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HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno CXX Domenica Per Annum - Anno C - 18 agosto 2013

XX Domenica Per Annum – Anno C – 18 agosto 2013

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Pace
Pace

La pace di Cristo, aspra lotta contro il male. 

Ger 38, 4-6.8-10; Eb 12, 1-4; Lc 12, 49-53

 

Nel Vangelo odierno sono contenute alcune espressioni di Gesù che sembrano fuori luogo per un personaggio come lui e che a un primo approccio lasciano perplessi. Egli afferma: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione» (Lc 12, 51). Nel luogo della sua nascita gli angeli hanno cantato: «Pace in terra». Egli ha proclamato: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5, 9). In ogni Messa ripetiamo le sue parole contenute nel Vangelo di Giovanni: «Vi lascio la mia pace, vi do la mia pace». Non c’è allora contraddizione tra tutto questo e il Vangelo propostoci nella liturgia odierna?

La risposta è no! Tutti gli incisi di Gesù sono e rimangono profondamente veri e privi di contraddizione. Egli è il grande costruttore della pace, il punto di riferimento per un progetto serio e chiama tutti a costruirla assieme a lui. Tuttavia, la pace di Gesù non si identifica nel benessere materiale o in una vita quieta, non è la comoda accettazione dell’ingiustizia, della prepotenza, dei vizi che degradano la vita umana. La pace che Cristo porta è il frutto di una continua e aspra lotta contro il male, è la serenità che nasce nel sapersi protetti nelle mani di Dio, in amicizia con lui e con i nostri fratelli.

La fede consiste in una costante avversione al male che cerca di porre radici nella nostra vita. Gesù ha cominciato la sua predicazione invitando alla conversione, a sradicare il male dalla propria vita e a farne buoni frutti. Tale conversione, nel discorso della montagna, l’ha spiegata con parole esigenti e paradossali: «Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala» (Mt 5, 29). Alla donna adultera, Gesù dice: «Io non ti condanno, ma va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8, 11). Dio è ricco di misericordia, ma esige la conversione.

Gesù entra in una fase di stallo con i farisei definendoli “sepolcri imbiancati”, costoro ci tenevano a lavarsi le mani e gli avambracci, ma il loro cuore era ricolmo di ogni malvagità. Il maestro ha invitato la gente alla purezza della vita e al perdono, contestato il divorzio, ha usato parole durissime contro i ricchi e i gaudenti che non usano la loro fortuna per aiutare i fratelli più deboli. Questa dura e limpida contestazione del male, Gesù l’ha pagata cara. I capi delle nazioni l’hanno condannato a morte. La gente, che gli aveva battuto le mani quando aveva moltiplicato i pani, l’ha lasciato solo quando l’hanno flagellato, percosso, crocifisso. Ma «Dio l’ha risuscitato dai morti e lo ha costituito Signore» (At 2, 24.36).

Oggi il mondo è cambiato. Ma sembrano ancora realizzarsi alla lettera le parole di Gesù: «Tre contro due, padre contro figlio, figlia contro madre» (Lc 12, 52), a motivo della fede e della pratica religiosa. Non bisogna spaventarsene troppo. Non stupisce quindi che ci siano idee diverse su Gesù, sulla pratica religiosa, sui valori cristiani. Tocca a noi vivere la nostra fede senza timore, con umiltà ma con chiarezza di fronte a chiunque, pur nel pieno rispetto di coloro che la pensano diversamente. In questa situazione nuova e antica, noi cristiani siamo chiamati a vivere maggiormente come “comunità”; saremo così ancora oggi, come ci vuole Gesù, edificatori della pace, che nasce dalla resistenza al male e dalla costruzione costante e serena del bene.

Giuseppe Gravante

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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La pace di Cristo, aspra lotta contro il male. 

Ger 38, 4-6.8-10; Eb 12, 1-4; Lc 12, 49-53

 

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Nel Vangelo odierno sono contenute alcune espressioni di Gesù che sembrano fuori luogo per un personaggio come lui e che a un primo approccio lasciano perplessi. Egli afferma: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione» (Lc 12, 51). Nel luogo della sua nascita gli angeli hanno cantato: «Pace in terra». Egli ha proclamato: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5, 9). In ogni Messa ripetiamo le sue parole contenute nel Vangelo di Giovanni: «Vi lascio la mia pace, vi do la mia pace». Non c’è allora contraddizione tra tutto questo e il Vangelo propostoci nella liturgia odierna?

La risposta è no! Tutti gli incisi di Gesù sono e rimangono profondamente veri e privi di contraddizione. Egli è il grande costruttore della pace, il punto di riferimento per un progetto serio e chiama tutti a costruirla assieme a lui. Tuttavia, la pace di Gesù non si identifica nel benessere materiale o in una vita quieta, non è la comoda accettazione dell’ingiustizia, della prepotenza, dei vizi che degradano la vita umana. La pace che Cristo porta è il frutto di una continua e aspra lotta contro il male, è la serenità che nasce nel sapersi protetti nelle mani di Dio, in amicizia con lui e con i nostri fratelli.

La fede consiste in una costante avversione al male che cerca di porre radici nella nostra vita. Gesù ha cominciato la sua predicazione invitando alla conversione, a sradicare il male dalla propria vita e a farne buoni frutti. Tale conversione, nel discorso della montagna, l’ha spiegata con parole esigenti e paradossali: «Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala» (Mt 5, 29). Alla donna adultera, Gesù dice: «Io non ti condanno, ma va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8, 11). Dio è ricco di misericordia, ma esige la conversione.

Gesù entra in una fase di stallo con i farisei definendoli “sepolcri imbiancati”, costoro ci tenevano a lavarsi le mani e gli avambracci, ma il loro cuore era ricolmo di ogni malvagità. Il maestro ha invitato la gente alla purezza della vita e al perdono, contestato il divorzio, ha usato parole durissime contro i ricchi e i gaudenti che non usano la loro fortuna per aiutare i fratelli più deboli. Questa dura e limpida contestazione del male, Gesù l’ha pagata cara. I capi delle nazioni l’hanno condannato a morte. La gente, che gli aveva battuto le mani quando aveva moltiplicato i pani, l’ha lasciato solo quando l’hanno flagellato, percosso, crocifisso. Ma «Dio l’ha risuscitato dai morti e lo ha costituito Signore» (At 2, 24.36).

Oggi il mondo è cambiato. Ma sembrano ancora realizzarsi alla lettera le parole di Gesù: «Tre contro due, padre contro figlio, figlia contro madre» (Lc 12, 52), a motivo della fede e della pratica religiosa. Non bisogna spaventarsene troppo. Non stupisce quindi che ci siano idee diverse su Gesù, sulla pratica religiosa, sui valori cristiani. Tocca a noi vivere la nostra fede senza timore, con umiltà ma con chiarezza di fronte a chiunque, pur nel pieno rispetto di coloro che la pensano diversamente. In questa situazione nuova e antica, noi cristiani siamo chiamati a vivere maggiormente come “comunità”; saremo così ancora oggi, come ci vuole Gesù, edificatori della pace, che nasce dalla resistenza al male e dalla costruzione costante e serena del bene.

Giuseppe Gravante

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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