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Video: Seminario sul Battesimo – Prof. Giuseppe Gravante

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Istituto diocesano di Musica Sacra

Diocesi di Termoli-Larino

 

“Non più creature ma figli”.

Il Battesimo come porta della fede e della vita cristiana.

 

Seminario/Conferenza sul Sacramento del Battesimo*

Termoli, 21 gennaio 2017

Prof. Giuseppe Gravante

 

Prima di entrare nel merito dell’argomento di cui andremo a trattare, vale a dire il Battesimo inteso come “porta della fede e della vita cristiana”, è bene introdurre la questione partendo dalla bellissima definizione che il Catechismo della Chiesa Cattolica[1] dà del Battesimo stesso:

«Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d’ingresso alla vita nello Spirito («vitae spiritualis ianua»), e la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione[2]: «Baptismus est sacramentum regenerationis per aquam in verbo[3] – Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l’acqua e la parola»[4].

            Come è possibile notare, sono molteplici gli spunti che ci vengono offerti da tale affermazione, come a dire che il campo di azione lungo il quale ci muoveremo è piuttosto simile alla figura geometrica di un poliedro regolare e non tanto di una sfera: il poliedro, infatti, è composto da diverse facce, certamente limitate, ma perfette allo stesso tempo. La Chiesa stessa, allora, è poliedrica e non sferica! Nessuna sua realtà, nessuno di noi si perde nell’intero, ciascuno resta ben identificabile e “perfetto” nonostante gli strali del peccato. Il teologo Hans U. von Balthasar, a tal proposito, intitolava una sua opera proprio così: “Il tutto nel frammento”.

            Infine, è bene ricordare anche, che non è possibile parlare del Battesimo senza collegarlo agli altri due sacramenti dell’Iniziazione Cristiana: la Confermazione e l’Eucaristia. Questi formano un tutt’uno e, nella Chiesa antica, sin dal palesarsi delle prime forme rituali strutturate, questi erano inseparabili tra loro.

 

I termini “Battezzare”, “Battesimo”.

Dal punto di vista lessicografico il verbo greco baptízo è la forma intensiva di bàpto e significa “immergere”, “sommergere”; spesso, è utilizzato anche per descrivere delle situazioni di pericolo, ad esempio una nave che affonda o che si fa affondare. La cultura ellenistica, poi, raramente lo intende con il significato di “fare un bagno”, “lavarsi” ma suggerisce piuttosto l’idea di “andare in rovina”.

            Il NT, dal canto suo, utilizza bàpto soltanto in senso proprio: “intingere” (Lc 16,24[5]; Gv 13,26[6]), “tingere” (Ap 19,13[7]); e baptízo soltanto in senso cultuale (raramente a proposito di abluzioni giudaiche: Mc 7,4[8]), cioè nel senso tecnico di “battezzare”. Infatti, nel NT il verbo designa sia il Battesimo di Giovanni sia il Battesimo cristiano ed è impiegato prevalentemente – eccetto in due casi – sia nella sua forma attiva sia passiva[9]; questo è fondamentale: esclude la possibilità che il candidato possa “autoamministrarsi” il Battesimo, c’è sempre bisogno di un officiante, un ministro[10].

             Il fatto che il NT usi il verbo baptízo solo in senso cultuale, dimostra che per esso il Battesimo esprime una realtà rituale non affermata nelle culture del tempo, qualcosa prettamente cristiana. Le religioni ellenistiche, infatti, conoscevano le abluzioni; ma i recenti studi evidenziano che se il verbo baptízein appare nell’ellenismo qualche volta in contesti religiosi, non assume mai un senso sacrale tecnico.

 

Il significato e gli effetti della pratica battesimale nel NT.

Un importante rifermento neotestamentario che consente senza fallo di identificare una prima vera e propria chiave interpretativa del significato di Battesimo è l’espressione “uomo nuovo”. San Paolo la utilizza in Ef 4,25 e con essa intende designare l’uomo rinnovato dal Signore Gesù, da lui chiamato alla santità e a rivestirsi di lui[11]. Il battezzato, così, è introdotto in una nuova esistenza, diversa dalla precedente e capace di fornire completezza; perciò, il suo senso e la sua totalità si comprendono solo nel vivere in e di Cristo, nella sua grazia. Il concetto che sta alla base di questa trasformazione profonda lo si comprenderà meglio solo successivamente; i Padri della Chiesa[12], infatti, introdurranno la categoria di “divinizzazione” (theopoiesis, farsi come Dio), vale a dire una vera e propria restaurazione di quell’immagine che Dio ha posto in noi nell’atto creatore; in sostanza, un uomo chiamato a farsi come Dio al fine di poter godere della visio beatifica nei tempi dell’escaton.

            A partire da ciò, allora, il Battesimo costituisce “l’atto di nascita del cristiano” e in quanto tale è di una importanza fondamentale. Tuttavia, non basta dirsi battezzati per definirsi al contempo cristiani, questa relazione non sempre scaturisce in un’equipollenza; in realtà, uno è cristiano nella misura in cui aderisce nella fede a Cristo e per mezzo di lui comunica con tutti i fratelli di fede[13]. È evidente, dunque, la rilevanza che assumono la fede e il suo dispiegarsi nella dimensione ecclesiale. La persona, cioè, si realizza totalmente solo quando è capace di trascendersi, relazionarsi con quel “qualcuno” che la oltrepassa e comunicarsi con il resto dei “fedeli”…dei battezzati. Il Battesimo, in conclusione, non è un atto privato, non esprime una semplice caratteristica del singolo, ma è l’atto con cui si sancisce l’appartenenza a una comunità dalla quale nessuno potrà mai strapparci.

 

La Testimonianza degli Atti degli Apostoli.

Gli Atti degli Apostoli, in più di una circostanza, evidenziano come il primo passo da compiere per diventare cristiani sia quello di farsi battezzare, aderendo in pienezza al contenuto della predicazione apostolica.

            Un primo esempio è identificabile nella circostanza del discorso che Pietro tiene a Gerusalemme sull’evento di Pentecoste; subito dopo di esso, alla gente che domanda cosa deve fare per salvarsi, egli risponde con queste parole: «Pentitevi e ciascuno si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per ottenere il perdono dei vostri peccati; e riceverete il dono dello Spirito» (At 2,37-38). Il Battesimo è chiaramente congiunto con la fede, esige la conversione dai peccati e produce come frutto una particolare presenza dello Spirito. Come si vede, non è un gesto isolato, che vale in sé e per sé, ma è collegato con tutto un insieme di atteggiamenti spirituali, in parte da esso prodotti e in parte presupposti. È la sintesi di tutti gli elementi che costituiscono la “novità” cristiana e il rapporto Battesimo-Fede è imprescindibile; lo si può osservare, infatti, al versetto 41 quando si dice che «essi accolsero la loro parola e furono battezzati, e in quel giorno si aggiunsero a loro quasi tremila persone» (At 2,41)[14].

            Un altro esempio, poi, è costituito dall’episodio della conversione dei primi credenti di Samaria; si dice che, dopo aver creduto all’annuncio di Filippo, «uomini e donne si fecero battezzare» (At 8,12).

            Un altro ancora, dopo l’incontro del diacono Filippo con l’eunuco della regina Candace, a cui egli spiega la profezia di Is 53,7-8, essendo giunti presso una sorgente d’acqua l’eunuco dice: «Ecco dell’acqua, che cosa impedisce che io sia battezzato[…]. Entrambi scesero nell’acqua e Filippo lo battezzò» (At 8,36-38).

            Persino Saulo non “sfuggirà” alla legge del Battesimo (At 9,19) e lo praticherà con costanza nella sua molteplice attività missionaria: a Filippi battezza Lidia, poi il suo carceriere dopo la prodigiosa liberazione dal carcere ad opera di un improvviso terremoto; a Corinto, Crispo, capo della Sinagoga, insieme a tutta la sua famiglia e altri abitanti; a Efeso, alcuni discepoli che erano battezzati solo nel “Battesimo di Giovanni”, furono invitati a farsi battezzare “nel nome di Cristo”[15].

            Da questi testi, allora, risulta evidente che il Battesimo è il rito che presuppone e inizia, contemporaneamente, alla fede cristiana, di cui è la proclamazione pubblica e costituisce anche un impegno a viverla davanti agli altri. L’annuncio del Vangelo include anche l’annuncio del Battesimo come sacramento significativo e produttivo della novità cristiana[16]. Il Battesimo deriva direttamente da Gesù; a riguardo sono significative le conclusioni del vangelo di Marco e di Matteo, in cui il Battesimo è parte essenziale del mandato universale affidato da Gesù ai suoi apostoli:

in Marco: «Andate in tutto il mondo, predicate il vangelo a tutta la creazione. Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo, chi non crederà sarà condannato. Ed ecco i miracoli che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel mio nome cacceranno i demoni, parleranno lingue nuove» (Mc 16,15-18).

