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HomeArgomentiVita cristianaI talenti sono beni di inestimabile valore che appartengono al Signore!

I talenti sono beni di inestimabile valore che appartengono al Signore!

Vita cristiana

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Farli fruttare significa realizzarsi, esprimere le proprie capacità e doti oppure i talenti di cui parla Cristo nel Vangelo sono altri? Ecco un’interpretazione davvero sorprendente che può farci cambiare radicalmente prospettiva

di Ruvido
Come far fruttare i propri talenti?
Il frate mi rispose con estrema fermezza. “Cosa devi fare? È scritto tutto qui, apri e leggi!”. Scorrendo attraverso i vangeli con estrema facilità, mi rivelava ogni lato oscuro della mia anima, offrendomisoluzioni pratiche usando le parole stesse di Gesù. Mai il Vangelo mi fu più chiaro.

Spesso la Parola di Dio mi è sembrata oscura, ma quando la Parola è letta nella sua integralità e senza contentarsi dei frammenti offerti giornalmente dalla liturgia, il Vangelo prende carne ed offre risposte concrete per la vita. È lo spirito Santo che agisce in noi, è lo spirito che opera questaliberazione. Proprio cosí, quando ci lasciamo leggere dalla scrittura, le gabbie della nostra vita vengono aperte e la Verità sulla nostra vita proclamata.Una delle domande più insistenti che ho avuto nel mio cammino è sempre stata quella che San Francesco stesso aveva gridato al crocefisso: “Signore cosa vuoi che io faccia?”. Tante sono le cose sante e buone che posso operare, ma io sono chiamato a rispondere a ciò che il Signore mi chiede, c’è una missione a cui sono chiamato e a cui solo io posso rispondere! Uno dei passi che più mi colpiscono in questo senso è quello dei talenti:

“Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. […] Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. […] Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. ” (Mt25,14-29)

Per molti anni questo passo è stato per me una croce. Lo leggevo così: “Devi fare quello in cui sei bravo, hai un dono, fallo fruttare.

Quante persone vivono questa interpretazione? Anni e anni su quel “far fruttare il dono”, lasciando tutto in secondo piano, mentre la mia vita mi passava davanti. Per tutti è cosí, credenti e non credenti. Un giorno mi capitò tra le mani la biografia di Agassi, il tennista. Una vita consacrata al tennis perché … perché era bravo. Costretto e auto-costretto ad allenarsi perchè era bravo. Conosco ciclisti e atleti che hanno condiviso questo percorso. Ma lo stesso vale per i musicisti, per gli artisti, o semplicemente per chi, come me, è bravo nelle materie scientifiche. Un dono è una benedizione di Dio, ma quando questo dono diventa la condanna della tua vita, diventa difficile vederne la bellezza.

Poi un giorno don Fabio Rosini mi illuminò sul significato profondo di queste parole. Infatti ogni passo del Vangelo ha un significato che va ben oltre i nostri schemi e per scoprirlo è necessario soffermarsi sulle singole parole, chiedendo allo Spirito Santo di svelarci il significato delle Scritture. Per me la chiave di lettura di tutto il passo è che il padrone consegna i suoi beni, cioè i beni sono i Suoi, del padrone, di Dio e non i tuoi. I talenti non sono una mia capacità o dote. I talenti sono tutte quelle cose che appartengono al Signore e non a me.

 

E quali sono?

La lista è semplice, si parla dei sacramenti, della fede, della Parola di Dio, cioè di tutte quelle realtà che vengono da Dio stesso, che Dio ci consegna. Essere bravi in matematica è una dote, una capacità. Cosí come essere bravi a tennis, essere alti o bassi, intelligenti, o portati per le lettere. Tutte queste cose non hanno nulla a che fare con i talenti. Il passo continua dicendo che il padrone distribuí i talenti secondo le loro capacità. Quindi i talenti ti vengono dati in misura alle tue capacità. Di conseguenza quest’ultime sono a servizio per far fruttificare i talenti. Non sono i talenti.

Tutto qui.

Far fruttificare i talenti, vuol dire moltiplicare la fede che mi è stata donatapartecipare con sempre maggiore profondità e consapevolezza ai sacramenti, leggere, comprendere ed incarnare sempre più la Parola di Dio. Questa è l’opera di fruttificazione che mi viene chiesta e su questa mi devo concentrare, tutto il resto è una conseguenza. Il centro è vivere e comunicare la fede, il talento più importante che mi è stato dato. A chi vivrà la sua vita con questa priorità il Signore dirà bravo, prendi parte alla gioia del tuo padrone. Il problema sorge per chi non vive tutto questo o lo vive con tiepidezza:

“Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”. (Mt25,29)

Questo vuol dire che la mia relazione con il Signore, la fede e tutto il resto non possono mai essere considerati un dono acquisito. Un dono che si puo’ tenere in saccoccia, e tirar fuori al momento necessario. Il Signore si sceglie ogni giorno, ed in questo processo la fede si moltiplica e Lui si fa ogni giorno più presente. Al contrario, quando tutto questo diventa secondario, mi verrà tolto anche quello che ho. Anche quel poco di fede acquisita svanisce di fronte ad un atteggiamento tiepido.

