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The piano

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2«La voce che sentite non è la mia voce, è la voce del mio pensiero, non parlo da quando avevo 6 anni. Nessuno sa perché nemmeno io. Mio padre dice che ho un talento oscuro e che il giorno in cui mi metterò in testa di smettere di respirare sarà l’ultimo.» Lezioni di piano.

Lezioni di piano (The Piano) è un film del 1993. Scritto e diretto da Jane Campion. Ha vinto la Palma d’oro al 46º Festival di Cannes e tre Premi Oscar nell’edizione del 1994: migliore attrice (Holly Hunter), migliore attrice non protagonista (Anna Paquin) e migliore sceneggiatura originale (Jane Campion). Da queste notizie essenziali bisogna partire per riflettere e dare nuova vita ad un film che oltre a fare la sua parte nella storia del cinema e ancora un’opera d’arte. Non possiamo dire che la sua struttura e la sua trama abbiano un riferimento preciso nella letteratura o quanto meno siano la trasposizione esatta di una storia realmente accaduta perché ci è noto che la sua trama e la sua sceneggiatura sono frutto del pensiero e dell’inventiva di Jane Campion. Uno dei tre premi Oscar è esattamente a tal riguardo. Tuttavia vale la pena ricordare che la sceneggiatrice è una donna di grande individualità, e tutti i film della Campion sono ricchi di riferimenti colti alla letteratura, alla musica e al cinema. Sono strutturati, anche se in maniera indiretta, in conformità alla storia dell’età moderna e hanno una forza vitale che travalica di molto la singola trama di ogni opera. Le sue opere sono meticolosamente curate anche nei dettagli più insignificanti. [Il modo in cui la mano di Ada apre l’asse della cassa contenete il pianoforte – sulla spiaggia – per raggiungere i tasti è fortemente allusiva] Narrano vicende fortemente emotive eppure evitano i toni romantici e privilegiano l’ambito razionale e descrittivo. L’originalità dei temi e la complessità dello stile fanno di Campion una delle maggiori registe cinematografiche contemporanee. Nel nostro caso il film dimostra chiaramente uno spaccato storico di ineguagliabile valore. Ricca di premi e riconoscimenti questa pellicola apre un’epoca nuova sul valore del linguaggio cinematografico libero e disincantato, a riguardo della realtà umana e culturale, non solo rivolta alla rilettura del passato ma anche ad una illuminazione del futuro. Ambientata in Nuova Zelanda nella metà dell’ottocento ci propone uno sguardo nuovo, almeno per il 1993, non solo sul colonialismo e sui costumi dell’epoca vittoriana ma sull’eredità economica che la regina trova al momento della sua ascesa al trono e della morsa intellettuale che si stringeva intorno alla nuova reggenza dettata da tutti i problemi sociali e culturali derivati dalla rivoluzione industriale ormai in atto in tutta Europa. Nel 1832 una contestata riforma elettorale aveva ampiamente cambiato il Parlamento, dividendo il potere tra proprietari terrieri e il ceto medio, dando il diritto di voto ai fittavoli e alla media borghesia, ma lasciando esclusa la borghesia minore e gli operai. Nel 1834 ci fu una importante riforma, la Legge sull’Educazione. Fin ad allora la maggior parte delle scuole di base era gestita da scuole di origine volontaria, per lo più anglicane, che ricevevano un piccolo sussidio statale. La situazione in Inghilterra era piuttosto seria, e decisamente arretrata anche per l’epoca: solo la metà dei bambini aveva una qualche istruzione, solitamente di qualità decisamente mediocre. Ogni proposta di riforma era segnata dal problema religioso. Ora però l’educazione elementare era diventato un problema assolutamente prioritario a seguito del suffragio maschile. «Mi dispiace non so leggere.» Baines Solo nel 1880 l’obbligatorietà dell’istruzione fu resa generale e gratuita. Nel contempo migliorò anche l’istruzione superiore che nel secolo precedente aveva goduto di grande prestigio, ma di notevole degrado, in quanto anche le università come Oxford e Cambridge erano pressoché inutili per la preparazione degli studenti, il processo di riforma fu travagliato poiché le Università cercavano di difendere la loro tradizione d’indipendenza; nel 1871 furono approvate le Leggi di Prova che aprirono l’accesso a tutti gli uomini di ogni confessione religiosa, eliminando le prove religiose imposte precedentemente dalla Chiesa anglicana. Anche le donne incominciarono ad accedere all’educazione superiore, anche se non venivano riconosciute come membri delle Università a tutti gli effetti. Un altro problema che si presentò alla neo regina fu il clientelismo. Se a questo aggiungiamo i problemi legati all’industrializzazione, come l’abbandono delle campagne, il lavoro minorile e la dilagante prostituzione il quadro che fa da retroterra ad una ulteriore spinta alla emigrazione coloniale e al possesso di terre fertili e libere lontano dalle pastoie sia liberali che conservatrice della madre patria Inghilterra si fa più chiaro e comprensibile. «Hira: “Dove è tua moglie?” Baines: “In Inghilterra. Vive per conto suo a Wood.” Hira: “Cattiva cosa! Per te e per Lei. Tu serve altra moglie!”» Fra il 1800 