22.6 C
Rome
martedì, 25 Giugno 2019

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Argomenti Fede e Devozione Teologia e l’innominato desiderio dei cuori

Teologia e l’innominato desiderio dei cuori

- Advertisement -
di: James McCartin

Una ventina di anni fa, quando ero uno studente universitario privilegiato e con una mentalità che potrei definire abbastanza tradizionale, sono stato introdotto per la prima volta alla teologia della liberazione latino-americana di Gustavo Gutierrez e Jon Sobrino. È stato in quel periodo che ho acquisito una visione che ancora oggi dà forma al mio approccio alla teologia: ossia che si dovrebbe trattare con profondo scetticismo ogni teologo a cui manca una comprensione, anche esistenziale, della natura tragica dell’umano vivere.

La grazia negli spazi del peccato

Credevo profondamente allora, come credo ancora oggi, che la grazia abbondi proprio laddove pervade il tragico del peccato. In quei giorni oramai lontani percepivo qualcosa che i miei studenti di oggi della triennale portano ancora con sé nei corsi che insegno nel cuore cangiante e frenetico della città di New York – anche se sono passati due lunghi decenni, si è aperto un enorme abisso generazionale, e per i nostri ragazzi il linguaggio tradizionale sul peccato e la grazia è diventato qualcosa di estraneo e difficilmente comprensibile.

Concedo subito al lettore/lettrice che anche questa mia visione e approccio devono essere trattati con il dovuto scetticismo. Da ultimo, l’odierno panorama teologico, immenso ed esso stesso vertiginosamente multiforme, non dovrebbe essere giudicato solamente sulla base della prospettiva particolare di una persona. Infatti, l’ampia diversità della teologia odierna, da quella ecologica alla radical orthodoxy passando per la teologia queer, mi spinge talvolta a vederla come un multiverso teologico. Questo solo per indicare che il mio criterio critico di giudizio potrebbe non essere sufficientemente complesso.

Nonostante questo, sono pronto ad affermare che il potere del tragico, che per un cristiano è riconosciuto in definitiva nella narrazione drammatica e redentrice della croce, rimane un punto di entrata vitale e accattivante nel pensiero e nella comprensione teologica – anche per i miei studenti, che sono sicuramente tutto tranne che tradizionali.

Narrazione e istinto

Credo che si tratti in parte di questo nello spiegare il perché la serie di libri di Harry Potter scritti da J.K. Rowling rappresenti per me la più accessibile, forse la più meravigliosamente scaltra introduzione al mito cristiano del peccato e della grazia, della sofferenza, del sacrificio di sé, della morte e risurrezione. Sebbene manchino di un linguaggio per articolare tutto ciò, i miei studenti percepiscono istintivamente nella trama intessuta da Rowling, che si dipana irregolarmente, il richiamo profondo, nel mezzo del paziente soffrire di Harry, del libero scegliere una vita di amore che si svuota di sé (in termini teologici kenosis) portando così un raggio di redenzione nel mondo – anche se rimangono inevitabilmente le conseguenze del peccato.

E questa è anche la ragione per cui i miei studenti sono così toccati quando guardano e discutono sul film De hommes et des dieux (2010), che rende la vera storia del tormento collettivo all’interno di una comunità trappista francese in Algeria. Il film muove verso il suo apice drammatico quando vediamo i monaci nella loro combattuta lotta verso la decisione di sacrificare le loro vite come gesto di solidarietà con i poveri musulmani della regione perseguitati dagli islamisti radicali durante guerra civile algerina nel corso degli anni Novanta.

Certo, sia la serie di Harry Potter che il film Des hommes et des dieux esplorano la tragedia attraverso il medium della narrazione, ma sarebbe un errore non cogliere quanto sia importante questo dettaglio per le generazioni più giovani.

 

Racconto di sé e costruzione del senso

Molto più di quanto non facciano i miei studenti, io assumo una prospettiva critica nei confronti dei social media e della loro tendenza a formare i giovani in modo che essi raccontino, senza pensarci, le loro vite in “tempo reale”, minando così quegli atteggiamenti di auto-riflessione e discernimento critico che, con duro lavoro, cerco loro di raccomandare e inculcare.

Eppure sono ben contento di concedere e onorare il fatto che la narrazione, e in particolare il racconto di sé, è parte essenziale nella costruzione del senso nella nostra contemporaneità. Per questo sono persuaso che i teologi onestamente impegnati a trovare la via per introdurre le generazioni più giovani al potere trascendente dell’amore cristiano dovrebbero tenere in considerazione come si possa incorporare in maniera creativa il narrare e la narrazione nel loro lavoro (permettetemi qui di raccomandarvi la lettura di un libro di prossima pubblicazione presso la casa editrice Orbis sulla narrazione nella teologia scritto dalla teologa statunitense Natalia Imperatori Lee).

