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Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno C XXI Domenica del Tempo Ordinario - Anno C - 25 agosto 2019

XXI Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 25 agosto 2019

Il doping relazionale






    Dal Vangelo secondo Luca.

    “In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
    Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
    Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
    Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
    Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
    Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi»”. 




    Uno dei criteri principali che guida la vita di ogni individuo è quello di primeggiare, d’essere i primi, di risultare vincitori. Ogni quattro anni si celebrano, nella varie parti del mondo, le Olimpiadi. Tutti gareggiano per stabilire i record mondiali e molte volte il tutto si risolve in pochi attimi o addirittura in frazioni di secondi. Questo spirito di primeggiare di per sé è positivo. Che sia sportivo, politico, professionale, relazionale o altro non importa. Inietta nel cuore e nell’animo quella sana e giusta competizione che permettono di trovare la forza di avanzare, lottare e sacrificarsi.

    I problemi sorgono quando questo sano desiderio s’inquina e si sposa con logiche meno nobili come la soppressione dell’avversario, l’inganno, la rivendicazione, il ricatto. Questi atteggiamenti sono come il doping per gli sportivi. Coloro che si dopano ingannano, alterano i risultati che, comunque ci sono e sono anche da record, ma sono falsi, adulterati. Occorre purificare gli intenti e i percorsi che concorrono al nostro protagonismo o alla nostra voglia di primeggiare. Sempre con gli altri, e per gli altri, mai contro gli altri. Sempre compensativi e complementari e mai antagonisti o, addirittura, contrapposti.

    Ma Gesù ci invita ad essere protagonisti da “gamberi”. Esiste, evangelicamente parlando, il primato dell’ultimo, dell’umile, di colui che promuove prima di tutto gli altri e poi pensa a se stesso o se si vuole pensa a se, pensando agli altri. Il primato è dell’altro, la soddisfazione personale sarà una conseguenza, una derivazione. La condizione di subalternità voluta, calcolata e ragionata permettono di sposare appieno il dinamismo evangelico dell’essere ultimi per essere i primi. Quasi una corsa all’incontrario. Lo stesso Gesù da ricco che era si è fatto povero. Quel processo di abbassamento detto kenotico che Gesù ha assunto è l’abito di ogni buon discepolo e quindi cristiano. Davvero occorre svuotarsi, fare posto, promuovere il fratello, volere il suo bene come si vuole il bene di una persona cara che ci appartiene. Vivere il contrario di questo atteggiamento significa doparci relazionalmente. Approdare alla vita degli altri per promuoverla o soccorrerla, volere e lasciare il primato al prossimo significa incarnare quella bella esortazione paolina: Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri” (Filippesi 2,3-4). Ecco un modo d’essere primi partendo da ultimi. Per essere grandi bisogna prima di tutto saper essere piccoli. L’umiltà è la base di ogni vera grandezza.”(Papa Francesco).




    La parola di Dio che abbiamo ascoltato,
    è fondamento della nostra fede,
    nutrimento della nostra speranza e lievito di fraternità.

    Preghiamo insieme e diciamo:

    R. La tua parola, Signore, sia luce al nostro cammino.

    Perché la forza dello Spirito ci aiuti a rinunziare agli idoli
    che il nuovo paganesimo ha costruito
    sotto forma di spreco, di cupidigia, e di disprezzo del prossimo, preghiamo. R.

    Perché ci sia data la sapienza del cuore,
    al fine di comprendere e soccorrere i «nuovi poveri»:
    anziani, handicappati, emarginati, preghiamo. R.

    Perché tutte le classi sociali,
    ritrovando la fiducia nel bene,
    costruiscano insieme una società nuova,
    aperta alla partecipazione e alla fraternità universale, preghiamo. R.

    Perché in un mondo sempre più immerso nel relativo,
    la comunità cristiana affermi in modo coerente
    i valori assoluti dello spirito, preghiamo. R.

    Perché si rafforzi il vincolo di comunione fra tutti i membri della Chiesa,
    e così il popolo della nuova alleanza
    diventi segno di riconciliazione per l’umanità intera, preghiamo. R.

    Stendi la tua mano, o Padre,
    sull’umanità affaticata e oppressa;
    concedi a noi una fede ricca di memoria
    e audace nella testimonianza profetica del tuo regno.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.




