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“Vicinanza è la chiave dell’evangelizzatore, Gesù predicatore di stradaˮ

S. Messa Crismale

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Francesco celebra la messa del Crisma in San Pietro: «Il Signore ha scelto di essere uno che sta vicino al suo popolo»

 

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

La «grande scelta» di Dio è stata quella di essere «uno che sta vicino al suo popolo». Papa Francesco celebra la messa del Crisma con i preti di Roma nella Basilica di San Pietro. È il Giovedì Santo, il primo giorno del Triduo pasquale e in questa liturgia viene benedetto l’olio che sarà usato durante l’anno per l’amministrazione dei sacramenti. È l’occasione per il Papa di tornare a riflettere sulla figura del sacerdote. 

Nell’omelia, Francesco ricorda che Gesù «avrebbe potuto perfettamente essere uno scriba o un dottore della legge, ma ha voluto essere un “evangelizzatore”, un predicatore di strada». Il Papa ha sottolineato questa scelta di Dio, «uno che sta vicino al suo popolo. Trent’anni di vita nascosta! Solo dopo comincerà a predicare. È la pedagogia dell’incarnazione, dell’inculturazione; non solo nelle culture lontane, anche nella propria parrocchia, nella nuova cultura dei giovani…». 
 
Bergoglio ha spiegato che la vicinanza è «un atteggiamento che coinvolge tutta la persona». Quindi ha ricordato: quando la gente dice di un sacerdote che «è vicino», di solito fa risaltare due cose: la prima è che «c’è sempre» (contrario del «non c’è mai»: «Lo so, padre, che lei è molto occupato» – dicono spesso). E l’altra è che sa trovare una parola per ognuno. «Parla con tutti – dice la gente –: coi grandi, coi piccoli, coi poveri, con quelli che non credono… Preti vicini, che ci sono, che parlano con tutti… Preti di strada». 
 
Francesco ha spiegato che «la vicinanza è la chiave dell’evangelizzatore perché è un atteggiamento-chiave nel Vangelo». E la prossimità non è soltanto – ha aggiunto – la chiave della misericordia: «Abbiamo bisogno di acquisire meglio il fatto che la vicinanza è anche la chiave della verità », perché la verità «non è solo la definizione che permette di nominare le situazioni e le cose tenendole a distanza con concetti e ragionamenti logici. La verità è anche fedeltà, quella che ti permette di nominare le persone col loro nome proprio, come le nomina il Signore, prima di classificarle o di definire “la loro situazione”».  
 
Il Pontefice ha messo in guardia dalla tentazione «di farsi idoli di alcune verità astratte. Sono idoli comodi, a portata di mano, che danno un certo prestigio e potere e sono difficili da riconoscere. Perché la “verità-idolo” si mimetizza, usa le parole evangeliche come un vestito, ma non permette che le si tocchi il cuore. E, ciò che è molto peggio, allontana la gente semplice dalla vicinanza risanatrice della Parola e dei sacramenti di Gesù».  
 
Francesco ha quindi suggerito di rivolgersi a Maria, «Madre dei sacerdoti. La possiamo invocare come “Madonna della Vicinanza”», cercando di «saper stare lì dove si “cucinano” le cose importanti, quelle che contano per ogni cuore, ogni famiglia, ogni cultura». 
 
Il Papa ha infine proposto tre ambiti di vicinanza sacerdotale: quello dell’accompagnamento spirituale, della confessione e della predicazione. Il primo ha come icona la Samaritana: «Il Signore le insegna a riconoscere prima di tutto come adorare, in Spirito e verità; poi, con delicatezza, la aiuta a dare un nome al suo peccato; e infine si lascia contagiare dal suo spirito missionario e va con lei a evangelizzare nel suo villaggio». Il Signore «sa far venire alla luce il peccato della Samaritana senza che getti ombra sulla sua preghiera» né che «ponga ostacoli alla sua vocazione missionaria». 
 
