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Un atto eversivo: credere ancora in mamma e papà

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Manifesti che pubblicizzano gay pride? Già visti. Locandine che ti invitano ad un san Valentino saffico? Roba vecchia. Pubblicità dove la mamma prepara per il figlio e il suo compagno delle crocchette? Prevedibile. I veri borghesi, ammettiamolo, sono i gay. Sono loro che vogliono “sposarsi”, metter su “famiglia”, adottare, avere dei figli con l’eterologa, quando invece tutti gli altri disertano gli altari e mettono al mondo mezzo figlio se gli va bene. Sono loro che chiedono di tornare agli affetti casalinghi, che ogni due per tre tirano in ballo la mamma (che benedice la loro scelta), che chiedono normalità, tranquillità e senso civico, quando tutti gli altri cercano di andarsene di casa e dall’Italia il prima possibile e dicono agli amici che l’ultima volta che hanno sentito la propria madre è stato a Natale perché lavorano troppo e non hanno tempo nemmeno per se stessi.

Se volete trovare il nuovo Che Guevara della morale familiare non andate dunque a cercarlo lì dove idue cuori (e una capanna) sono entrambi dello stesso sesso. Dovete cercarlo in quel sottobosco italico dove si rifugiano gli amanti del rasoio per lui e delle strisce depilanti per lei, del fiocco azzurro e di quello rosa quando viene al mondo un bebè, della barba ruvida di papà e della pelle liscia di mamma, del gioco della lotta con i maschietti e di quello del the con le femminucce. Costoro non chiamiamoli più nemmeno nostalgici, ma cultori dell’ovvio.

Questi rivoluzionari della normalità, manco a dirlo, non hanno vita facile, come per ogni rivoluzionarioche si rispetti. Provate voi a dire ad esempio che siete contro la maternità surrogata, i “matrimoni” gay e le adozioni gay. Ai gaypensanti prenderà un colpo. Sentiranno che tutto il loro rigidissimo mondo è minacciato, che il loro ecosistema assolutamente da conservare ad ogni costo – ecco perché sono così conservatori – sta per andare in frantumi. E dunque schiumanti normofobia vi attaccheranno. È accaduto all’onorevole Carlo Giovanardi che ha fatto affiggere a Modena un manifesto dove compare una coppia di ragazzi – entrambi maschi – mano nella mano e in cui uno spinge una carrozzina. A commento della vignetta questo testo: “I bambini non si comprano. No alle discriminazioni, no all’utero in affitto, no al matrimonio e alle adozioni gay”. Insomma, come spendere soldi per dire che i cerchi sono tondi. Ma per alcuni il cerchio può essere quadrato e così Giovanardi è stato sepolto da critiche.  Il segretario provinciale del Pd Lucia Bursi ha dichiarato: «Ci sono tanti modi per affrontare il tema dei diritti. La strada intrapresa da Ncd è sicuramente quella sbagliata. I diritti sono una cosa seria». Le fa eco il segretario cittadino Andrea Sirotti il quale afferma che questi sono «manifesti omofobi, e oltretutto incongrui. Da una parte, infatti, proclama no alle discriminazioni, e poi, subito dopo, no all’utero in affitto, ai matrimoni e alle adozioni gay, mescolando allegramente questioni alquanto diverse. Dimenticando, con altrettanta leggerezza, che è dei sentimenti delle persone che stiamo parlando».

Alla fine è arrivata la replica del senatore Giovanardi: «Se si pensa con prepotenza e arroganza, dicancellare la libertà d’opinione garantita dalla Costituzione laica e repubblicana e la difesa delle leggi in vigore nel Paese, si è sbagliato indirizzo. Abbiamo appena celebrato l’anniversario del 25 aprile per festeggiare la ritrovata libertà, dopo un periodo di dittatura che voleva imporre un pensiero unico al quale non vogliamo tornare. Mi spiace che la verità dia fastidio, ma la posta in gioco della discussione in Parlamento è quella della pratica dell’utero in affitto e dell’adozione dei bambini da parte di coppie gay e non la salvaguardia di diritti o la rimozione di discriminazioni, sui quali c’è accordo fra tutte le forze politiche». Come si appuntava prima, un manifesto sul gay pride ormai strappa uno sbadiglio. Uno in cui si dice no alle “nozze” gay risulta urticante. Vuoi vedere che questi feticisti della famiglia vintage – papà, mamma e figli senza provetta – sono il nuovo che avanza?

