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“Verso la Pasqua”: nel deserto con Elia

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La nostra seconda sosta, nel deserto quaresimale, la facciamo in compagnia del profeta Elia. Si tratta di uno dei più grandi profeti di Israele, chiamato “il profeta del fuoco”: è un combattente, un uomo libero e forte, ardente di amore per Dio e acceso di zelo nella lotta contro gli idoli. Chi si inoltra nella sua storia, leggendo il Libro dei Re, ne rimane affascinato e di certo non si aspetta che, anche questo profeta così forte e coraggioso, vive un difficile momento di crisi e attraversa un deserto che addirittura lo porta a desiderare la morte. Proprio questa esperienza lo rimette in cammino verso il Monte, dove avrà una nuova e sorprendente esperienza di Dio. Così siamo chiamati a vivere anche noi il deserto e la Quaresima: occasione per ripartire e per rivivere l’incontro con Dio in modo nuovo.

Il deserto di Elia

Cosa è successo nella vita di Elia? Dopo aver profetato, sfidato e ridicolizzato davanti a tutti i sacerdoti di Baal e i loro idoli, la regina Gezabele, infastidita per l’accaduto, manda un messaggero da Elia per minacciarlo di morte. A questo punto, il grande profeta del fuoco, Elia, ha paura. Si, proprio la paura: capita anche ai “migliori”! Ecco che arriva anche nella vita di Elia la crisi, che ci ricorda che siamo umani, anche quando abbiamo molti talenti, una grande forza interiore e una missione importante che il Signore ci ha affidato. Dobbiamo sempre imparare l’arte di ricominciare.

A volte, quando la vita si lascia avvolgere dalle fasce della spavalderia e della presunzione, Dio smuove le acque, ci toglie il sonno, ci rimanda nell’incertezza. E, quel deserto, ci ridimensione, fa cadere le maschere, ci restituisce alla verità di ciò che siamo, nella nostra bellezza ma anche nella nostra debolezza.

Tuttavia, dobbiamo saper leggere questi momenti della nostra vita: se restiamo nella negatività e nell’amarezza, soccombiamo come fa Elia in un primo momento, abbandonandosi sotto un ginepro al desiderio di morire; se guardiamo ai deserti della vita con gli occhi della fede, possiamo scoprirvi dentro una presenza di Dio che ci accompagna, che ci parla e che ci guida verso il cambiamento.

Dio consola Elia, lo fa mangiare per metterlo in forza e, così, Egli può riprendere il cammino. Nel deserto, dobbiamo cercare con le poche forze che ci sono rimaste, la consolazione del Signore: questa non viene mai meno.

A questo punto, Elia si rimette in cammino e lo fa per 40 giorni e 40 notti e arriva al Monte di Dio, l’Oreb. Qui succede per lui qualcosa di straordinario, mentre è nascosto in una caverna. Anzitutto Dio lo chiama e gli chiede: cosa ci fai qui? E’ Dio stesso ad avercelo condotto, eppure vuole che sia Elia a prendere consapevolezza interiore e a rispondere, così che possa verificare le sue motivazioni profonde. Poi, lo invita a uscire dalla caverna e fermarsi: per guarire dobbiamo anzitutto uscire da quel luogo oscuro e tenebroso in cui ci chiudiamo quando restiamo preda delle sconfitte, delle amarezze e delle lamentele per tutto ciò che non va bene. Dobbiamo anzitutto uscire dalla caverna che ci siamo costruiti e in cui spesso ci ripieghiamo e nascondiamo: uscire allo scoperto, alla luce del sole, davanti alla presenza di Dio. E imparare a fermarsi.

A questo punto, Dio passa. E il suo passaggio non è come Elia, che era profeta del fuoco e uomo forte e combattente, poteva immaginarlo. Dio, infatti, non si presenta come il Signore degli eserciti, come un guerriero potente. Egli non è nel terremoto, nel fuoco o nel rumore: è nella brezza leggera, che accarezza piano la vita, e che puoi cogliere solo se fai tacere tutto il resto. Così, Dio viene in modo inatteso e oltre le attese, viene dove tu no credi possa venire, viene e supera tutte le immagini e idee che ti sei fatto di Lui. Un Dio sorprendente, che devi ogni volta imparare di nuovo a conoscere.

Noi ed Elia

Accompagnati da Elia nel deserto, possiamo anche noi guardare da vicino alle nostre paure: quale paura abita in noi? Quali paure abbiamo per i nostri progetti, per le nostre relazioni, per gli affetti più cari, per la nostra vita professionale? E quali paure abbiamo come comunità cristiana?

Anche noi, con Elia, possiamo vivere il deserto della crisi. Soprattutto quando si crea una distanza tra ciò che abbiamo sognato e portato avanti con ciò che poi si manifesta nella realtà, oppure quando per ciò che portiamo avanti siamo ostacolati e magari mal visti. Anche nella relazione con Dio, però, sperimentiamo una certa “distanza”: a volte lo immaginiamo, preghiamo e invochiamo secondo un nostro schema, e siamo distratti quando Egli, magari nel silenzio sonoro di una brezza leggera e impercettibile, ci viene a far visita.

Nel deserto con Elia possiamo cogliere l’occasione per una nuova e rinnovata esperienza di Dio. Lasciare andare le immagini sbagliate di Dio, le idee in cui lo abbiamo rinchiuso, la pretesa di decidere noi come deve essere Dio, e aprirci al vento sorprendente e sempre nuovo che ci viene a visitare. Restare aperti e disponibili a cambiare. Sempre.

