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Waris Dirie, Amanecere en el desierto, Embolsillo, 2010

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“ Credimi il cuore è un sepolcro dove sono seppelliti i pensieri e l’intelletto. Viene dunque il Signore e, sollevata la presente pietra posta sull’anima, apre la tomba e risuscita colui che è la, veramente liberando l’anima reclusa dalla prigione senza luce.”

Simeone Metafrasto, Parafrasi, 116

Ho letto questo libro in lingua spagnola perché ho conosciuto la sua autrice tanti anni fa in grazie ad un’intervista data in Tv mentre mi trovavo a Madrid. Waris è una modella e scrittrice somala naturalizzata austriaca.

E’ nata nel deserto, in Somalia, intorno al 1965, nessuna anagrafe da quelle parti, da una famiglia nomade. A circa 6 anni subisce il trauma dell’ infibulazione dopo aver visto morire la sorella a lei di poco maggiore a causa delle infezioni scatenate da questa pratica disumana. All’ età di 15 anni scappa da casa per sfuggire ad un matrimonio combinato con un uomo vedovo di 60 anni. Vive tra stenti e lavori umili per un po’ di tempo a Mogadiscio e poi riesce finalmente a raggiungere l’ Europa. Prima a Londra e dopo che un fotografo la scopre per puro caso inizia a lavorare per gli stilisti più famosi girando il mondo.

Questo libro, come tutti gli altri è sensazionale in fatto di spontaneità e complessità.

Il libro racconta l’impresa impossibile e le profonde sensazioni che hanno suscitato in Waris i panorami del deserto, la miseria dei fratelli somali, la violenza dei disperati, ma anche la libertà interiore e la saggezza senza tempo dei nomadi. Poi gli aspetti più personali, che l’autrice ci fa condividere con generosità: l’abbraccio della madre, l’incontro con il padre, la lotta per l’esistenza in un mondo arido e infestato di bande armate e il contrasto con la moderna New York da cui era partita.

Il racconto del viaggio della famosa modella Waris Dirie (presente nella foto-copertina del libro) alla ricerca della propria famiglia e, soprattutto, delle proprie radici. Dirie è somala, si sente somala, la vita a Londra e a New York non è riuscita a trasformare il suo intimo,  la sua anima; nonostante le notizie alquanto allarmanti provenienti dalla Somalia, intraprende un lungo e rischioso viaggio alla ricerca della sua famiglia, della forza interiore di sua madre; dell’orgoglio terribile/amabile di suo padre. Rispettosa delle sue tradizioni, degli insegnamenti del suo Aba (padre) e di sua madre si schiera comunque coraggiosamente contro alcuni aspetti negativi della cultura somala, primo fra tutti quello dell’infibulazione: una pratica non riportata in alcun Corano ma fortemente praticata alle donne del popolo somalo. Dal 1997 è stata nominata ambasciatrice delle Nazioni Unite per i diritti delle donne africane, nell’ambito dell’impegno dell’ONU per l’abolizione della pratica della mutilazione genitale femminile.

Un tabù, questo come tanti altri ancora, del quale i componenti delle famiglie somale – famosi per la loro loquacità – non parlano affatto. Waris dimostra una sensibilità incredibile, trova  il coraggio di schierarsi contro queste terribili tradizioni non solo in Occidente, dove lei stessa afferma che è facile parlare, ma anche direttamente tra il suo popolo somalo.

“Ha anche fondato l’associazione Desert Dawn, un’organizzazione non a scopo di lucro la cui semplice ma profonda missione è quella di garantire ai bambini somali una migliore assistenza medica e istruzione, nonché maggiori opportunità. Desert Dawn si impegnerà a livello di base per aiutare chiunque condivida la speranza di Waris in una Somalia nuova, in cui la carestia, le epidemie e la violenza non minaccino più di distruggere le vite e i sogni dei bambini”.

Alba nel deserto è un libro straordinario. Nel suo racconto si potrebbe ravvisare una denunzia – e forse c’è -, oppure una illustrazione di costumi dalla mentalità triviale e meritevoli di biasimo – soprattutto per noi – occidentali tanto evoluti e democratici. In realtà è un libro denso di tenera nostalgia. Un libro che dovrebbe farci riflettere sugli affetti e le relazioni umane che pur nutrendosi della realtà oggettiva e monolitica fatta da milioni di dettagli raccapriccianti ed accorgimenti altrettanto assurdi e pur tuttavia la travalicano.

Direbbe uno show man di New York: “Se vuoi raggiunger eil castello ragazzina, devi passare a nuoto il fossato.”

La devozione è amore. L’amore è devozione. L’amore vince tutto.