Mi sembra chiaro che molti dei miei studenti sono colpiti da racconti, teologicamente permeati, di sacrificio di sé perché sono interessati e affascinati dalla possibilità di integrare elementi di queste narrazioni nel loro proprio vissuto.

Una teologia per la complessità tragica del vivere odierno

È vero che i sociologi ci dicono che una parte sempre più ampia delle giovani generazioni statunitensi non vedono più il cristianesimo come forza guida nella loro vita morale. Eppure percepisco qualcosa di incoraggiante: molti tra questi giovani hanno una sensibilità istintiva, anche se non particolarmente articolata e riflessa, per il fatto che il senso e una trasformazione di sé possono essere trovati attraverso un modo di vivere dedicato a un servizio di amore e sacrificio.

Di che tipo di teologia hanno bisogno i nostri ragazzi oggi? Hanno bisogno di una teologia che sappia rivolgersi, in maniera chiara e inequivocabile, alla tragica complessità dell’esistenza umana. Una teologia che parli creativamente e in maniera avvincente, facendo sue forme e strutture del linguaggio che siano appropriate, in particolare la narrazione. Una teologia che sia stimolante e provocativa, sia sul piano intellettuale che su quello spirituale. Una teologia che, da ultimo, sappia attirarli nello spazio del mistero di amore che è il nucleo incandescente sia del cristianesimo tradizionale sia del desiderio finora ancora senza nome che oggi scorre nel cuore di molti.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami

Teologia e l’innominato desiderio dei cuori

  

- Advertisement -
di: James McCartin

Una ventina di anni fa, quando ero uno studente universitario privilegiato e con una mentalità che potrei definire abbastanza tradizionale, sono stato introdotto per la prima volta alla teologia della liberazione latino-americana di Gustavo Gutierrez e Jon Sobrino. È stato in quel periodo che ho acquisito una visione che ancora oggi dà forma al mio approccio alla teologia: ossia che si dovrebbe trattare con profondo scetticismo ogni teologo a cui manca una comprensione, anche esistenziale, della natura tragica dell’umano vivere.

La grazia negli spazi del peccato

Credevo profondamente allora, come credo ancora oggi, che la grazia abbondi proprio laddove pervade il tragico del peccato. In quei giorni oramai lontani percepivo qualcosa che i miei studenti di oggi della triennale portano ancora con sé nei corsi che insegno nel cuore cangiante e frenetico della città di New York – anche se sono passati due lunghi decenni, si è aperto un enorme abisso generazionale, e per i nostri ragazzi il linguaggio tradizionale sul peccato e la grazia è diventato qualcosa di estraneo e difficilmente comprensibile.

Concedo subito al lettore/lettrice che anche questa mia visione e approccio devono essere trattati con il dovuto scetticismo. Da ultimo, l’odierno panorama teologico, immenso ed esso stesso vertiginosamente multiforme, non dovrebbe essere giudicato solamente sulla base della prospettiva particolare di una persona. Infatti, l’ampia diversità della teologia odierna, da quella ecologica alla radical orthodoxy passando per la teologia queer, mi spinge talvolta a vederla come un multiverso teologico. Questo solo per indicare che il mio criterio critico di giudizio potrebbe non essere sufficientemente complesso.

Nonostante questo, sono pronto ad affermare che il potere del tragico, che per un cristiano è riconosciuto in definitiva nella narrazione drammatica e redentrice della croce, rimane un punto di entrata vitale e accattivante nel pensiero e nella comprensione teologica – anche per i miei studenti, che sono sicuramente tutto tranne che tradizionali.

Narrazione e istinto

Credo che si tratti in parte di questo nello spiegare il perché la serie di libri di Harry Potter scritti da J.K. Rowling rappresenti per me la più accessibile, forse la più meravigliosamente scaltra introduzione al mito cristiano del peccato e della grazia, della sofferenza, del sacrificio di sé, della morte e risurrezione. Sebbene manchino di un linguaggio per articolare tutto ciò, i miei studenti percepiscono istintivamente nella trama intessuta da Rowling, che si dipana irregolarmente, il richiamo profondo, nel mezzo del paziente soffrire di Harry, del libero scegliere una vita di amore che si svuota di sé (in termini teologici kenosis) portando così un raggio di redenzione nel mondo – anche se rimangono inevitabilmente le conseguenze del peccato.

- Advertisement -

E questa è anche la ragione per cui i miei studenti sono così toccati quando guardano e discutono sul film De hommes et des dieux (2010), che rende la vera storia del tormento collettivo all’interno di una comunità trappista francese in Algeria. Il film muove verso il suo apice drammatico quando vediamo i monaci nella loro combattuta lotta verso la decisione di sacrificare le loro vite come gesto di solidarietà con i poveri musulmani della regione perseguitati dagli islamisti radicali durante guerra civile algerina nel corso degli anni Novanta.

