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Terra Santa, i pellegrinaggi del dopo pandemia

Anche gli spazi interni di santuari e basiliche andranno ripensati”

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Dagli spostamenti all’accoglienza, cosa potrebbe cambiare per i fedeli diretti nei luoghi santi dove visse Gesù? Con noi fra Sergio Galdi D’Aragona, Commissario generale di Terra Santa: “Non più folle immense, ma piccoli gruppi. Anche gli spazi interni di santuari e basiliche andranno ripensati”

Federico Piana- Città del Vaticano

I pellegrinaggi post pandemia anche in Terra Santa non saranno più gli stessi. Le ferree regole del distanziamento sociale, le norme anti-assembramento e le giuste raccomandazioni per la sanificazione dei luoghi aperti al pubblico, stanno imponendo un drastico e rapido ripensamento dell’accoglienza, in questi giorni congelata dalla quarantena.

Il futuro dei piccoli gruppi

Nell’immediato futuro, le grandi masse e le celebrazioni affollate lasceranno il posto a piccoli gruppi di pellegrini che non dovranno incrociarsi tra loro. “Avremo bisogno di ripensare in modo totalmente nuovo gli spazi all’interno dei nostri luoghi santi” conferma fra Sergio Galdi D’Aragona, Commissario generale di Terra Santa. “Noi abbiamo delle basiliche, dei santuari, molto capienti che ci potranno permettere di ospitare gruppi anche di settanta persone”. Il pensiero di fra Galdi D’Aragona va subito a Nazareth, al Getsemani e al Monte Tabor, fino a qualche mese fa presi letteralmente d’assalto: “E’ chiaro che ora tutti noi dovremo concepire uno stile di vita differente anche nei viaggi, almeno fino al momento nel quale non si troverà un vaccino”.

Cambieranno anche i collegamenti

Anche i collegamenti tra il resto del mondo e la Terra Santa non potranno non subire delle mutazioni. Per spostare piccoli gruppi, che necessariamente diventeranno più numerosi, i voli dovranno essere moltiplicati, mantenendo alto il tasso di sicurezza. Una difficoltà non da poco della quale fra Galdi D’Aragona è ben cosciente a tal punto da far capire che non mancherà una moral suasion nei confronti delle autorità: “La Terra Santa ha una vocazione universale. Gerusalemme, poi, è il cuore della cristianità oltre ad essere la città santa per le altre religioni monoteiste. Lo sguardo di tutti i credenti è rivolto verso Gerusalemme. Dunque, faremo di tutto come religiosi della Custodia di Terra Santa per far in modo che ognuno possa fare ‘il pellegrinaggio della vita’ ”.

Nel 2019 boom di pellegrini

La pandemia, inaspettata e dirompente, ha dato lo stop ad un trend di presenze in continua ascesa. Nel 2019, secondo i dati del Christian information center, i pellegrini cristiani in Terra Santa sono stati 630.000. “Avevamo – afferma con amarezza fra Galdi D’Aragona – prenotazioni fino a Natale di quest’anno ma il virus ha bloccato tutto. Ora non resta che reinventarsi”.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
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I pellegrinaggi post pandemia anche in Terra Santa non saranno più gli stessi. Le ferree regole del distanziamento sociale, le norme anti-assembramento e le giuste raccomandazioni per la sanificazione dei luoghi aperti al pubblico, stanno imponendo un drastico e rapido ripensamento dell’accoglienza, in questi giorni congelata dalla quarantena.

Il futuro dei piccoli gruppi

Nell’immediato futuro, le grandi masse e le celebrazioni affollate lasceranno il posto a piccoli gruppi di pellegrini che non dovranno incrociarsi tra loro. “Avremo bisogno di ripensare in modo totalmente nuovo gli spazi all’interno dei nostri luoghi santi” conferma fra Sergio Galdi D’Aragona, Commissario generale di Terra Santa. “Noi abbiamo delle basiliche, dei santuari, molto capienti che ci potranno permettere di ospitare gruppi anche di settanta persone”. Il pensiero di fra Galdi D’Aragona va subito a Nazareth, al Getsemani e al Monte Tabor, fino a qualche mese fa presi letteralmente d’assalto: “E’ chiaro che ora tutti noi dovremo concepire uno stile di vita differente anche nei viaggi, almeno fino al momento nel quale non si troverà un vaccino”.

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Cambieranno anche i collegamenti

Anche i collegamenti tra il resto del mondo e la Terra Santa non potranno non subire delle mutazioni. Per spostare piccoli gruppi, che necessariamente diventeranno più numerosi, i voli dovranno essere moltiplicati, mantenendo alto il tasso di sicurezza. Una difficoltà non da poco della quale fra Galdi D’Aragona è ben cosciente a tal punto da far capire che non mancherà una moral suasion nei confronti delle autorità: “La Terra Santa ha una vocazione universale. Gerusalemme, poi, è il cuore della cristianità oltre ad essere la città santa per le altre religioni monoteiste. Lo sguardo di tutti i credenti è rivolto verso Gerusalemme. Dunque, faremo di tutto come religiosi della Custodia di Terra Santa per far in modo che ognuno possa fare ‘il pellegrinaggio della vita’ ”.

Nel 2019 boom di pellegrini

La pandemia, inaspettata e dirompente, ha dato lo stop ad un trend di presenze in continua ascesa. Nel 2019, secondo i dati del Christian information center, i pellegrini cristiani in Terra Santa sono stati 630.000. “Avevamo – afferma con amarezza fra Galdi D’Aragona – prenotazioni fino a Natale di quest’anno ma il virus ha bloccato tutto. Ora non resta che reinventarsi”.

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