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Tante volte i cattolici si scandalizzano per la Misericordia

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di Debora Donnini

“La porta per incontrare Gesù è riconoscersi peccatore”. Lo ha detto stamani Papa Francesco alla Messa a Casa Santa Marta. L’omelia ripercorre la conversione di San Matteo, nel giorno in cui la Chiesa lo festeggia. Un episodio dipinto da Caravaggio, in una tela cara al Papa.

Tre le tappe della vicenda: incontro, festa e scandalo. Gesù aveva guarito un paralitico e incontra Matteo, seduto al banco delle imposte. Faceva pagare le tasse al popolo di Israele per darle, poi, ai romani e per questo era disprezzato, considerato un traditore della Patria.

Leggi anche: Francesco: nella sofferenza Gesù ci incoraggia a non avere paura

Gesù lo guardò, gli disse: “Seguimi”. E lui si alzò e lo seguì, come narra il Vangelo odierno. Da una parte, lo sguardo di San Matteo, uno sguardo sfiduciato: guardava “di lato”, “con un occhio Dio”, “con l’altro il denaro”, “aggrappato ai soldi come lo dipinse il Caravaggio”,  e anche con uno sguardo scontroso. Dall’altra, lo sguardo misericordioso di Gesù che – dice il Papa – lo ha guardato con tanto amore”. La resistenza di quell’uomo che voleva i soldi, “cade”: si alzò e lo seguì. “È la lotta fra la misericordia e il peccato”, sintetizza il Papa.

L’amore di Gesù è potuto entrare nel cuore di quell’uomo perché “sapeva di essere peccatore”, sapeva di “non essere ben voluto da nessuno”, anche disprezzato. E proprio “quella coscienza di peccatore aprì la porta alla misericordia di Gesù”. Quindi, “lasciò tutto e se ne andò”. Questo è l’incontro fra il peccatore e Gesù.

“È la prima condizione per essere salvato: sentirsi in pericolo; la prima condizione per essere guarito: sentirsi ammalato. E sentirsi peccatore, è la prima condizione per ricevere questo sguardo di misericordia. Ma pensiamo alla sguardo di Gesù, tanto bello, tanto buono, tanto misericordioso. E anche noi quando preghiamo sentiamo questo sguardo su di noi; è lo sguardo dell’amore, lo sguardo della misericordia, lo sguardo che ci salva. Non aver paura”.

Come Zaccheo, anche Matteo sentendosi felice invitò, poi, Gesù a casa a mangiare. La seconda tappa è infatti proprio “la festa”. Matteo ha invitato gli amici, “quelli dello stesso sindacato”, peccatori e pubblicani. Sicuramente a tavola, facevano domande al Signore e lui rispondeva. Questo – nota il Papa – fa pensare a quello che dice Gesù nel Capitolo XV di Luca: “Ci sarà più festa nel Cielo per un peccatore che si converte che per cento giusti che rimangono giusti”. Si tratta della festa dell’incontro del Padre, la festa della misericordia”.  Gesù, infatti, “spreca misericordia”, per tutti, afferma Francesco.

Quindi, il terzo momento: quello dello “scandalo”. I farisei vedendo che pubblicani e peccatori si misero a tavola con Gesù, dicevano ai suoi discepoli: “Come mai il vostro Maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. “Sempre uno scandalo incomincia con questa frase: ‘Ma come mai?’”, nota il Papa. “Quando voi sentite questa frase, puzza” – sottolinea –  e “dietro viene lo scandalo”. Si trattava, in sostanza, della “impurezza di non seguire la legge”. Conoscevano benissimo “la Dottrina”, sapevano come andare “sulla strada del Regno di Dio”, conoscevano “meglio di tutti come si doveva fare” ma “avevano dimenticato il primo comandamento dell’amore”. E, quindi, “sono stati chiusi nella gabbia dei sacrifici” magari pensando: “Ma facciamo un sacrificio a Dio”, facciamo tutto quello che si deve fare, “così ci salviamo”. In sintesi, credevano che la salvezza venisse da loro stessi, si sentivano sicuri. “No! Ci salva Dio, ci salva Gesù Cristo”, ribadisce il Papa.

