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Un popolo si riunisce a San Giovanni

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Il “family day” di sabato ha portato in piazza per dire no ai matrimoni gay e si alla famiglia

Dovevano essere quattro gatti (secondo i siti del mondo LGBT) oppure 400 mila (secondo i dati relativi alla mobilità comparsi in mattinata), alla fine sono stati molto di più: si parla di circa un milione di persone che si sono radunate ieri pomeriggio a Roma, in piazza San Giovanni, per manifestare in maniera pacifica ma decisa contro la diffusione delle cosiddette gender theories nelle scuole dell’infanzia (in discussione il DLL Fedeli) e (in maniera meno esplicita) contro il riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso (promosso dal Decreto di Legge firmato Monica Cirinnà in discussione al Parlamento). Una mobilitazione massiva, un momento storico, una folla festosa che ha riempito – senza nessun problema di ordine pubblico – la piazza di bambini, di colori, di palloncini e bandiere (quelle della Manif Pour Tous, di Alleanza Cattolica, Identità Cristiana, Giuristi per la Vita, ecc.).

La manifestazione è stata organizzata in tempi record dal comitato “Difendiamo i nostri figli” creato meno di un mese fa (il 2 giugno) e formato da componenti di associazioni e movimenti prolife. A sostenere l’evento sin dall’inizio c’è stato Cammino Neocatecumenale presente in piazza con migliaia di famiglie e di bambini provenienti da tutte le regioni d’Italia e con più trecento volontario impegnati nel servizio d’ordine.

Durante l’organizzazione dell’evento non sono mancate polemiche legate alla diversità di vedute tra i vescovi e tra i diversi movimenti ecclesiali. Che alcuni vescovi non amassero molto questo tipo di manifestazioni pubbliche, che possono creare un ambiente di ostilità, un muro-contro-muro contro il governo, poteva essere abbastanza prevedibile. Eclatante, invece, è stato il categorico “no” espresso da Comunione e Liberazione che ha sorpreso tutti dissociandosi dalla manifestazione preferendo, alla piazza, “un tavolo sul quale le proprie ragioni”. Oltre ai figli di Don Giussani, anche il Forum delle Associazioni Familiari ha deciso non aderire all’iniziativa delle famiglie italiane, così come la Comunità di Sant’Egidio, i Focolarini, l’Azione Cattolica e i movimenti Scout.

Benché la Chiesa Italiana non si sia espressa in maniera ufficiale su questo argomento (la CEI e il Vicariato di Roma non si sono sbilanciati lasciando tutto in mano alle famiglie e agli organizzatori), alcuni cardinali e vescovi hanno appoggiato a titolo personale la manifestazione incoraggiando e invitando le famiglie a partecipare all’evento per difendere i diritti dei più piccoli: il cardinale Bagnasco, presidente della CEI, il cardinale Vallini, vicario della città di Roma, mons. Paglia presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, mons. Negri arcivescovo di Ferrara e mons. Crepaldi vescovo di Trieste, sono alcuni pastori che si sono espressi personalmente in modo favorevole. Ad ogni modo, forse a causa del maltempo, nessun vescovo italiano era presente all’incontro in piazza.

E’ stata invece molto significativa la partecipazione di rappresentanti di altre confessioni religiose. Accanto al rappresentante dell’Unione Evangelica Italiana, sul palco era presente anche l’imam della Moschea di Roma, Mohamed Ben Mohamed, che ha rivolto parole molto dure verso “queste ideologie che stanno distruggendo l’uomo e l’umanità”. Anche la comunità ebraica ha mostrato solidarietà alle famiglie in piazza tramite una lettera inviata dal Rabbino Capo della Città di Roma, Riccardo Di Segni.

Dopo il benvenuto del portavoce del comitato organizzatore Massimo Gandolfini e dopo una sintetica presentazione delle teorie del gender da parte del neurochirurgo bresciano, si sono susseguiti diversi interventi: Gianfranco Amato presidente dei Giuristi per la Vita,Simone Pillon, Mario Adinolfi, Costanza Miriano ed Alfredo Mantovano. Tra gli interventi anche le esperienze di due famiglie numerose che hanno raccontato le loro difficoltà legate all’insegnamento delle teorie del genere nelle scuole dei loro figli.