e il 1810 la costituzione inglese ha emanato una serie di Enclosusers Acts (leggi sulle recinzioni) che obbligavano a recintare i terreni. Le leggi sulle recinzioni favorirono la redistribuzione e il raggruppamento delle terre ingrandendone la dimensione a tutto vantaggio dei grandi proprietari terrieri. I piccoli proprietari terrieri (yeomen) furono le prime vittime del nuovo sistema ed erano destinati a scomparire o alimentando la forza lavoro dell’industria nascente o cercando fortuna nelle terre lontane delle colonie. [L’interesse di Alisdair per la terra. Il suo intento infatti è di recintarla quando Flora gli porta il tasto con il messaggio d’amore di sua madre per Baines.] In uno scenario storico di transizione e complesso come questo la condizione della donna non poteva che essere altrettanto gravoso ed emarginante. La condizione delle donne nell’era Vittoriana è spesso vista come l’emblema della discrepanza notevole fra il potere e le ricchezze nazionali dell’Inghilterra e l’arretrata condizione sociale. Durante l’era simboleggiata dal regno della regina Vittoria, la vita delle donne divenne sempre più difficile a causa della diffusione dell’ideale sulla “donna angelo”, condiviso dalla maggior parte della società. I diritti legali delle donne sposate erano simili a quelli dei figli: esse non potevano votare, citare qualcuno in giudizio né possedere alcuna proprietà. «Oggi, mio padre, mi ha dato in moglie ad un uomo che nemmeno conosco. Presto mia figlia ed io lo raggiungeremo nel suo paese. Mio marito ha detto che il mio mutismo non lo disturba. Sentite che cosa mi ha scritto:“Dio ama le creature mute, perché io non dovrei?” Gli auguro di avere la pazienza di Dio, perché il silenzio a lungo andare stanca tutti. […].» Ada Inoltre, le donne erano viste come esseri puri e puliti. A causa di questa visione, i loro corpi erano visti come templi che non dovevano essere adornati con gioielli né essere utilizzati per sforzi fisici o nella pratica sessuale. «Non farlo mai più Flora e da nessuna parte. Hai infangato il tuo nome e questi alberi.» Alisdair Il ruolo delle donne si riduceva a procreare ed occuparsi della casa. Non potevano esercitare una professione, a meno che non fosse quella di insegnante o di domestica, né era loro riconosciuto il diritto di avere propri conti correnti o libretti di risparmio. A dispetto della loro condizione di “angeli del focolare”, venerate come sante, la loro condizione giuridica era spaventosamente misera. Legalmente, le donne sposate avevano diritti simili ai propri bambini. La legge considerava una coppia di sposi come una persona sola, incarnata nella persona del coniuge maschile. Il marito era responsabile della moglie ed obbligato a proteggerla; in cambio, la moglie aveva il dovere di obbedienza al marito. La proprietà personale che la moglie aveva portato con sé al momento del matrimonio, diveniva irrevocabilmente di proprietà del marito ed allo stesso restava anche in caso di divorzio. «Ada: “Il piano è mio. Solo mio!” Alisdair: “Non potete continuare così! Siamo una famiglia ora! Io faccio dei sacrifici e li farete anche voi! Gli insegnerete a suonare, ve lo garantisco io!”» L’eventuale reddito di una moglie lavoratrice apparteneva completamente a suo marito, e la patria potestà dei figli era affidata al padre. Egli poteva anche, a sua discrezione, proibire ogni tipo di contatto fra la madre ed i suoi bambini. La moglie non poteva stipulare alcun tipo di contratto per conto suo, senza ottenere l’approvazione del marito. In compenso, una donna sposata non poteva essere punita per determinati reati, come il furto o la violazione di proprietà, nel caso essa avesse compiuto tali crimini per ordine del marito. [Alisdair si altera quando i maori riportano il piano a casa sua, e dà della “scaltra”ad Ada: “Siete scaltra questo devo ammetterlo, ma non perderò la terra a causa vostra.”] L’atteggiamento dell’epoca era che l’educazione delle donne non avesse bisogno della stessa estensione e degli stessi caratteri classici e commerciali di quella degli uomini. Le donne avevano la necessità di conoscere solo le cose necessarie a badare ai figli e mandare avanti la casa. Materie come storia, geografia e letteratura generale erano considerate importanti, al contrario del latino e del greco. Le donne che desideravano studiare materie come legge, fisica, ingegneria od arte venivano derise ed allontanate. Era opinione comune che non fosse necessario per le donne iscriversi all’università. Si arrivava addirittura a dire che studiare fosse contro la loro natura e che potesse farle impazzire. Esse dovevano accontentarsi del semplice ruolo di “ornamento della società” ed essere subordinate ai mariti. L’obbedienza era tutto ciò che si richiedeva da loro. Il termine di “Generale della Famiglia” è stato coniato nel 1861 da Isabella Beeton nella sua opera Il manuale della sig.ra Beeton sull’amministrazione della famiglia. In quest’opera, ella spiega come la responsabile di una famiglia sia paragonabile al comandante di un esercito o al padrone di un’azienda. Il manuale offre consigli su come far funzionare una famiglia rispettabile ed