“Quel ‘come mai’ che tante volte abbiamo sentito fra i fedeli cattoliciquando vedevano opere di misericordia. Come mai? E Gesù è chiaro, è molto chiaro: ‘Andare a imparare’. E li ha mandati a imparare, no? ‘Andate a imparare che cosa vuol dire misericordia – ( quello che) Io voglio – e non sacrifici, perché Io non sono venuto, infatti, a chiamare i giusti, ma i peccatori’. Se tu vuoi essere chiamato da Gesù riconosciti peccatore”.

Leggi ancheIl Papa: “Non ascoltare la voce di chi sparge odio e divisioni”

Francesco esorta, dunque, a riconoscersi peccatori, non in astratto ma con “peccati concreti”: tanti “tutti noi ne abbiamo”, dice. “Lasciamoci guardare da Gesù con quello sguardo misericordioso pieno di amore”, prosegue. E soffermandosi ancora sullo scandalo, rileva che ce ne sono tanti:

“Ce ne sono tanti, tanti … E sempre, anche nella Chiesa oggi. Dicono: ‘No, non si può, è tutto chiaro, è tutto, no, no … Sono peccatori quelli, dobbiamo allontanarli’. Anche tanti santi sono stati perseguitati o sospettati. Pensiamo a Santa Giovanna D’Arco, mandata al rogo, perché pensavano fosse una strega e condannata. Una santa! Pensate a Santa Teresa, sospettata di eresia, pensate al Beato Rosmini. ‘Misericordia, Io voglio, e non sacrifici’. E la porta per incontrare Gesù è riconoscersi come siamo, la verità. Peccatori. E Lui viene, e ci incontriamo. È tanto bello incontrare Gesù!”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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di Debora Donnini

“La porta per incontrare Gesù è riconoscersi peccatore”. Lo ha detto stamani Papa Francesco alla Messa a Casa Santa Marta. L’omelia ripercorre la conversione di San Matteo, nel giorno in cui la Chiesa lo festeggia. Un episodio dipinto da Caravaggio, in una tela cara al Papa.

Tre le tappe della vicenda: incontro, festa e scandalo. Gesù aveva guarito un paralitico e incontra Matteo, seduto al banco delle imposte. Faceva pagare le tasse al popolo di Israele per darle, poi, ai romani e per questo era disprezzato, considerato un traditore della Patria.

Leggi anche: Francesco: nella sofferenza Gesù ci incoraggia a non avere paura

Gesù lo guardò, gli disse: “Seguimi”. E lui si alzò e lo seguì, come narra il Vangelo odierno. Da una parte, lo sguardo di San Matteo, uno sguardo sfiduciato: guardava “di lato”, “con un occhio Dio”, “con l’altro il denaro”, “aggrappato ai soldi come lo dipinse il Caravaggio”,  e anche con uno sguardo scontroso. Dall’altra, lo sguardo misericordioso di Gesù che – dice il Papa – lo ha guardato con tanto amore”. La resistenza di quell’uomo che voleva i soldi, “cade”: si alzò e lo seguì. “È la lotta fra la misericordia e il peccato”, sintetizza il Papa.

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L’amore di Gesù è potuto entrare nel cuore di quell’uomo perché “sapeva di essere peccatore”, sapeva di “non essere ben voluto da nessuno”, anche disprezzato. E proprio “quella coscienza di peccatore aprì la porta alla misericordia di Gesù”. Quindi, “lasciò tutto e se ne andò”. Questo è l’incontro fra il peccatore e Gesù.

