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Un teologo amante della storia. Ritratto di Domenique Chenu

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Domenique Chenu è stato uno dei teologi cattolici più importanti del XX secolo. Nato a Soisy-sur-Seine, Francia, nel 1895, a diciotto anni, nel 1913, entrò dai domenicani, a Le Saulchoir, presso Tournai attratto dalla vita domenicana e dall’ideale evangelico. Dal 1914 – anno della sua prima professione religiosa – quella solenne avvenne nel 1918, mentre nel 1919 venne ordinato sacerdote – al 1920 Chenu compì i suoi studi a Roma, all’ ‘Angelicum’.

Sotto la guida di Reginald Garrigou-Lagrange (1877-1964) redasse la tesi di lettorato dal titolo ‘De contemplatione’ che il relatore giudicò ottima, con la nota che il suo autore rivelava una ‘profonda conoscenza della dottrina di S. Tommaso sulla natura della contemplazione’ anche se non mancò il significativo invito ‘a non allargare storicamente la ricerca’. E a proposito della storia, Chenu ebbe a dire:

“Non tanto amavo la storia come un mestiere, ma sentivo che la parola di Dio è nella storia, e che entrare nella storia è un mezzo per raggiungere la parola di Dio. Ora questo modo di pensare, a Roma, era considerato come sospetto di razionalismo”. Chenu, ‘molto assiduo’ all’insegnamento di Garrigou-Lagrange, non accolse l’invito del relatore che voleva che restasse all’ ‘Angelicum’ come suo collaboratore e preferì tornare a Le Saulchoir, incominciando a insegnarvi storia delle dottrine teologiche. Lì svolse la sua fervida attività di ricercatore e di scrittore.

Su invito del grande filosofo e amico Gilson negli anni ’30-’31 Chenu fondò in Canada, a Ottawa, un Istituto di studi medievali presso il quale si recò a tenere corsi fino al 1936. Intanto, nel 1932, Chenu, divenuto maestro in teologia, fu nominato reggente degli studi di Le Saulchoir, dove si dedicò sia alle ricerche teologiche sia a iniziative che lo ponevano a contatto con la vita concreta, con il mondo del lavoro, in particolare con il mondo operaio. Il 1937 segnò una data importante nella vita di Chenu.

Fu l’anno della pubblicazione di un’opera dal titolo ‘Una scuola di teologia. Le Saulchoir’ nata da una conferenza tenuta nel 1936 in cui esponeva, come affermava lo stesso Chenu, ‘le nostre idee sul metodo teologico’. L’opuscolo, pubblicato in meno di un migliaio di copie, non conobbe molta diffusione. Si può, infatti, constatare una quasi assenza di recensioni, mentre numerose e di svariata provenienza sono le reazioni positive, e persino entusiaste, benché non manchi in taluno qualche riserva.

Non mancò, tuttavia, qualche voce discordante e qualche vivace reazione. Ma, soprattutto, la piccola opera incominciò a suscitare inquietudini a Roma e particolarmente all’ ‘Angelicum’ e in Garrigou-Lagrange, suo maestro. L’opuscolo venne ritirato dalla circolazione e Chenu, nel febbraio del 1938, fu chiamato a Roma per dare spiegazione dei contenuti del suo volumetto. Nello stesso anno lasciò il Belgio per istallarsi a Étiolles, non lontano da Parigi.

Più tardi Chenu dichiarò: “Ho ceduto a una specie di pressione psicologica, mi sono lasciato intimidire”; uno dei ‘notabili’ teologi domenicani, “certamente per calmare le irritazioni romane, mi ha chiesto di firmare una serie di dieci proposizioni: io ho firmato. Io ho sempre avuto orrore di questo sistema che consiste nel redigere un sillabo di proposizioni”. Le precedenti perplessità e reazioni non erano, tuttavia, superate una volta per tutte: esse permanevano, e nel 1942 giunsero al culmine con la messa all’indice, il 4 febbraio, dell’opera di Chenu, che subito si sottomise, senza nessuno spirito di ribellione, ma che non nascose l’amarezza e la sofferenza che lo toccò, come scrisse a Gilson, ‘fin nel profondo del cuore’.

Le accuse erano che disprezzava il valore della ragione nella ricerca teologica, gettava discredito sulla Scolastica e in particolare su San Tommaso d’Aquino: accuse sostanzialmente infondate. Sulla vicissitudine padre Chenu ebbe modo di tornare più volte. Egli affermò di aver appreso per radio la sua condanna e ricordò le parole dettegli dall’arcivescovo di Parigi, card. Suhard: “Non si turbi, piccolo padre, tra vent’anni tutti parleranno come lei”, che a posteriori comprese.

