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Ucciso perché amico dei musulmani? Ecco chi era padre Jacques Hamel

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Il sacerdote sgozzato da un musulmano fanatico incentivava il dialogo interreligioso nella sua comunità. Collaborando con le autorità islamiche locali

Padre Jacques Hamel è stato ucciso nella sua parrocchia, quella dedicata a Saint-Etienne du Rouvray.

Aveva 86 anni ed era nato nel 1930 a Darnétal, comune vicino a Saint-Etienne du Rouvray. Ordinato sacerdote nel 1958. Nel 2008 aveva festeggiato i 50 anni di sacerdozio. Aiutava il parroco Auguste Moanda Phauati, e di tanto in tanto celebrava qualche Messa proprio come è accaduto ieri mattina quando i due attentatori hanno fatto irruzione nella chiesa vicino a Rouen e lo hanno sgozzato. È lui il primo sacerdote in Europa, martire dell’Isis (Avvenire, 26 luglio).

L’APPELLO AI FEDELI

All’inizio dell’estate, padre Jacques ha lanciato ai suoi fedeli questo appello, di certo non immaginava che sarebbe diventato il suo testamento spirituale: «Possiamo ascoltare in questo tempo l’invito di Dio a prendere cura di questo mondo, per renderlo, là dove viviamo, più caloroso, più umano, più fraterno» (La Repubblica, 26 luglio).

“NON VOLEVA ANDARE IN PENSIONE”

Un appello, scritto il 6 giugno sul bollettino parrocchiale, che voleva essere una piccola risposta agli orrori, alle stragi, che sempre più si susseguivano in tutto il mondo a causa del terrorismo. «Era coraggioso per la sua età – ha spiegato a Liberation (26 luglio) l’abate congolose Auguste Moanda-Phuati, della stessa parrocchia – i sacerdoti possono andare in pensione a 75 anni ma lui si sentiva ancora forte».

AMICO DELL’IMAM

Ma i suoi assassini non sapevano tutto questo. Non sapevano che era amico fraterno dell’Imam Mohammed Karabila, presidente del Consiglio regionale per il Culto Musulmano dell’Alta Normandia. Che ora non si dà pace. Non sapevano nemmeno, probabilmente, che la moschea di Saint Étienne-du-Rouvray è stata costruita proprio su un pezzo di terra che la parrocchia in cui sono entrati come barbari aveva offerto alla comunità musulmana (Corriere della Sera, 26 luglio).

INIZIATIVE CON I MUSULMANI

Non sapevano, senza dubbio, neppure che in quella moschea l’abate Jacques Hamel aveva partecipato alla cerimonia funebre in memoria di un musulmano, Imad Ibn Ziaten, il paracadutista di 30 anni assassinato quattro anni fa dal franco-algerino Mohammed Merah, in una serie di attentati nel Sudovest della Francia.


LEGGI ANCHE: Per questo i cristiani non devono temere il dialogo interreligioso


“UOMO DI PACE”

Non sapevano che il sacerdote cattolico e il religioso musulmano facevano parte da un anno e mezzo, da quando i fratelli Kouachi avevano inaugurato la stagione di sangue nella redazione parigina di Charlie Hébdo, di un comitato interconfessionale, in cui si ragionava di religione e convivenza.

Mohammed Karabila, il presidente del Consiglio regionale della Normandia del culto musulmano, lo ha descritto come «un uomo di pace», che «ha dedicato la sua vita alle sue idee e alla religione» (Le Figaro’, 26 luglio).

“FINO ALL’ULTIMO RESPIRO”

Padre Aime Remi Mputu Amba, il decano di un’altra chiesa locale, lo ha descritto come un uomo di «grande discrezione e grande attenzione» che ha portato un «raggio di sole» per le riunioni.

Parlando a Le Figaro, padre Mputu Amba ha dichiarato: «Nonostante la sua età avanzata era ancora pienamente investito nelle attività della sua parrocchia. Con lui scherzavo spesso. Una volta gli ho detto: “Jacques, è il momento di prendere la pensione..”. E lui mi ha risposto, ridendo, “Hai mai visto un pastore in pensione? Lavorerò fino al mio ultimo respiro”».


LEGGI ANCHE: Preti uccisi nel mondo: l’escalation del martirio


OMICIDIO INCOMPRENSIBILE

Il Reverendo Alexandre Joly, un prete di una parrocchia vicina, è sconvolto sull’assurdo massacro di Padre Jacques: «Nel momento in cui un sacerdote sta dando un atto d’amore per i suoi fedeli, durante la santa messa, viene ucciso. Tutto questo è incomprensibile. Padre Hamel era molto gentile, non ha mai odiato nessuno, né conosco persone che lo odiavano» (Aleteia.org, 26 luglio).

VENERDÌ DI DIGIUNO

I vescovi francesi hanno intanto decretato una giornata di digiuno per venerdi’ 29 luglio. Monsignor Olivier Ribadeau Dumas, segretario generale della Conferenza episcopale francese, ha spiegato che sarà una giornata di preghiera e riflessione in tutte le diocesi francesi nel ricordo di chi, come Padre Jacques, è stato ucciso solo perché colpevole di essere un sacerdote cristiano cattolico. «Morire per l’odio religioso di altro, è un’ulteriore motivazione a incentivare una vita fraterna tra tutti gli uomini», ha detto Dumas.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Ucciso perché amico dei musulmani? Ecco chi era padre Jacques Hamel

  

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Il sacerdote sgozzato da un musulmano fanatico incentivava il dialogo interreligioso nella sua comunità. Collaborando con le autorità islamiche locali

Padre Jacques Hamel è stato ucciso nella sua parrocchia, quella dedicata a Saint-Etienne du Rouvray.

