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«Tempo di misericordia e inclusione»

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​”È tempo di misericordia”. Il Papa mette in guardia da “una fede che non sa radicarsi nella vita della gente”. Francesco ha celebrato domenica 25 ottobre nella Basilica di San Pietro la Messa di chiusura del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia invitando i Padri sinodali a proseguire “il cammino che il Signore desidera” senza “mai farci offuscare dal pessimismo e dal peccato”.

La parola “misericordia” torna più volte nell’omelia del Papa. E così rimanda al Giubileo che si aprirà l’8 dicembre. Riprendendo il Vangelo del giorno, in cui al cieco Bartimeo Gesù dona la vista, Francesco ricorda che “le situazioni di miseria e di conflitto sono per Dio occasioni di misericordia. Oggi è tempo di misericordia”.

Anche oggi, i discepoli di Gesù sono chiamati “a porre l’uomo a contatto con la Misericordia compassionevole che salva. Quando il grido dell’umanità diventa, come in Bartimeo, ancora più forte, non c’è altra risposta che fare nostre le parole di Gesù e soprattutto imitare il suo cuore”. Dunque bisogna vivere sempre con uno spirito orientato verso gli altri, perché il rischio, “di fronte ai continui problemi” è di “ andare avanti, senza lasciarci disturbare”.

La tentazione – dice il Papa – è “una spiritualità del miraggio”: “Possiamo camminare attraverso i deserti dell’umanità senza vedere quello che realmente c’è, bensì quello che vorremmo vedere noi; siamo capaci di costruire visioni del mondo, ma non accettiamo quello che il Signore ci mette davanti agli occhi. Una fede che non sa radicarsi nella vita della gente rimane arida e, anziché oasi, crea altri deserti”.

E poi, c’è un’altra tentazione: “una fede da tabella”, senza guardare diritto nel cuore delle persone: “Possiamo camminare con il popolo di Dio, ma abbiamo già la nostra tabella di marcia, dove tutto rientra: sappiamo dove andare e quanto tempo metterci; tutti devono rispettare i nostri ritmi e ogni inconveniente ci disturba”.

Bisogna invece ricordare che “Gesù vuole includere, soprattutto chi è tenuto ai margini e grida a Lui”. E proprio attorno la parola “inclusione” è ruotato il Sinodo che si è appena concluso. Ai Padri sinodali, il Pontefice ricorda che “noi abbiamo camminato insieme”.

Ma ora serve proseguire lungo “il cammino che il Signore desidera”. Chiediamo a Lui uno sguardo guarito e salvato, che sa diffondere luce, perché ricorda lo splendore che lo ha illuminato”. Dunque, la gloria di Dio va cercata e vista nell’uomo vivente “senza farci mai offuscare dal pessimismo e dal peccato”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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​”È tempo di misericordia”. Il Papa mette in guardia da “una fede che non sa radicarsi nella vita della gente”. Francesco ha celebrato domenica 25 ottobre nella Basilica di San Pietro la Messa di chiusura del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia invitando i Padri sinodali a proseguire “il cammino che il Signore desidera” senza “mai farci offuscare dal pessimismo e dal peccato”.

La parola “misericordia” torna più volte nell’omelia del Papa. E così rimanda al Giubileo che si aprirà l’8 dicembre. Riprendendo il Vangelo del giorno, in cui al cieco Bartimeo Gesù dona la vista, Francesco ricorda che “le situazioni di miseria e di conflitto sono per Dio occasioni di misericordia. Oggi è tempo di misericordia”.

Anche oggi, i discepoli di Gesù sono chiamati “a porre l’uomo a contatto con la Misericordia compassionevole che salva. Quando il grido dell’umanità diventa, come in Bartimeo, ancora più forte, non c’è altra risposta che fare nostre le parole di Gesù e soprattutto imitare il suo cuore”. Dunque bisogna vivere sempre con uno spirito orientato verso gli altri, perché il rischio, “di fronte ai continui problemi” è di “ andare avanti, senza lasciarci disturbare”.

La tentazione – dice il Papa – è “una spiritualità del miraggio”: “Possiamo camminare attraverso i deserti dell’umanità senza vedere quello che realmente c’è, bensì quello che vorremmo vedere noi; siamo capaci di costruire visioni del mondo, ma non accettiamo quello che il Signore ci mette davanti agli occhi. Una fede che non sa radicarsi nella vita della gente rimane arida e, anziché oasi, crea altri deserti”.

E poi, c’è un’altra tentazione: “una fede da tabella”, senza guardare diritto nel cuore delle persone: “Possiamo camminare con il popolo di Dio, ma abbiamo già la nostra tabella di marcia, dove tutto rientra: sappiamo dove andare e quanto tempo metterci; tutti devono rispettare i nostri ritmi e ogni inconveniente ci disturba”.

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Bisogna invece ricordare che “Gesù vuole includere, soprattutto chi è tenuto ai margini e grida a Lui”. E proprio attorno la parola “inclusione” è ruotato il Sinodo che si è appena concluso. Ai Padri sinodali, il Pontefice ricorda che “noi abbiamo camminato insieme”.

Ma ora serve proseguire lungo “il cammino che il Signore desidera”. Chiediamo a Lui uno sguardo guarito e salvato, che sa diffondere luce, perché ricorda lo splendore che lo ha illuminato”. Dunque, la gloria di Dio va cercata e vista nell’uomo vivente “senza farci mai offuscare dal pessimismo e dal peccato”.

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