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Una donna spezzata, Tascabili Einaudi,2014

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“Fa’ che ci sia un cielo e un inferno
passeggerò per i viali del paradiso col mio ragazzino e la mia cara figlia
e tutti loro si torceranno nelle fiamme dell’invidia […]
e riderò riderò riderò e i bambini rideranno con me”.

È stato difficile leggere questi tre racconti. Queste tre donne sono fragili, sole ed estremamente deboli. Le ho odiate per la loro docilità alla vita – la donna è grembo, la donna è accoglienza – ma allo stesso tempo mi sono sentita così simile a loro. Ogni pagina è stata per me un macigno.

Mondo femminino aspro, buio, audace, opaco. Mondo femminino accecato dalla debolezza, dalla follia di un mondo connotato dall’egoismo e dalla morte. Nessuna felicità garantita, nessuna sicurezza distribuita a poco prezzo al mercato dell’ovvietà. Il termine “lotta” è declinato al femminile. La Beauvoir é nobile.

Libro di cult per generazioni di donne che hanno fatto della liberazione e del femminismo la sua bandiera, Una donna spezzata va però decisamente oltre la dimensione di denuncia e di lotta che lo muove: i tre racconti di cui si compone, posti a specchio e contraltare l’uno all’altro, delineano con implacabile sottigliezza psicologica i tratti della profonda crisi (di identità, di ruolo, di prospettive) che si lega alla condizione della donna borghese negli anni sessanta. Una moglie, una madre e una donna sola tragicamente segnata dall’abbandono: queste tre figure, protagoniste ognuna di un racconto, restituiscono, nel loro risultare drammaticamente complementari, l’immagine a tutto tondo di una sterminio senza appello.

Monique vede andare improvvisamente in pezzi il suo rassicurante universo familiare quando si trova senza alcuna difesa a scoprire che il marito ha un amante; la madre di Philippe registra con estrema amarezza il fallimento del suo rapporto col figlio e l’inutilità del suo esempio; Murielle riversa in un disperato e violento monologo tutta la rabbia, il dolore, l’impotenza indotti dal suicidio della figlia e dai matrimoni finiti assai male. Giunte in ogni caso al fondo del loro immedicabile rovello interiore, le tre donne debbono arrendersi alla fragilità delle loro esistenze e delle loro personalità, costantemente alimentate da una luce riflessa capace di confondere, fino a renderli inavvertibili, i contorni reali del loro io: la luce di un mondo che del loro sacrificio e della loro incolpevole falsa coscienza si alimenta senza remore, perpetuando allegramente i rituali di un’assurda ingiustizia storica.

Commentare questo libro non mi è facile. L’autrice è riuscita a mettermi in una posizione difficile: durante la lettura ho detestato dal profondo le tre protagoniste, ma non ho potuto fare a meno di provarne una viscerale compassione.
Il primo racconto è per me il più intenso e anche quello che mi ha messa in crisi. La reazione di una donna di fronte al tradimento, arrivato tra l’altro dopo molti anni di matrimonio, mette in crisi la loro relazione ed anche le sue stesse certezze.
Non sono riuscita a condividere le scelte di questa donna, mi ha fatto rabbia la sua debolezza, la sua arrendevolezza, il suo senso di colpa. Forse proprio perché così debole e così sola, mi sono piano piano alleata con lei, sono entrata in sintonia con i suoi pensieri, mi sono persa con lei nei meandri della depressione, delle domande senza risposta, nel tentativo di darsi delle colpe e di assolversi, di fingere, al punto di accettare anche il tradimento più grande, quello della fiducia. Forse in fondo questo comportamento è dettato solo dalla paura di non essere amata, di essere sola. Del resto si accorge improvvisamente di non avere più accanto, né il marito né le figlie e non sa più che ruolo può rappresentare. Il ruolo del marito invece è molto dubbio, nel senso che non riesco a capire se sia anche lui imprigionato in un gioco pericoloso, dettato da crisi d’età, paure, e insicurezza, o se questa idea sia solo negli occhi della moglie che lo descrive e cerca di perdonarlo o di giustificarlo, per non dover ammettere di essere davvero stata imbrogliata o illusa da una persona meschina e crudele (forse più difficile da sopportare!).
Questo racconto mi ha spinta a pensare molto a quella che crediamo essere la nostra vita, che può cambiare completamente da un giorno all’altro, rivelandosi diversa da quello che abbiamo sempre creduto, a come reagiamo di fronte all’implosione e ai cambiamenti, di come ci imbrogliano/mo….
Ho riconosciuto in me molti atteggiamenti di questa donna che all’inizio detestavo.

Gli altri due racconti mi hanno colpita meno dal punto di vista della storia, ma mi hanno entusiasmata per il drastico cambiamento di stile dell’autrice. Soprattutto in “monologo”, all’inizio sono rimasta scioccata perché non mi aspettavo assolutamente un cambiamento di regime così marcato, passando dai dialoghi pacati di prima a questi pensieri ricchi di parolacce, scurrili, duri, che rappresentano subito una donna diversa. Solo attraverso la scelta delle parole e del modo di esprimersi l’autrice riesca a farti capire di che tipo di donna sta parlando, il suo carattere e il suo modo di essere. Meraviglioso. Qui sembra che la protagonista sia forte e coraggiosa, protesta e blatera di vendette e di giustizia, ma tra le righe si vede una donna fragile e spezzata.

