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HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno BXIV Domenica Tempo Ordinario - Anno B - 4 luglio 2021

XIV Domenica Tempo Ordinario – Anno B – 4 luglio 2021

Dio accade e si manifesta nell’ordinario, nella semplicità






    Dal Vangelo secondo Marco

    “In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.

    Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.

    Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

    Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando”.




    La rigida osservanza delle regole, la lettura miope delle scritture non permettono ai conterranei di Gesù di vedere in lui il messia. Tutti attendevano portenti, avvenimenti sconvolgenti, clamore festaiolo e solenne, come se l’apparenza vale più della sostanza. Non accettano che tutto accada nell’ordinario, nella semplicità, nell’umiltà. Il profeta della porta accanto non è ascoltato. L’ordinarietà con cui tutto questo accade invece di segnare un punto a favore, purtroppo, gioca contro. Un profeta non può avere mani callose da falegname, non può essere conosciuto da tutti prima ancora che parli, non può parlare con autorità se non ha titoli per farlo. Rinchiusi e imprigionati nella stretta e asettica mentalità tipicamente umana, l’aridità mentale non permette di generare accoglienza ad un profeta umile, semplice. Sembra quasi che Dio era obbligato ad indossare una divisa per farsi riconoscere, ma ha smarcato tutti perché ha indossato gli abiti del quotidiano, del feriale, dell’operaio, di uno qualsiasi. Il pensiero di una testa non vale per la cravatta che porta sotto il mento, l’insegnamento di un maestro non dipende dal doppio petto che indossa, l’autorevolezza di un profeta non dipende dalla tunica che indossa. La credibilità di una persona non dipende da chi è nato e tanto meno da dove è nato. Occorre rompere gli schemi gretti e ristretti nei quali ci siamo relegati schiavi di un immaginario collettivo.

    Gesù parla e loro non ascoltano, anzi si scandalizzano. Si tante volte la prossimità, la semplicità, l’arrendevolezza scandalizzano. Forse perché è merce rara. Eppure proprio questo è il fulcro del suo insegnamento: Dio incarnato, impastato di umanità, rivestito dello stesso abito. Indossa la nostra stessa divisa. Dio, per rendersi decifrabile, incontrabile, dall’uomo, si fa uomo. Parla la stessa lingua dei suoi conterranei, veste allo stesso modo, esercita gli stessi mestieri, guarda gli stessi orizzonti, è svegliato dallo stesso sole che illumina le sue giornate ed ammira gli stessi tramonti.

    Non si può approcciare il Cristo, l’unto, l’inviato se prima ancora non si accetta Gesù figlio del falegname. Figlio che ha voluto obbedire, crescere, essere educato, accompagnato. Avere le sue paure, vincerle con gli abbracci paterni e materni. Fare le sue scelte dopo attente e riflessive pause. Sognare. Saper attendere. Intrecciare sguardi. Insomma essere uomo tra gli uomini. Avrà pianto, avrà gridato, avrà chiesto scusa. Insomma un uomo genuino e un Dio vicino, a portata di mano.

    Gesù al rifiuto dei compaesani mostra il suo candore, il suo bellissimo cuore fanciullo: «Non vi poté operare nessun prodigio» scrive Marco, ma subito si corregge: «Solo impose le mani a pochi malati e li guarì». Il Dio rifiutato si fa ancora guarigione, anche di pochi, anche di uno solo. L’amante respinto continua ad amare anche pochi, anche uno solo. L’amore non è stanco: è solo stupito. Il nostro Dio non nutre rancori o stanchezze, ma la gioia impenitente di inviare sempre e solo segnali di vita attorno a sé.

    Anch’io se sono ancora incredulo dinanzi ad un Dio umile e semplice non debbo disperare, lui continuerà ad orbitarmi attorno, “insegnando”.




    Rivolgiamo la comune preghiera a Dio nostro Padre,
    perché ci renda veri discepoli e testimoni del Cristo,
    primizia dell’umanità nuova.

    R. O Dio, nostra speranza, ascoltaci.

    Per la santa Chiesa pellegrina nel mondo,
    perché nel fervore della sua fede e della sua testimonianza
    sia lievito che fermenta la massa, preghiamo. R.

    Per quanti soffrono a causa della violenza e dell’oppressione,
    perché sia loro riconosciuto il diritto a costruire in piena dignità e uguaglianza
    il loro futuro, secondo il piano di Dio, preghiamo. R.

    Per gli uomini che hanno responsabilità educative e sociali,
    perché promuovano la crescita integrale della persona umana,
    aperta a Dio e ai fratelli, preghiamo. R.

    Per quanti patiscono scandalo a causa della nostra scarsa coerenza,
    perché mediante la nostra conversione
    ritrovino fiducia nella potenza del Vangelo, preghiamo. R.

    Per noi qui presenti,
    perché la familiarità quotidiana con la parola di Dio
    ci renda capaci di valutare con maturo discernimento
    ciò che Dio vuole nelle concrete situazioni della vita, preghiamo. R.

    O Dio, che ami la giustizia,
    rialza con la tua mano
    tutti coloro che giacciono nell’ombra della morte;
    fà che riprendano il cammino della speranza
    e siano per sempre il tuo vivente canto di gloria.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.