La vicinanza nella confessione ha come icona la donna adultera. «Lì si vede chiaramente come la vicinanza è decisiva perché le verità di Gesù sempre avvicinano e si dicono (si possono dire sempre) a tu per tu. Guardare l’altro negli occhi – come il Signore quando si alza in piedi dopo essere stato in ginocchio vicino all’adultera che volevano lapidare e le dice: “Neanch’io ti condannoˮ – non è andare contro la legge».  
 
«E si può aggiungere – ha detto ancora il Papa con una sottolineatura significativa -: “D’ora in poi non peccare piùˮ, non con un tono che appartiene all’ambito giuridico della verità -definizione – il tono di chi deve determinare quali sono i condizionamenti della misericordia divina – ma con un’espressione che si dice nell’ambito della verità-fedele, che permette al peccatore di guardare avanti e non indietro. Il tono giusto di questo «non peccare più» è quello del confessore che lo dice disposto a ripeterlo settanta volte sette». L’ultimo ambito è quello della predicazione: l’omelia è la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità di incontro di un pastore con il suo popolo. 
 
Francesco ha infine detto ai sacerdoti: «Se ti senti lontano da Dio, avvicinati al suo popolo, che ti guarirà dalle ideologie che ti hanno intiepidito il fervore. I piccoli ti insegneranno a guardare Gesù in un modo diverso». E «se ti senti lontano dalla gente, avvicinati al Signore, alla sua Parola: nel Vangelo Gesù ti insegnerà il suo modo di guardare la gente, quanto vale ai suoi occhi ognuno di coloro per i quali ha versato il suo sangue sulla croce. Nella vicinanza con Dio, la Parola si farà carne in te e diventerai un prete vicino ad ogni carne». Nei confronti del prete «vicino», la gente «sente per lui qualcosa di speciale, qualcosa che sente soltanto alla presenza di Gesù. Perciò non è una cosa in più questo riconoscere la nostra vicinanza. In essa ci giochiamo se Gesù sarà reso presente nella vita dell’umanità, oppure se rimarrà sul piano delle idee, chiuso in caratteri a stampatello, incarnato tutt’al più in qualche buona abitudine che poco alla volta diventa routine».  

Originale: AgenSIR
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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La «grande scelta» di Dio è stata quella di essere «uno che sta vicino al suo popolo». Papa Francesco celebra la messa del Crisma con i preti di Roma nella Basilica di San Pietro. È il Giovedì Santo, il primo giorno del Triduo pasquale e in questa liturgia viene benedetto l’olio che sarà usato durante l’anno per l’amministrazione dei sacramenti. È l’occasione per il Papa di tornare a riflettere sulla figura del sacerdote. 

Nell’omelia, Francesco ricorda che Gesù «avrebbe potuto perfettamente essere uno scriba o un dottore della legge, ma ha voluto essere un “evangelizzatore”, un predicatore di strada». Il Papa ha sottolineato questa scelta di Dio, «uno che sta vicino al suo popolo. Trent’anni di vita nascosta! Solo dopo comincerà a predicare. È la pedagogia dell’incarnazione, dell’inculturazione; non solo nelle culture lontane, anche nella propria parrocchia, nella nuova cultura dei giovani…». 
 
Bergoglio ha spiegato che la vicinanza è «un atteggiamento che coinvolge tutta la persona». Quindi ha ricordato: quando la gente dice di un sacerdote che «è vicino», di solito fa risaltare due cose: la prima è che «c’è sempre» (contrario del «non c’è mai»: «Lo so, padre, che lei è molto occupato» – dicono spesso). E l’altra è che sa trovare una parola per ognuno. «Parla con tutti – dice la gente –: coi grandi, coi piccoli, coi poveri, con quelli che non credono… Preti vicini, che ci sono, che parlano con tutti… Preti di strada». 
 