assicurarle felicità, comodità e benessere. Tra i compiti della donna ci sono l’organizzazione, la delega e l’istruzione della servitù. I pranzi e le cene all’interno della casa devono essere organizzati al meglio per portare prestigio al marito, ed anche per allacciare relazioni con gente di rilievo e consolidare i rapporti economicamente importanti. «rivolgendosi ad Ada ”Preferite lasciare qui gli arnesi da cucina e il guardaroba è questo che mi volete dire?” – poi stravolto si rivolge a Baines e dice – “E’ gracile non trovate?”» Alisdair Allo stesso tempo, la moglie deve assicurarsi di dedicare abbastanza tempo ai suoi bambini, e deve cercare di migliorare costantemente le sue proprie abilità e conoscenze culturali. Un altro dovere descritto dalla Beeton è quello di essere “sollievo ai malati”, ovvero di prendersi cura dei membri malati della famiglia. Questo compito richiede un buon temperamento, la compassione per coloro che soffrono, l’amore per l’ordine e per la pulizia: tutte qualità che una donna degna del suo nome dovrebbe possedere nel diciannovesimo secolo. [Le stranezze di Ada. Fanno di lei una malata che non può occuparsi di nessuno.] La donna vittoriana è obbligata a prendersi cura dei suoi genitori in caso di malattia, anche se questa si prolungasse per mesi o anni, con un sacrificio notevole da parte di lei. L’opera incita inoltre ad esaltare il legame molto speciale che esiste fra le donne ed i loro fratelli: le sorelle devono curare i fratelli già dalla giovane età, poiché devono imparare per i loro mariti futuri. Occuparsi dei maschi della famiglia aveva il redditizio fine di guadagnare il loro affetto, che avrebbe potuto salvarle nel caso fossero rimaste zitelle o avessero sposato un marito negligente. Inoltre, nell’era vittoriana era molto difficile costruirsi una buona reputazione, mentre era molto facile perderla: in base a ciò, se un membro di una famiglia avesse commesso un’azione orribile, la famiglia intera avrebbe dovuto soffrirne le conseguenze. Il corpo della donna era visto come un elemento puro e pulito, tranne quando ella entrava nel periodo mestruale. Per una donna rispettabile non era consigliato portare alcun genere di trucco o altri ornamenti, né indossare vestiti che mostrassero troppa pelle, o persino calze particolari o qualunque altro tipo di indumenti intimi. [Baines che cerca prima il buco nella calza e poi … il resto] Alcuni credono che la causa di ciò sia da ricercare nel fatto che il corpo della donna era considerato come proprietà del marito: di conseguenza, le donne non dovevano mostrare i loro corpi ad altri uomini. Tuttavia, queste consuetudini d’abbigliamento valevano in parte anche per gli uomini; è questo uno dei pochi casi in cui la morale vittoriana era ambivalente sia per i maschi che per le femmine. Altre limitazioni di questo genere incitavano a non parlare di argomenti poco “puri” alla presenza di persone di sesso opposto. [La Campion gioca su questo non risparmiandoci il nudo integrale di Keitel neppure quando è solo ed impregna la sua camicia dell’odore di Ada utilizzandola per spolverare il piano.] La prostituzione era un comportamento tollerato, e nell’Era Vittoriana le prostitute erano spesso viste come donne che “seguivano la loro strada”, in rapporto al ripulimento della loro anima dopo la violazione di una delle regole sopra enunciate. I sacerdoti predicavano che la prostituzione fosse una punizione per le donne che avessero violato le volontà del marito. Il loro ragionamento si basava sul fatto che l’uomo che avesse trovato la moglie non di proprio gradimento, cioè sporca, avesse la facoltà di buttarla fuori di casa. Infatti, trovare sporca la propria moglie era considerato un motivo accettabile perché l’uomo domandasse il divorzio. Il destino di una donna ripudiata era, inevitabilmente, di finire sulla strada a vendere il proprio corpo. [Ada che supplica Alisdair, con la forza del pensiero attraverso i suoi occhi sgranati mentre lui cerca di abusare di lei, di darla a Baines per “salvarla”.] Comunque, come per i padroni era normale dormire con le proprie schiave, le quali erano considerate inferiori, così era considerato accettabile per un uomo dormire con una prostituta. Era un circolo vizioso: le donne non potevano avere rapporti sessuali con altri uomini senza essere considerate sporche, ma ovviamente gli uomini non avevano questa restrizione. Era considerato assolutamente naturale per un uomo aver bisogno del corpo di un’altra donna. A causa dei pochissimi diritti di cui le donne godevano, questo comportamento non poteva essere punito con il divorzio: pertanto, le mogli non potevano far altro che accettarlo. Il bene più prezioso di una donna era la propria reputazione, «Il nostro accordo (duplice, sia con il marito che con lei) sta facendo di voi una sgualdrina e di me uno sciagurato. Vorrei che mi voleste almeno un po’ di bene ma non è così. Il piano è vostro andatevene. Tornate a casa.» Baines e se l’avesse persa a causa di dicerie su comportamenti sessualmente scorretti, allora si sarebbe guadagnata il titolo di “scostumata” e sarebbe stata allontanata dalla società. [In questo le colonie – selvagge, ancora non del tutto occidentalizzate – della Nuova Zelanda, potevano dare una via di scampo.] Tutto questo sottende alla nostra storia ed è nel genio della Campion la trasparenza realizzata senza falsi pietismi o allegorie di sorta. Questo film è stato a lungo tempo tenuto nel limbo del box office a causa delle sue scene erotiche troppo esplicite. Anche in questo la Campion non si smentisce. Fortemente sensibile alla suddetta condizione femminile, imposta da un maschilismo pervasivo, non può però negare la realtà della sensualità possibile tra due spiriti affini o in qualunque modo comunicanti. La sensibilità travalica le imposizioni sociali ed i dettami morali religiosi. L’etica religiosa priva di sensibilità umana, che si riduce a bieca bigotteria, non può cogliere ne occupare l’anima di nessuno. Un uomo che non sa riconoscere il dolore e la sofferenza neppure con l’ausilio della musica è un uomo sterile e sinistro anche se in possesso dei diritti coniugali. La musica è onnipresente nella vita dell’uomo e in molti luoghi, anche e soprattutto lontani dai grandi centri della cultura occidentale, essa ha sempre svolto un ruolo essenziale nell’esistenza quotidiana e rituale di intere popolazioni. La musica ha sia la funzione di espressione delle emozioni tanto quanto di godimento estetico e di intrattenimento. «La sua Musica cambia a seconda dell’umore e credo che avere dei suoni lugubri dentro di se non deve assolutamente essere piacevole.» Zia Morag La musica svolge a pieno titolo un ruolo di comunicazione, di rappresentazione simbolica tanto quanto di potenziamento o decostruzione del conformismo e contribuisce all’integrazione sociale sia dei normodotati che dei diverso-abili. Il mutismo selettivo di cui soffre la nostra protagonista è un esempio chiaro di utilizzo della musica come funzione espressiva alternativa alla voce o al linguaggio dei gesti. «[…] La cosa strana è che io non penso a me come ad una creatura silenziosa e questo grazie al mio pianoforte, ne sentirò la mancanza durante questo lungo viaggio.» Ada La protagonista, oltre ad avere un rapporto viscerale con lo strumento, dimostra in modo mirabile la funzione profonda della musica, che è quella di potenziare la qualità degli scambi nell’esperienza individuale e nelle relazioni umane all’interno della comunità perché essa è l’espressione di cose vissute sia emotivamente sia intellettualmente e pertanto essa è in grado di per sé di instaurare unione e pace o viceversa danneggiare i comportamenti umani. Come accennavo pocanzi, questo film è stato ingiustamente relegato nella penombra a causa delle sue scene erotiche e anche a tal proposito ritengo onesto illuminare una situazione che spesso sfugge alla riflessione di molti. La letteratura classica di ogni tempo è non poco abitata da autori che anche senza immagini esprimono un erotismo tutt’altro che candido, e che al contrario di quanto ci è dato di vedere tra i due amanti protagonisti del nostro film, sono incontri dettati dalla violenza del desiderio di dominio e potere, di alienazione e di annientamento come nel caso delle opere di De Sade. Giusto sei anni dopo il film della Campion, e il fenomeno non è certo sorto come dei funghi dopo una notte di pioggia, viene portato sul grande schermo un argomento molto scottante con il film 8mm – Delitto a luci rosse (1999). Il mercato, con la relativa clientela, del mondo sommerso degli Snuff fu uno zunami e uno scandalo per tutta l’opinione pubblica occidentale. Inoltre la fine degli anni novanta fu scossa anche da un altro scandalo, quello del turismo sessuale pedofilo soprattutto nell’area geografica della penisola indocinese. Osservando quindi con tensione e schiettezza sia il passato «Quel giorno la sentiva quasi pulsare nel suo corpo la linfa di quegli alberi maestosi che risaliva verso l’alto, sempre più su, fino alle gemme, per poi sospingersi in piccole foglie di quercia, così simile a bronzee fiammelle di sangue. Era come una marea che, turgida, si dirigeva verso l’alto per propagarsi nel cielo.» L’amante di Lady Chatterley; D.H.Lawrence che il presente, questa opera della Campion merita senza alcun dubbio non soltanto i premi che le sono già stati riconosciuti ma anche l’ammirazione del grande pubblico che può comprendere, se aiutato a ricordare, la grande autenticità e l’incanto di questo film. La Campion riesce ad esprimere una conoscenza – non sterilmente intellettualistica, non scientifica – bensì solidale con gli impulsi umani più profondi e gli elementi primigeni dell’universo. La morale, quando non raggiunge l’intima essenza dell’essere umano, è una costruzione sociale fittizia e invece di rendere onore e giustizia alla bellezza del genere umano la cela e la deturpa, offendendone al contempo la natura trascendente. Tutti i sentimenti sono fragili nei loro primi passi, e possono essere oggetto di critica nella loro forma espressiva; lo sono quelli dei nostri protagonisti come lo sono anche quelli di ciascuno di noi. Ma lasciando spazio al tempo e al mondo, il tempo e il mondo ci insegnano che se sono veri – i sentimenti – superano the test of time e diventano immortali.