    O Signore, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, + fa’ che godiamo i benefici della salvezza * e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.





Dal Vangelo secondo Marco

“In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.

Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando”.



La rigida osservanza delle regole, la lettura miope delle scritture non permettono ai conterranei di Gesù di vedere in lui il messia. Tutti attendevano portenti, avvenimenti sconvolgenti, clamore festaiolo e solenne, come se l’apparenza vale più della sostanza. Non accettano che tutto accada nell’ordinario, nella semplicità, nell’umiltà. Il profeta della porta accanto non è ascoltato. L’ordinarietà con cui tutto questo accade invece di segnare un punto a favore, purtroppo, gioca contro. Un profeta non può avere mani callose da falegname, non può essere conosciuto da tutti prima ancora che parli, non può parlare con autorità se non ha titoli per farlo. Rinchiusi e imprigionati nella stretta e asettica mentalità tipicamente umana, l’aridità mentale non permette di generare accoglienza ad un profeta umile, semplice. Sembra quasi che Dio era obbligato ad indossare una divisa per farsi riconoscere, ma ha smarcato tutti perché ha indossato gli abiti del quotidiano, del feriale, dell’operaio, di uno qualsiasi. Il pensiero di una testa non vale per la cravatta che porta sotto il mento, l’insegnamento di un maestro non dipende dal doppio petto che indossa, l’autorevolezza di un profeta non dipende dalla tunica che indossa. La credibilità di una persona non dipende da chi è nato e tanto meno da dove è nato. Occorre rompere gli schemi gretti e ristretti nei quali ci siamo relegati schiavi di un immaginario collettivo.

Gesù parla e loro non ascoltano, anzi si scandalizzano. Si tante volte la prossimità, la semplicità, l’arrendevolezza scandalizzano. Forse perché è merce rara. Eppure proprio questo è il fulcro del suo insegnamento: Dio incarnato, impastato di umanità, rivestito dello stesso abito. Indossa la nostra stessa divisa. Dio, per rendersi decifrabile, incontrabile, dall’uomo, si fa uomo. Parla la stessa lingua dei suoi conterranei, veste allo stesso modo, esercita gli stessi mestieri, guarda gli stessi orizzonti, è svegliato dallo stesso sole che illumina le sue giornate ed ammira gli stessi tramonti.

Non si può approcciare il Cristo, l’unto, l’inviato se prima ancora non si accetta Gesù figlio del falegname. Figlio che ha voluto obbedire, crescere, essere educato, accompagnato. Avere le sue paure, vincerle con gli abbracci paterni e materni. Fare le sue scelte dopo attente e riflessive pause. Sognare. Saper attendere. Intrecciare sguardi. Insomma essere uomo tra gli uomini. Avrà pianto, avrà gridato, avrà chiesto scusa. Insomma un uomo genuino e un Dio vicino, a portata di mano.

Gesù al rifiuto dei compaesani mostra il suo candore, il suo bellissimo cuore fanciullo: «Non vi poté operare nessun prodigio» scrive Marco, ma subito si corregge: «Solo impose le mani a pochi malati e li guarì». Il Dio rifiutato si fa ancora guarigione, anche di pochi, anche di uno solo. L’amante respinto continua ad amare anche pochi, anche uno solo. L’amore non è stanco: è solo stupito. Il nostro Dio non nutre rancori o stanchezze, ma la gioia impenitente di inviare sempre e solo segnali di vita attorno a sé.

Anch’io se sono ancora incredulo dinanzi ad un Dio umile e semplice non debbo disperare, lui continuerà ad orbitarmi attorno, “insegnando”.



Rivolgiamo la comune preghiera a Dio nostro Padre,
perché ci renda veri discepoli e testimoni del Cristo,
primizia dell’umanità nuova.

R. O Dio, nostra speranza, ascoltaci.

Per la santa Chiesa pellegrina nel mondo,
perché nel fervore della sua fede e della sua testimonianza
sia lievito che fermenta la massa, preghiamo. R.

Per quanti soffrono a causa della violenza e dell’oppressione,
perché sia loro riconosciuto il diritto a costruire in piena dignità e uguaglianza
il loro futuro, secondo il piano di Dio, preghiamo. R.

Per gli uomini che hanno responsabilità educative e sociali,
perché promuovano la crescita integrale della persona umana,
aperta a Dio e ai fratelli, preghiamo. R.

Per quanti patiscono scandalo a causa della nostra scarsa coerenza,
perché mediante la nostra conversione
ritrovino fiducia nella potenza del Vangelo, preghiamo. R.

Per noi qui presenti,
perché la familiarità quotidiana con la parola di Dio
ci renda capaci di valutare con maturo discernimento
ciò che Dio vuole nelle concrete situazioni della vita, preghiamo. R.

O Dio, che ami la giustizia,
rialza con la tua mano
tutti coloro che giacciono nell’ombra della morte;
fà che riprendano il cammino della speranza
e siano per sempre il tuo vivente canto di gloria.
Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.



O Signore, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, + fa’ che godiamo i benefici della salvezza * e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.