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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Waris Dirie, Amanecere en el desierto, Embolsillo, 2010

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“ Credimi il cuore è un sepolcro dove sono seppelliti i pensieri e l’intelletto. Viene dunque il Signore e, sollevata la presente pietra posta sull’anima, apre la tomba e risuscita colui che è la, veramente liberando l’anima reclusa dalla prigione senza luce.”

Simeone Metafrasto, Parafrasi, 116

Ho letto questo libro in lingua spagnola perché ho conosciuto la sua autrice tanti anni fa in grazie ad un’intervista data in Tv mentre mi trovavo a Madrid. Waris è una modella e scrittrice somala naturalizzata austriaca.

E’ nata nel deserto, in Somalia, intorno al 1965, nessuna anagrafe da quelle parti, da una famiglia nomade. A circa 6 anni subisce il trauma dell’ infibulazione dopo aver visto morire la sorella a lei di poco maggiore a causa delle infezioni scatenate da questa pratica disumana. All’ età di 15 anni scappa da casa per sfuggire ad un matrimonio combinato con un uomo vedovo di 60 anni. Vive tra stenti e lavori umili per un po’ di tempo a Mogadiscio e poi riesce finalmente a raggiungere l’ Europa. Prima a Londra e dopo che un fotografo la scopre per puro caso inizia a lavorare per gli stilisti più famosi girando il mondo.

Questo libro, come tutti gli altri è sensazionale in fatto di spontaneità e complessità.

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Il libro racconta l’impresa impossibile e le profonde sensazioni che hanno suscitato in Waris i panorami del deserto, la miseria dei fratelli somali, la violenza dei disperati, ma anche la libertà interiore e la saggezza senza tempo dei nomadi. Poi gli aspetti più personali, che l’autrice ci fa condividere con generosità: l’abbraccio della madre, l’incontro con il padre, la lotta per l’esistenza in un mondo arido e infestato di bande armate e il contrasto con la moderna New York da cui era partita.

Il racconto del viaggio della famosa modella Waris Dirie (presente nella foto-copertina del libro) alla ricerca della propria famiglia e, soprattutto, delle proprie radici. Dirie è somala, si sente somala, la vita a Londra e a New York non è riuscita a trasformare il suo intimo,  la sua anima; nonostante le notizie alquanto allarmanti provenienti dalla Somalia, intraprende un lungo e rischioso viaggio alla ricerca della sua famiglia, della forza interiore di sua madre; dell’orgoglio terribile/amabile di suo padre. Rispettosa delle sue tradizioni, degli insegnamenti del suo Aba (padre) e di sua madre si schiera comunque coraggiosamente contro alcuni aspetti negativi della cultura somala, primo fra tutti quello dell’infibulazione: una pratica non riportata in alcun Corano ma fortemente praticata alle donne del popolo somalo. Dal 1997 è stata nominata ambasciatrice delle Nazioni Unite per i diritti delle donne africane, nell’ambito dell’impegno dell’ONU per l’abolizione della pratica della mutilazione genitale femminile.

Un tabù, questo come tanti altri ancora, del quale i componenti delle famiglie somale – famosi per la loro loquacità – non parlano affatto. Waris dimostra una sensibilità incredibile, trova  il coraggio di schierarsi contro queste terribili tradizioni non solo in Occidente, dove lei stessa afferma che è facile parlare, ma anche direttamente tra il suo popolo somalo.

“Ha anche fondato l’associazione Desert Dawn, un’organizzazione non a scopo di lucro la cui semplice ma profonda missione è quella di garantire ai bambini somali una migliore assistenza medica e istruzione, nonché maggiori opportunità. Desert Dawn si impegnerà a livello di base per aiutare chiunque condivida la speranza di Waris in una Somalia nuova, in cui la carestia, le epidemie e la violenza non minaccino più di distruggere le vite e i sogni dei bambini”.

Alba nel deserto è un libro straordinario. Nel suo racconto si potrebbe ravvisare una denunzia – e forse c’è -, oppure una illustrazione di costumi dalla mentalità triviale e meritevoli di biasimo – soprattutto per noi – occidentali tanto evoluti e democratici. In realtà è un libro denso di tenera nostalgia. Un libro che dovrebbe farci riflettere sugli affetti e le relazioni umane che pur nutrendosi della realtà oggettiva e monolitica fatta da milioni di dettagli raccapriccianti ed accorgimenti altrettanto assurdi e pur tuttavia la travalicano.

Direbbe uno show man di New York: “Se vuoi raggiunger eil castello ragazzina, devi passare a nuoto il fossato.”

La devozione è amore. L’amore è devozione. L’amore vince tutto.

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E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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