In Matteo (con le dovute differenze): «mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo» (Mt 28,18-20)[17].

            La fede è il dato fondamentale, ma accanto ad essa, però, si esige il Battesimo, che non può essere soltanto una ratifica esterna della fede, ma qualcosa di più profondo, che realizza quello che nel suo rito esterno significa. Se la fede è l’accettazione del mistero, il sacramento è l’introduzione totale nel mistero trinatario dove tutto è stupore e meraviglia.

 

Il Battesimo nella dottrina di Paolo[18].

Il vero e proprio punto di svolta lo si ha con San Paolo. Il “Teologo del Battesimo”, infatti, impernierà tutta la sua teologia sulla passione, morte e resurrezione del Signore: esso (il Battesimo) ne è segno sacramentale. Pertanto, sono evidenziabili alcune caratteristiche per nulla circostanziali:

           A) Assimilazione alla morte e resurrezione di Cristo.

            Fondamentale il passo della Lettera ai Romani:

«Non sapete forse che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Con Lui dunque siamo stati sepolti per mezzo del Battesimo nella morte, perché, come Cristo è stato risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi camminiamo in novità di vita” (Rom 6,3-6).

            I credenti sono liberati dalla schiavitù del peccato e, di conseguenza, dalla morte, attraverso il Battesimo, che li inserisce da persone nella dinamica della morte e della resurrezione di Cristo. È aderendo a Cristo nella fede che l’uomo “muore” al peccato e s’incammina sui sentieri della vita autentica[19].

           B) Il Battesimo ci rende figli di Dio.

            Questo tema è ripreso nella lettera ai Galati, per dire che il Battesimo, mai disgiunto dalla fede, inserendoci in Cristo fa di noi tutti dei figli di Dio:

«Tutti infatti siete figli di Dio per mezzo della fede in Cristo Gesù; in realtà quanti siete stati battezzati in Cristo, avete rivestito Cristo. Non c’è più ormai né giudeo né greco, né servo né libero, né maschio né femmina. Tutti voi infatti siete una sola persona in Cristo Gesù» (Gal 3,26-28).

            È evidente che il Battesimo ci rende “figli di Dio” tramite Cristo, che è l’unico vero Figlio, ci fa “rivestire” lui; abolisce tutte le differenze di razza, di cultura, di sesso per fare di noi tutti un “solo essere” nuovo in Cristo[20].

           C) Il Battesimo come lavacro.

            È molto importante la testimonianza della Lettera a Tito:

«Quando apparve la bontà e l’amore per gli uomini del Salvatore nostro Dio, non per le opere che noi avessimo fatto nella giustizia, ma secondo la sua misericordia ci ha salvati, mediante il lavacro della rigenerazione e della rinnovazione dello Spirito Santo che egli ha effuso in noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo Salvatore nostro, affinché giustificati per mezzo della sua grazia diventiamo eredi della vita eterna nella speranza» (Tt 3,4-7).

            Paolo, facendo risalire tutto il mistero della nostra salvezza alla bontà e alla misericordia del Signore, afferma che ciò si è verificato nel segno sacramentale del Battesimo, il quale con il simbolismo del rito ha realizzato veramente la rinascita del cristiano: esso è un lavacro, che deve purificare e mondare, ma anche quasi un germe di vita che ci rigenera, distaccandoci dal nostro vivere precedente e ci rinnova dandoci il dono dello Spirito, che è Spirito di novità e di vita. Tutto questo è già realtà, ma aspetta di maturare nella vita eterna: “il già e non ancora”[21].

 

Il Battesimo nei primi secoli.

Nei primi secoli di vita della Chiesa, diversi sono gli esempi che ci giungono circa la prassi battesimale in uso, segnandone anche evidenti mutamenti ed evoluzioni. In tale circostanza, non li prenderemo in esame tutti, ma solo quelli ritenuti più funzionali.

            A)La Didaché (I-II sec. D.C.).

            Inizia la sua parte liturgica occupandosi proprio del Battesimo.  Il testo – assai noto – esordisce in questo modo:

«Riguardo al Battesimo, battezzate così: avendo in precedenza esposto tutti questi precetti, battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo[22] in acqua viva. Se non hai acqua viva, battezza in altra acqua; se non puoi nella fredda, battezza nella calda. Se poi ti mancano entrambe, versa sul capo tre volte l’acqua in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E prima del Battesimo digiunino il battezzante, il battezzando e, se possono, alcuni altri. Prescriverai però che il battezzando digiuni sin da uno o due giorni prima»[23].

            Come si può notare, già qui è presente la possibilità di amministrare il Battesimo nella forma dell’infusione dell’acqua sul capo del catecumeno; tuttavia, è evidente che questa non è da ritenersi la prassi ordinaria. In sostanza, si tratta di una pratica da utilizzarsi solo e soltanto in casi di estrema necessità; almeno per il momento, infatti, il Battesimo per immersione è inderogabile e rimarrà per secoli l’unica consuetudine.

            Dal contesto si evince chiaramente che il Battesimo è per la remissione dei peccati e segna l’ingresso in una comunità che vuole scegliere una delle due vie indicate in apertura del testo: la via del bene[24]

            B) Giustino (II sec. d.C.).

            Nella sua I Apologia, rivolgendosi all’imperatore pagano Antonio Pio (150 d.C.), cerca di far comprendere cosa significhi “battezzare” una persona. Egli insegna anzitutto che è vitale credere a ciò che è stato insegnato e vivere in conformità a questo insegnamento, imparare a pregare e chiedere la remissione dei peccati. Dice che l’intera comunità digiuna insieme ai candidati all’iniziazione e che questi vengono condotti dove c’è dell’acqua e battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

            Secondo Giustino la fede in Cristo e il Battesimo danno a colui che crede la luce; egli, infatti, definisce il Battesimo stesso photismós: “illuminazione”. Pertanto, se il Battesimo può essere compreso da angolature di natura apofatica (remissione dei peccati, morte ecc.), esso assume anche e soprattutto connotati positivi: l’illuminazione, la luce, la vita.

            Da notare come Giustino raccoglie tutta quella che è la teologia neotestamentaria, tanto da ribadire che il Battesimo non ha solo effetti personali, ma anche “pubblici”: esso fa entrare nella comunità per poter condividere il pane dell’Eucaristia.

             C) Tertulliano (II-III sec. d.C.).

            Tertulliano, con il suo trattato De Baptismo, inaugura la metodologia catechetica che consiste nell’insegnare la dottrina partendo dal rito. Il rito battesimale comporta la rinuncia e l’immersione con la triplice interrogazione trinitaria. Ad ogni interrogazione il candidato risponde «credo» ed è immerso ogni volta. Uscendo dall’acqua, il battezzato riceve l’unzione con l’olio. Egli non accenna alla signatio, ma introduce l’imposizione della mano a cui attribuisce – come faranno in seguito i Padri – il dono dello Spirito, che viene ricollegato alla benedizione di Giacobbe.

           D) La Traditio Apostolica dello Pseudo Ippolito (III sec. d.C.).

            Ippolito di Roma ci fa conoscere la sua concezione del rito battesimale. Egli dice che al canto del gallo – pur non riferendo la formula da utilizzarsi – si benedice l’acqua; per primi vengono battezzati i bambini e che, se sono in grado di farlo, gli stessi risponderanno alle interrogazioni trinitarie, altrimenti il compito spetta ai genitori o a qualcuno della famiglia. In seguito, vengono battezzati gli uomini e infine le donne, le quali si presenteranno a capo scoperto e con i capelli sciolti, liberi dai fermagli d’oro. Prima si benedice il crisma, chiamato “olio d’azione di grazie” e un “olio d’esorcismo” (corrispondenti ai nostri sacro crisma e olio dei catecumeni). Il presbitero poi fa compiere la rinuncia con quella che diverrà la formula classica: «Io rinuncio a te, Satana, e a tutte le tue seduzioni e a tutte le tue opere». Unge quindi il candidato con l’olio d’esorcismo dicendo: «Ogni spirito malvagio si allontani da te» e lo affida, svestito, al vescovo o al presbitero che è presso l’acqua per battezzare. Il candidato discende nell’acqua insieme al diacono che lo interroga circa la fede trinitaria e gli impone la mano. Ad ogni risposta «credo» viene immerso nell’acqua e quando esce viene unto dal presbitero con l’olio di azione di grazie. Una volta rivestiti, i battezzati si recano in chiesa dove il vescovo imporrà loro la mano, farà l’unzione e li segnerà sulla fronte. Il vescovo, nella celebrazione eucaristica che segue, rende grazie sul pane e sul vino, su una mistura di latte e miele (simbolo delle promesse realizzate) e sull’acqua (simbolo del Battesimo). Al momento della comunione i neo-battezzati e confermati riceveranno il pane, l’acqua, il latte con il miele e il vino.

