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Teresa di Calcutta: un anno fa acclamata santa. La sua semplicità scosse i potenti

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di Cecilia Seppia

Un anno fa Madre Teresa di Calcutta entrava a far parte della schiera dei santi: la Messa di canonizzazione celebrata da Papa Francesco, portò in piazza San Pietro oltre 130 mila persone, autorità e capi di Stato ma anche i poveri, i suoi poveri, gli ultimi, i non amati, che lei invece aveva amato. Skopje, 26 agosto 1910 – Calcutta, 5 settembre 1997: “albanese di sangue, indiana di cittadinanza” come era solita definirsi, minuta di conformazione, ma di fede salda quanto la roccia, Madre Teresa, all’anagrafe Gonxha Agnes, spese la sua vita al servizio dei fratelli bisognosi che oggi, in questo primo anniversario, la celebrano con momenti di festa e di preghierà.  

All’età di diciotto anni, mossa dal desiderio di diventare missionaria, Gonxha lasciò la sua casa nel settembre 1928, per entrare nell’Istituto della Beata Vergine Maria, conosciuto come “Suore di Loreto”, in Irlanda. Lì, ricevette il nome di suor Mary Teresa, come Santa Teresa di Lisieux. In dicembre partì per l’India, arrivando a Calcutta il 6 gennaio 1929. Dopo la Professione dei voti temporanei nel maggio 1931, Suor Teresa venne mandata presso la comunità di Loreto a Entally e insegnò nella scuola  per ragazze, St. Mary. Pronunciò infine voti perpetui il 24 maggio 1937 divenendo, come lei stessa disse la “sposa di Gesù per tutta l’eternità”  e facendo della carità, della generosità e del coraggio i suoi tratti distintivi.

Ma l’ispirazione più grande, la sua “chiamata nella chiamata” arriva il 10 settembre 1946, durante il viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling: fondare la comunità religiosa, le Missionarie della Carità, dedite al servizio dei più poveri tra i poveri. Circa due anni di discernimento e verifiche trascorsero prima che Madre Teresa ottenesse il permesso di cominciare la sua nuova missione. Il 17 agosto 1948, indossò per la prima volta il sari bianco, bordato d’azzurro con cui tutti la ricordano e oltrepassò il cancello del suo amato convento di “Loreto” per entrare appunto nel mondo degli indigenti e degli emarginati. Continuò a fondare congregazioni e movimenti anche di missionari laici iniziando ogni giornata con Gesù Eucarestia e senza separarsi mai dalla corona del Rosario con cui si avvicinava ai reietti dalla società, visitava le famiglie nei sobborghi poveri di Calcutta, dava da mangiare agli affamati e curava i malati, come poteva, persino quando fu lei ad avere seri problemi di salute. Nel ’79 ricevette il Nobel per la pace.

Meno di due anni dopo la sua morte, avvenuta il 5 settembre del 1997, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, Papa Giovanni Paolo II permise l’apertura della causa di canonizzazione, beatificandola nel 2003. Poi lo scorso 4 settembreper volere di Papa Francesco e per la gioia di tutti coloro che l’avevano incontrata e conosciuta, divenne santa: fu una festa spirituale, un grande evento di misericordia che unì il mondo senza distinzioni di credo e di cultura. Papa Bergoglio nella sua omelia la descrisse come generosa dispensatrice della divina misericordia:

“Madre Teresa, in tutta la sua esistenza, è stata generosa dispensatrice della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. Si è impegnata in difesa della vita proclamando incessantemente che «chi non è ancora nato è il più debole, il più piccolo, il più misero». Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini – dinanzi ai crimini! – della povertà creata da loro stessi. La misericordia è stata per lei il ‘sale’ che dava sapore a ogni sua opera, e la ‘luce’ che rischiarava le tenebre di quanti non avevano più neppure lacrime per piangere la loro povertà e sofferenza”.

E a tutto il mondo del volontariato Francesco consegnò l’invito ad imitarne l’esempio per attuare in fretta quella Rivoluzione della tenerezza di cui il mondo ha tanto bisogno:

“La sua missione nelle periferie delle città e nelle periferie esistenziali permane ai nostri giorni come testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri. Oggi consegno questa emblematica figura di donna e di consacrata a tutto il mondo del volontariato: lei sia il vostro modello di santità! Penso che, forse, avremo un po’ di difficoltà nel chiamarla Santa Teresa: la sua santità è tanto vicina a noi, tanto tenera e feconda che spontaneamente continueremo a dirle “Madre Teresa”. Questa instancabile operatrice di misericordia ci aiuti a capire sempre più che l’unico nostro criterio di azione è l’amore gratuito, libero da ogni ideologia e da ogni vincolo e riversato verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, razza o religione. Madre Teresa amava dire: «Forse non parlo la loro lingua, ma posso sorridere». Portiamo nel cuore il suo sorriso e doniamolo a quanti incontriamo nel nostro cammino, specialmente a quanti soffrono. Apriremo così orizzonti di gioia e di speranza a tanta umanità sfiduciata e bisognosa di comprensione e di tenerezza”.

Il sorriso, ma anche i suoi occhi, quelli che hanno cambiato il volto della storia, che l’hanno resa “Madre” prima ancora che “Santa” come ricorda suor Serena, da 40 anni nella Congregazione delle Missionarie della Carità, intervistata Antonella Palermo. “Una persona  che sapeva amare in modo molto tenero, che sapeva perdonare come solo Dio sa fare”: così la descrive suor Serena convinta che sia stata la sua semplicità a renderla capace di scuotere i potenti.