Dopo la condanna del 1942, Chenu lasciò la reggenza e l’insegnamento di Le Saulchoir. Gli fu assegnato il convento parigino di Saint-Jacques, dal quale fu allontanato nel febbraio del 1954, per Rouen, a motivo del suo coinvolgimento nel movimento dei preti operai tanto che ne fu il padre spirituale. Tornò a Parigi definitivamente nel giugno 1962. Dal settembre 1962 fino al 1965 prese parte al Concilio Vaticano II, sia pure non come esperto, ma come teologo del vescovo di Antsirabé (Madagascar).

Particolarmente fecondo il suo contributo al Concilio tanto che la Costituzione pastorale sulla chiesa nel mondo contemporaneo ‘Gaudium et spes’ risente della ricerca teologica di padre Chenu, il cui ruolo nella redazione del testo conciliare è indiscusso. Un curioso aneddoto della sua vita rivela la personalità di questo grande teologo. Nel 1965, al termine del Concilio fu organizzato una festa di compleanno per l’ormai settantenne p. Chenu al quale vi presero parte diversi cardinali e vescovi che, in precedenza, lo avevano avversato.

Mentre si svolgeva la festa prese la parola il cardinale di Parigi Suhard che fece un encomio del teologo ringraziandolo, davanti a tutti i presenti, per l’obbedienza prestata alla Chiesa in tutti i suoi anni, anche e soprattutto negli anni che lo hanno visto emarginato ed esiliato. P. Chenu rispondendo disse: “L’obbedienza è una virtù per persone mediocri, io ho sempre creduto e crederò nella Parola di Dio”.

Gli anni che vanno dal 1966 al 1990 furono trascorsi nel convento di Saint-Jacques, a Parigi, distinti sempre dalla vivacità mentale e dalla fraterna disponibilità di cui era dotato. Secondo la testimonianza di Congar, suo amato discepolo: “Il p. Chenu è rimasto se stesso, meravigliosamente libero, vivo, risvegliatore di idee, aperto all’amicizia e fraterno, attraverso le prove che non gli sono state risparmiate”. Autore di numerosi libri sulla storia della teologia che hanno fatto scuola, Chenu è morto l’11 febbraio 1990.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Un teologo amante della storia. Ritratto di Domenique Chenu

  

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Domenique Chenu è stato uno dei teologi cattolici più importanti del XX secolo. Nato a Soisy-sur-Seine, Francia, nel 1895, a diciotto anni, nel 1913, entrò dai domenicani, a Le Saulchoir, presso Tournai attratto dalla vita domenicana e dall’ideale evangelico. Dal 1914 – anno della sua prima professione religiosa – quella solenne avvenne nel 1918, mentre nel 1919 venne ordinato sacerdote – al 1920 Chenu compì i suoi studi a Roma, all’ ‘Angelicum’.

Sotto la guida di Reginald Garrigou-Lagrange (1877-1964) redasse la tesi di lettorato dal titolo ‘De contemplatione’ che il relatore giudicò ottima, con la nota che il suo autore rivelava una ‘profonda conoscenza della dottrina di S. Tommaso sulla natura della contemplazione’ anche se non mancò il significativo invito ‘a non allargare storicamente la ricerca’. E a proposito della storia, Chenu ebbe a dire:

“Non tanto amavo la storia come un mestiere, ma sentivo che la parola di Dio è nella storia, e che entrare nella storia è un mezzo per raggiungere la parola di Dio. Ora questo modo di pensare, a Roma, era considerato come sospetto di razionalismo”. Chenu, ‘molto assiduo’ all’insegnamento di Garrigou-Lagrange, non accolse l’invito del relatore che voleva che restasse all’ ‘Angelicum’ come suo collaboratore e preferì tornare a Le Saulchoir, incominciando a insegnarvi storia delle dottrine teologiche. Lì svolse la sua fervida attività di ricercatore e di scrittore.

Su invito del grande filosofo e amico Gilson negli anni ’30-’31 Chenu fondò in Canada, a Ottawa, un Istituto di studi medievali presso il quale si recò a tenere corsi fino al 1936. Intanto, nel 1932, Chenu, divenuto maestro in teologia, fu nominato reggente degli studi di Le Saulchoir, dove si dedicò sia alle ricerche teologiche sia a iniziative che lo ponevano a contatto con la vita concreta, con il mondo del lavoro, in particolare con il mondo operaio. Il 1937 segnò una data importante nella vita di Chenu.