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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Una donna spezzata, Tascabili Einaudi,2014

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“Fa’ che ci sia un cielo e un inferno
passeggerò per i viali del paradiso col mio ragazzino e la mia cara figlia
e tutti loro si torceranno nelle fiamme dell’invidia […]
e riderò riderò riderò e i bambini rideranno con me”.

È stato difficile leggere questi tre racconti. Queste tre donne sono fragili, sole ed estremamente deboli. Le ho odiate per la loro docilità alla vita – la donna è grembo, la donna è accoglienza – ma allo stesso tempo mi sono sentita così simile a loro. Ogni pagina è stata per me un macigno.

Mondo femminino aspro, buio, audace, opaco. Mondo femminino accecato dalla debolezza, dalla follia di un mondo connotato dall’egoismo e dalla morte. Nessuna felicità garantita, nessuna sicurezza distribuita a poco prezzo al mercato dell’ovvietà. Il termine “lotta” è declinato al femminile. La Beauvoir é nobile.

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Libro di cult per generazioni di donne che hanno fatto della liberazione e del femminismo la sua bandiera, Una donna spezzata va però decisamente oltre la dimensione di denuncia e di lotta che lo muove: i tre racconti di cui si compone, posti a specchio e contraltare l’uno all’altro, delineano con implacabile sottigliezza psicologica i tratti della profonda crisi (di identità, di ruolo, di prospettive) che si lega alla condizione della donna borghese negli anni sessanta. Una moglie, una madre e una donna sola tragicamente segnata dall’abbandono: queste tre figure, protagoniste ognuna di un racconto, restituiscono, nel loro risultare drammaticamente complementari, l’immagine a tutto tondo di una sterminio senza appello.

Monique vede andare improvvisamente in pezzi il suo rassicurante universo familiare quando si trova senza alcuna difesa a scoprire che il marito ha un amante; la madre di Philippe registra con estrema amarezza il fallimento del suo rapporto col figlio e l’inutilità del suo esempio; Murielle riversa in un disperato e violento monologo tutta la rabbia, il dolore, l’impotenza indotti dal suicidio della figlia e dai matrimoni finiti assai male. Giunte in ogni caso al fondo del loro immedicabile rovello interiore, le tre donne debbono arrendersi alla fragilità delle loro esistenze e delle loro personalità, costantemente alimentate da una luce riflessa capace di confondere, fino a renderli inavvertibili, i contorni reali del loro io: la luce di un mondo che del loro sacrificio e della loro incolpevole falsa coscienza si alimenta senza remore, perpetuando allegramente i rituali di un’assurda ingiustizia storica.

Commentare questo libro non mi è facile. L’autrice è riuscita a mettermi in una posizione difficile: durante la lettura ho detestato dal profondo le tre protagoniste, ma non ho potuto fare a meno di provarne una viscerale compassione.
Il primo racconto è per me il più intenso e anche quello che mi ha messa in crisi. La reazione di una donna di fronte al tradimento, arrivato tra l’altro dopo molti anni di matrimonio, mette in crisi la loro relazione ed anche le sue stesse certezze.
Non sono riuscita a condividere le scelte di questa donna, mi ha fatto rabbia la sua debolezza, la sua arrendevolezza, il suo senso di colpa. Forse proprio perché così debole e così sola, mi sono piano piano alleata con lei, sono entrata in sintonia con i suoi pensieri, mi sono persa con lei nei meandri della depressione, delle domande senza risposta, nel tentativo di darsi delle colpe e di assolversi, di fingere, al punto di accettare anche il tradimento più grande, quello della fiducia. Forse in fondo questo comportamento è dettato solo dalla paura di non essere amata, di essere sola. Del resto si accorge improvvisamente di non avere più accanto, né il marito né le figlie e non sa più che ruolo può rappresentare. Il ruolo del marito invece è molto dubbio, nel senso che non riesco a capire se sia anche lui imprigionato in un gioco pericoloso, dettato da crisi d’età, paure, e insicurezza, o se questa idea sia solo negli occhi della moglie che lo descrive e cerca di perdonarlo o di giustificarlo, per non dover ammettere di essere davvero stata imbrogliata o illusa da una persona meschina e crudele (forse più difficile da sopportare!).
Questo racconto mi ha spinta a pensare molto a quella che crediamo essere la nostra vita, che può cambiare completamente da un giorno all’altro, rivelandosi diversa da quello che abbiamo sempre creduto, a come reagiamo di fronte all’implosione e ai cambiamenti, di come ci imbrogliano/mo….
Ho riconosciuto in me molti atteggiamenti di questa donna che all’inizio detestavo.

Gli altri due racconti mi hanno colpita meno dal punto di vista della storia, ma mi hanno entusiasmata per il drastico cambiamento di stile dell’autrice. Soprattutto in “monologo”, all’inizio sono rimasta scioccata perché non mi aspettavo assolutamente un cambiamento di regime così marcato, passando dai dialoghi pacati di prima a questi pensieri ricchi di parolacce, scurrili, duri, che rappresentano subito una donna diversa. Solo attraverso la scelta delle parole e del modo di esprimersi l’autrice riesca a farti capire di che tipo di donna sta parlando, il suo carattere e il suo modo di essere. Meraviglioso. Qui sembra che la protagonista sia forte e coraggiosa, protesta e blatera di vendette e di giustizia, ma tra le righe si vede una donna fragile e spezzata.

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E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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