* Sarà posta in deroga la sezione inerente alla prassi battesimale della Chiesa di Gerusalemme e del suo vescovo Cirillo.

 

Il Luogo del Battesimo[25].

Per evidenti necessità, non sarà affrontata la tematica battesimale, con relativa architettura rituale, propria alla Chiesa di Gerusalemme e al suo vescovo Cirillo, ai secoli medioevali e moderni, ma saranno presi in considerazione gli aspetti prettamente liturgici che ineriscono al vissuto storico contemporaneo.

            Per prima cosa, va affermato una volta per tutte che la lunga tradizione che sta alle nostre spalle ha in qualche modo mortificato lo spazio dell’iniziazione cristiana riducendolo sovente a un angolo oscuro e abbandonato delle nostre chiese, con un fonte battesimale che ha serie difficoltà ad esprimere le luminose origini pasquali della vita cristiana. Nello spazio liturgico di una chiesa, infatti, l’altare è senza dubbio l’elemento più importante da prendere in considerazione; tuttavia, non è possibile giungere a comprenderne la valenza se le origini cristiane di ciascuno vengono continuamente cassate e/o oscurate.

            Il Battesimo è il primo dei sacramenti, senza di esso non è possibile procedere verso gli altri e, di conseguenza, nella vita cristiana. Nel considerare i vari spazi simbolici che costituiscono il luogo di culto cristiano, allora, il necessario incipit va posto proprio nello spazio battesimale, da dove cioè il cristiano inizia il suo itinerario verso l’altare, verso quell’Eucaristia che è il vertice dell’iniziazione cristiana e di tutta l’azione pastorale della Chiesa.

             A) Il rito dà forma allo spazio.

            Lo spazio sacro, più di quanto si possa immaginare, contribuisce alla formazione della mentalità e dell’identità di chi lo frequenta e, per tali ragioni, non è affatto da considerarsi “innocuo”! Gli spazi liturgici si sono via via strutturati come espressione visibile di ciò che la Chiesa intendeva annunciare attraverso i riti; in altre parole, è praticamente il rito che ha dato forma allo spazio.

            Inizialmente, come gli Atti degli Apostoli lasciano intendere, ogni luogo nel quale vi fosse dell’acqua era adatto per battezzare. Nel corso del tempo, però, la progressiva strutturazione di un rito sempre più ricco di azioni simboliche, unitamente ad altre esigenze molto pratiche (le condizioni climatiche della stagione in cui cadeva la veglia pasquale specialmente nelle regioni del Nord), consigliarono di portare la celebrazione di questo sacramento in un primo tempo in un luogo riparato e poi, soprattutto dopo la pace costantiniana, dalle case private in un luogo costruito appositamente vicino alla chiesa, dove il rito si concludeva con l’Eucaristia. Sono nati così i primi battisteri, che per essere funzionali al rito assumono inevitabilmente una struttura fortemente simbolica.

               B) Il Fonte Battesimale entra in chiesa.

            In ragion di quanto appena detto, i battisteri sorsero come edifici ben distinti dallo spazio dove coloro che già erano battezzati si radunavano per la celebrazione dell’Eucaristia. Il Battesimo, infatti, è la “porta” che immette nella Chiesa e che pertanto permette la partecipazione al banchetto eucaristico, segno della piena comunione in Cristo e nella Chiesa.

            Il luogo del Battesimo, dunque, consisteva in una vasca nella quale, il battezzando, da una parte scendeva per venire immerso e dall’altra vi usciva al fine di simboleggiare proprio quel passaggio a una situazione del tutto nuova: la morte dell’uomo vecchio e la nascita dell’uomo nuovo con Cristo risorto. Subito all’uscita della vasca, il neo-battezzato veniva accolto dai “fratelli maggiori”, rivestito della tunica bianca e riceveva dal vescovo la confermazione. Infine, tutti i neo-battezzati entravano processionalmente in chiesa riconosciuti come fratelli da tutta quanta la comunità cristiana che dava loro l’abbraccio di pace per la prima volta.

            Fin dall’inizio, anche se apparentemente sembrerebbe in contraddizione con quanto espresso in precedenza, come mostra anche un affresco al cimitero di Callisto in Roma e come attesta anche lo stesso Cipriano (258 d.C.), vescovo di Cartagine, soprattutto per gli ammalati e le persone deboli (Epist. 76,12), non è mai mancata la forma del Battesimo per infusione. L’infusione ha preso il sopravvento quando, verso la fine del primo millennio, in una società interamente cristianizzata, vennero a mancare quasi del tutto i battesimi degli adulti. Per ovvi motivi si preferì battezzare i bambini per infusione e di conseguenza in vasche sempre più piccole. I battisteri, in forza dell’antica tradizione, continuarono ad essere costruiti presso le cattedrali delle grandi città fino al XIII secolo, ma venendo via via a mancare una chiara distinzione fra battezzati e non, anche il fonte battesimale finì con l’entrare in chiesa, diventando parte integrante dello spazio riservato ai fedeli. Unica traccia superstite del suo ruolo di “porta” per entrare a far parte del popolo di Dio, la sua collocazione presso l’ingresso della chiesa e generalmente sulla sinistra.

            In tale posizione, sovente confuso fra le tante cappelle laterali, il fonte battesimale per quasi un millennio espresse una Chiesa identificata con la società civile. Una società dove nascere alla vita di questo mondo implica già in qualche modo l’essere cristiani. È sintomatico che, fino alla metà di questo secolo, il giorno della nascita coincideva con quello del Battesimo. La maggioranza dei battesimi, infatti, aveva luogo nelle cappelle delle cliniche e degli ospedali, talvolta in modo frettoloso e mentre la madre si preparava per tornare a casa.

            Sarà solo il profondo rinnovamento della Chiesa promosso dal Concilio Vaticano II a rinnovare e riportare in auge la prassi dell’iniziazione cristiana e, di conseguenza, anche la rivalutazione e rivisitazione dello spazio liturgico a esso dedicato. In primo luogo, si tentò di “rivisibilizzare” la dimensione comunitaria della fede tanto da produrre norme liturgiche dalle soluzioni “coraggiose”: lo spazio sacro battesimale dovrà offrire la possibilità di una celebrazione comunitaria. Il Rito dell’Iniziazione Cristiana afferma:

«Il Fonte battesimale può essere collocato in una cappella, situata in chiesa o fuori di essa, o anche in altra parte della chiesa, visibile ai fedeli; in ogni caso deve essere disposto in modo da consentire la partecipazione comunitaria». (Iniz. Crist., Introd. Gen. 25).

            Proprio a questo scopo si sta instaurando sempre più la prassi innovativa di porre il fonte battesimale in uno spazio ben distinto, ma sull’itinerario ideale che conduce verso l’altare (Fonte Battesimale-Confessionale-Altare), come consigliato dal Benedizionale, affinché «risulti manifesto il nesso del Battesimo con la parola di Dio è con l’Eucaristia che è culmine dell’iniziazione cristiana» (n. 1166).

            C) Uno spazio: pasquale.

            Entrando oggi in una chiesa deve apparire subito ben chiaro che il fonte battesimale non è un accessorio secondario, ma il simbolo di ciò che è un cristiano, cioè un “risuscitato”, un rinato nello Spirito per mezzo di quell’acqua che è simbolo di Cristo e della sua parola che rende puri e giustificati (Cfr. Gv 4,1-26; 15,3).

            Per questo, accanto al fonte battesimale, è prevista una dignitosa collocazione del cero pasquale: deve essere sempre chiaro ed evidente che il Battesimo è inserimento nel mistero pasquale, cioè in un permanente itinerario di esodo per abbandonare ogni idolatria e formare un solo popolo nella carità. In aggiunta, sarebbe opportuno e decoroso arricchire tale spazio sacro con immagini pasquali e non con la raffigurazione di Giovanni Battista che battezza Gesù: noi non siamo battezzati nel battesimo di Giovanni e non bastano le assonanze linguistiche per forzare la simbologia. È interessante ricordare che i più antichi battisteri erano circolari, come lo erano in genere i mausolei, per evidenziare la partecipazione alla morte di Cristo. Stesso significato per alcuni battisteri esagonali: Cristo è morto nel sesto giorno della settimana. Assai più numerosi i battisteri ottagonali in memoria della risurrezione avvenuta nell’ottavo giorno, cioè nel primo giorno della nuova creazione, dopo il settimo dell’antica alleanza. Le attuali norme, poi, prevedono la possibilità di fonti battesimali con l’acqua corrente affinché l’acqua viva manifesti ancor meglio la pienezza di vita nuova in Cristo (Cfr. Iniz. Crist. 21 e 25).

