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Terra Santa: Francesco per tre giorni sulle orme di Paolo VI

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Il Papa ha annunciato il pellegrinaggio per commemorare l’abbraccio di cinquant’anni fa tra Montini e Atenagora. Dal 24 al 26 maggio, con tappe ad Amman, Betlemme e Gerusalemme

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ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO Un viaggio di soli tre giorni, proprio come quello che fece Paolo VI nel gennaio 1964, esattamente cinquant’anni fa. Un pellegrinaggio «di preghiera», come Francesco ha ribadito con particolare forza, per sottolineare il carattere eminentemente religioso della sua seconda trasferta internazionale.

A mezzogiorno di oggi, subito dopo la preghiera dell’Angelus, il Papa ha detto: «Nel clima di gioia, tipico di questo tempo natalizio, desidero annunciare che dal 24 al 26

maggio prossimo, a Dio piacendo, compirò un pellegrinaggio in Terra Santa. Scopo principale è commemorare lo storico incontro tra il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che avvenne esattamente il 5 gennaio, come oggi, di 50 anni fa».

«Le tappe – ha aggiunto Francesco – saranno tre: Amman, Betlemme e Gerusalemme. Presso il Santo Sepolcro celebreremo un incontro ecumenico con tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme, insieme al Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli. Fin da ora vi domando di pregare per questo pellegrinaggio».

Il viaggio di Paolo VI, la prima trasferta internazionale di un Pontefice dell’epoca contemporanea, il primo dei nove viaggi fuori Italia compiuti da Papa Montini, fu un vero tour de force, con tappe anche a Nazaret e nei luoghi santi della Galilea. Quello di Francesco avrà la medesima durata, ma sarà ancora più essenziale, con tappe ad Amman, in Giordania – dove si venera il luogo del battesimo di Gesù -, a Betlemme – nei territori sottoposti all’Autorità palestinese, dove il Papa celebrerà la messa – e infine a Gerusalemme – dove si terrà l’incontro ecumenico.

All’inizio del pontificato, lo scorso marzo, era stato Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, a invitare in Terra Santa Francesco per commemorare l’abbraccio dei predecessori avvenuto cinquant’anni fa: un evento storico, a cui seguì la revoca delle rispettive scomuniche.

La celebrazione ecumenica presso la Basilica del Santo Sepolcro – nel luogo dove si fa memoria della resurrezione di Gesù e dove, al tempo stesso, sono così evidenti le divisioni dei cristiani – rappresenta una notizia significativa: con Francesco e Bartolomeo saranno presenti infatti «tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme». Un segno di speranza per il cammino dell’unità dei cristiani.

«Natale sempre ci fa pensare a Betlemme – aveva detto il Papa nell’intervista con “La Stampa” e “Vatican Insider”pubblicata lo scorso 15 dicembre – e Betlemme è in un punto preciso, nella Terra Santa dove è vissuto Gesù. Nella notte di Natale penso soprattutto ai cristiani che vivono lì, a quelli che hanno difficoltà, ai tanti di loro che hanno dovuto lasciare quella terra per vari problemi. Ma Betlemme continua a essere Betlemme. Dio è venuto in un punto determinato, in una terra determinata, è apparsa lì la tenerezza di Dio, la grazia di Dio. Non possiamo pensare al Natale senza pensare alla Terra Santa. Cinquant’anni fa Paolo VI ha avuto il coraggio di uscire per andare là, e così è cominciata l’epoca dei viaggi papali. Anch’io desidero andarci, per incontrare il mio fratello Bartolomeo, patriarca di Costantinopoli, e con lui commemorare questo cinquantenario rinnovando l’abbraccio tra Papa Montini e Atenagora avvenuto a Gerusalemme nel 1964. Ci stiamo preparando».

«Per me l’ecumenismo – diceva ancora Papa Bergoglio – è prioritario. Oggi esiste l’ecumenismo del sangue. In alcuni paesi ammazzano i cristiani perché portano una croce o hanno una Bibbia, e prima di ammazzarli non gli domandano se sono anglicani, luterani, cattolici o ortodossi. Il sangue è mischiato. Per coloro che uccidono, siamo cristiani. Uniti nel sangue, anche se tra noi non riusciamo ancora a fare i passi necessari verso l’unità e forse non è ancora arrivato il tempo. L’unità è una grazia, che si deve chiedere».