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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2«La voce che sentite non è la mia voce, è la voce del mio pensiero, non parlo da quando avevo 6 anni. Nessuno sa perché nemmeno io. Mio padre dice che ho un talento oscuro e che il giorno in cui mi metterò in testa di smettere di respirare sarà l’ultimo.» Lezioni di piano.

Lezioni di piano (The Piano) è un film del 1993. Scritto e diretto da Jane Campion. Ha vinto la Palma d’oro al 46º Festival di Cannes e tre Premi Oscar nell’edizione del 1994: migliore attrice (Holly Hunter), migliore attrice non protagonista (Anna Paquin) e migliore sceneggiatura originale (Jane Campion). Da queste notizie essenziali bisogna partire per riflettere e dare nuova vita ad un film che oltre a fare la sua parte nella storia del cinema e ancora un’opera d’arte. Non possiamo dire che la sua struttura e la sua trama abbiano un riferimento preciso nella letteratura o quanto meno siano la trasposizione esatta di una storia realmente accaduta perché ci è noto che la sua trama e la sua sceneggiatura sono frutto del pensiero e dell’inventiva di Jane Campion. Uno dei tre premi Oscar è esattamente a tal riguardo. Tuttavia vale la pena ricordare che la sceneggiatrice è una donna di grande individualità, e tutti i film della Campion sono ricchi di riferimenti colti alla letteratura, alla musica e al cinema. Sono strutturati, anche se in maniera indiretta, in conformità alla storia dell’età moderna e hanno una forza vitale che travalica di molto la singola trama di ogni opera. Le sue opere sono meticolosamente curate anche nei dettagli più insignificanti. [Il modo in cui la mano di Ada apre l’asse della cassa contenete il pianoforte – sulla spiaggia – per raggiungere i tasti è fortemente allusiva] Narrano vicende fortemente emotive eppure evitano i toni romantici e privilegiano l’ambito razionale e descrittivo. L’originalità dei temi e la complessità dello stile fanno di Campion una delle maggiori registe cinematografiche contemporanee. Nel nostro caso il film dimostra chiaramente uno spaccato storico di ineguagliabile valore. Ricca di premi e riconoscimenti questa pellicola apre un’epoca nuova sul valore del linguaggio cinematografico libero e disincantato, a riguardo della realtà umana e culturale, non solo rivolta alla rilettura del passato ma anche ad una illuminazione del futuro. Ambientata in Nuova Zelanda nella metà dell’ottocento ci propone uno sguardo nuovo, almeno per il 1993, non solo sul colonialismo e sui costumi dell’epoca vittoriana ma sull’eredità economica che la regina trova al momento della sua ascesa al trono e della morsa intellettuale che si stringeva intorno alla nuova reggenza dettata da tutti i problemi sociali e culturali derivati dalla rivoluzione industriale ormai in atto in tutta Europa. Nel 1832 una contestata riforma elettorale aveva ampiamente cambiato il Parlamento, dividendo il potere tra proprietari terrieri e il ceto medio, dando il diritto di voto ai fittavoli e alla media borghesia, ma lasciando esclusa la borghesia minore e gli operai. Nel 1834 ci fu una importante riforma, la Legge sull’Educazione. Fin ad allora la maggior parte delle scuole di base era gestita da scuole di origine volontaria, per lo più anglicane, che ricevevano un piccolo sussidio statale. La situazione in Inghilterra era piuttosto seria, e decisamente arretrata anche per l’epoca: solo la metà dei bambini aveva una qualche istruzione, solitamente di qualità decisamente mediocre. Ogni proposta di riforma era segnata dal problema religioso. Ora però l’educazione elementare era diventato un problema assolutamente prioritario a seguito del suffragio maschile. «Mi dispiace non so leggere.» Baines Solo nel 1880 l’obbligatorietà dell’istruzione fu resa generale e gratuita. Nel contempo migliorò anche l’istruzione superiore che nel secolo precedente aveva goduto di grande prestigio, ma di notevole degrado, in quanto anche le università come Oxford e Cambridge erano pressoché inutili per la preparazione degli studenti, il processo di riforma fu travagliato poiché le Università cercavano di difendere la loro tradizione d’indipendenza; nel 1871 furono approvate le Leggi di Prova che aprirono l’accesso a tutti gli uomini di ogni confessione religiosa, eliminando le prove religiose imposte precedentemente dalla Chiesa anglicana. Anche le donne incominciarono ad accedere all’educazione superiore, anche se non venivano riconosciute come membri delle Università a tutti gli effetti. Un altro problema che si presentò alla neo regina fu il clientelismo. Se a questo aggiungiamo i problemi legati all’industrializzazione, come l’abbandono delle campagne, il lavoro minorile e la dilagante prostituzione il quadro che fa da retroterra ad una ulteriore spinta alla emigrazione coloniale e al possesso di terre fertili e libere lontano dalle pastoie sia liberali che conservatrice della madre patria Inghilterra si fa più chiaro e comprensibile. «Hira: “Dove è tua moglie?” Baines: “In Inghilterra. Vive per conto suo a Wood.” Hira: “Cattiva cosa! Per te e per Lei. Tu serve altra moglie!”» Fra il 1800 e il 1810 la costituzione inglese ha emanato