iniquo, privo di scrupoli, lontano dalla pratica di fede e “travalicatore” della legge, non voleva difendere i diritti di una vedova a cui, forse, erano stati rubati i beni lasciati dal marito. La vedova, tuttavia, si distingueva per la sua insistenza, infatti, più volte, era tornata e ritornata a sostenere le sue ragioni e a chiedere giustizia. Nonostante la condotta di vita iniqua e la noncuranza dichiarata, il magistrato finì per cedere, accogliendo le sue richieste ma solo per liberarsi quanto prima della costante seccatura. Il commento di Gesù è emblematico: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente» (Lc 18, 6-8). Da queste parole, si evince con chiarezza, che pregare significa parlare con Dio, nostro Padre, il quale è sempre amorevolmente presente accanto a noi. Il rapporto con Dio si snoda sulle onde dell’interloquire confidenziale di una madre con il figlio: guancia a guancia.

La vedova che va ad implorare il giudice vive un momento di particolare difficoltà. La preghiera deve farsi forte e, ci fa forza, quando gli eventi mettono alla prova la nostra esistenza. Allo stesso modo Gesù, sulla croce, giunto all’apice della sofferenza e in punto di morte, prega citando la scrittura, mitigando parole note a tutto il popolo, imparate a memoria sin dall’infanzia. La memoria custodisce la preghiera, quando l’orante avverte la stanchezza nelle mani, quando queste faticano a rimanere alzate, ecco che la memoria giunge in aiuto e ridona ossigeno ad una vita in apnea e allo smarrimento provato da chi non ha più parole. Nel capitolo 6 del Vangelo di Matteo, Gesù insegna: «Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro. Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate». Oggi, nonostante un apparente contraddizione, Gesù ci esorta a “gridare giorno e notte verso Dio”; in realtà, il senso è piuttosto evidente: comportarsi con Dio come con nostro padre. Poche parole sono sufficienti; tuttavia, anche se sembrano non esserci apparenti risultati, è necessario insistere, gridare, persino non dargli tregua. Il maestro desidera insegnarci che, molto spesso, abbiamo più bisogno noi di pregare che Dio di ascoltarci.

Giuseppe Gravante

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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XXIX Domenica Per Annum – Anno C – 20 ottobre 2013

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Pregare con insistenza per riempire il tempo di Dio.

Es 17, 8-13; 2Tm 3, 14 – 4, 2; Lc 18, 1-8

Il mio aiuto viene dal Signore.

 

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Il nucleo centrale della Parola di Dio che ci viene offerta in questa XXIX domenica del tempo per annum, riverbera con insistenza la necessità di pregare con perseveranza e dedizione. Il libro dell’Esodo, infatti, dipinge la figura di Mosè simile a quella di un orante; egli è intento a pregare mentre il popolo di Israele combatte per ottenere la libertà. Si notano nel testo passaggi critici che lasciano trasudare tutta la tensione dell’evento: quando Mosè abbassa le mani per la stanchezza, i nemici avanzano; ma nel momento in cui riprende a pregare, il popolo riprende la battaglia foraggiato di nuova forza. Metafora, quella inscenata dall’autore sacro, atta ad esortare il lettore a non astenersi mai dalla preghiera e a conservarla nella continuità e nell’insistenza.

Anche la pagina di Vangelo viene in soccorso, Gesù racconta una parabola profonda e pungente. Un giudice iniquo, privo di scrupoli, lontano dalla pratica di fede e “travalicatore” della legge, non voleva difendere i diritti di una vedova a cui, forse, erano stati rubati i beni lasciati dal marito. La vedova, tuttavia, si distingueva per la sua insistenza, infatti, più volte, era tornata e ritornata a sostenere le sue ragioni e a chiedere giustizia. Nonostante la condotta di vita iniqua e la noncuranza dichiarata, il magistrato finì per cedere, accogliendo le sue richieste ma solo per liberarsi quanto prima della costante seccatura. Il commento di Gesù è emblematico: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente» (Lc 18, 6-8). Da queste parole, si evince con chiarezza, che pregare significa parlare con Dio, nostro Padre, il quale è sempre amorevolmente presente accanto a noi. Il rapporto con Dio si snoda sulle onde dell’interloquire confidenziale di una madre con il figlio: guancia a guancia.

La vedova che va ad implorare il giudice vive un momento di particolare difficoltà. La preghiera deve farsi forte e, ci fa forza, quando gli eventi mettono alla prova la nostra esistenza. Allo stesso modo Gesù, sulla croce, giunto all’apice della sofferenza e in punto di morte, prega citando la scrittura, mitigando parole note a tutto il popolo, imparate a memoria sin dall’infanzia. La memoria custodisce la preghiera, quando l’orante avverte la stanchezza nelle mani, quando queste faticano a rimanere alzate, ecco che la memoria giunge in aiuto e ridona ossigeno ad una vita in apnea e allo smarrimento provato da chi non ha più parole. Nel capitolo 6 del Vangelo di Matteo, Gesù insegna: «Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro. Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate». Oggi, nonostante un apparente contraddizione, Gesù ci esorta a “gridare giorno e notte verso Dio”; in realtà, il senso è piuttosto evidente: comportarsi con Dio come con nostro padre. Poche parole sono sufficienti; tuttavia, anche se sembrano non esserci apparenti risultati, è necessario insistere, gridare, persino non dargli tregua. Il maestro desidera insegnarci che, molto spesso, abbiamo più bisogno noi di pregare che Dio di ascoltarci.

Giuseppe Gravante

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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