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Venerdì Santo, il Mistero della Croce

Il Venerdì Santo è il giorno del silenzio e dell’adorazione

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Il Venerdì Santo è il giorno del silenzio e dell’adorazione, il giorno in cui si medita la Passione di Cristo e attraverso la pratica della Via Crucis si ripercorre con Gesù la via del dolore che porta alla sua morte, una morte che, sappiamo, non è per sempre.
 

Roberta Barbi – Città del Vaticano

Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò”. (Gv 18, 28-30)

Sono silenziose le chiese, oggi. Nella liturgia non c’è canto, non c’è musica e non si celebra l’Eucaristia, perché lo spazio è tutto dedicato alla Passione e alla morte di Gesù. Ci si prostra in terra, a simboleggiare l’umiliazione dell’uomo terreno e la compartecipazione alla sofferenza del Signore. Però non è un giorno di lutto, ma un giorno di contemplazione dell’amore di Dio che arriva a sacrificare il proprio Figlio, vero Agnello pasquale, per la salvezza dell’umanità.

L’adorazione della Croce

La Croce è presente nella vita di ogni cristiano fin: nella purificazione dal peccato nel Battesimo, nell’assoluzione del Sacramento della Riconciliazione, fino all’ultimo momento della vita terrena con l’Unzione degli infermi. Il Venerdì Santo siamo invitati ad adorare la Croce per il dono della salvezza che tramite essa ci ha raggiunti. Dopo l’ascesi quaresimale, il cristiano si è preparato a non voltare lo sguardo dalla sofferenza. Durante la liturgia i fedeli toccano la Croce, la baciano e così entrano ancora più in contatto con il dolore di Cristo che è il dolore di tutti, perché Lui ha portato sulla Croce i peccati di tutta l’umanità per salvarla.  

Sulla via del dolore con Gesù

La rievocazione della Via Crucis è una pratica extra liturgica che spesso, però, viene celebrata proprio il Venerdì Santo per rievocare e ripercorrere insieme il cammino di Gesù verso il Golgota – il luogo della crocifissione – e quindi meditare sulla Passione. Introdotta per la prima volta in Europa dal domenicano Beato Alvaro De Zamora da Cordoba nel 1402 e poi dai Frati Minori, comprende 14 momenti o “stazioni” in cui ci si ferma a riflettere e pregare. È un crescendo di immagini drammatiche che culmineranno nella morte di Cristo, in ognuna delle quali Gesù è sotto l’attacco del male, per evidenziare, per contrasto, la vittoria di Lui sulla morte e sul peccato che si celebrerà da qui a due giorni la Domenica della Pasqua di Resurrezione.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
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Roberta Barbi – Città del Vaticano

Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò”. (Gv 18, 28-30)

Sono silenziose le chiese, oggi. Nella liturgia non c’è canto, non c’è musica e non si celebra l’Eucaristia, perché lo spazio è tutto dedicato alla Passione e alla morte di Gesù. Ci si prostra in terra, a simboleggiare l’umiliazione dell’uomo terreno e la compartecipazione alla sofferenza del Signore. Però non è un giorno di lutto, ma un giorno di contemplazione dell’amore di Dio che arriva a sacrificare il proprio Figlio, vero Agnello pasquale, per la salvezza dell’umanità.

L’adorazione della Croce

La Croce è presente nella vita di ogni cristiano fin: nella purificazione dal peccato nel Battesimo, nell’assoluzione del Sacramento della Riconciliazione, fino all’ultimo momento della vita terrena con l’Unzione degli infermi. Il Venerdì Santo siamo invitati ad adorare la Croce per il dono della salvezza che tramite essa ci ha raggiunti. Dopo l’ascesi quaresimale, il cristiano si è preparato a non voltare lo sguardo dalla sofferenza. Durante la liturgia i fedeli toccano la Croce, la baciano e così entrano ancora più in contatto con il dolore di Cristo che è il dolore di tutti, perché Lui ha portato sulla Croce i peccati di tutta l’umanità per salvarla.  

Sulla via del dolore con Gesù

La rievocazione della Via Crucis è una pratica extra liturgica che spesso, però, viene celebrata proprio il Venerdì Santo per rievocare e ripercorrere insieme il cammino di Gesù verso il Golgota – il luogo della crocifissione – e quindi meditare sulla Passione. Introdotta per la prima volta in Europa dal domenicano Beato Alvaro De Zamora da Cordoba nel 1402 e poi dai Frati Minori, comprende 14 momenti o “stazioni” in cui ci si ferma a riflettere e pregare. È un crescendo di immagini drammatiche che culmineranno nella morte di Cristo, in ognuna delle quali Gesù è sotto l’attacco del male, per evidenziare, per contrasto, la vittoria di Lui sulla morte e sul peccato che si celebrerà da qui a due giorni la Domenica della Pasqua di Resurrezione.

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