una serie di Enclosusers Acts (leggi sulle recinzioni) che obbligavano a recintare i terreni. Le leggi sulle recinzioni favorirono la redistribuzione e il raggruppamento delle terre ingrandendone la dimensione a tutto vantaggio dei grandi proprietari terrieri. I piccoli proprietari terrieri (yeomen) furono le prime vittime del nuovo sistema ed erano destinati a scomparire o alimentando la forza lavoro dell’industria nascente o cercando fortuna nelle terre lontane delle colonie. [L’interesse di Alisdair per la terra. Il suo intento infatti è di recintarla quando Flora gli porta il tasto con il messaggio d’amore di sua madre per Baines.] In uno scenario storico di transizione e complesso come questo la condizione della donna non poteva che essere altrettanto gravoso ed emarginante. La condizione delle donne nell’era Vittoriana è spesso vista come l’emblema della discrepanza notevole fra il potere e le ricchezze nazionali dell’Inghilterra e l’arretrata condizione sociale. Durante l’era simboleggiata dal regno della regina Vittoria, la vita delle donne divenne sempre più difficile a causa della diffusione dell’ideale sulla “donna angelo”, condiviso dalla maggior parte della società. I diritti legali delle donne sposate erano simili a quelli dei figli: esse non potevano votare, citare qualcuno in giudizio né possedere alcuna proprietà. «Oggi, mio padre, mi ha dato in moglie ad un uomo che nemmeno conosco. Presto mia figlia ed io lo raggiungeremo nel suo paese. Mio marito ha detto che il mio mutismo non lo disturba. Sentite che cosa mi ha scritto:“Dio ama le creature mute, perché io non dovrei?” Gli auguro di avere la pazienza di Dio, perché il silenzio a lungo andare stanca tutti. […].» Ada Inoltre, le donne erano viste come esseri puri e puliti. A causa di questa visione, i loro corpi erano visti come templi che non dovevano essere adornati con gioielli né essere utilizzati per sforzi fisici o nella pratica sessuale. «Non farlo mai più Flora e da nessuna parte. Hai infangato il tuo nome e questi alberi.» Alisdair Il ruolo delle donne si riduceva a procreare ed occuparsi della casa. Non potevano esercitare una professione, a meno che non fosse quella di insegnante o di domestica, né era loro riconosciuto il diritto di avere propri conti correnti o libretti di risparmio. A dispetto della loro condizione di “angeli del focolare”, venerate come sante, la loro condizione giuridica era spaventosamente misera. Legalmente, le donne sposate avevano diritti simili ai propri bambini. La legge considerava una coppia di sposi come una persona sola, incarnata nella persona del coniuge maschile. Il marito era responsabile della moglie ed obbligato a proteggerla; in cambio, la moglie aveva il dovere di obbedienza al marito. La proprietà personale che la moglie aveva portato con sé al momento del matrimonio, diveniva irrevocabilmente di proprietà del marito ed allo stesso restava anche in caso di divorzio. «Ada: “Il piano è mio. Solo mio!” Alisdair: “Non potete continuare così! Siamo una famiglia ora! Io faccio dei sacrifici e li farete anche voi! Gli insegnerete a suonare, ve lo garantisco io!”» L’eventuale reddito di una moglie lavoratrice apparteneva completamente a suo marito, e la patria potestà dei figli era affidata al padre. Egli poteva anche, a sua discrezione, proibire ogni tipo di contatto fra la madre ed i suoi bambini. La moglie non poteva stipulare alcun tipo di contratto per conto suo, senza ottenere l’approvazione del marito. In compenso, una donna sposata non poteva essere punita per determinati reati, come il furto o la violazione di proprietà, nel caso essa avesse compiuto tali crimini per ordine del marito. [Alisdair si altera quando i maori riportano il piano a casa sua, e dà della “scaltra”ad Ada: “Siete scaltra questo devo ammetterlo, ma non perderò la terra a causa vostra.”] L’atteggiamento dell’epoca era che l’educazione delle donne non avesse bisogno della stessa estensione e degli stessi caratteri classici e commerciali di quella degli uomini. Le donne avevano la necessità di conoscere solo le cose necessarie a badare ai figli e mandare avanti la casa. Materie come storia, geografia e letteratura generale erano considerate importanti, al contrario del latino e del greco. Le donne che desideravano studiare materie come legge, fisica, ingegneria od arte venivano derise ed allontanate. Era opinione comune che non fosse necessario per le donne iscriversi all’università. Si arrivava addirittura a dire che studiare fosse contro la loro natura e che potesse farle impazzire. Esse dovevano accontentarsi del semplice ruolo di “ornamento della società” ed essere subordinate ai mariti. L’obbedienza era tutto ciò che si richiedeva da loro. Il termine di “Generale della Famiglia” è stato coniato nel 1861 da Isabella Beeton nella sua opera Il manuale della sig.ra Beeton sull’amministrazione della famiglia. In quest’opera, ella spiega come la responsabile di una famiglia sia paragonabile al comandante di un esercito o al padrone di un’azienda. Il manuale offre consigli su come far funzionare una famiglia rispettabile ed assicurarle felicità, comodità e benessere. Tra i compiti della donna ci sono