Anche il papa Francesco è stato virtualmente presente: le sue parole all’apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma sono state trasmesse dai maxi schermi ed applaudite dalle famiglie in piazza. Parlando della necessità di un rinnovamento morale e spirituale, Francesco ha affermato che “questo impegno è tanto importante quando parliamo di educazione dei ragazzi e dei giovani, per la quale i primi responsabili siete voi genitori”. Il papa ha definito le teorie gender “idee strane” e “colonizzazioni ideologiche” che “avvelenano l’anima e la famiglia”, che “distruggono la società, il paese e la famiglia” e contro le quali “si deve agire”.

A conclusione dell’incontro, la predicazione di Kiko Argüello, laico spagnolo fondatore del Cammino Neocatecumenale, che ha ricordato che la battaglia, prima ancora che politica, è spirituale: mostrare al mondo l’amore gratuito di Dio, divenendo testimoni della Risurrezione di Cristo dalla morte. “La vera sfida è l’essere – afferma Kiko citando Shakespeare – e noi sappiamo che il nostro essere viene da Dio” mentre nel mondo, come in un teatro, ricopriamo dei ruoli che non corrispondono alla realtà.

Ma i veri protagonisti della giornata sono state le famiglie: papà, mamme e figli, molti figli, accorsi da tutte le regioni italiane. Famiglie che – in brevissimo tempo – si sono organizzate in gruppo o singolarmente, con pullman o macchine, spendendo di tasca propria per partecipare alla manifestazione, per rivendicare i propri diritti sulla educazione dei figli e i diritti dei loro figli ad essere rispettati e non indottrinati dalle scuole. Famiglie che hanno eroicamente affrontato il forte temporale che (per la gioia di molti oppositori che hanno esultato da casa sui social networks) si è abbattuto ferocemente sulla piazza per due ore prima dell’incontro. Ma la famiglie, i bambini, i nonni presenti in piazza sono rimasti ai loro posti e la forte pioggia ha lasciato poi spazio al sole che ha accompagnato l’incontro sino alla fine, asciugando i vestiti e i passeggini e riscaldando i cuori nella speranza che il sacrificio sia utile alla società ed alle generazioni future.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Un popolo si riunisce a San Giovanni

  

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Il “family day” di sabato ha portato in piazza per dire no ai matrimoni gay e si alla famiglia

Dovevano essere quattro gatti (secondo i siti del mondo LGBT) oppure 400 mila (secondo i dati relativi alla mobilità comparsi in mattinata), alla fine sono stati molto di più: si parla di circa un milione di persone che si sono radunate ieri pomeriggio a Roma, in piazza San Giovanni, per manifestare in maniera pacifica ma decisa contro la diffusione delle cosiddette gender theories nelle scuole dell’infanzia (in discussione il DLL Fedeli) e (in maniera meno esplicita) contro il riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso (promosso dal Decreto di Legge firmato Monica Cirinnà in discussione al Parlamento). Una mobilitazione massiva, un momento storico, una folla festosa che ha riempito – senza nessun problema di ordine pubblico – la piazza di bambini, di colori, di palloncini e bandiere (quelle della Manif Pour Tous, di Alleanza Cattolica, Identità Cristiana, Giuristi per la Vita, ecc.).

La manifestazione è stata organizzata in tempi record dal comitato “Difendiamo i nostri figli” creato meno di un mese fa (il 2 giugno) e formato da componenti di associazioni e movimenti prolife. A sostenere l’evento sin dall’inizio c’è stato Cammino Neocatecumenale presente in piazza con migliaia di famiglie e di bambini provenienti da tutte le regioni d’Italia e con più trecento volontario impegnati nel servizio d’ordine.