            Infine, è interessante sottolineare pure come in alcuni testi antichi il battistero sia chiamato anche “ninfeo” (dal greco nymphaion, latino nynphaeum), cioè camera nuziale. Il battistero è visto quindi come il luogo dove Dio, per mezzo di Cristo-Sposo, celebra il suo incontro nuziale con l’umanità. È tutta questa ricchezza simbolica che oggi le chiese, specialmente quelle di nuova costruzione, sono chiamate ad esprimere attraverso lo spazio riservato alla celebrazione dell’iniziazione cristiana.

 

I simboli battesimali meno conosciuti: il Cero Pasquale e la Veste Bianca.

La presenza del Cero Pasquale nel rito battesimale evoca la Veglia Pasquale in tutti i suoi aspetti. Essere battezzati significa accogliere Cristo nel contesto della comunità, nell’ascolto della sua Parola, nella partecipazione alla mensa eucaristica per essere capaci di riconoscerlo anche nel prossimo. Non a caso, nel Rito del Battesimo dei Bambini prima dei sette anni, le norme prevedono che venga recitato il Padre Nostro presso l’altare quale impegno per il neo battezzato a restituirlo un giorno personalmente partecipando all’Eucaristia. Il cero, che nel tempo pasquale si colloca presso l’altare o presso l’ambone e che durante il resto dell’anno viene posto accanto al fonte battesimale, nel rito battesimale viene consegnato ai padrini che ad esso accendono una candela per il neo battezzato. È un rito che difficilmente viene osservato come proposto (consegna vera e propria del Cero Pasquale) sia perché nel rito preconciliare era scomparso il cero pasquale sia per una certa e abbastanza ovvia scomodità. Resta tuttavia importante questo gesto che sottolinea il compito dei padrini e di tutta la Chiesa che essi rappresentano, di attingere alla fonte della luce per comunicare il deposito della fede ai nuovi figli così che anch’essi, a loro volta, diventino luce del mondo.

            «La veste bianca significa che il battezzato si è rivestito di Cristo: egli è risorto con Cristo»[26]. Questa simbologia merita un accenno perché sovente fraintesa nel suo significato. È il segno della vita nuova e, in una visione più biblica e patristica, è l’abito nuziale per partecipare al banchetto eterno con lo Sposo che è Cristo. Non è il segno di una non meglio specificata “innocenza” o “purezza” come si sente talvolta dire. Addirittura, proprio perché segno dell’invito nuziale, dell’amore di Dio che unisce la sua vita alla nostra, quindi il segno della festa, in altre tradizioni liturgiche questa veste può avere un colore diverso.

 

Conclusioni.

Da quanto fin qui detto, deduciamo che l’uomo rinato dall’acqua e dallo Spirito per mezzo del Battesimo, è colui che vive l’incontro di grazia col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo nella propria esistenza, camminando in novità di vita, che consegue alla gratuita autocomunicazione della vita trinitaria[27].

            È il Padre che chiama a vivere il cambiamento di mentalità nell’accoglienza del Cristo, muovendo il cuore alla conversione necessaria per entrare nella nuova alleanza: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato[…]. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me» (Gv 6,44s). Dio stabilisce dunque, la nuova alleanza per Cristo e nello Spirito, rendendo gli uomini figli nel Figlio: «Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo» (Gal 3,26 s)[28].

            Incontro col Figlio in quanto ripresentazione della sua morte e resurrezione, il Battesimo conduce il credente non solo a condividere l’evento del mistero pasquale del Salvatore, ma anche a sperimentarne i frutti di riconciliazione nella propria esistenza. L’ethos del battezzato è perciò un ethos pasquale: unito al suo Signore, egli vive la storicità in maniera nuova, perché l’esperienza del dolore e della morte, che il limite dell’esistenza creata e l’inesorabilità del divenire continuamente ripropongono, diventa per lui via per attualizzare nella storia l’opera della riconciliazione con Dio e fra gli uomini, compiuta da Cristo nella sua passione e resurrezione. La sofferenza del divenire diviene “via crucis” dell’amore a Dio e agli altri, luogo di esercizio di un’etica della responsabilità verso il prossimo, che spinge l’io a farsi ostaggio della solidarietà che salva[29].

            È nello Spirito, infine, che viene a suggellarsi l’opera della Trinità nell’uomo, realizzata negli eventi pasquali e attualizzata nel mistero battesimale: «È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori» (2Cor 1,21 s). L’azione dello Spirito è “dunamis”, potenza che plasma la nostra vita configurandola a Cristo e diventando il criterio ultimo di ogni vero discepolato, di ogni vera obbedienza alla Parola. In forza di ciò, l’uomo nuovo non è centrato sulla propria autonomia e sulla propria soggettività ma su un’appartenenza, l’appartenenza a Cristo; a riguardo San Paolo dice: «Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene» (Rom 8,9). È qui il principio di ogni identità e di ogni rilevanza cristiana: lo Spirito è la ragione della più autentica realizzazione dell’uomo[30].

            Vivere da battezzati, allora, è vivere nella comunione col popolo santo di Dio, nella reciproca accoglienza e nel comune servizio della carità, nell’unica testimonianza agli uomini del dono dell’eternità nel tempo, compiutosi in Cristo e nello Spirito.

[1] Il Catechismo della Chiesa Cattolica fu approvato in prima stesura l’11 ottobre 1992, attraverso la lettera apostolica Fidei Depositum promulgata da Giovanni Paolo II e, in via definitiva, il 15 agosto 1997 con la Lettera Apostolica Laetamur Magnopere dello stesso Giovanni Paolo II.

[2] Cfr. Concilio di Firenze, Decretum pro Armenis: DS 1314; CIC canoni 204, § 1. 849; CCEO canone 675, § 1.

[3] Catechismo Romano 2, 2, 5: ed. P. Rodríguez (Città del Vaticano-Pamplona 1989) p. 179.

[4] Catechismo della Chiesa Cattolica, LEV, Città del Vaticano 1992, n. 1213.

[5] «Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura» (Lc 16,24).

[6] «Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone» (Gv 13,26). 

[7] «È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è Verbo di Dio» (Ap 19,13).

[8] «…e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame» (Mc 7,4).

[9] Solo in due casi è adoperato nella forma media (At 22,16 e 1Cor 10,2), dove, la traduzione più corretta sarebbe di intonazione riflessiva: “battezzarsi”. Ciò lascerebbe presupporre una prassi rituale primitiva – ma subito abbandonata – durante la quale mancherebbe la figura di un officiante. Tuttavia, la questione sembrerebbe più facilmente risolvibile se posta sul piano della grammatica greca: la forma media è utilizzata anche per indicare un azione che il soggetto lascerebbe compiere su di sé da qualcun altro, nel nostro caso il Battesimo.

[10] Cfr. Caspani P., Rinascere dall’acqua e dallo Spirito. Battesimo e cresima sacramenti dell’iniziazione cristiana, EDB, Bologna 2009, p. 22.

[11] «…rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera» (Ef 4,25).

[12] Su tutti Gregorio di Nissa, Gregorio di Nazianzo e Basilio Magno.

[13] Ci viene in soccorso anche la liturgia: «Così hai amato in noi ciò che tu amavi nel Figlio…» (Prefazio VII del Tempo Ordinario). Siamo figli nella misura in cui mostriamo al Padre la presenza di Cristo in noi, proprio quella immagine restaurata di cui i Padri parlavano.

[14] Cfr. Algeri M. C., Rinati dall’acqua e dallo Spirito. Relazione per Seminario S.T.B., 9 maggio 2006, p. 2.

[15] Cfr. Ibidem, p. 3.

[16] Cfr. Ibidem

[17] Cfr. Ibidem

[18] Seppur di fondamentale importanza, tralasceremo di approfondire la dottrina battesimale di Giovanni; per il momento ci basti dire – anche in maniera piuttosto semplicistica – che, per essa, il Battesimo è inteso come una “rinascita dall’alto” (Gv 3,3), “rinascita dall’acqua e dallo Spirito” (Gv 3,5) ecc.

[19] Cfr. Algeri M. C., Rinati dall’acqua e dallo Spirito, pp. 4-5.

[20] Cfr. Ibidem, p. 5.

[21] Cfr. Ibidem

[22] È ancora presto per vederci dietro una teologia trinitaria.

[23] Didaché, VII, 1-4.

[24] La Didaché inizia parlando proprio della possibilità di percorrere due vie, quella del bene e quella del male.

[25] In questa sezione saranno utilizzati come particolare riferimento, alcuni testi di A. Nocent, O.S.B.

[26] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1243.

[27] Cfr. Algeri M. C., Rinati dall’acqua e dallo Spirito, pp. 8-9.

[28] Cfr. Ibidem, p. 9.

[29] Cfr. Ibidem

[30] Cfr. Ibidem

 

*Il presente testo è il frutto di una riflessione personale e della rielaborazione di alcuni testi di altri autori per un Seminario sul Sacramento del Battesimo.

