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HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno CXVII Domenica Per Annum - Anno C - 28 luglio 2013

XVII Domenica Per Annum – Anno C – 28 luglio 2013

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Maestro, insegnaci a pregare.
Maestro, insegnaci a pregare.
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Maestro, insegnaci a pregare.

Gen 18, 20-32; Col 2, 12-14; Lc 11, 1-13

 

La Parola di Dio di questa XVII Domenica del tempo per annum offre ad ogni battezzato un invito incalzante: ricalibrare tutta la propria esistenza attraverso la preghiera. Il libro della Genesi infatti, ci presenta la figura di Abramo – patriarca del popolo ebraico e padre nella fede – nell’atto di dialogare a tu per tu con Dio, intercedendo per i “giusti” di Sodoma. Il salmo responsoriale è un inno a Dio, sempre sensibile alle nostre suppliche e pronto a soccorrerci in ogni momento; ma al centro di tutto, ancora una volta si pone il Vangelo, nel quale, Gesù viene presentato come vero e proprio maestro di preghiera.

Gesù è un uomo di preghiera. Si “intrattiene” con il Padre di notte e da solo, come a Cafarnao (Mc 1, 35) e in luoghi deserti (Lc 5, 16); prega sul Getsemani ormai prossimo alla morte. La sua preghiera nasce dalla conoscenza profonda di Dio, da un legame inscindibile con il Padre; Gesù nella sua preghiera fa proprio il fardello degli altri, la fatica della sua missione, il futuro di un popolo. Gesù ed Abramo sono presentati come veri e propri modelli, come uomini maturi che dedicano il loro tempo più prezioso – anteponendolo ad altro – per riversarsi nel dialogo con Dio, la loro preghiera è carica della responsabilità della missione loro affidata.

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Abramo ascolta la parola di Dio e la mette in pratica; insegna ad affidare al Signore ogni dolore e lamento, carico di domande sui progetti di Dio per l’uomo; intercede per il suo popolo, nella cui vicenda si sente coinvolto in prima persona. Gesù accompagna l’uomo – non abbandonandolo per un’istante –  nella crescita spirituale, egli è la guida autentica che conduce a Dio. Alla domanda dei discepoli: «Maestro, insegnaci a pregare» (Lc 11, 1), Gesù risponde attraverso una preghiera capolavoro – il Padre Nostro – dove è ricapitolato tutto il suo modo di “intendersi” con il Padre.

Fin dai primissimi tempi i cristiani hanno usato la forma di Matteo. La usiamo anche noi oggi. Luca sviluppa l’insegnamento di Gesù sulla preghiera con due esempi che ne mostrano l’efficacia.

“Padre”, tra tutte le espressioni appartenenti allo scibile umano e utilizzabili per riferirsi a Dio, Gesù sceglie proprio questa. Qual è la differenza tra un uomo qualunque e un padre? Nella condizione di Padre vi sono dei legami stretti, inscindibili: padre è colui che dona la vita a un figlio. La vita di ogni uomo dunque – insegna Gesù – è dono di Dio, che è Padre di ogni essere umano. Il padre non abbandona il figlio, ma gli è accanto per nutrirlo, aiutarlo, crescerlo bene. Quando il figlio è cresciuto, il padre rispetta la sua volontà, ma continua a volergli bene, è sempre pronto a dargli una mano. Per nostro amore sa trarre fuori il bene anche dal male.

Giuseppe Gravante

 

 

 

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra della Diocesi di Termoli-Larino e docente di Religione Cattolica nella stessa Diocesi. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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XVII Domenica Per Annum – Anno C – 28 luglio 2013

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Gen 18, 20-32; Col 2, 12-14; Lc 11, 1-13

 

La Parola di Dio di questa XVII Domenica del tempo per annum offre ad ogni battezzato un invito incalzante: ricalibrare tutta la propria esistenza attraverso la preghiera. Il libro della Genesi infatti, ci presenta la figura di Abramo – patriarca del popolo ebraico e padre nella fede – nell’atto di dialogare a tu per tu con Dio, intercedendo per i “giusti” di Sodoma. Il salmo responsoriale è un inno a Dio, sempre sensibile alle nostre suppliche e pronto a soccorrerci in ogni momento; ma al centro di tutto, ancora una volta si pone il Vangelo, nel quale, Gesù viene presentato come vero e proprio maestro di preghiera.

Gesù è un uomo di preghiera. Si “intrattiene” con il Padre di notte e da solo, come a Cafarnao (Mc 1, 35) e in luoghi deserti (Lc 5, 16); prega sul Getsemani ormai prossimo alla morte. La sua preghiera nasce dalla conoscenza profonda di Dio, da un legame inscindibile con il Padre; Gesù nella sua preghiera fa proprio il fardello degli altri, la fatica della sua missione, il futuro di un popolo. Gesù ed Abramo sono presentati come veri e propri modelli, come uomini maturi che dedicano il loro tempo più prezioso – anteponendolo ad altro – per riversarsi nel dialogo con Dio, la loro preghiera è carica della responsabilità della missione loro affidata.

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Abramo ascolta la parola di Dio e la mette in pratica; insegna ad affidare al Signore ogni dolore e lamento, carico di domande sui progetti di Dio per l’uomo; intercede per il suo popolo, nella cui vicenda si sente coinvolto in prima persona. Gesù accompagna l’uomo – non abbandonandolo per un’istante –  nella crescita spirituale, egli è la guida autentica che conduce a Dio. Alla domanda dei discepoli: «Maestro, insegnaci a pregare» (Lc 11, 1), Gesù risponde attraverso una preghiera capolavoro – il Padre Nostro – dove è ricapitolato tutto il suo modo di “intendersi” con il Padre.

Fin dai primissimi tempi i cristiani hanno usato la forma di Matteo. La usiamo anche noi oggi. Luca sviluppa l’insegnamento di Gesù sulla preghiera con due esempi che ne mostrano l’efficacia.

“Padre”, tra tutte le espressioni appartenenti allo scibile umano e utilizzabili per riferirsi a Dio, Gesù sceglie proprio questa. Qual è la differenza tra un uomo qualunque e un padre? Nella condizione di Padre vi sono dei legami stretti, inscindibili: padre è colui che dona la vita a un figlio. La vita di ogni uomo dunque – insegna Gesù – è dono di Dio, che è Padre di ogni essere umano. Il padre non abbandona il figlio, ma gli è accanto per nutrirlo, aiutarlo, crescerlo bene. Quando il figlio è cresciuto, il padre rispetta la sua volontà, ma continua a volergli bene, è sempre pronto a dargli una mano. Per nostro amore sa trarre fuori il bene anche dal male.

Giuseppe Gravante

 

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra della Diocesi di Termoli-Larino e docente di Religione Cattolica nella stessa Diocesi. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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