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Teilhard, rivoluzione teologica

In lui il cosmico e il cristico sono cresciuti paralleli fino a coincidere in Cristo, centro unico di convergenza universale

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di: Federica Mattei
 

Questo libro di Paolo Trianni, professore di Teologia spirituale presso l’Università Urbaniana e il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, evidenzia in modo originale la portata rivoluzionaria del pensiero di Teilhard con un’esposizione ordinata del pensiero e degli scritti, suddivisi in base agli ambiti della teologia sistematica.

Se si dovesse presentare brevemente Teilhard de Chardin, si potrebbe dire che è l’uomo della sintesi totale: in lui il cosmico e il cristico sono cresciuti paralleli fino a coincidere in Cristo, centro unico di convergenza universale. Ma il suo pensiero, in cui la scienza, la filosofia e la religione convergono, senza confondersi, nelle vicinanze del Tutto, o anche, come scrive l’A., il molteplice si fa unità, è difficile da capire e, ancor più, è difficile da giudicare. Per varie ragioni: per l’uso frequente di neologismi (ad esempio, complessificazione-coscienza, noosfera, planetarizzazione); per la risignificazione di alcuni termini (ad esempio, ortogenesi); per il monitum, che ne ha condannato e censurato le opere e, indirettamente, ne ha limitato la critica, la sistematizzazione e la correzione; ma soprattutto per la grande produzione di note, lettere e saggi.

In questi scritti occasionali, che sembrano un immenso cantiere, Teilhard riprende spesso gli stessi temi, ma li amplia e li arricchisce secondo un pensiero via via più maturo e quindi con una logica sempre più coerente. Per capirlo, bisogna allora accettarne la mentalità sintetica e il pensiero insicuro, alle volte incompiuto, e affrontare la lettura degli scritti con simpatia. Questa fiducia è il sentimento di fondo che permea l’opera dell’A.

Il libro è diviso in due parti, con capitoli brevi e omogenei. La prima parte è un’avvincente biografia della «vicenda umana di questo scienziato e sacerdote cattolico, non priva di avventure, colpi di scena, successi, ma anche dolorose frustrazioni», narrata con toni partecipati e quasi romanzati. L’A. racconta la famiglia di Teilhard, le esperienze da barelliere, per cui egli matura la consapevolezza che esiste «un nesso ineliminabile che lega il male al progresso», l’allontanamento dall’insegnamento e l’esilio, periodo di turbamento e sofferenza intima, durante il quale Teilhard matura tre convinzioni: «il valore unico dell’uomo al vertice della vita; la posizione assiale del cattolicesimo nelle convergenti attività umane; il compimento della creazione assunta da Cristo risorto». Inoltre, l’A. racconta le amicizie di Teilhard, il contrasto con le autorità e l’attesa della morte.

Di particolare originalità e di valore interreligioso sono le pagine che esaminano la riflessione del filosofo gesuita sulle relazioni, anche di perfezionamento reciproco, fra le credenze indo-buddiste e il cristianesimo.

La seconda parte è suddivisa in capitoli in relazione ai diversi ambiti della teologia (cosmologia, escatologia, cristologia, soteriologia ecc.). In essa le molteplici citazioni degli scritti di Teilhard sono ri-organizzate intorno alla categoria dell’evoluzione, quale luogo di incontro fra la scienza e la fede.

Volendo ricapitolare alcune rivisitazioni teologiche del pensiero di Teilhard secondo l’ermeneutica di Trianni, si può affermare che «l’antropologia teologica [di Teilhard] ha ispirato le correnti del personalismo; […] la sua ecclesiologia, promuove la donna e il ruolo dei laici; la sua teologia fondamentale ricolloca la posizione della chiesa rispetto allo sviluppo delle scienze; […] la sua escatologia disegna una città di Dio che è la trasfigurazione di quella terrena, non un suo rinnegamento».

Un modo nuovo, quindi, di concepire la fede, quale dimensione concreta e adesione fondamentale a un credo che apre l’umanità a una possibilità di vera perfezione, con l’esercizio di azioni corrette e la pratica delle verità cristiane, non per una «retribuzione» nell’aldilà, ma per la divinizzazione dell’aldiquà, perché l’ambiente divino non è un sogno, ma è una realtà, da progettare, realizzare e vivere qui e ora.

