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HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno AVI Domenica per annum - Anno A -16 febbraio 2014.

VI Domenica per annum – Anno A -16 febbraio 2014.

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notteemieleic9fz5

Faccio il male che non voglio…

Sir 18, 15-20; 1Cor 2, 6-10; Mt 5, 17-37

Beato chi cammina nella legge del Signore.

«Egli [Dio] ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano» (Sir 15,16). L’uomo, in ogni circostanza della vita, si trova spesso a dover fronteggiare diverse battaglie, condizioni infauste che lo costringono a una scelta: compiere il bene o lasciarsi andare al male (Cfr. Sir 15, 18).  Proprio a tal proposito, il libro del Siracide, ci viene in soccorso attraverso alcune precisazioni: in fin dei conti, per poter perseguire il bene senza inciampo, basta conoscerlo! Talvolta però, tale comprensione, può risultare insufficiente o limitata; se si dimentica infatti di vigilare sulle impenetrabili e oscure alcove dell’animo umano, la situazione si complica irrimediabilmente. Il male, di frequente, viene commesso pur conoscendolo, pur nutriti della consapevolezza che ciò che si sta facendo è sbagliato.

Il Vangelo poi, ci fornisce delle linee guida chiare e inequivocabili; la disperazione aumenta quando, gli insegnamenti di Gesù, vengono percepiti nel loro atto di correggere i movimenti del cuore, piuttosto che le semplici azioni. Gesù allora, risulta alquanto drastico nelle sue parole (Cfr. Mt 5, 29-30); se dovessimo prenderle alla lettera, verremo tutti condannati alla mutilazione!

Gesù chiede ai suoi discepoli una giustizia superiore a quella degli scribi e farisei (Cfr. Mt 5, 20), una giustizia che non coincida con la mera osservanza istrionica e formale della legge. Chiede un’adesione interiore al suo insegnamento, alla sua persona…alla sua Parola. Si comprende così tale espressione: «dare pieno compimento» (Mt 5, 17). Egli adempie la scrittura perché ne realizza le promesse; la adempie perché ne costituisce il fondamento; adempie la scrittura perché ne svela le sue intenzioni profonde e ne corregge le interpretazioni limitate. La scrittura allora, viene condotta a un unico principio ermeneutico, quello dell’Amore! Si può pertanto ben parlare di una radicalità intrisa nel discorso di Gesù. Egli, infatti, va alla radice della Torah e dell’uomo, radici dove sorgono i pensieri, le intenzioni, le deliberazioni e le scelte.

Il nodo, però, non è ancora sciolto. Anzi, appare più stretto. Il testo del vangelo sembra richiedere condizioni sempre più impraticabili, ma necessarie per entrare nel regno dei cieli (Cfr. Mt 5, 20). Il Vangelo si trasforma in condanna: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 4, 17). Un regno però, che è dono non una conquista; azione di Dio nella storia e nella vita degli uomini. Questo non è dunque un atto intellettuale o l’acquisizione di una sapienza teoretica, ma anche maturazione di un’esperienza pratica: il riconoscimento che la salvezza viene solo da Cristo, che in lui e per lui ci è data la possibilità di vivere il Vangelo.

I Figli della risurrezione sono custoditi dai comandamenti perché essi sono via alla perfezione, ma i comandamenti stessi possono essere vissuti in virtù della grazia di Cristo, che è dono.

Giuseppe Gravante

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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VI Domenica per annum – Anno A -16 febbraio 2014.

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Faccio il male che non voglio…

Sir 18, 15-20; 1Cor 2, 6-10; Mt 5, 17-37

Beato chi cammina nella legge del Signore.

«Egli [Dio] ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano» (Sir 15,16). L’uomo, in ogni circostanza della vita, si trova spesso a dover fronteggiare diverse battaglie, condizioni infauste che lo costringono a una scelta: compiere il bene o lasciarsi andare al male (Cfr. Sir 15, 18).  Proprio a tal proposito, il libro del Siracide, ci viene in soccorso attraverso alcune precisazioni: in fin dei conti, per poter perseguire il bene senza inciampo, basta conoscerlo! Talvolta però, tale comprensione, può risultare insufficiente o limitata; se si dimentica infatti di vigilare sulle impenetrabili e oscure alcove dell’animo umano, la situazione si complica irrimediabilmente. Il male, di frequente, viene commesso pur conoscendolo, pur nutriti della consapevolezza che ciò che si sta facendo è sbagliato.

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Il Vangelo poi, ci fornisce delle linee guida chiare e inequivocabili; la disperazione aumenta quando, gli insegnamenti di Gesù, vengono percepiti nel loro atto di correggere i movimenti del cuore, piuttosto che le semplici azioni. Gesù allora, risulta alquanto drastico nelle sue parole (Cfr. Mt 5, 29-30); se dovessimo prenderle alla lettera, verremo tutti condannati alla mutilazione!

Gesù chiede ai suoi discepoli una giustizia superiore a quella degli scribi e farisei (Cfr. Mt 5, 20), una giustizia che non coincida con la mera osservanza istrionica e formale della legge. Chiede un’adesione interiore al suo insegnamento, alla sua persona…alla sua Parola. Si comprende così tale espressione: «dare pieno compimento» (Mt 5, 17). Egli adempie la scrittura perché ne realizza le promesse; la adempie perché ne costituisce il fondamento; adempie la scrittura perché ne svela le sue intenzioni profonde e ne corregge le interpretazioni limitate. La scrittura allora, viene condotta a un unico principio ermeneutico, quello dell’Amore! Si può pertanto ben parlare di una radicalità intrisa nel discorso di Gesù. Egli, infatti, va alla radice della Torah e dell’uomo, radici dove sorgono i pensieri, le intenzioni, le deliberazioni e le scelte.

Il nodo, però, non è ancora sciolto. Anzi, appare più stretto. Il testo del vangelo sembra richiedere condizioni sempre più impraticabili, ma necessarie per entrare nel regno dei cieli (Cfr. Mt 5, 20). Il Vangelo si trasforma in condanna: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 4, 17). Un regno però, che è dono non una conquista; azione di Dio nella storia e nella vita degli uomini. Questo non è dunque un atto intellettuale o l’acquisizione di una sapienza teoretica, ma anche maturazione di un’esperienza pratica: il riconoscimento che la salvezza viene solo da Cristo, che in lui e per lui ci è data la possibilità di vivere il Vangelo.

I Figli della risurrezione sono custoditi dai comandamenti perché essi sono via alla perfezione, ma i comandamenti stessi possono essere vissuti in virtù della grazia di Cristo, che è dono.

Giuseppe Gravante

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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