Durante l’organizzazione dell’evento non sono mancate polemiche legate alla diversità di vedute tra i vescovi e tra i diversi movimenti ecclesiali. Che alcuni vescovi non amassero molto questo tipo di manifestazioni pubbliche, che possono creare un ambiente di ostilità, un muro-contro-muro contro il governo, poteva essere abbastanza prevedibile. Eclatante, invece, è stato il categorico “no” espresso da Comunione e Liberazione che ha sorpreso tutti dissociandosi dalla manifestazione preferendo, alla piazza, “un tavolo sul quale le proprie ragioni”. Oltre ai figli di Don Giussani, anche il Forum delle Associazioni Familiari ha deciso non aderire all’iniziativa delle famiglie italiane, così come la Comunità di Sant’Egidio, i Focolarini, l’Azione Cattolica e i movimenti Scout.

Benché la Chiesa Italiana non si sia espressa in maniera ufficiale su questo argomento (la CEI e il Vicariato di Roma non si sono sbilanciati lasciando tutto in mano alle famiglie e agli organizzatori), alcuni cardinali e vescovi hanno appoggiato a titolo personale la manifestazione incoraggiando e invitando le famiglie a partecipare all’evento per difendere i diritti dei più piccoli: il cardinale Bagnasco, presidente della CEI, il cardinale Vallini, vicario della città di Roma, mons. Paglia presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, mons. Negri arcivescovo di Ferrara e mons. Crepaldi vescovo di Trieste, sono alcuni pastori che si sono espressi personalmente in modo favorevole. Ad ogni modo, forse a causa del maltempo, nessun vescovo italiano era presente all’incontro in piazza.

E’ stata invece molto significativa la partecipazione di rappresentanti di altre confessioni religiose. Accanto al rappresentante dell’Unione Evangelica Italiana, sul palco era presente anche l’imam della Moschea di Roma, Mohamed Ben Mohamed, che ha rivolto parole molto dure verso “queste ideologie che stanno distruggendo l’uomo e l’umanità”. Anche la comunità ebraica ha mostrato solidarietà alle famiglie in piazza tramite una lettera inviata dal Rabbino Capo della Città di Roma, Riccardo Di Segni.

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Anche il papa Francesco è stato virtualmente presente: le sue parole all’apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma sono state trasmesse dai maxi schermi ed applaudite dalle famiglie in piazza. Parlando della necessità di un rinnovamento morale e spirituale, Francesco ha affermato che “questo impegno è tanto importante quando parliamo di educazione dei ragazzi e dei giovani, per la quale i primi responsabili siete voi genitori”. Il papa ha definito le teorie gender “idee strane” e “colonizzazioni ideologiche” che “avvelenano l’anima e la famiglia”, che “distruggono la società, il paese e la famiglia” e contro le quali “si deve agire”.

A conclusione dell’incontro, la predicazione di Kiko Argüello, laico spagnolo fondatore del Cammino Neocatecumenale, che ha ricordato che la battaglia, prima ancora che politica, è spirituale: mostrare al mondo l’amore gratuito di Dio, divenendo testimoni della Risurrezione di Cristo dalla morte. “La vera sfida è l’essere – afferma Kiko citando Shakespeare – e noi sappiamo che il nostro essere viene da Dio” mentre nel mondo, come in un teatro, ricopriamo dei ruoli che non corrispondono alla realtà.

Ma i veri protagonisti della giornata sono state le famiglie: papà, mamme e figli, molti figli, accorsi da tutte le regioni italiane. Famiglie che – in brevissimo tempo – si sono organizzate in gruppo o singolarmente, con pullman o macchine, spendendo di tasca propria per partecipare alla manifestazione, per rivendicare i propri diritti sulla educazione dei figli e i diritti dei loro figli ad essere rispettati e non indottrinati dalle scuole. Famiglie che hanno eroicamente affrontato il forte temporale che (per la gioia di molti oppositori che hanno esultato da casa sui social networks) si è abbattuto ferocemente sulla piazza per due ore prima dell’incontro. Ma la famiglie, i bambini, i nonni presenti in piazza sono rimasti ai loro posti e la forte pioggia ha lasciato poi spazio al sole che ha accompagnato l’incontro sino alla fine, asciugando i vestiti e i passeggini e riscaldando i cuori nella speranza che il sacrificio sia utile alla società ed alle generazioni future.

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