l’organizzazione, la delega e l’istruzione della servitù. I pranzi e le cene all’interno della casa devono essere organizzati al meglio per portare prestigio al marito, ed anche per allacciare relazioni con gente di rilievo e consolidare i rapporti economicamente importanti. «rivolgendosi ad Ada ”Preferite lasciare qui gli arnesi da cucina e il guardaroba è questo che mi volete dire?” – poi stravolto si rivolge a Baines e dice – “E’ gracile non trovate?”» Alisdair Allo stesso tempo, la moglie deve assicurarsi di dedicare abbastanza tempo ai suoi bambini, e deve cercare di migliorare costantemente le sue proprie abilità e conoscenze culturali. Un altro dovere descritto dalla Beeton è quello di essere “sollievo ai malati”, ovvero di prendersi cura dei membri malati della famiglia. Questo compito richiede un buon temperamento, la compassione per coloro che soffrono, l’amore per l’ordine e per la pulizia: tutte qualità che una donna degna del suo nome dovrebbe possedere nel diciannovesimo secolo. [Le stranezze di Ada. Fanno di lei una malata che non può occuparsi di nessuno.] La donna vittoriana è obbligata a prendersi cura dei suoi genitori in caso di malattia, anche se questa si prolungasse per mesi o anni, con un sacrificio notevole da parte di lei. L’opera incita inoltre ad esaltare il legame molto speciale che esiste fra le donne ed i loro fratelli: le sorelle devono curare i fratelli già dalla giovane età, poiché devono imparare per i loro mariti futuri. Occuparsi dei maschi della famiglia aveva il redditizio fine di guadagnare il loro affetto, che avrebbe potuto salvarle nel caso fossero rimaste zitelle o avessero sposato un marito negligente. Inoltre, nell’era vittoriana era molto difficile costruirsi una buona reputazione, mentre era molto facile perderla: in base a ciò, se un membro di una famiglia avesse commesso un’azione orribile, la famiglia intera avrebbe dovuto soffrirne le conseguenze. Il corpo della donna era visto come un elemento puro e pulito, tranne quando ella entrava nel periodo mestruale. Per una donna rispettabile non era consigliato portare alcun genere di trucco o altri ornamenti, né indossare vestiti che mostrassero troppa pelle, o persino calze particolari o qualunque altro tipo di indumenti intimi. [Baines che cerca prima il buco nella calza e poi … il resto] Alcuni credono che la causa di ciò sia da ricercare nel fatto che il corpo della donna era considerato come proprietà del marito: di conseguenza, le donne non dovevano mostrare i loro corpi ad altri uomini. Tuttavia, queste consuetudini d’abbigliamento valevano in parte anche per gli uomini; è questo uno dei pochi casi in cui la morale vittoriana era ambivalente sia per i maschi che per le femmine. Altre limitazioni di questo genere incitavano a non parlare di argomenti poco “puri” alla presenza di persone di sesso opposto. [La Campion gioca su questo non risparmiandoci il nudo integrale di Keitel neppure quando è solo ed impregna la sua camicia dell’odore di Ada utilizzandola per spolverare il piano.] La prostituzione era un comportamento tollerato, e nell’Era Vittoriana le prostitute erano spesso viste come donne che “seguivano la loro strada”, in rapporto al ripulimento della loro anima dopo la violazione di una delle regole sopra enunciate. I sacerdoti predicavano che la prostituzione fosse una punizione per le donne che avessero violato le volontà del marito. Il loro ragionamento si basava sul fatto che l’uomo che avesse trovato la moglie non di proprio gradimento, cioè sporca, avesse la facoltà di buttarla fuori di casa. Infatti, trovare sporca la propria moglie era considerato un motivo accettabile perché l’uomo domandasse il divorzio. Il destino di una donna ripudiata era, inevitabilmente, di finire sulla strada a vendere il proprio corpo. [Ada che supplica Alisdair, con la forza del pensiero attraverso i suoi occhi sgranati mentre lui cerca di abusare di lei, di darla a Baines per “salvarla”.] Comunque, come per i padroni era normale dormire con le proprie schiave, le quali erano considerate inferiori, così era considerato accettabile per un uomo dormire con una prostituta. Era un circolo vizioso: le donne non potevano avere rapporti sessuali con altri uomini senza essere considerate sporche, ma ovviamente gli uomini non avevano questa restrizione. Era considerato assolutamente naturale per un uomo aver bisogno del corpo di un’altra donna. A causa dei pochissimi diritti di cui le donne godevano, questo comportamento non poteva essere punito con il divorzio: pertanto, le mogli non potevano far altro che accettarlo. Il bene più prezioso di una donna era la propria reputazione, «Il nostro accordo (duplice, sia con il marito che con lei) sta facendo di voi una sgualdrina e di me uno sciagurato. Vorrei che mi voleste almeno un po’ di bene ma non è così. Il piano è vostro andatevene. Tornate a casa.» Baines e se l’avesse persa a causa di dicerie su comportamenti sessualmente scorretti, allora si sarebbe guadagnata il titolo di “scostumata” e sarebbe stata allontanata dalla società. [In questo le colonie – selvagge, ancora non del tutto occidentalizzate – della Nuova Zelanda, potevano dare una via di scampo.] Tutto questo