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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In lui il cosmico e il cristico sono cresciuti paralleli fino a coincidere in Cristo, centro unico di convergenza universale

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Questo libro di Paolo Trianni, professore di Teologia spirituale presso l’Università Urbaniana e il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, evidenzia in modo originale la portata rivoluzionaria del pensiero di Teilhard con un’esposizione ordinata del pensiero e degli scritti, suddivisi in base agli ambiti della teologia sistematica.

Se si dovesse presentare brevemente Teilhard de Chardin, si potrebbe dire che è l’uomo della sintesi totale: in lui il cosmico e il cristico sono cresciuti paralleli fino a coincidere in Cristo, centro unico di convergenza universale. Ma il suo pensiero, in cui la scienza, la filosofia e la religione convergono, senza confondersi, nelle vicinanze del Tutto, o anche, come scrive l’A., il molteplice si fa unità, è difficile da capire e, ancor più, è difficile da giudicare. Per varie ragioni: per l’uso frequente di neologismi (ad esempio, complessificazione-coscienza, noosfera, planetarizzazione); per la risignificazione di alcuni termini (ad esempio, ortogenesi); per il monitum, che ne ha condannato e censurato le opere e, indirettamente, ne ha limitato la critica, la sistematizzazione e la correzione; ma soprattutto per la grande produzione di note, lettere e saggi.

In questi scritti occasionali, che sembrano un immenso cantiere, Teilhard riprende spesso gli stessi temi, ma li amplia e li arricchisce secondo un pensiero via via più maturo e quindi con una logica sempre più coerente. Per capirlo, bisogna allora accettarne la mentalità sintetica e il pensiero insicuro, alle volte incompiuto, e affrontare la lettura degli scritti con simpatia. Questa fiducia è il sentimento di fondo che permea l’opera dell’A.

Il libro è diviso in due parti, con capitoli brevi e omogenei. La prima parte è un’avvincente biografia della «vicenda umana di questo scienziato e sacerdote cattolico, non priva di avventure, colpi di scena, successi, ma anche dolorose frustrazioni», narrata con toni partecipati e quasi romanzati. L’A. racconta la famiglia di Teilhard, le esperienze da barelliere, per cui egli matura la consapevolezza che esiste «un nesso ineliminabile che lega il male al progresso», l’allontanamento dall’insegnamento e l’esilio, periodo di turbamento e sofferenza intima, durante il quale Teilhard matura tre convinzioni: «il valore unico dell’uomo al vertice della vita; la posizione assiale del cattolicesimo nelle convergenti attività umane; il compimento della creazione assunta da Cristo risorto». Inoltre, l’A. racconta le amicizie di Teilhard, il contrasto con le autorità e l’attesa della morte.

Di particolare originalità e di valore interreligioso sono le pagine che esaminano la riflessione del filosofo gesuita sulle relazioni, anche di perfezionamento reciproco, fra le credenze indo-buddiste e il cristianesimo.

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La seconda parte è suddivisa in capitoli in relazione ai diversi ambiti della teologia (cosmologia, escatologia, cristologia, soteriologia ecc.). In essa le molteplici citazioni degli scritti di Teilhard sono ri-organizzate intorno alla categoria dell’evoluzione, quale luogo di incontro fra la scienza e la fede.

Volendo ricapitolare alcune rivisitazioni teologiche del pensiero di Teilhard secondo l’ermeneutica di Trianni, si può affermare che «l’antropologia teologica [di Teilhard] ha ispirato le correnti del personalismo; […] la sua ecclesiologia, promuove la donna e il ruolo dei laici; la sua teologia fondamentale ricolloca la posizione della chiesa rispetto allo sviluppo delle scienze; […] la sua escatologia disegna una città di Dio che è la trasfigurazione di quella terrena, non un suo rinnegamento».

Un modo nuovo, quindi, di concepire la fede, quale dimensione concreta e adesione fondamentale a un credo che apre l’umanità a una possibilità di vera perfezione, con l’esercizio di azioni corrette e la pratica delle verità cristiane, non per una «retribuzione» nell’aldilà, ma per la divinizzazione dell’aldiquà, perché l’ambiente divino non è un sogno, ma è una realtà, da progettare, realizzare e vivere qui e ora.

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