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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Video: Seminario sul Battesimo – Prof. Giuseppe Gravante

  

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Diocesi di Termoli-Larino

 

“Non più creature ma figli”.

Il Battesimo come porta della fede e della vita cristiana.

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Seminario/Conferenza sul Sacramento del Battesimo*

Termoli, 21 gennaio 2017

Prof. Giuseppe Gravante

 

Prima di entrare nel merito dell’argomento di cui andremo a trattare, vale a dire il Battesimo inteso come “porta della fede e della vita cristiana”, è bene introdurre la questione partendo dalla bellissima definizione che il Catechismo della Chiesa Cattolica[1] dà del Battesimo stesso:

«Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d’ingresso alla vita nello Spirito («vitae spiritualis ianua»), e la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione[2]: «Baptismus est sacramentum regenerationis per aquam in verbo[3] – Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l’acqua e la parola»[4].

            Come è possibile notare, sono molteplici gli spunti che ci vengono offerti da tale affermazione, come a dire che il campo di azione lungo il quale ci muoveremo è piuttosto simile alla figura geometrica di un poliedro regolare e non tanto di una sfera: il poliedro, infatti, è composto da diverse facce, certamente limitate, ma perfette allo stesso tempo. La Chiesa stessa, allora, è poliedrica e non sferica! Nessuna sua realtà, nessuno di noi si perde nell’intero, ciascuno resta ben identificabile e “perfetto” nonostante gli strali del peccato. Il teologo Hans U. von Balthasar, a tal proposito, intitolava una sua opera proprio così: “Il tutto nel frammento”.

            Infine, è bene ricordare anche, che non è possibile parlare del Battesimo senza collegarlo agli altri due sacramenti dell’Iniziazione Cristiana: la Confermazione e l’Eucaristia. Questi formano un tutt’uno e, nella Chiesa antica, sin dal palesarsi delle prime forme rituali strutturate, questi erano inseparabili tra loro.

 

I termini “Battezzare”, “Battesimo”.

Dal punto di vista lessicografico il verbo greco baptízo è la forma intensiva di bàpto e significa “immergere”, “sommergere”; spesso, è utilizzato anche per descrivere delle situazioni di pericolo, ad esempio una nave che affonda o che si fa affondare. La cultura ellenistica, poi, raramente lo intende con il significato di “fare un bagno”, “lavarsi” ma suggerisce piuttosto l’idea di “andare in rovina”.

            Il NT, dal canto suo, utilizza bàpto soltanto in senso proprio: “intingere” (Lc 16,24[5]; Gv 13,26[6]), “tingere” (Ap 19,13[7]); e baptízo soltanto in senso cultuale (raramente a proposito di abluzioni giudaiche: Mc 7,4[8]), cioè nel senso tecnico di “battezzare”. Infatti, nel NT il verbo designa sia il Battesimo di Giovanni sia il Battesimo cristiano ed è impiegato prevalentemente – eccetto in due casi – sia nella sua forma attiva sia passiva[9]; questo è fondamentale: esclude la possibilità che il candidato possa “autoamministrarsi” il Battesimo, c’è sempre bisogno di un officiante, un ministro[10].

             Il fatto che il NT usi il verbo baptízo solo in senso cultuale, dimostra che per esso il Battesimo esprime una realtà rituale non affermata nelle culture del tempo, qualcosa prettamente cristiana. Le religioni ellenistiche, infatti, conoscevano le abluzioni; ma i recenti studi evidenziano che se il verbo baptízein appare nell’ellenismo qualche volta in contesti religiosi, non assume mai un senso sacrale tecnico.

 

Il significato e gli effetti della pratica battesimale nel NT.

Un importante rifermento neotestamentario che consente senza fallo di identificare una prima vera e propria chiave interpretativa del significato di Battesimo è l’espressione “uomo nuovo”. San Paolo la utilizza in Ef 4,25 e con essa intende designare l’uomo rinnovato dal Signore Gesù, da lui chiamato alla santità e a rivestirsi di lui[11]. Il battezzato, così, è introdotto in una nuova esistenza, diversa dalla precedente e capace di fornire completezza; perciò, il suo senso e la sua totalità si comprendono solo nel vivere in e di Cristo, nella sua grazia. Il concetto che sta alla base di questa trasformazione profonda lo si comprenderà meglio solo successivamente; i Padri della Chiesa[12], infatti, introdurranno la categoria di “divinizzazione” (theopoiesis, farsi come Dio), vale a dire una vera e propria restaurazione di quell’immagine che Dio ha posto in noi nell’atto creatore; in sostanza, un uomo chiamato a farsi come Dio al fine di poter godere della visio beatifica nei tempi dell’escaton.

            A partire da ciò, allora, il Battesimo costituisce “l’atto di nascita del cristiano” e in quanto tale è di una importanza fondamentale. Tuttavia, non basta dirsi battezzati per definirsi al contempo cristiani, questa relazione non sempre scaturisce in un’equipollenza; in realtà, uno è cristiano nella misura in cui aderisce nella fede a Cristo e per mezzo di lui comunica con tutti i fratelli di fede[13]. È evidente, dunque, la rilevanza che assumono la fede e il suo dispiegarsi nella dimensione ecclesiale. La persona, cioè, si realizza totalmente solo quando è capace di trascendersi, relazionarsi con quel “qualcuno” che la oltrepassa e comunicarsi con il resto dei “fedeli”…dei battezzati. Il Battesimo, in conclusione, non è un atto privato, non esprime una semplice caratteristica del singolo, ma è l’atto con cui si sancisce l’appartenenza a una comunità dalla quale nessuno potrà mai strapparci.

 

La Testimonianza degli Atti degli Apostoli.

Gli Atti degli Apostoli, in più di una circostanza, evidenziano come il primo passo da compiere per diventare cristiani sia quello di farsi battezzare, aderendo in pienezza al contenuto della predicazione apostolica.

            Un primo esempio è identificabile nella circostanza del discorso che Pietro tiene a Gerusalemme sull’evento di Pentecoste; subito dopo di esso, alla gente che domanda cosa deve fare per salvarsi, egli risponde con queste parole: «Pentitevi e ciascuno si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per ottenere il perdono dei vostri peccati; e riceverete il dono dello Spirito» (At 2,37-38). Il Battesimo è chiaramente congiunto con la fede, esige la conversione dai peccati e produce come frutto una particolare presenza dello Spirito. Come si vede, non è un gesto isolato, che vale in sé e per sé, ma è collegato con tutto un insieme di atteggiamenti spirituali, in parte da esso prodotti e in parte presupposti. È la sintesi di tutti gli elementi che costituiscono la “novità” cristiana e il rapporto Battesimo-Fede è imprescindibile; lo si può osservare, infatti, al versetto 41 quando si dice che «essi accolsero la loro parola e furono battezzati, e in quel giorno si aggiunsero a loro quasi tremila persone» (At 2,41)[14].

            Un altro esempio, poi, è costituito dall’episodio della conversione dei primi credenti di Samaria; si dice che, dopo aver creduto all’annuncio di Filippo, «uomini e donne si fecero battezzare» (At 8,12).

            Un altro ancora, dopo l’incontro del diacono Filippo con l’eunuco della regina Candace, a cui egli spiega la profezia di Is 53,7-8, essendo giunti presso una sorgente d’acqua l’eunuco dice: «Ecco dell’acqua, che cosa impedisce che io sia battezzato[…]. Entrambi scesero nell’acqua e Filippo lo battezzò» (At 8,36-38).

            Persino Saulo non “sfuggirà” alla legge del Battesimo (At 9,19) e lo praticherà con costanza nella sua molteplice attività missionaria: a Filippi battezza Lidia, poi il suo carceriere dopo la prodigiosa liberazione dal carcere ad opera di un improvviso terremoto; a Corinto, Crispo, capo della Sinagoga, insieme a tutta la sua famiglia e altri abitanti; a Efeso, alcuni discepoli che erano battezzati solo nel “Battesimo di Giovanni”, furono invitati a farsi battezzare “nel nome di Cristo”[15].

            Da questi testi, allora, risulta evidente che il Battesimo è il rito che presuppone e inizia, contemporaneamente, alla fede cristiana, di cui è la proclamazione pubblica e costituisce anche un impegno a viverla davanti agli altri. L’annuncio del Vangelo include anche l’annuncio del Battesimo come sacramento significativo e produttivo della novità cristiana[16]. Il Battesimo deriva direttamente da Gesù; a riguardo sono significative le conclusioni del vangelo di Marco e di Matteo, in cui il Battesimo è parte essenziale del mandato universale affidato da Gesù ai suoi apostoli:

in Marco: «Andate in tutto il mondo, predicate il vangelo a tutta la creazione. Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo, chi non crederà sarà condannato. Ed ecco i miracoli che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel mio nome cacceranno i demoni, parleranno lingue nuove» (Mc 16,15-18).

