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Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno A XIV Domenica del Tempo Ordinario - Anno A - 5 luglio 2020

XIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A – 5 luglio 2020

Dio come il setaccio della nostra vita






    Dal Vangelo secondo Matteo

    “In quel tempo Gesù disse:
    «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
    Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero»”




    La società di oggi è piena di modelli di riferimento. La popolazione dei fans osanna i propri idoli e, di essi, quasi per plagio, talvolta, imita ogni sorta di cose: voce, abbigliamento, portamento, modi di dire. E non sempre sono dei veri e propri modelli. Hanno molto poco da insegnare se non addirittura solo trasgressione, banalità, modo di vestire, di fare. Non incidono la sfera interiore ma solo, sterilmente, quella periferica, superficiale, epidermica. Immaginiamo alcuni divi dello sport: campioni sui rettangoli di gioco, pessimi esempi nelle scelte della vita. Non per tutti e non sempre è così ma in netta prevalenza, purtroppo, sì.

    Poche sono le volte che Gesù nei suoi interventi, nella sua predicazione ha avuto modo di proporre, esplicitamente, se stesso come riferimento. Questa volta, imperativamente afferma: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”. Alla scuola di Gesù, sui suoi passi, per fare della nostra vita un’oasi di mitezza e umiltà. Ma prima ancora di proporsi come modello attira a sé tutti gli stanchi, gli oppressi non per fare un convegno di “sfigati” ma per dare lui stesso sollievo, conforto, ristoro. Già questo indica come noi gli siamo cari e come gli stanno a cuore la nostra serenità e il benessere interiore. In genere ci si vuole, strategicamente, circondare di persone abili, efficienti, al top della situazione per risultare vincenti, affascinanti, attraenti e ricevere consensi, vittore, traguardi. Lui, Gesù, sembra voler costituire una sorta di Cottolengo esistenziale. A lui non interessa la nostra efficienza prima di volerci accanto a sé, ma ci raduna perché vuole donare, vuole dare pace, vuole far sgorgare dal cuore di ogni uomo, come capacità sorgiva, quei sentimenti tanto necessari, quanto assenti.

    Il cuore dell’uomo talvolta sembra essere sterile, improduttivo, avvinto e avvolto dalle nebbie esistenziali, come fossero sabbie mobili dalle quali é difficile divincolarsi, e lui si propone come salvatore, soccorritore. Ogni volta che Gesù ci chiama a sé non lo fa per sfruttarci, per trovarne vantaggi, ma semplicemente per essere il nostro cireneo, samaritano che cura le ferite e sana gli animi. “Gesù non toglie nulla e dona tutto”(Benedetto XVI), a differenza di coloro che attirano a se per averne vantaggi pubblicitari, consensi facili, adesioni di massa. Lui chi chiama per nome perché è pastore e conosce le sue pecore una ad una. Il suo rapporto con noi è elettivo e non selettivo. E’ come il setaccio, quando, riempito di farina, trattiene a sé le impurità e fa passare la farina pura per essere impastata. Gesù, convocandoci a sé, dice lascia in me le tue preoccupazioni, i tuoi travagli e tu ritrova te stesso, le tue energie, i tuoi entusiasmi e disegna la tua vita con gioia e passione. Ristorati e riprendi il cammino.




    Rivolgiamo la comune preghiera a Dio nostro Padre,
    perché ci renda veri discepoli e testimoni del Cristo,
    primizia dell’umanità nuova.

    R. O Dio, nostra speranza, ascoltaci.

    Per la santa Chiesa pellegrina nel mondo,
    perché nel fervore della sua fede e della sua testimonianza
    sia lievito che fermenta la massa, preghiamo. R.

    Per quanti soffrono a causa della violenza e dell’oppressione,
    perché sia loro riconosciuto il diritto a costruire in piena dignità e uguaglianza
    il loro futuro, secondo il piano di Dio, preghiamo. R.

    Per gli uomini che hanno responsabilità educative e sociali,
    perché promuovano la crescita integrale della persona umana,
    aperta a Dio e ai fratelli, preghiamo. R.

    Per quanti patiscono scandalo a causa della nostra scarsa coerenza,
    perché mediante la nostra conversione
    ritrovino fiducia nella potenza del Vangelo, preghiamo. R.

    Per noi qui presenti,
    perché la familiarità quotidiana con la parola di Dio
    ci renda capaci di valutare con maturo discernimento
    ciò che Dio vuole nelle concrete situazioni della vita, preghiamo. R.