    Porta a compimento, Signore, l’opera redentrice della tua misericordia e perché possiamo conformarci in tutto alla tua volontà rendici forti e generosi nel tuo amore. Per Cristo nostro Signore.








    Dal Vangelo secondo Luca.

    “In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
    Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
    Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
    Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
    Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
    Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi»”. 




    Uno dei criteri principali che guida la vita di ogni individuo è quello di primeggiare, d’essere i primi, di risultare vincitori. Ogni quattro anni si celebrano, nella varie parti del mondo, le Olimpiadi. Tutti gareggiano per stabilire i record mondiali e molte volte il tutto si risolve in pochi attimi o addirittura in frazioni di secondi. Questo spirito di primeggiare di per sé è positivo. Che sia sportivo, politico, professionale, relazionale o altro non importa. Inietta nel cuore e nell’animo quella sana e giusta competizione che permettono di trovare la forza di avanzare, lottare e sacrificarsi.

    I problemi sorgono quando questo sano desiderio s’inquina e si sposa con logiche meno nobili come la soppressione dell’avversario, l’inganno, la rivendicazione, il ricatto. Questi atteggiamenti sono come il doping per gli sportivi. Coloro che si dopano ingannano, alterano i risultati che, comunque ci sono e sono anche da record, ma sono falsi, adulterati. Occorre purificare gli intenti e i percorsi che concorrono al nostro protagonismo o alla nostra voglia di primeggiare. Sempre con gli altri, e per gli altri, mai contro gli altri. Sempre compensativi e complementari e mai antagonisti o, addirittura, contrapposti.

    Ma Gesù ci invita ad essere protagonisti da “gamberi”. Esiste, evangelicamente parlando, il primato dell’ultimo, dell’umile, di colui che promuove prima di tutto gli altri e poi pensa a se stesso o se si vuole pensa a se, pensando agli altri. Il primato è dell’altro, la soddisfazione personale sarà una conseguenza, una derivazione. La condizione di subalternità voluta, calcolata e ragionata permettono di sposare appieno il dinamismo evangelico dell’essere ultimi per essere i primi. Quasi una corsa all’incontrario. Lo stesso Gesù da ricco che era si è fatto povero. Quel processo di abbassamento detto kenotico che Gesù ha assunto è l’abito di ogni buon discepolo e quindi cristiano. Davvero occorre svuotarsi, fare posto, promuovere il fratello, volere il suo bene come si vuole il bene di una persona cara che ci appartiene. Vivere il contrario di questo atteggiamento significa doparci relazionalmente. Approdare alla vita degli altri per promuoverla o soccorrerla, volere e lasciare il primato al prossimo significa incarnare quella bella esortazione paolina: Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri” (Filippesi 2,3-4). Ecco un modo d’essere primi partendo da ultimi. Per essere grandi bisogna prima di tutto saper essere piccoli. L’umiltà è la base di ogni vera grandezza.”(Papa Francesco).




    La parola di Dio che abbiamo ascoltato,
    è fondamento della nostra fede,
    nutrimento della nostra speranza e lievito di fraternità.

    Preghiamo insieme e diciamo:

    R. La tua parola, Signore, sia luce al nostro cammino.

    Perché la forza dello Spirito ci aiuti a rinunziare agli idoli
    che il nuovo paganesimo ha costruito
    sotto forma di spreco, di cupidigia, e di disprezzo del prossimo, preghiamo. R.

    Perché ci sia data la sapienza del cuore,
    al fine di comprendere e soccorrere i «nuovi poveri»:
    anziani, handicappati, emarginati, preghiamo. R.

    Perché tutte le classi sociali,
    ritrovando la fiducia nel bene,
    costruiscano insieme una società nuova,
    aperta alla partecipazione e alla fraternità universale, preghiamo. R.

    Perché in un mondo sempre più immerso nel relativo,
    la comunità cristiana affermi in modo coerente
    i valori assoluti dello spirito, preghiamo. R.

    Perché si rafforzi il vincolo di comunione fra tutti i membri della Chiesa,
    e così il popolo della nuova alleanza
    diventi segno di riconciliazione per l’umanità intera, preghiamo. R.

    Stendi la tua mano, o Padre,
    sull’umanità affaticata e oppressa;
    concedi a noi una fede ricca di memoria
    e audace nella testimonianza profetica del tuo regno.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.