In Matteo (con le dovute differenze): «mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo» (Mt 28,18-20)[17].

            La fede è il dato fondamentale, ma accanto ad essa, però, si esige il Battesimo, che non può essere soltanto una ratifica esterna della fede, ma qualcosa di più profondo, che realizza quello che nel suo rito esterno significa. Se la fede è l’accettazione del mistero, il sacramento è l’introduzione totale nel mistero trinatario dove tutto è stupore e meraviglia.

 

Il Battesimo nella dottrina di Paolo[18].

Il vero e proprio punto di svolta lo si ha con San Paolo. Il “Teologo del Battesimo”, infatti, impernierà tutta la sua teologia sulla passione, morte e resurrezione del Signore: esso (il Battesimo) ne è segno sacramentale. Pertanto, sono evidenziabili alcune caratteristiche per nulla circostanziali:

           A) Assimilazione alla morte e resurrezione di Cristo.

            Fondamentale il passo della Lettera ai Romani:

«Non sapete forse che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Con Lui dunque siamo stati sepolti per mezzo del Battesimo nella morte, perché, come Cristo è stato risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi camminiamo in novità di vita” (Rom 6,3-6).

            I credenti sono liberati dalla schiavitù del peccato e, di conseguenza, dalla morte, attraverso il Battesimo, che li inserisce da persone nella dinamica della morte e della resurrezione di Cristo. È aderendo a Cristo nella fede che l’uomo “muore” al peccato e s’incammina sui sentieri della vita autentica[19].

           B) Il Battesimo ci rende figli di Dio.

            Questo tema è ripreso nella lettera ai Galati, per dire che il Battesimo, mai disgiunto dalla fede, inserendoci in Cristo fa di noi tutti dei figli di Dio:

«Tutti infatti siete figli di Dio per mezzo della fede in Cristo Gesù; in realtà quanti siete stati battezzati in Cristo, avete rivestito Cristo. Non c’è più ormai né giudeo né greco, né servo né libero, né maschio né femmina. Tutti voi infatti siete una sola persona in Cristo Gesù» (Gal 3,26-28).

            È evidente che il Battesimo ci rende “figli di Dio” tramite Cristo, che è l’unico vero Figlio, ci fa “rivestire” lui; abolisce tutte le differenze di razza, di cultura, di sesso per fare di noi tutti un “solo essere” nuovo in Cristo[20].

           C) Il Battesimo come lavacro.

            È molto importante la testimonianza della Lettera a Tito:

«Quando apparve la bontà e l’amore per gli uomini del Salvatore nostro Dio, non per le opere che noi avessimo fatto nella giustizia, ma secondo la sua misericordia ci ha salvati, mediante il lavacro della rigenerazione e della rinnovazione dello Spirito Santo che egli ha effuso in noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo Salvatore nostro, affinché giustificati per mezzo della sua grazia diventiamo eredi della vita eterna nella speranza» (Tt 3,4-7).

            Paolo, facendo risalire tutto il mistero della nostra salvezza alla bontà e alla misericordia del Signore, afferma che ciò si è verificato nel segno sacramentale del Battesimo, il quale con il simbolismo del rito ha realizzato veramente la rinascita del cristiano: esso è un lavacro, che deve purificare e mondare, ma anche quasi un germe di vita che ci rigenera, distaccandoci dal nostro vivere precedente e ci rinnova dandoci il dono dello Spirito, che è Spirito di novità e di vita. Tutto questo è già realtà, ma aspetta di maturare nella vita eterna: “il già e non ancora”[21].

 

Il Battesimo nei primi secoli.

Nei primi secoli di vita della Chiesa, diversi sono gli esempi che ci giungono circa la prassi battesimale in uso, segnandone anche evidenti mutamenti ed evoluzioni. In tale circostanza, non li prenderemo in esame tutti, ma solo quelli ritenuti più funzionali.

            A)La Didaché (I-II sec. D.C.).

            Inizia la sua parte liturgica occupandosi proprio del Battesimo.  Il testo – assai noto – esordisce in questo modo:

«Riguardo al Battesimo, battezzate così: avendo in precedenza esposto tutti questi precetti, battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo[22] in acqua viva. Se non hai acqua viva, battezza in altra acqua; se non puoi nella fredda, battezza nella calda. Se poi ti mancano entrambe, versa sul capo tre volte l’acqua in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E prima del Battesimo digiunino il battezzante, il battezzando e, se possono, alcuni altri. Prescriverai però che il battezzando digiuni sin da uno o due giorni prima»[23].

            Come si può notare, già qui è presente la possibilità di amministrare il Battesimo nella forma dell’infusione dell’acqua sul capo del catecumeno; tuttavia, è evidente che questa non è da ritenersi la prassi ordinaria. In sostanza, si tratta di una pratica da utilizzarsi solo e soltanto in casi di estrema necessità; almeno per il momento, infatti, il Battesimo per immersione è inderogabile e rimarrà per secoli l’unica consuetudine.

            Dal contesto si evince chiaramente che il Battesimo è per la remissione dei peccati e segna l’ingresso in una comunità che vuole scegliere una delle due vie indicate in apertura del testo: la via del bene[24]

            B) Giustino (II sec. d.C.).

            Nella sua I Apologia, rivolgendosi all’imperatore pagano Antonio Pio (150 d.C.), cerca di far comprendere cosa significhi “battezzare” una persona. Egli insegna anzitutto che è vitale credere a ciò che è stato insegnato e vivere in conformità a questo insegnamento, imparare a pregare e chiedere la remissione dei peccati. Dice che l’intera comunità digiuna insieme ai candidati all’iniziazione e che questi vengono condotti dove c’è dell’acqua e battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

            Secondo Giustino la fede in Cristo e il Battesimo danno a colui che crede la luce; egli, infatti, definisce il Battesimo stesso photismós: “illuminazione”. Pertanto, se il Battesimo può essere compreso da angolature di natura apofatica (remissione dei peccati, morte ecc.), esso assume anche e soprattutto connotati positivi: l’illuminazione, la luce, la vita.

            Da notare come Giustino raccoglie tutta quella che è la teologia neotestamentaria, tanto da ribadire che il Battesimo non ha solo effetti personali, ma anche “pubblici”: esso fa entrare nella comunità per poter condividere il pane dell’Eucaristia.

             C) Tertulliano (II-III sec. d.C.).

            Tertulliano, con il suo trattato De Baptismo, inaugura la metodologia catechetica che consiste nell’insegnare la dottrina partendo dal rito. Il rito battesimale comporta la rinuncia e l’immersione con la triplice interrogazione trinitaria. Ad ogni interrogazione il candidato risponde «credo» ed è immerso ogni volta. Uscendo dall’acqua, il battezzato riceve l’unzione con l’olio. Egli non accenna alla signatio, ma introduce l’imposizione della mano a cui attribuisce – come faranno in seguito i Padri – il dono dello Spirito, che viene ricollegato alla benedizione di Giacobbe.

           D) La Traditio Apostolica dello Pseudo Ippolito (III sec. d.C.).

            Ippolito di Roma ci fa conoscere la sua concezione del rito battesimale. Egli dice che al canto del gallo – pur non riferendo la formula da utilizzarsi – si benedice l’acqua; per primi vengono battezzati i bambini e che, se sono in grado di farlo, gli stessi risponderanno alle interrogazioni trinitarie, altrimenti il compito spetta ai genitori o a qualcuno della famiglia. In seguito, vengono battezzati gli uomini e infine le donne, le quali si presenteranno a capo scoperto e con i capelli sciolti, liberi dai fermagli d’oro. Prima si benedice il crisma, chiamato “olio d’azione di grazie” e un “olio d’esorcismo” (corrispondenti ai nostri sacro crisma e olio dei catecumeni). Il presbitero poi fa compiere la rinuncia con quella che diverrà la formula classica: «Io rinuncio a te, Satana, e a tutte le tue seduzioni e a tutte le tue opere». Unge quindi il candidato con l’olio d’esorcismo dicendo: «Ogni spirito malvagio si allontani da te» e lo affida, svestito, al vescovo o al presbitero che è presso l’acqua per battezzare. Il candidato discende nell’acqua insieme al diacono che lo interroga circa la fede trinitaria e gli impone la mano. Ad ogni risposta «credo» viene immerso nell’acqua e quando esce viene unto dal presbitero con l’olio di azione di grazie. Una volta rivestiti, i battezzati si recano in chiesa dove il vescovo imporrà loro la mano, farà l’unzione e li segnerà sulla fronte. Il vescovo, nella celebrazione eucaristica che segue, rende grazie sul pane e sul vino, su una mistura di latte e miele (simbolo delle promesse realizzate) e sull’acqua (simbolo del Battesimo). Al momento della comunione i neo-battezzati e confermati riceveranno il pane, l’acqua, il latte con il miele e il vino.