Fu l’anno della pubblicazione di un’opera dal titolo ‘Una scuola di teologia. Le Saulchoir’ nata da una conferenza tenuta nel 1936 in cui esponeva, come affermava lo stesso Chenu, ‘le nostre idee sul metodo teologico’. L’opuscolo, pubblicato in meno di un migliaio di copie, non conobbe molta diffusione. Si può, infatti, constatare una quasi assenza di recensioni, mentre numerose e di svariata provenienza sono le reazioni positive, e persino entusiaste, benché non manchi in taluno qualche riserva.

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Non mancò, tuttavia, qualche voce discordante e qualche vivace reazione. Ma, soprattutto, la piccola opera incominciò a suscitare inquietudini a Roma e particolarmente all’ ‘Angelicum’ e in Garrigou-Lagrange, suo maestro. L’opuscolo venne ritirato dalla circolazione e Chenu, nel febbraio del 1938, fu chiamato a Roma per dare spiegazione dei contenuti del suo volumetto. Nello stesso anno lasciò il Belgio per istallarsi a Étiolles, non lontano da Parigi.

Più tardi Chenu dichiarò: “Ho ceduto a una specie di pressione psicologica, mi sono lasciato intimidire”; uno dei ‘notabili’ teologi domenicani, “certamente per calmare le irritazioni romane, mi ha chiesto di firmare una serie di dieci proposizioni: io ho firmato. Io ho sempre avuto orrore di questo sistema che consiste nel redigere un sillabo di proposizioni”. Le precedenti perplessità e reazioni non erano, tuttavia, superate una volta per tutte: esse permanevano, e nel 1942 giunsero al culmine con la messa all’indice, il 4 febbraio, dell’opera di Chenu, che subito si sottomise, senza nessuno spirito di ribellione, ma che non nascose l’amarezza e la sofferenza che lo toccò, come scrisse a Gilson, ‘fin nel profondo del cuore’.

Le accuse erano che disprezzava il valore della ragione nella ricerca teologica, gettava discredito sulla Scolastica e in particolare su San Tommaso d’Aquino: accuse sostanzialmente infondate. Sulla vicissitudine padre Chenu ebbe modo di tornare più volte. Egli affermò di aver appreso per radio la sua condanna e ricordò le parole dettegli dall’arcivescovo di Parigi, card. Suhard: “Non si turbi, piccolo padre, tra vent’anni tutti parleranno come lei”, che a posteriori comprese.

Dopo la condanna del 1942, Chenu lasciò la reggenza e l’insegnamento di Le Saulchoir. Gli fu assegnato il convento parigino di Saint-Jacques, dal quale fu allontanato nel febbraio del 1954, per Rouen, a motivo del suo coinvolgimento nel movimento dei preti operai tanto che ne fu il padre spirituale. Tornò a Parigi definitivamente nel giugno 1962. Dal settembre 1962 fino al 1965 prese parte al Concilio Vaticano II, sia pure non come esperto, ma come teologo del vescovo di Antsirabé (Madagascar).

Particolarmente fecondo il suo contributo al Concilio tanto che la Costituzione pastorale sulla chiesa nel mondo contemporaneo ‘Gaudium et spes’ risente della ricerca teologica di padre Chenu, il cui ruolo nella redazione del testo conciliare è indiscusso. Un curioso aneddoto della sua vita rivela la personalità di questo grande teologo. Nel 1965, al termine del Concilio fu organizzato una festa di compleanno per l’ormai settantenne p. Chenu al quale vi presero parte diversi cardinali e vescovi che, in precedenza, lo avevano avversato.

Mentre si svolgeva la festa prese la parola il cardinale di Parigi Suhard che fece un encomio del teologo ringraziandolo, davanti a tutti i presenti, per l’obbedienza prestata alla Chiesa in tutti i suoi anni, anche e soprattutto negli anni che lo hanno visto emarginato ed esiliato. P. Chenu rispondendo disse: “L’obbedienza è una virtù per persone mediocri, io ho sempre creduto e crederò nella Parola di Dio”.

Gli anni che vanno dal 1966 al 1990 furono trascorsi nel convento di Saint-Jacques, a Parigi, distinti sempre dalla vivacità mentale e dalla fraterna disponibilità di cui era dotato. Secondo la testimonianza di Congar, suo amato discepolo: “Il p. Chenu è rimasto se stesso, meravigliosamente libero, vivo, risvegliatore di idee, aperto all’amicizia e fraterno, attraverso le prove che non gli sono state risparmiate”. Autore di numerosi libri sulla storia della teologia che hanno fatto scuola, Chenu è morto l’11 febbraio 1990.

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