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Un anno fa Madre Teresa di Calcutta entrava a far parte della schiera dei santi: la Messa di canonizzazione celebrata da Papa Francesco, portò in piazza San Pietro oltre 130 mila persone, autorità e capi di Stato ma anche i poveri, i suoi poveri, gli ultimi, i non amati, che lei invece aveva amato. Skopje, 26 agosto 1910 – Calcutta, 5 settembre 1997: “albanese di sangue, indiana di cittadinanza” come era solita definirsi, minuta di conformazione, ma di fede salda quanto la roccia, Madre Teresa, all’anagrafe Gonxha Agnes, spese la sua vita al servizio dei fratelli bisognosi che oggi, in questo primo anniversario, la celebrano con momenti di festa e di preghierà.  

All’età di diciotto anni, mossa dal desiderio di diventare missionaria, Gonxha lasciò la sua casa nel settembre 1928, per entrare nell’Istituto della Beata Vergine Maria, conosciuto come “Suore di Loreto”, in Irlanda. Lì, ricevette il nome di suor Mary Teresa, come Santa Teresa di Lisieux. In dicembre partì per l’India, arrivando a Calcutta il 6 gennaio 1929. Dopo la Professione dei voti temporanei nel maggio 1931, Suor Teresa venne mandata presso la comunità di Loreto a Entally e insegnò nella scuola  per ragazze, St. Mary. Pronunciò infine voti perpetui il 24 maggio 1937 divenendo, come lei stessa disse la “sposa di Gesù per tutta l’eternità”  e facendo della carità, della generosità e del coraggio i suoi tratti distintivi.

Ma l’ispirazione più grande, la sua “chiamata nella chiamata” arriva il 10 settembre 1946, durante il viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling: fondare la comunità religiosa, le Missionarie della Carità, dedite al servizio dei più poveri tra i poveri. Circa due anni di discernimento e verifiche trascorsero prima che Madre Teresa ottenesse il permesso di cominciare la sua nuova missione. Il 17 agosto 1948, indossò per la prima volta il sari bianco, bordato d’azzurro con cui tutti la ricordano e oltrepassò il cancello del suo amato convento di “Loreto” per entrare appunto nel mondo degli indigenti e degli emarginati. Continuò a fondare congregazioni e movimenti anche di missionari laici iniziando ogni giornata con Gesù Eucarestia e senza separarsi mai dalla corona del Rosario con cui si avvicinava ai reietti dalla società, visitava le famiglie nei sobborghi poveri di Calcutta, dava da mangiare agli affamati e curava i malati, come poteva, persino quando fu lei ad avere seri problemi di salute. Nel ’79 ricevette il Nobel per la pace.

Meno di due anni dopo la sua morte, avvenuta il 5 settembre del 1997, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, Papa Giovanni Paolo II permise l’apertura della causa di canonizzazione, beatificandola nel 2003. Poi lo scorso 4 settembreper volere di Papa Francesco e per la gioia di tutti coloro che l’avevano incontrata e conosciuta, divenne santa: fu una festa spirituale, un grande evento di misericordia che unì il mondo senza distinzioni di credo e di cultura. Papa Bergoglio nella sua omelia la descrisse come generosa dispensatrice della divina misericordia:

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“Madre Teresa, in tutta la sua esistenza, è stata generosa dispensatrice della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. Si è impegnata in difesa della vita proclamando incessantemente che «chi non è ancora nato è il più debole, il più piccolo, il più misero». Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini – dinanzi ai crimini! – della povertà creata da loro stessi. La misericordia è stata per lei il ‘sale’ che dava sapore a ogni sua opera, e la ‘luce’ che rischiarava le tenebre di quanti non avevano più neppure lacrime per piangere la loro povertà e sofferenza”.

E a tutto il mondo del volontariato Francesco consegnò l’invito ad imitarne l’esempio per attuare in fretta quella Rivoluzione della tenerezza di cui il mondo ha tanto bisogno:

“La sua missione nelle periferie delle città e nelle periferie esistenziali permane ai nostri giorni come testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri. Oggi consegno questa emblematica figura di donna e di consacrata a tutto il mondo del volontariato: lei sia il vostro modello di santità! Penso che, forse, avremo un po’ di difficoltà nel chiamarla Santa Teresa: la sua santità è tanto vicina a noi, tanto tenera e feconda che spontaneamente continueremo a dirle “Madre Teresa”. Questa instancabile operatrice di misericordia ci aiuti a capire sempre più che l’unico nostro criterio di azione è l’amore gratuito, libero da ogni ideologia e da ogni vincolo e riversato verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, razza o religione. Madre Teresa amava dire: «Forse non parlo la loro lingua, ma posso sorridere». Portiamo nel cuore il suo sorriso e doniamolo a quanti incontriamo nel nostro cammino, specialmente a quanti soffrono. Apriremo così orizzonti di gioia e di speranza a tanta umanità sfiduciata e bisognosa di comprensione e di tenerezza”.

Il sorriso, ma anche i suoi occhi, quelli che hanno cambiato il volto della storia, che l’hanno resa “Madre” prima ancora che “Santa” come ricorda suor Serena, da 40 anni nella Congregazione delle Missionarie della Carità, intervistata Antonella Palermo. “Una persona  che sapeva amare in modo molto tenero, che sapeva perdonare come solo Dio sa fare”: così la descrive suor Serena convinta che sia stata la sua semplicità a renderla capace di scuotere i potenti.

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