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Se volete trovare il nuovo Che Guevara della morale familiare non andate dunque a cercarlo lì dove idue cuori (e una capanna) sono entrambi dello stesso sesso. Dovete cercarlo in quel sottobosco italico dove si rifugiano gli amanti del rasoio per lui e delle strisce depilanti per lei, del fiocco azzurro e di quello rosa quando viene al mondo un bebè, della barba ruvida di papà e della pelle liscia di mamma, del gioco della lotta con i maschietti e di quello del the con le femminucce. Costoro non chiamiamoli più nemmeno nostalgici, ma cultori dell’ovvio.

Questi rivoluzionari della normalità, manco a dirlo, non hanno vita facile, come per ogni rivoluzionarioche si rispetti. Provate voi a dire ad esempio che siete contro la maternità surrogata, i “matrimoni” gay e le adozioni gay. Ai gaypensanti prenderà un colpo. Sentiranno che tutto il loro rigidissimo mondo è minacciato, che il loro ecosistema assolutamente da conservare ad ogni costo – ecco perché sono così conservatori – sta per andare in frantumi. E dunque schiumanti normofobia vi attaccheranno. È accaduto all’onorevole Carlo Giovanardi che ha fatto affiggere a Modena un manifesto dove compare una coppia di ragazzi – entrambi maschi – mano nella mano e in cui uno spinge una carrozzina. A commento della vignetta questo testo: “I bambini non si comprano. No alle discriminazioni, no all’utero in affitto, no al matrimonio e alle adozioni gay”. Insomma, come spendere soldi per dire che i cerchi sono tondi. Ma per alcuni il cerchio può essere quadrato e così Giovanardi è stato sepolto da critiche.  Il segretario provinciale del Pd Lucia Bursi ha dichiarato: «Ci sono tanti modi per affrontare il tema dei diritti. La strada intrapresa da Ncd è sicuramente quella sbagliata. I diritti sono una cosa seria». Le fa eco il segretario cittadino Andrea Sirotti il quale afferma che questi sono «manifesti omofobi, e oltretutto incongrui. Da una parte, infatti, proclama no alle discriminazioni, e poi, subito dopo, no all’utero in affitto, ai matrimoni e alle adozioni gay, mescolando allegramente questioni alquanto diverse. Dimenticando, con altrettanta leggerezza, che è dei sentimenti delle persone che stiamo parlando».

Alla fine è arrivata la replica del senatore Giovanardi: «Se si pensa con prepotenza e arroganza, dicancellare la libertà d’opinione garantita dalla Costituzione laica e repubblicana e la difesa delle leggi in vigore nel Paese, si è sbagliato indirizzo. Abbiamo appena celebrato l’anniversario del 25 aprile per festeggiare la ritrovata libertà, dopo un periodo di dittatura che voleva imporre un pensiero unico al quale non vogliamo tornare. Mi spiace che la verità dia fastidio, ma la posta in gioco della discussione in Parlamento è quella della pratica dell’utero in affitto e dell’adozione dei bambini da parte di coppie gay e non la salvaguardia di diritti o la rimozione di discriminazioni, sui quali c’è accordo fra tutte le forze politiche». Come si appuntava prima, un manifesto sul gay pride ormai strappa uno sbadiglio. Uno in cui si dice no alle “nozze” gay risulta urticante. Vuoi vedere che questi feticisti della famiglia vintage – papà, mamma e figli senza provetta – sono il nuovo che avanza?

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