Originale: Aleteia.org
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La nostra seconda sosta, nel deserto quaresimale, la facciamo in compagnia del profeta Elia. Si tratta di uno dei più grandi profeti di Israele, chiamato “il profeta del fuoco”: è un combattente, un uomo libero e forte, ardente di amore per Dio e acceso di zelo nella lotta contro gli idoli. Chi si inoltra nella sua storia, leggendo il Libro dei Re, ne rimane affascinato e di certo non si aspetta che, anche questo profeta così forte e coraggioso, vive un difficile momento di crisi e attraversa un deserto che addirittura lo porta a desiderare la morte. Proprio questa esperienza lo rimette in cammino verso il Monte, dove avrà una nuova e sorprendente esperienza di Dio. Così siamo chiamati a vivere anche noi il deserto e la Quaresima: occasione per ripartire e per rivivere l’incontro con Dio in modo nuovo.

Il deserto di Elia

Cosa è successo nella vita di Elia? Dopo aver profetato, sfidato e ridicolizzato davanti a tutti i sacerdoti di Baal e i loro idoli, la regina Gezabele, infastidita per l’accaduto, manda un messaggero da Elia per minacciarlo di morte. A questo punto, il grande profeta del fuoco, Elia, ha paura. Si, proprio la paura: capita anche ai “migliori”! Ecco che arriva anche nella vita di Elia la crisi, che ci ricorda che siamo umani, anche quando abbiamo molti talenti, una grande forza interiore e una missione importante che il Signore ci ha affidato. Dobbiamo sempre imparare l’arte di ricominciare.

A volte, quando la vita si lascia avvolgere dalle fasce della spavalderia e della presunzione, Dio smuove le acque, ci toglie il sonno, ci rimanda nell’incertezza. E, quel deserto, ci ridimensione, fa cadere le maschere, ci restituisce alla verità di ciò che siamo, nella nostra bellezza ma anche nella nostra debolezza.

Tuttavia, dobbiamo saper leggere questi momenti della nostra vita: se restiamo nella negatività e nell’amarezza, soccombiamo come fa Elia in un primo momento, abbandonandosi sotto un ginepro al desiderio di morire; se guardiamo ai deserti della vita con gli occhi della fede, possiamo scoprirvi dentro una presenza di Dio che ci accompagna, che ci parla e che ci guida verso il cambiamento.

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Dio consola Elia, lo fa mangiare per metterlo in forza e, così, Egli può riprendere il cammino. Nel deserto, dobbiamo cercare con le poche forze che ci sono rimaste, la consolazione del Signore: questa non viene mai meno.

A questo punto, Elia si rimette in cammino e lo fa per 40 giorni e 40 notti e arriva al Monte di Dio, l’Oreb. Qui succede per lui qualcosa di straordinario, mentre è nascosto in una caverna. Anzitutto Dio lo chiama e gli chiede: cosa ci fai qui? E’ Dio stesso ad avercelo condotto, eppure vuole che sia Elia a prendere consapevolezza interiore e a rispondere, così che possa verificare le sue motivazioni profonde. Poi, lo invita a uscire dalla caverna e fermarsi: per guarire dobbiamo anzitutto uscire da quel luogo oscuro e tenebroso in cui ci chiudiamo quando restiamo preda delle sconfitte, delle amarezze e delle lamentele per tutto ciò che non va bene. Dobbiamo anzitutto uscire dalla caverna che ci siamo costruiti e in cui spesso ci ripieghiamo e nascondiamo: uscire allo scoperto, alla luce del sole, davanti alla presenza di Dio. E imparare a fermarsi.

A questo punto, Dio passa. E il suo passaggio non è come Elia, che era profeta del fuoco e uomo forte e combattente, poteva immaginarlo. Dio, infatti, non si presenta come il Signore degli eserciti, come un guerriero potente. Egli non è nel terremoto, nel fuoco o nel rumore: è nella brezza leggera, che accarezza piano la vita, e che puoi cogliere solo se fai tacere tutto il resto. Così, Dio viene in modo inatteso e oltre le attese, viene dove tu no credi possa venire, viene e supera tutte le immagini e idee che ti sei fatto di Lui. Un Dio sorprendente, che devi ogni volta imparare di nuovo a conoscere.

Noi ed Elia

Accompagnati da Elia nel deserto, possiamo anche noi guardare da vicino alle nostre paure: quale paura abita in noi? Quali paure abbiamo per i nostri progetti, per le nostre relazioni, per gli affetti più cari, per la nostra vita professionale? E quali paure abbiamo come comunità cristiana?

Anche noi, con Elia, possiamo vivere il deserto della crisi. Soprattutto quando si crea una distanza tra ciò che abbiamo sognato e portato avanti con ciò che poi si manifesta nella realtà, oppure quando per ciò che portiamo avanti siamo ostacolati e magari mal visti. Anche nella relazione con Dio, però, sperimentiamo una certa “distanza”: a volte lo immaginiamo, preghiamo e invochiamo secondo un nostro schema, e siamo distratti quando Egli, magari nel silenzio sonoro di una brezza leggera e impercettibile, ci viene a far visita.

Nel deserto con Elia possiamo cogliere l’occasione per una nuova e rinnovata esperienza di Dio. Lasciare andare le immagini sbagliate di Dio, le idee in cui lo abbiamo rinchiuso, la pretesa di decidere noi come deve essere Dio, e aprirci al vento sorprendente e sempre nuovo che ci viene a visitare. Restare aperti e disponibili a cambiare. Sempre.

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