“È la prima condizione per essere salvato: sentirsi in pericolo; la prima condizione per essere guarito: sentirsi ammalato. E sentirsi peccatore, è la prima condizione per ricevere questo sguardo di misericordia. Ma pensiamo alla sguardo di Gesù, tanto bello, tanto buono, tanto misericordioso. E anche noi quando preghiamo sentiamo questo sguardo su di noi; è lo sguardo dell’amore, lo sguardo della misericordia, lo sguardo che ci salva. Non aver paura”.

Come Zaccheo, anche Matteo sentendosi felice invitò, poi, Gesù a casa a mangiare. La seconda tappa è infatti proprio “la festa”. Matteo ha invitato gli amici, “quelli dello stesso sindacato”, peccatori e pubblicani. Sicuramente a tavola, facevano domande al Signore e lui rispondeva. Questo – nota il Papa – fa pensare a quello che dice Gesù nel Capitolo XV di Luca: “Ci sarà più festa nel Cielo per un peccatore che si converte che per cento giusti che rimangono giusti”. Si tratta della festa dell’incontro del Padre, la festa della misericordia”.  Gesù, infatti, “spreca misericordia”, per tutti, afferma Francesco.

Quindi, il terzo momento: quello dello “scandalo”. I farisei vedendo che pubblicani e peccatori si misero a tavola con Gesù, dicevano ai suoi discepoli: “Come mai il vostro Maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. “Sempre uno scandalo incomincia con questa frase: ‘Ma come mai?’”, nota il Papa. “Quando voi sentite questa frase, puzza” – sottolinea –  e “dietro viene lo scandalo”. Si trattava, in sostanza, della “impurezza di non seguire la legge”. Conoscevano benissimo “la Dottrina”, sapevano come andare “sulla strada del Regno di Dio”, conoscevano “meglio di tutti come si doveva fare” ma “avevano dimenticato il primo comandamento dell’amore”. E, quindi, “sono stati chiusi nella gabbia dei sacrifici” magari pensando: “Ma facciamo un sacrificio a Dio”, facciamo tutto quello che si deve fare, “così ci salviamo”. In sintesi, credevano che la salvezza venisse da loro stessi, si sentivano sicuri. “No! Ci salva Dio, ci salva Gesù Cristo”, ribadisce il Papa.

“Quel ‘come mai’ che tante volte abbiamo sentito fra i fedeli cattoliciquando vedevano opere di misericordia. Come mai? E Gesù è chiaro, è molto chiaro: ‘Andare a imparare’. E li ha mandati a imparare, no? ‘Andate a imparare che cosa vuol dire misericordia – ( quello che) Io voglio – e non sacrifici, perché Io non sono venuto, infatti, a chiamare i giusti, ma i peccatori’. Se tu vuoi essere chiamato da Gesù riconosciti peccatore”.

Leggi ancheIl Papa: “Non ascoltare la voce di chi sparge odio e divisioni”

Francesco esorta, dunque, a riconoscersi peccatori, non in astratto ma con “peccati concreti”: tanti “tutti noi ne abbiamo”, dice. “Lasciamoci guardare da Gesù con quello sguardo misericordioso pieno di amore”, prosegue. E soffermandosi ancora sullo scandalo, rileva che ce ne sono tanti:

“Ce ne sono tanti, tanti … E sempre, anche nella Chiesa oggi. Dicono: ‘No, non si può, è tutto chiaro, è tutto, no, no … Sono peccatori quelli, dobbiamo allontanarli’. Anche tanti santi sono stati perseguitati o sospettati. Pensiamo a Santa Giovanna D’Arco, mandata al rogo, perché pensavano fosse una strega e condannata. Una santa! Pensate a Santa Teresa, sospettata di eresia, pensate al Beato Rosmini. ‘Misericordia, Io voglio, e non sacrifici’. E la porta per incontrare Gesù è riconoscersi come siamo, la verità. Peccatori. E Lui viene, e ci incontriamo. È tanto bello incontrare Gesù!”.

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