B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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XIV Domenica Tempo Ordinario – Anno B – 4 luglio 2021

Dio accade e si manifesta nell’ordinario, nella semplicità



Dal Vangelo secondo Marco

“In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.

Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando”.



La rigida osservanza delle regole, la lettura miope delle scritture non permettono ai conterranei di Gesù di vedere in lui il messia. Tutti attendevano portenti, avvenimenti sconvolgenti, clamore festaiolo e solenne, come se l’apparenza vale più della sostanza. Non accettano che tutto accada nell’ordinario, nella semplicità, nell’umiltà. Il profeta della porta accanto non è ascoltato. L’ordinarietà con cui tutto questo accade invece di segnare un punto a favore, purtroppo, gioca contro. Un profeta non può avere mani callose da falegname, non può essere conosciuto da tutti prima ancora che parli, non può parlare con autorità se non ha titoli per farlo. Rinchiusi e imprigionati nella stretta e asettica mentalità tipicamente umana, l’aridità mentale non permette di generare accoglienza ad un profeta umile, semplice. Sembra quasi che Dio era obbligato ad indossare una divisa per farsi riconoscere, ma ha smarcato tutti perché ha indossato gli abiti del quotidiano, del feriale, dell’operaio, di uno qualsiasi. Il pensiero di una testa non vale per la cravatta che porta sotto il mento, l’insegnamento di un maestro non dipende dal doppio petto che indossa, l’autorevolezza di un profeta non dipende dalla tunica che indossa. La credibilità di una persona non dipende da chi è nato e tanto meno da dove è nato. Occorre rompere gli schemi gretti e ristretti nei quali ci siamo relegati schiavi di un immaginario collettivo.

Gesù parla e loro non ascoltano, anzi si scandalizzano. Si tante volte la prossimità, la semplicità, l’arrendevolezza scandalizzano. Forse perché è merce rara. Eppure proprio questo è il fulcro del suo insegnamento: Dio incarnato, impastato di umanità, rivestito dello stesso abito. Indossa la nostra stessa divisa. Dio, per rendersi decifrabile, incontrabile, dall’uomo, si fa uomo. Parla la stessa lingua dei suoi conterranei, veste allo stesso modo, esercita gli stessi mestieri, guarda gli stessi orizzonti, è svegliato dallo stesso sole che illumina le sue giornate ed ammira gli stessi tramonti.

Non si può approcciare il Cristo, l’unto, l’inviato se prima ancora non si accetta Gesù figlio del falegname. Figlio che ha voluto obbedire, crescere, essere educato, accompagnato. Avere le sue paure, vincerle con gli abbracci paterni e materni. Fare le sue scelte dopo attente e riflessive pause. Sognare. Saper attendere. Intrecciare sguardi. Insomma essere uomo tra gli uomini. Avrà pianto, avrà gridato, avrà chiesto scusa. Insomma un uomo genuino e un Dio vicino, a portata di mano.

Gesù al rifiuto dei compaesani mostra il suo candore, il suo bellissimo cuore fanciullo: «Non vi poté operare nessun prodigio» scrive Marco, ma subito si corregge: «Solo impose le mani a pochi malati e li guarì». Il Dio rifiutato si fa ancora guarigione, anche di pochi, anche di uno solo. L’amante respinto continua ad amare anche pochi, anche uno solo. L’amore non è stanco: è solo stupito. Il nostro Dio non nutre rancori o stanchezze, ma la gioia impenitente di inviare sempre e solo segnali di vita attorno a sé.

Anch’io se sono ancora incredulo dinanzi ad un Dio umile e semplice non debbo disperare, lui continuerà ad orbitarmi attorno, “insegnando”.



Rivolgiamo la comune preghiera a Dio nostro Padre,
perché ci renda veri discepoli e testimoni del Cristo,
primizia dell’umanità nuova.

R. O Dio, nostra speranza, ascoltaci.

Per la santa Chiesa pellegrina nel mondo,
perché nel fervore della sua fede e della sua testimonianza
sia lievito che fermenta la massa, preghiamo. R.

Per quanti soffrono a causa della violenza e dell’oppressione,
perché sia loro riconosciuto il diritto a costruire in piena dignità e uguaglianza
il loro futuro, secondo il piano di Dio, preghiamo. R.

Per gli uomini che hanno responsabilità educative e sociali,
perché promuovano la crescita integrale della persona umana,
aperta a Dio e ai fratelli, preghiamo. R.

Per quanti patiscono scandalo a causa della nostra scarsa coerenza,
perché mediante la nostra conversione
ritrovino fiducia nella potenza del Vangelo, preghiamo. R.

Per noi qui presenti,
perché la familiarità quotidiana con la parola di Dio
ci renda capaci di valutare con maturo discernimento
ciò che Dio vuole nelle concrete situazioni della vita, preghiamo. R.

O Dio, che ami la giustizia,
rialza con la tua mano
tutti coloro che giacciono nell’ombra della morte;
fà che riprendano il cammino della speranza
e siano per sempre il tuo vivente canto di gloria.
Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.



O Signore, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, + fa’ che godiamo i benefici della salvezza * e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.

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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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