    O Dio, che ami la giustizia,
    rialza con la tua mano
    tutti coloro che giacciono nell’ombra della morte;
    fà che riprendano il cammino della speranza
    e siano per sempre il tuo vivente canto di gloria.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.

    da Liturgia.Silvestrini.org




    Dio onnjpotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, fa’ che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.





Dal Vangelo secondo Matteo

“In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero»”



La società di oggi è piena di modelli di riferimento. La popolazione dei fans osanna i propri idoli e, di essi, quasi per plagio, talvolta, imita ogni sorta di cose: voce, abbigliamento, portamento, modi di dire. E non sempre sono dei veri e propri modelli. Hanno molto poco da insegnare se non addirittura solo trasgressione, banalità, modo di vestire, di fare. Non incidono la sfera interiore ma solo, sterilmente, quella periferica, superficiale, epidermica. Immaginiamo alcuni divi dello sport: campioni sui rettangoli di gioco, pessimi esempi nelle scelte della vita. Non per tutti e non sempre è così ma in netta prevalenza, purtroppo, sì.

Poche sono le volte che Gesù nei suoi interventi, nella sua predicazione ha avuto modo di proporre, esplicitamente, se stesso come riferimento. Questa volta, imperativamente afferma: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”. Alla scuola di Gesù, sui suoi passi, per fare della nostra vita un’oasi di mitezza e umiltà. Ma prima ancora di proporsi come modello attira a sé tutti gli stanchi, gli oppressi non per fare un convegno di “sfigati” ma per dare lui stesso sollievo, conforto, ristoro. Già questo indica come noi gli siamo cari e come gli stanno a cuore la nostra serenità e il benessere interiore. In genere ci si vuole, strategicamente, circondare di persone abili, efficienti, al top della situazione per risultare vincenti, affascinanti, attraenti e ricevere consensi, vittore, traguardi. Lui, Gesù, sembra voler costituire una sorta di Cottolengo esistenziale. A lui non interessa la nostra efficienza prima di volerci accanto a sé, ma ci raduna perché vuole donare, vuole dare pace, vuole far sgorgare dal cuore di ogni uomo, come capacità sorgiva, quei sentimenti tanto necessari, quanto assenti.

Il cuore dell’uomo talvolta sembra essere sterile, improduttivo, avvinto e avvolto dalle nebbie esistenziali, come fossero sabbie mobili dalle quali é difficile divincolarsi, e lui si propone come salvatore, soccorritore. Ogni volta che Gesù ci chiama a sé non lo fa per sfruttarci, per trovarne vantaggi, ma semplicemente per essere il nostro cireneo, samaritano che cura le ferite e sana gli animi. “Gesù non toglie nulla e dona tutto”(Benedetto XVI), a differenza di coloro che attirano a se per averne vantaggi pubblicitari, consensi facili, adesioni di massa. Lui chi chiama per nome perché è pastore e conosce le sue pecore una ad una. Il suo rapporto con noi è elettivo e non selettivo. E’ come il setaccio, quando, riempito di farina, trattiene a sé le impurità e fa passare la farina pura per essere impastata. Gesù, convocandoci a sé, dice lascia in me le tue preoccupazioni, i tuoi travagli e tu ritrova te stesso, le tue energie, i tuoi entusiasmi e disegna la tua vita con gioia e passione. Ristorati e riprendi il cammino.



Rivolgiamo la comune preghiera a Dio nostro Padre,
perché ci renda veri discepoli e testimoni del Cristo,
primizia dell’umanità nuova.

R. O Dio, nostra speranza, ascoltaci.

Per la santa Chiesa pellegrina nel mondo,
perché nel fervore della sua fede e della sua testimonianza
sia lievito che fermenta la massa, preghiamo. R.

Per quanti soffrono a causa della violenza e dell’oppressione,
perché sia loro riconosciuto il diritto a costruire in piena dignità e uguaglianza
il loro futuro, secondo il piano di Dio, preghiamo. R.

Per gli uomini che hanno responsabilità educative e sociali,
perché promuovano la crescita integrale della persona umana,
aperta a Dio e ai fratelli, preghiamo. R.

Per quanti patiscono scandalo a causa della nostra scarsa coerenza,
perché mediante la nostra conversione
ritrovino fiducia nella potenza del Vangelo, preghiamo. R.

Per noi qui presenti,
perché la familiarità quotidiana con la parola di Dio
ci renda capaci di valutare con maturo discernimento
ciò che Dio vuole nelle concrete situazioni della vita, preghiamo. R.

O Dio, che ami la giustizia,
rialza con la tua mano
tutti coloro che giacciono nell’ombra della morte;
fà che riprendano il cammino della speranza
e siano per sempre il tuo vivente canto di gloria.
Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.

da Liturgia.Silvestrini.org



Dio onnjpotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, fa’ che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.