Aveva 86 anni ed era nato nel 1930 a Darnétal, comune vicino a Saint-Etienne du Rouvray. Ordinato sacerdote nel 1958. Nel 2008 aveva festeggiato i 50 anni di sacerdozio. Aiutava il parroco Auguste Moanda Phauati, e di tanto in tanto celebrava qualche Messa proprio come è accaduto ieri mattina quando i due attentatori hanno fatto irruzione nella chiesa vicino a Rouen e lo hanno sgozzato. È lui il primo sacerdote in Europa, martire dell’Isis (Avvenire, 26 luglio).

L’APPELLO AI FEDELI

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All’inizio dell’estate, padre Jacques ha lanciato ai suoi fedeli questo appello, di certo non immaginava che sarebbe diventato il suo testamento spirituale: «Possiamo ascoltare in questo tempo l’invito di Dio a prendere cura di questo mondo, per renderlo, là dove viviamo, più caloroso, più umano, più fraterno» (La Repubblica, 26 luglio).

“NON VOLEVA ANDARE IN PENSIONE”

Un appello, scritto il 6 giugno sul bollettino parrocchiale, che voleva essere una piccola risposta agli orrori, alle stragi, che sempre più si susseguivano in tutto il mondo a causa del terrorismo. «Era coraggioso per la sua età – ha spiegato a Liberation (26 luglio) l’abate congolose Auguste Moanda-Phuati, della stessa parrocchia – i sacerdoti possono andare in pensione a 75 anni ma lui si sentiva ancora forte».

AMICO DELL’IMAM

Ma i suoi assassini non sapevano tutto questo. Non sapevano che era amico fraterno dell’Imam Mohammed Karabila, presidente del Consiglio regionale per il Culto Musulmano dell’Alta Normandia. Che ora non si dà pace. Non sapevano nemmeno, probabilmente, che la moschea di Saint Étienne-du-Rouvray è stata costruita proprio su un pezzo di terra che la parrocchia in cui sono entrati come barbari aveva offerto alla comunità musulmana (Corriere della Sera, 26 luglio).

INIZIATIVE CON I MUSULMANI

Non sapevano, senza dubbio, neppure che in quella moschea l’abate Jacques Hamel aveva partecipato alla cerimonia funebre in memoria di un musulmano, Imad Ibn Ziaten, il paracadutista di 30 anni assassinato quattro anni fa dal franco-algerino Mohammed Merah, in una serie di attentati nel Sudovest della Francia.


LEGGI ANCHE: Per questo i cristiani non devono temere il dialogo interreligioso


“UOMO DI PACE”

Non sapevano che il sacerdote cattolico e il religioso musulmano facevano parte da un anno e mezzo, da quando i fratelli Kouachi avevano inaugurato la stagione di sangue nella redazione parigina di Charlie Hébdo, di un comitato interconfessionale, in cui si ragionava di religione e convivenza.

Mohammed Karabila, il presidente del Consiglio regionale della Normandia del culto musulmano, lo ha descritto come «un uomo di pace», che «ha dedicato la sua vita alle sue idee e alla religione» (Le Figaro’, 26 luglio).

“FINO ALL’ULTIMO RESPIRO”

Padre Aime Remi Mputu Amba, il decano di un’altra chiesa locale, lo ha descritto come un uomo di «grande discrezione e grande attenzione» che ha portato un «raggio di sole» per le riunioni.

Parlando a Le Figaro, padre Mputu Amba ha dichiarato: «Nonostante la sua età avanzata era ancora pienamente investito nelle attività della sua parrocchia. Con lui scherzavo spesso. Una volta gli ho detto: “Jacques, è il momento di prendere la pensione..”. E lui mi ha risposto, ridendo, “Hai mai visto un pastore in pensione? Lavorerò fino al mio ultimo respiro”».


LEGGI ANCHE: Preti uccisi nel mondo: l’escalation del martirio


OMICIDIO INCOMPRENSIBILE

Il Reverendo Alexandre Joly, un prete di una parrocchia vicina, è sconvolto sull’assurdo massacro di Padre Jacques: «Nel momento in cui un sacerdote sta dando un atto d’amore per i suoi fedeli, durante la santa messa, viene ucciso. Tutto questo è incomprensibile. Padre Hamel era molto gentile, non ha mai odiato nessuno, né conosco persone che lo odiavano» (Aleteia.org, 26 luglio).

VENERDÌ DI DIGIUNO

I vescovi francesi hanno intanto decretato una giornata di digiuno per venerdi’ 29 luglio. Monsignor Olivier Ribadeau Dumas, segretario generale della Conferenza episcopale francese, ha spiegato che sarà una giornata di preghiera e riflessione in tutte le diocesi francesi nel ricordo di chi, come Padre Jacques, è stato ucciso solo perché colpevole di essere un sacerdote cristiano cattolico. «Morire per l’odio religioso di altro, è un’ulteriore motivazione a incentivare una vita fraterna tra tutti gli uomini», ha detto Dumas.

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