sottende alla nostra storia ed è nel genio della Campion la trasparenza realizzata senza falsi pietismi o allegorie di sorta. Questo film è stato a lungo tempo tenuto nel limbo del box office a causa delle sue scene erotiche troppo esplicite. Anche in questo la Campion non si smentisce. Fortemente sensibile alla suddetta condizione femminile, imposta da un maschilismo pervasivo, non può però negare la realtà della sensualità possibile tra due spiriti affini o in qualunque modo comunicanti. La sensibilità travalica le imposizioni sociali ed i dettami morali religiosi. L’etica religiosa priva di sensibilità umana, che si riduce a bieca bigotteria, non può cogliere ne occupare l’anima di nessuno. Un uomo che non sa riconoscere il dolore e la sofferenza neppure con l’ausilio della musica è un uomo sterile e sinistro anche se in possesso dei diritti coniugali. La musica è onnipresente nella vita dell’uomo e in molti luoghi, anche e soprattutto lontani dai grandi centri della cultura occidentale, essa ha sempre svolto un ruolo essenziale nell’esistenza quotidiana e rituale di intere popolazioni. La musica ha sia la funzione di espressione delle emozioni tanto quanto di godimento estetico e di intrattenimento. «La sua Musica cambia a seconda dell’umore e credo che avere dei suoni lugubri dentro di se non deve assolutamente essere piacevole.» Zia Morag La musica svolge a pieno titolo un ruolo di comunicazione, di rappresentazione simbolica tanto quanto di potenziamento o decostruzione del conformismo e contribuisce all’integrazione sociale sia dei normodotati che dei diverso-abili. Il mutismo selettivo di cui soffre la nostra protagonista è un esempio chiaro di utilizzo della musica come funzione espressiva alternativa alla voce o al linguaggio dei gesti. «[…] La cosa strana è che io non penso a me come ad una creatura silenziosa e questo grazie al mio pianoforte, ne sentirò la mancanza durante questo lungo viaggio.» Ada La protagonista, oltre ad avere un rapporto viscerale con lo strumento, dimostra in modo mirabile la funzione profonda della musica, che è quella di potenziare la qualità degli scambi nell’esperienza individuale e nelle relazioni umane all’interno della comunità perché essa è l’espressione di cose vissute sia emotivamente sia intellettualmente e pertanto essa è in grado di per sé di instaurare unione e pace o viceversa danneggiare i comportamenti umani. Come accennavo pocanzi, questo film è stato ingiustamente relegato nella penombra a causa delle sue scene erotiche e anche a tal proposito ritengo onesto illuminare una situazione che spesso sfugge alla riflessione di molti. La letteratura classica di ogni tempo è non poco abitata da autori che anche senza immagini esprimono un erotismo tutt’altro che candido, e che al contrario di quanto ci è dato di vedere tra i due amanti protagonisti del nostro film, sono incontri dettati dalla violenza del desiderio di dominio e potere, di alienazione e di annientamento come nel caso delle opere di De Sade. Giusto sei anni dopo il film della Campion, e il fenomeno non è certo sorto come dei funghi dopo una notte di pioggia, viene portato sul grande schermo un argomento molto scottante con il film 8mm – Delitto a luci rosse (1999). Il mercato, con la relativa clientela, del mondo sommerso degli Snuff fu uno zunami e uno scandalo per tutta l’opinione pubblica occidentale. Inoltre la fine degli anni novanta fu scossa anche da un altro scandalo, quello del turismo sessuale pedofilo soprattutto nell’area geografica della penisola indocinese. Osservando quindi con tensione e schiettezza sia il passato «Quel giorno la sentiva quasi pulsare nel suo corpo la linfa di quegli alberi maestosi che risaliva verso l’alto, sempre più su, fino alle gemme, per poi sospingersi in piccole foglie di quercia, così simile a bronzee fiammelle di sangue. Era come una marea che, turgida, si dirigeva verso l’alto per propagarsi nel cielo.» L’amante di Lady Chatterley; D.H.Lawrence che il presente, questa opera della Campion merita senza alcun dubbio non soltanto i premi che le sono già stati riconosciuti ma anche l’ammirazione del grande pubblico che può comprendere, se aiutato a ricordare, la grande autenticità e l’incanto di questo film. La Campion riesce ad esprimere una conoscenza – non sterilmente intellettualistica, non scientifica – bensì solidale con gli impulsi umani più profondi e gli elementi primigeni dell’universo. La morale, quando non raggiunge l’intima essenza dell’essere umano, è una costruzione sociale fittizia e invece di rendere onore e giustizia alla bellezza del genere umano la cela e la deturpa, offendendone al contempo la natura trascendente. Tutti i sentimenti sono fragili nei loro primi passi, e possono essere oggetto di critica nella loro forma espressiva; lo sono quelli dei nostri protagonisti come lo sono anche quelli di ciascuno di noi. Ma lasciando spazio al tempo e al mondo, il tempo e il mondo ci insegnano che se sono veri – i sentimenti – superano the test of time e diventano immortali.

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E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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