    Porta a compimento, Signore, l’opera redentrice della tua misericordia e perché possiamo conformarci in tutto alla tua volontà rendici forti e generosi nel tuo amore. Per Cristo nostro Signore.



B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".

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XXI Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 25 agosto 2019

Il doping relazionale






    Dal Vangelo secondo Luca.

    “In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
    Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
    Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
    Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
    Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
    Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi»”. 




    Uno dei criteri principali che guida la vita di ogni individuo è quello di primeggiare, d’essere i primi, di risultare vincitori. Ogni quattro anni si celebrano, nella varie parti del mondo, le Olimpiadi. Tutti gareggiano per stabilire i record mondiali e molte volte il tutto si risolve in pochi attimi o addirittura in frazioni di secondi. Questo spirito di primeggiare di per sé è positivo. Che sia sportivo, politico, professionale, relazionale o altro non importa. Inietta nel cuore e nell’animo quella sana e giusta competizione che permettono di trovare la forza di avanzare, lottare e sacrificarsi.

    I problemi sorgono quando questo sano desiderio s’inquina e si sposa con logiche meno nobili come la soppressione dell’avversario, l’inganno, la rivendicazione, il ricatto. Questi atteggiamenti sono come il doping per gli sportivi. Coloro che si dopano ingannano, alterano i risultati che, comunque ci sono e sono anche da record, ma sono falsi, adulterati. Occorre purificare gli intenti e i percorsi che concorrono al nostro protagonismo o alla nostra voglia di primeggiare. Sempre con gli altri, e per gli altri, mai contro gli altri. Sempre compensativi e complementari e mai antagonisti o, addirittura, contrapposti.

    Ma Gesù ci invita ad essere protagonisti da “gamberi”. Esiste, evangelicamente parlando, il primato dell’ultimo, dell’umile, di colui che promuove prima di tutto gli altri e poi pensa a se stesso o se si vuole pensa a se, pensando agli altri. Il primato è dell’altro, la soddisfazione personale sarà una conseguenza, una derivazione. La condizione di subalternità voluta, calcolata e ragionata permettono di sposare appieno il dinamismo evangelico dell’essere ultimi per essere i primi. Quasi una corsa all’incontrario. Lo stesso Gesù da ricco che era si è fatto povero. Quel processo di abbassamento detto kenotico che Gesù ha assunto è l’abito di ogni buon discepolo e quindi cristiano. Davvero occorre svuotarsi, fare posto, promuovere il fratello, volere il suo bene come si vuole il bene di una persona cara che ci appartiene. Vivere il contrario di questo atteggiamento significa doparci relazionalmente. Approdare alla vita degli altri per promuoverla o soccorrerla, volere e lasciare il primato al prossimo significa incarnare quella bella esortazione paolina: Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri” (Filippesi 2,3-4). Ecco un modo d’essere primi partendo da ultimi. Per essere grandi bisogna prima di tutto saper essere piccoli. L’umiltà è la base di ogni vera grandezza.”(Papa Francesco).




    La parola di Dio che abbiamo ascoltato,
    è fondamento della nostra fede,
    nutrimento della nostra speranza e lievito di fraternità.

    Preghiamo insieme e diciamo:

    R. La tua parola, Signore, sia luce al nostro cammino.

    Perché la forza dello Spirito ci aiuti a rinunziare agli idoli
    che il nuovo paganesimo ha costruito
    sotto forma di spreco, di cupidigia, e di disprezzo del prossimo, preghiamo. R.

    Perché ci sia data la sapienza del cuore,
    al fine di comprendere e soccorrere i «nuovi poveri»:
    anziani, handicappati, emarginati, preghiamo. R.

    Perché tutte le classi sociali,
    ritrovando la fiducia nel bene,
    costruiscano insieme una società nuova,
    aperta alla partecipazione e alla fraternità universale, preghiamo. R.

    Perché in un mondo sempre più immerso nel relativo,
    la comunità cristiana affermi in modo coerente
    i valori assoluti dello spirito, preghiamo. R.

    Perché si rafforzi il vincolo di comunione fra tutti i membri della Chiesa,
    e così il popolo della nuova alleanza
    diventi segno di riconciliazione per l’umanità intera, preghiamo. R.

    Stendi la tua mano, o Padre,
    sull’umanità affaticata e oppressa;
    concedi a noi una fede ricca di memoria
    e audace nella testimonianza profetica del tuo regno.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.




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BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".

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