Francesco ha spiegato che «la vicinanza è la chiave dell’evangelizzatore perché è un atteggiamento-chiave nel Vangelo». E la prossimità non è soltanto – ha aggiunto – la chiave della misericordia: «Abbiamo bisogno di acquisire meglio il fatto che la vicinanza è anche la chiave della verità », perché la verità «non è solo la definizione che permette di nominare le situazioni e le cose tenendole a distanza con concetti e ragionamenti logici. La verità è anche fedeltà, quella che ti permette di nominare le persone col loro nome proprio, come le nomina il Signore, prima di classificarle o di definire “la loro situazione”».  
 
Il Pontefice ha messo in guardia dalla tentazione «di farsi idoli di alcune verità astratte. Sono idoli comodi, a portata di mano, che danno un certo prestigio e potere e sono difficili da riconoscere. Perché la “verità-idolo” si mimetizza, usa le parole evangeliche come un vestito, ma non permette che le si tocchi il cuore. E, ciò che è molto peggio, allontana la gente semplice dalla vicinanza risanatrice della Parola e dei sacramenti di Gesù».  
 
Francesco ha quindi suggerito di rivolgersi a Maria, «Madre dei sacerdoti. La possiamo invocare come “Madonna della Vicinanza”», cercando di «saper stare lì dove si “cucinano” le cose importanti, quelle che contano per ogni cuore, ogni famiglia, ogni cultura». 
 
Il Papa ha infine proposto tre ambiti di vicinanza sacerdotale: quello dell’accompagnamento spirituale, della confessione e della predicazione. Il primo ha come icona la Samaritana: «Il Signore le insegna a riconoscere prima di tutto come adorare, in Spirito e verità; poi, con delicatezza, la aiuta a dare un nome al suo peccato; e infine si lascia contagiare dal suo spirito missionario e va con lei a evangelizzare nel suo villaggio». Il Signore «sa far venire alla luce il peccato della Samaritana senza che getti ombra sulla sua preghiera» né che «ponga ostacoli alla sua vocazione missionaria». 
 
La vicinanza nella confessione ha come icona la donna adultera. «Lì si vede chiaramente come la vicinanza è decisiva perché le verità di Gesù sempre avvicinano e si dicono (si possono dire sempre) a tu per tu. Guardare l’altro negli occhi – come il Signore quando si alza in piedi dopo essere stato in ginocchio vicino all’adultera che volevano lapidare e le dice: “Neanch’io ti condannoˮ – non è andare contro la legge».  
 
«E si può aggiungere – ha detto ancora il Papa con una sottolineatura significativa -: “D’ora in poi non peccare piùˮ, non con un tono che appartiene all’ambito giuridico della verità -definizione – il tono di chi deve determinare quali sono i condizionamenti della misericordia divina – ma con un’espressione che si dice nell’ambito della verità-fedele, che permette al peccatore di guardare avanti e non indietro. Il tono giusto di questo «non peccare più» è quello del confessore che lo dice disposto a ripeterlo settanta volte sette». L’ultimo ambito è quello della predicazione: l’omelia è la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità di incontro di un pastore con il suo popolo. 
 
Francesco ha infine detto ai sacerdoti: «Se ti senti lontano da Dio, avvicinati al suo popolo, che ti guarirà dalle ideologie che ti hanno intiepidito il fervore. I piccoli ti insegneranno a guardare Gesù in un modo diverso». E «se ti senti lontano dalla gente, avvicinati al Signore, alla sua Parola: nel Vangelo Gesù ti insegnerà il suo modo di guardare la gente, quanto vale ai suoi occhi ognuno di coloro per i quali ha versato il suo sangue sulla croce. Nella vicinanza con Dio, la Parola si farà carne in te e diventerai un prete vicino ad ogni carne». Nei confronti del prete «vicino», la gente «sente per lui qualcosa di speciale, qualcosa che sente soltanto alla presenza di Gesù. Perciò non è una cosa in più questo riconoscere la nostra vicinanza. In essa ci giochiamo se Gesù sarà reso presente nella vita dell’umanità, oppure se rimarrà sul piano delle idee, chiuso in caratteri a stampatello, incarnato tutt’al più in qualche buona abitudine che poco alla volta diventa routine».  

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