Certo, sia la serie di Harry Potter che il film Des hommes et des dieux esplorano la tragedia attraverso il medium della narrazione, ma sarebbe un errore non cogliere quanto sia importante questo dettaglio per le generazioni più giovani.

 

Racconto di sé e costruzione del senso

Molto più di quanto non facciano i miei studenti, io assumo una prospettiva critica nei confronti dei social media e della loro tendenza a formare i giovani in modo che essi raccontino, senza pensarci, le loro vite in “tempo reale”, minando così quegli atteggiamenti di auto-riflessione e discernimento critico che, con duro lavoro, cerco loro di raccomandare e inculcare.

Eppure sono ben contento di concedere e onorare il fatto che la narrazione, e in particolare il racconto di sé, è parte essenziale nella costruzione del senso nella nostra contemporaneità. Per questo sono persuaso che i teologi onestamente impegnati a trovare la via per introdurre le generazioni più giovani al potere trascendente dell’amore cristiano dovrebbero tenere in considerazione come si possa incorporare in maniera creativa il narrare e la narrazione nel loro lavoro (permettetemi qui di raccomandarvi la lettura di un libro di prossima pubblicazione presso la casa editrice Orbis sulla narrazione nella teologia scritto dalla teologa statunitense Natalia Imperatori Lee).

Mi sembra chiaro che molti dei miei studenti sono colpiti da racconti, teologicamente permeati, di sacrificio di sé perché sono interessati e affascinati dalla possibilità di integrare elementi di queste narrazioni nel loro proprio vissuto.

Una teologia per la complessità tragica del vivere odierno

È vero che i sociologi ci dicono che una parte sempre più ampia delle giovani generazioni statunitensi non vedono più il cristianesimo come forza guida nella loro vita morale. Eppure percepisco qualcosa di incoraggiante: molti tra questi giovani hanno una sensibilità istintiva, anche se non particolarmente articolata e riflessa, per il fatto che il senso e una trasformazione di sé possono essere trovati attraverso un modo di vivere dedicato a un servizio di amore e sacrificio.

Di che tipo di teologia hanno bisogno i nostri ragazzi oggi? Hanno bisogno di una teologia che sappia rivolgersi, in maniera chiara e inequivocabile, alla tragica complessità dell’esistenza umana. Una teologia che parli creativamente e in maniera avvincente, facendo sue forme e strutture del linguaggio che siano appropriate, in particolare la narrazione. Una teologia che sia stimolante e provocativa, sia sul piano intellettuale che su quello spirituale. Una teologia che, da ultimo, sappia attirarli nello spazio del mistero di amore che è il nucleo incandescente sia del cristianesimo tradizionale sia del desiderio finora ancora senza nome che oggi scorre nel cuore di molti.

- Advertisement -

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato di SpeSalvi.it

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

Libri consigliati

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami
272FansMi piace
799FollowerSegui
13,000FollowerSegui
578FollowerSegui
56IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 25 ottobre 2015

La 95° puntata del ciclo “Dalla vita alla Parola viva” – “Costruire comunità vive, aperte e accoglienti”. XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B Colore...

Cos’è che rende il corpo umano tanto bello?

E' solo l’eros e il desiderio? Qual è la cosa più bella del mondo? Sono sicuro che se ponessimo questa domanda a mille pittori almeno...

Libri consigliati

Vincere ansietà e paure

A scuola di preghiera

La ricerca storica su Gesù

Libri consigliati – Ottobre 2018

Seguici su Facebook

Seguici su Instagram

Seguici su Twitter

È stato rilevato, nel tuo browser, un componente AdBlocker. SpeSalvi.it si mantiene in vita grazie alla pubblicità, ti preghiamo di disabilitarlo oppure di aggiungere il nostro sito alla lista dei siti attendibili.
Per continuare a navigare:
disabilita AdBlock e aggiorna la pagina.
Aiuta SpeSalvi.it
SpeSalvi.it desidera servire ed evangelizzare, ma non è in grado di sostenersi da solo.
Offri il tuo piccolo contributo affinché il sito possa continuare a diffondere il messaggio cristiano in tutto il mondo.
Grazie di cuore per il tuo sostegno!
Leggi la nostra informativa sulla Privacy.
Logo
ANDROID
APP
Scarica la nostra App Android per rimanere sempre aggiornato anche sul tuo smartphone.
2019 (C) Tutti i diritti riservati.
ISTRUZIONI
1. Clicca sul pulsante "Download" e scarica il file ".apk" sul tuo smartphone.
2. Esegui il file ".apk" e clicca su "Installa".
Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità e per analizzare il nostro traffico. Navigando in SpeSalvi.it acconsenti al loro utilizzo e dichiari di aver letto e compreso la nostra Informativa sulla Privacy.
ACCONSENTO