B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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XIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A – 5 luglio 2020

Dio come il setaccio della nostra vita



Dal Vangelo secondo Matteo

“In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero»”



La società di oggi è piena di modelli di riferimento. La popolazione dei fans osanna i propri idoli e, di essi, quasi per plagio, talvolta, imita ogni sorta di cose: voce, abbigliamento, portamento, modi di dire. E non sempre sono dei veri e propri modelli. Hanno molto poco da insegnare se non addirittura solo trasgressione, banalità, modo di vestire, di fare. Non incidono la sfera interiore ma solo, sterilmente, quella periferica, superficiale, epidermica. Immaginiamo alcuni divi dello sport: campioni sui rettangoli di gioco, pessimi esempi nelle scelte della vita. Non per tutti e non sempre è così ma in netta prevalenza, purtroppo, sì.

Poche sono le volte che Gesù nei suoi interventi, nella sua predicazione ha avuto modo di proporre, esplicitamente, se stesso come riferimento. Questa volta, imperativamente afferma: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”. Alla scuola di Gesù, sui suoi passi, per fare della nostra vita un’oasi di mitezza e umiltà. Ma prima ancora di proporsi come modello attira a sé tutti gli stanchi, gli oppressi non per fare un convegno di “sfigati” ma per dare lui stesso sollievo, conforto, ristoro. Già questo indica come noi gli siamo cari e come gli stanno a cuore la nostra serenità e il benessere interiore. In genere ci si vuole, strategicamente, circondare di persone abili, efficienti, al top della situazione per risultare vincenti, affascinanti, attraenti e ricevere consensi, vittore, traguardi. Lui, Gesù, sembra voler costituire una sorta di Cottolengo esistenziale. A lui non interessa la nostra efficienza prima di volerci accanto a sé, ma ci raduna perché vuole donare, vuole dare pace, vuole far sgorgare dal cuore di ogni uomo, come capacità sorgiva, quei sentimenti tanto necessari, quanto assenti.

Il cuore dell’uomo talvolta sembra essere sterile, improduttivo, avvinto e avvolto dalle nebbie esistenziali, come fossero sabbie mobili dalle quali é difficile divincolarsi, e lui si propone come salvatore, soccorritore. Ogni volta che Gesù ci chiama a sé non lo fa per sfruttarci, per trovarne vantaggi, ma semplicemente per essere il nostro cireneo, samaritano che cura le ferite e sana gli animi. “Gesù non toglie nulla e dona tutto”(Benedetto XVI), a differenza di coloro che attirano a se per averne vantaggi pubblicitari, consensi facili, adesioni di massa. Lui chi chiama per nome perché è pastore e conosce le sue pecore una ad una. Il suo rapporto con noi è elettivo e non selettivo. E’ come il setaccio, quando, riempito di farina, trattiene a sé le impurità e fa passare la farina pura per essere impastata. Gesù, convocandoci a sé, dice lascia in me le tue preoccupazioni, i tuoi travagli e tu ritrova te stesso, le tue energie, i tuoi entusiasmi e disegna la tua vita con gioia e passione. Ristorati e riprendi il cammino.



Rivolgiamo la comune preghiera a Dio nostro Padre,
perché ci renda veri discepoli e testimoni del Cristo,
primizia dell’umanità nuova.

R. O Dio, nostra speranza, ascoltaci.

Per la santa Chiesa pellegrina nel mondo,
perché nel fervore della sua fede e della sua testimonianza
sia lievito che fermenta la massa, preghiamo. R.

Per quanti soffrono a causa della violenza e dell’oppressione,
perché sia loro riconosciuto il diritto a costruire in piena dignità e uguaglianza
il loro futuro, secondo il piano di Dio, preghiamo. R.

Per gli uomini che hanno responsabilità educative e sociali,
perché promuovano la crescita integrale della persona umana,
aperta a Dio e ai fratelli, preghiamo. R.

Per quanti patiscono scandalo a causa della nostra scarsa coerenza,
perché mediante la nostra conversione
ritrovino fiducia nella potenza del Vangelo, preghiamo. R.

Per noi qui presenti,
perché la familiarità quotidiana con la parola di Dio
ci renda capaci di valutare con maturo discernimento
ciò che Dio vuole nelle concrete situazioni della vita, preghiamo. R.

O Dio, che ami la giustizia,
rialza con la tua mano
tutti coloro che giacciono nell’ombra della morte;
fà che riprendano il cammino della speranza
e siano per sempre il tuo vivente canto di gloria.
Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.

da Liturgia.Silvestrini.org



Dio onnjpotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, fa’ che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.

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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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