 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Terra Santa: Francesco per tre giorni sulle orme di Paolo VI

  

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Il Papa ha annunciato il pellegrinaggio per commemorare l’abbraccio di cinquant’anni fa tra Montini e Atenagora. Dal 24 al 26 maggio, con tappe ad Amman, Betlemme e Gerusalemme

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ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO Un viaggio di soli tre giorni, proprio come quello che fece Paolo VI nel gennaio 1964, esattamente cinquant’anni fa. Un pellegrinaggio «di preghiera», come Francesco ha ribadito con particolare forza, per sottolineare il carattere eminentemente religioso della sua seconda trasferta internazionale.

A mezzogiorno di oggi, subito dopo la preghiera dell’Angelus, il Papa ha detto: «Nel clima di gioia, tipico di questo tempo natalizio, desidero annunciare che dal 24 al 26

maggio prossimo, a Dio piacendo, compirò un pellegrinaggio in Terra Santa. Scopo principale è commemorare lo storico incontro tra il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che avvenne esattamente il 5 gennaio, come oggi, di 50 anni fa».

«Le tappe – ha aggiunto Francesco – saranno tre: Amman, Betlemme e Gerusalemme. Presso il Santo Sepolcro celebreremo un incontro ecumenico con tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme, insieme al Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli. Fin da ora vi domando di pregare per questo pellegrinaggio».

Il viaggio di Paolo VI, la prima trasferta internazionale di un Pontefice dell’epoca contemporanea, il primo dei nove viaggi fuori Italia compiuti da Papa Montini, fu un vero tour de force, con tappe anche a Nazaret e nei luoghi santi della Galilea. Quello di Francesco avrà la medesima durata, ma sarà ancora più essenziale, con tappe ad Amman, in Giordania – dove si venera il luogo del battesimo di Gesù -, a Betlemme – nei territori sottoposti all’Autorità palestinese, dove il Papa celebrerà la messa – e infine a Gerusalemme – dove si terrà l’incontro ecumenico.

All’inizio del pontificato, lo scorso marzo, era stato Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, a invitare in Terra Santa Francesco per commemorare l’abbraccio dei predecessori avvenuto cinquant’anni fa: un evento storico, a cui seguì la revoca delle rispettive scomuniche.

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La celebrazione ecumenica presso la Basilica del Santo Sepolcro – nel luogo dove si fa memoria della resurrezione di Gesù e dove, al tempo stesso, sono così evidenti le divisioni dei cristiani – rappresenta una notizia significativa: con Francesco e Bartolomeo saranno presenti infatti «tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme». Un segno di speranza per il cammino dell’unità dei cristiani.

«Natale sempre ci fa pensare a Betlemme – aveva detto il Papa nell’intervista con “La Stampa” e “Vatican Insider”pubblicata lo scorso 15 dicembre – e Betlemme è in un punto preciso, nella Terra Santa dove è vissuto Gesù. Nella notte di Natale penso soprattutto ai cristiani che vivono lì, a quelli che hanno difficoltà, ai tanti di loro che hanno dovuto lasciare quella terra per vari problemi. Ma Betlemme continua a essere Betlemme. Dio è venuto in un punto determinato, in una terra determinata, è apparsa lì la tenerezza di Dio, la grazia di Dio. Non possiamo pensare al Natale senza pensare alla Terra Santa. Cinquant’anni fa Paolo VI ha avuto il coraggio di uscire per andare là, e così è cominciata l’epoca dei viaggi papali. Anch’io desidero andarci, per incontrare il mio fratello Bartolomeo, patriarca di Costantinopoli, e con lui commemorare questo cinquantenario rinnovando l’abbraccio tra Papa Montini e Atenagora avvenuto a Gerusalemme nel 1964. Ci stiamo preparando».

«Per me l’ecumenismo – diceva ancora Papa Bergoglio – è prioritario. Oggi esiste l’ecumenismo del sangue. In alcuni paesi ammazzano i cristiani perché portano una croce o hanno una Bibbia, e prima di ammazzarli non gli domandano se sono anglicani, luterani, cattolici o ortodossi. Il sangue è mischiato. Per coloro che uccidono, siamo cristiani. Uniti nel sangue, anche se tra noi non riusciamo ancora a fare i passi necessari verso l’unità e forse non è ancora arrivato il tempo. L’unità è una grazia, che si deve chiedere».

 

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