* Sarà posta in deroga la sezione inerente alla prassi battesimale della Chiesa di Gerusalemme e del suo vescovo Cirillo.

 

Il Luogo del Battesimo[25].

Per evidenti necessità, non sarà affrontata la tematica battesimale, con relativa architettura rituale, propria alla Chiesa di Gerusalemme e al suo vescovo Cirillo, ai secoli medioevali e moderni, ma saranno presi in considerazione gli aspetti prettamente liturgici che ineriscono al vissuto storico contemporaneo.

            Per prima cosa, va affermato una volta per tutte che la lunga tradizione che sta alle nostre spalle ha in qualche modo mortificato lo spazio dell’iniziazione cristiana riducendolo sovente a un angolo oscuro e abbandonato delle nostre chiese, con un fonte battesimale che ha serie difficoltà ad esprimere le luminose origini pasquali della vita cristiana. Nello spazio liturgico di una chiesa, infatti, l’altare è senza dubbio l’elemento più importante da prendere in considerazione; tuttavia, non è possibile giungere a comprenderne la valenza se le origini cristiane di ciascuno vengono continuamente cassate e/o oscurate.

            Il Battesimo è il primo dei sacramenti, senza di esso non è possibile procedere verso gli altri e, di conseguenza, nella vita cristiana. Nel considerare i vari spazi simbolici che costituiscono il luogo di culto cristiano, allora, il necessario incipit va posto proprio nello spazio battesimale, da dove cioè il cristiano inizia il suo itinerario verso l’altare, verso quell’Eucaristia che è il vertice dell’iniziazione cristiana e di tutta l’azione pastorale della Chiesa.

             A) Il rito dà forma allo spazio.

            Lo spazio sacro, più di quanto si possa immaginare, contribuisce alla formazione della mentalità e dell’identità di chi lo frequenta e, per tali ragioni, non è affatto da considerarsi “innocuo”! Gli spazi liturgici si sono via via strutturati come espressione visibile di ciò che la Chiesa intendeva annunciare attraverso i riti; in altre parole, è praticamente il rito che ha dato forma allo spazio.

            Inizialmente, come gli Atti degli Apostoli lasciano intendere, ogni luogo nel quale vi fosse dell’acqua era adatto per battezzare. Nel corso del tempo, però, la progressiva strutturazione di un rito sempre più ricco di azioni simboliche, unitamente ad altre esigenze molto pratiche (le condizioni climatiche della stagione in cui cadeva la veglia pasquale specialmente nelle regioni del Nord), consigliarono di portare la celebrazione di questo sacramento in un primo tempo in un luogo riparato e poi, soprattutto dopo la pace costantiniana, dalle case private in un luogo costruito appositamente vicino alla chiesa, dove il rito si concludeva con l’Eucaristia. Sono nati così i primi battisteri, che per essere funzionali al rito assumono inevitabilmente una struttura fortemente simbolica.

               B) Il Fonte Battesimale entra in chiesa.

            In ragion di quanto appena detto, i battisteri sorsero come edifici ben distinti dallo spazio dove coloro che già erano battezzati si radunavano per la celebrazione dell’Eucaristia. Il Battesimo, infatti, è la “porta” che immette nella Chiesa e che pertanto permette la partecipazione al banchetto eucaristico, segno della piena comunione in Cristo e nella Chiesa.

            Il luogo del Battesimo, dunque, consisteva in una vasca nella quale, il battezzando, da una parte scendeva per venire immerso e dall’altra vi usciva al fine di simboleggiare proprio quel passaggio a una situazione del tutto nuova: la morte dell’uomo vecchio e la nascita dell’uomo nuovo con Cristo risorto. Subito all’uscita della vasca, il neo-battezzato veniva accolto dai “fratelli maggiori”, rivestito della tunica bianca e riceveva dal vescovo la confermazione. Infine, tutti i neo-battezzati entravano processionalmente in chiesa riconosciuti come fratelli da tutta quanta la comunità cristiana che dava loro l’abbraccio di pace per la prima volta.

            Fin dall’inizio, anche se apparentemente sembrerebbe in contraddizione con quanto espresso in precedenza, come mostra anche un affresco al cimitero di Callisto in Roma e come attesta anche lo stesso Cipriano (258 d.C.), vescovo di Cartagine, soprattutto per gli ammalati e le persone deboli (Epist. 76,12), non è mai mancata la forma del Battesimo per infusione. L’infusione ha preso il sopravvento quando, verso la fine del primo millennio, in una società interamente cristianizzata, vennero a mancare quasi del tutto i battesimi degli adulti. Per ovvi motivi si preferì battezzare i bambini per infusione e di conseguenza in vasche sempre più piccole. I battisteri, in forza dell’antica tradizione, continuarono ad essere costruiti presso le cattedrali delle grandi città fino al XIII secolo, ma venendo via via a mancare una chiara distinzione fra battezzati e non, anche il fonte battesimale finì con l’entrare in chiesa, diventando parte integrante dello spazio riservato ai fedeli. Unica traccia superstite del suo ruolo di “porta” per entrare a far parte del popolo di Dio, la sua collocazione presso l’ingresso della chiesa e generalmente sulla sinistra.

            In tale posizione, sovente confuso fra le tante cappelle laterali, il fonte battesimale per quasi un millennio espresse una Chiesa identificata con la società civile. Una società dove nascere alla vita di questo mondo implica già in qualche modo l’essere cristiani. È sintomatico che, fino alla metà di questo secolo, il giorno della nascita coincideva con quello del Battesimo. La maggioranza dei battesimi, infatti, aveva luogo nelle cappelle delle cliniche e degli ospedali, talvolta in modo frettoloso e mentre la madre si preparava per tornare a casa.

            Sarà solo il profondo rinnovamento della Chiesa promosso dal Concilio Vaticano II a rinnovare e riportare in auge la prassi dell’iniziazione cristiana e, di conseguenza, anche la rivalutazione e rivisitazione dello spazio liturgico a esso dedicato. In primo luogo, si tentò di “rivisibilizzare” la dimensione comunitaria della fede tanto da produrre norme liturgiche dalle soluzioni “coraggiose”: lo spazio sacro battesimale dovrà offrire la possibilità di una celebrazione comunitaria. Il Rito dell’Iniziazione Cristiana afferma:

«Il Fonte battesimale può essere collocato in una cappella, situata in chiesa o fuori di essa, o anche in altra parte della chiesa, visibile ai fedeli; in ogni caso deve essere disposto in modo da consentire la partecipazione comunitaria». (Iniz. Crist., Introd. Gen. 25).

            Proprio a questo scopo si sta instaurando sempre più la prassi innovativa di porre il fonte battesimale in uno spazio ben distinto, ma sull’itinerario ideale che conduce verso l’altare (Fonte Battesimale-Confessionale-Altare), come consigliato dal Benedizionale, affinché «risulti manifesto il nesso del Battesimo con la parola di Dio è con l’Eucaristia che è culmine dell’iniziazione cristiana» (n. 1166).

            C) Uno spazio: pasquale.

            Entrando oggi in una chiesa deve apparire subito ben chiaro che il fonte battesimale non è un accessorio secondario, ma il simbolo di ciò che è un cristiano, cioè un “risuscitato”, un rinato nello Spirito per mezzo di quell’acqua che è simbolo di Cristo e della sua parola che rende puri e giustificati (Cfr. Gv 4,1-26; 15,3).

            Per questo, accanto al fonte battesimale, è prevista una dignitosa collocazione del cero pasquale: deve essere sempre chiaro ed evidente che il Battesimo è inserimento nel mistero pasquale, cioè in un permanente itinerario di esodo per abbandonare ogni idolatria e formare un solo popolo nella carità. In aggiunta, sarebbe opportuno e decoroso arricchire tale spazio sacro con immagini pasquali e non con la raffigurazione di Giovanni Battista che battezza Gesù: noi non siamo battezzati nel battesimo di Giovanni e non bastano le assonanze linguistiche per forzare la simbologia. È interessante ricordare che i più antichi battisteri erano circolari, come lo erano in genere i mausolei, per evidenziare la partecipazione alla morte di Cristo. Stesso significato per alcuni battisteri esagonali: Cristo è morto nel sesto giorno della settimana. Assai più numerosi i battisteri ottagonali in memoria della risurrezione avvenuta nell’ottavo giorno, cioè nel primo giorno della nuova creazione, dopo il settimo dell’antica alleanza. Le attuali norme, poi, prevedono la possibilità di fonti battesimali con l’acqua corrente affinché l’acqua viva manifesti ancor meglio la pienezza di vita nuova in Cristo (Cfr. Iniz. Crist. 21 e 25).

            Infine, è interessante sottolineare pure come in alcuni testi antichi il battistero sia chiamato anche “ninfeo” (dal greco nymphaion, latino nynphaeum), cioè camera nuziale. Il battistero è visto quindi come il luogo dove Dio, per mezzo di Cristo-Sposo, celebra il suo incontro nuziale con l’umanità. È tutta questa ricchezza simbolica che oggi le chiese, specialmente quelle di nuova costruzione, sono chiamate ad esprimere attraverso lo spazio riservato alla celebrazione dell’iniziazione cristiana.

 

I simboli battesimali meno conosciuti: il Cero Pasquale e la Veste Bianca.

La presenza del Cero Pasquale nel rito battesimale evoca la Veglia Pasquale in tutti i suoi aspetti. Essere battezzati significa accogliere Cristo nel contesto della comunità, nell’ascolto della sua Parola, nella partecipazione alla mensa eucaristica per essere capaci di riconoscerlo anche nel prossimo. Non a caso, nel Rito del Battesimo dei Bambini prima dei sette anni, le norme prevedono che venga recitato il Padre Nostro presso l’altare quale impegno per il neo battezzato a restituirlo un giorno personalmente partecipando all’Eucaristia. Il cero, che nel tempo pasquale si colloca presso l’altare o presso l’ambone e che durante il resto dell’anno viene posto accanto al fonte battesimale, nel rito battesimale viene consegnato ai padrini che ad esso accendono una candela per il neo battezzato. È un rito che difficilmente viene osservato come proposto (consegna vera e propria del Cero Pasquale) sia perché nel rito preconciliare era scomparso il cero pasquale sia per una certa e abbastanza ovvia scomodità. Resta tuttavia importante questo gesto che sottolinea il compito dei padrini e di tutta la Chiesa che essi rappresentano, di attingere alla fonte della luce per comunicare il deposito della fede ai nuovi figli così che anch’essi, a loro volta, diventino luce del mondo.

            «La veste bianca significa che il battezzato si è rivestito di Cristo: egli è risorto con Cristo»[26]. Questa simbologia merita un accenno perché sovente fraintesa nel suo significato. È il segno della vita nuova e, in una visione più biblica e patristica, è l’abito nuziale per partecipare al banchetto eterno con lo Sposo che è Cristo. Non è il segno di una non meglio specificata “innocenza” o “purezza” come si sente talvolta dire. Addirittura, proprio perché segno dell’invito nuziale, dell’amore di Dio che unisce la sua vita alla nostra, quindi il segno della festa, in altre tradizioni liturgiche questa veste può avere un colore diverso.

 

Conclusioni.

Da quanto fin qui detto, deduciamo che l’uomo rinato dall’acqua e dallo Spirito per mezzo del Battesimo, è colui che vive l’incontro di grazia col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo nella propria esistenza, camminando in novità di vita, che consegue alla gratuita autocomunicazione della vita trinitaria[27].

            È il Padre che chiama a vivere il cambiamento di mentalità nell’accoglienza del Cristo, muovendo il cuore alla conversione necessaria per entrare nella nuova alleanza: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato[…]. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me» (Gv 6,44s). Dio stabilisce dunque, la nuova alleanza per Cristo e nello Spirito, rendendo gli uomini figli nel Figlio: «Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo» (Gal 3,26 s)[28].

            Incontro col Figlio in quanto ripresentazione della sua morte e resurrezione, il Battesimo conduce il credente non solo a condividere l’evento del mistero pasquale del Salvatore, ma anche a sperimentarne i frutti di riconciliazione nella propria esistenza. L’ethos del battezzato è perciò un ethos pasquale: unito al suo Signore, egli vive la storicità in maniera nuova, perché l’esperienza del dolore e della morte, che il limite dell’esistenza creata e l’inesorabilità del divenire continuamente ripropongono, diventa per lui via per attualizzare nella storia l’opera della riconciliazione con Dio e fra gli uomini, compiuta da Cristo nella sua passione e resurrezione. La sofferenza del divenire diviene “via crucis” dell’amore a Dio e agli altri, luogo di esercizio di un’etica della responsabilità verso il prossimo, che spinge l’io a farsi ostaggio della solidarietà che salva[29].

            È nello Spirito, infine, che viene a suggellarsi l’opera della Trinità nell’uomo, realizzata negli eventi pasquali e attualizzata nel mistero battesimale: «È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori» (2Cor 1,21 s). L’azione dello Spirito è “dunamis”, potenza che plasma la nostra vita configurandola a Cristo e diventando il criterio ultimo di ogni vero discepolato, di ogni vera obbedienza alla Parola. In forza di ciò, l’uomo nuovo non è centrato sulla propria autonomia e sulla propria soggettività ma su un’appartenenza, l’appartenenza a Cristo; a riguardo San Paolo dice: «Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene» (Rom 8,9). È qui il principio di ogni identità e di ogni rilevanza cristiana: lo Spirito è la ragione della più autentica realizzazione dell’uomo[30].

            Vivere da battezzati, allora, è vivere nella comunione col popolo santo di Dio, nella reciproca accoglienza e nel comune servizio della carità, nell’unica testimonianza agli uomini del dono dell’eternità nel tempo, compiutosi in Cristo e nello Spirito.

[1] Il Catechismo della Chiesa Cattolica fu approvato in prima stesura l’11 ottobre 1992, attraverso la lettera apostolica Fidei Depositum promulgata da Giovanni Paolo II e, in via definitiva, il 15 agosto 1997 con la Lettera Apostolica Laetamur Magnopere dello stesso Giovanni Paolo II.

[2] Cfr. Concilio di Firenze, Decretum pro Armenis: DS 1314; CIC canoni 204, § 1. 849; CCEO canone 675, § 1.

[3] Catechismo Romano 2, 2, 5: ed. P. Rodríguez (Città del Vaticano-Pamplona 1989) p. 179.

[4] Catechismo della Chiesa Cattolica, LEV, Città del Vaticano 1992, n. 1213.

[5] «Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura» (Lc 16,24).

[6] «Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone» (Gv 13,26). 

[7] «È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è Verbo di Dio» (Ap 19,13).

[8] «…e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame» (Mc 7,4).

[9] Solo in due casi è adoperato nella forma media (At 22,16 e 1Cor 10,2), dove, la traduzione più corretta sarebbe di intonazione riflessiva: “battezzarsi”. Ciò lascerebbe presupporre una prassi rituale primitiva – ma subito abbandonata – durante la quale mancherebbe la figura di un officiante. Tuttavia, la questione sembrerebbe più facilmente risolvibile se posta sul piano della grammatica greca: la forma media è utilizzata anche per indicare un azione che il soggetto lascerebbe compiere su di sé da qualcun altro, nel nostro caso il Battesimo.

[10] Cfr. Caspani P., Rinascere dall’acqua e dallo Spirito. Battesimo e cresima sacramenti dell’iniziazione cristiana, EDB, Bologna 2009, p. 22.

[11] «…rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera» (Ef 4,25).

[12] Su tutti Gregorio di Nissa, Gregorio di Nazianzo e Basilio Magno.

[13] Ci viene in soccorso anche la liturgia: «Così hai amato in noi ciò che tu amavi nel Figlio…» (Prefazio VII del Tempo Ordinario). Siamo figli nella misura in cui mostriamo al Padre la presenza di Cristo in noi, proprio quella immagine restaurata di cui i Padri parlavano.

[14] Cfr. Algeri M. C., Rinati dall’acqua e dallo Spirito. Relazione per Seminario S.T.B., 9 maggio 2006, p. 2.

[15] Cfr. Ibidem, p. 3.

[16] Cfr. Ibidem

[17] Cfr. Ibidem

[18] Seppur di fondamentale importanza, tralasceremo di approfondire la dottrina battesimale di Giovanni; per il momento ci basti dire – anche in maniera piuttosto semplicistica – che, per essa, il Battesimo è inteso come una “rinascita dall’alto” (Gv 3,3), “rinascita dall’acqua e dallo Spirito” (Gv 3,5) ecc.

[19] Cfr. Algeri M. C., Rinati dall’acqua e dallo Spirito, pp. 4-5.

[20] Cfr. Ibidem, p. 5.

[21] Cfr. Ibidem

[22] È ancora presto per vederci dietro una teologia trinitaria.

[23] Didaché, VII, 1-4.

[24] La Didaché inizia parlando proprio della possibilità di percorrere due vie, quella del bene e quella del male.

[25] In questa sezione saranno utilizzati come particolare riferimento, alcuni testi di A. Nocent, O.S.B.

[26] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1243.

[27] Cfr. Algeri M. C., Rinati dall’acqua e dallo Spirito, pp. 8-9.

[28] Cfr. Ibidem, p. 9.

[29] Cfr. Ibidem

[30] Cfr. Ibidem

 

*Il presente testo è il frutto di una riflessione personale e della rielaborazione di alcuni testi di altri autori per un Seminario sul Sacramento del Battesimo.

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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