Ragazzi, questa è l’occasione più bella che ci è stata data. Abbiamo in mano un dono che il Signore ci elargisce gratis. Abbiamo le capacità per portare frutto.

Ora è il momento di investire!

Originale: Aleteia.org
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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di Ruvido
Come far fruttare i propri talenti?
Il frate mi rispose con estrema fermezza. “Cosa devi fare? È scritto tutto qui, apri e leggi!”. Scorrendo attraverso i vangeli con estrema facilità, mi rivelava ogni lato oscuro della mia anima, offrendomisoluzioni pratiche usando le parole stesse di Gesù. Mai il Vangelo mi fu più chiaro.

Spesso la Parola di Dio mi è sembrata oscura, ma quando la Parola è letta nella sua integralità e senza contentarsi dei frammenti offerti giornalmente dalla liturgia, il Vangelo prende carne ed offre risposte concrete per la vita. È lo spirito Santo che agisce in noi, è lo spirito che opera questaliberazione. Proprio cosí, quando ci lasciamo leggere dalla scrittura, le gabbie della nostra vita vengono aperte e la Verità sulla nostra vita proclamata.Una delle domande più insistenti che ho avuto nel mio cammino è sempre stata quella che San Francesco stesso aveva gridato al crocefisso: “Signore cosa vuoi che io faccia?”. Tante sono le cose sante e buone che posso operare, ma io sono chiamato a rispondere a ciò che il Signore mi chiede, c’è una missione a cui sono chiamato e a cui solo io posso rispondere! Uno dei passi che più mi colpiscono in questo senso è quello dei talenti:

“Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. […] Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. […] Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. ” (Mt25,14-29)

Per molti anni questo passo è stato per me una croce. Lo leggevo così: “Devi fare quello in cui sei bravo, hai un dono, fallo fruttare.

Quante persone vivono questa interpretazione? Anni e anni su quel “far fruttare il dono”, lasciando tutto in secondo piano, mentre la mia vita mi passava davanti. Per tutti è cosí, credenti e non credenti. Un giorno mi capitò tra le mani la biografia di Agassi, il tennista. Una vita consacrata al tennis perché … perché era bravo. Costretto e auto-costretto ad allenarsi perchè era bravo. Conosco ciclisti e atleti che hanno condiviso questo percorso. Ma lo stesso vale per i musicisti, per gli artisti, o semplicemente per chi, come me, è bravo nelle materie scientifiche. Un dono è una benedizione di Dio, ma quando questo dono diventa la condanna della tua vita, diventa difficile vederne la bellezza.

Poi un giorno don Fabio Rosini mi illuminò sul significato profondo di queste parole. Infatti ogni passo del Vangelo ha un significato che va ben oltre i nostri schemi e per scoprirlo è necessario soffermarsi sulle singole parole, chiedendo allo Spirito Santo di svelarci il significato delle Scritture. Per me la chiave di lettura di tutto il passo è che il padrone consegna i suoi beni, cioè i beni sono i Suoi, del padrone, di Dio e non i tuoi. I talenti non sono una mia capacità o dote. I talenti sono tutte quelle cose che appartengono al Signore e non a me.

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E quali sono?

La lista è semplice, si parla dei sacramenti, della fede, della Parola di Dio, cioè di tutte quelle realtà che vengono da Dio stesso, che Dio ci consegna. Essere bravi in matematica è una dote, una capacità. Cosí come essere bravi a tennis, essere alti o bassi, intelligenti, o portati per le lettere. Tutte queste cose non hanno nulla a che fare con i talenti. Il passo continua dicendo che il padrone distribuí i talenti secondo le loro capacità. Quindi i talenti ti vengono dati in misura alle tue capacità. Di conseguenza quest’ultime sono a servizio per far fruttificare i talenti. Non sono i talenti.

Tutto qui.

Far fruttificare i talenti, vuol dire moltiplicare la fede che mi è stata donatapartecipare con sempre maggiore profondità e consapevolezza ai sacramenti, leggere, comprendere ed incarnare sempre più la Parola di Dio. Questa è l’opera di fruttificazione che mi viene chiesta e su questa mi devo concentrare, tutto il resto è una conseguenza. Il centro è vivere e comunicare la fede, il talento più importante che mi è stato dato. A chi vivrà la sua vita con questa priorità il Signore dirà bravo, prendi parte alla gioia del tuo padrone. Il problema sorge per chi non vive tutto questo o lo vive con tiepidezza:

“Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”. (Mt25,29)

Questo vuol dire che la mia relazione con il Signore, la fede e tutto il resto non possono mai essere considerati un dono acquisito. Un dono che si puo’ tenere in saccoccia, e tirar fuori al momento necessario. Il Signore si sceglie ogni giorno, ed in questo processo la fede si moltiplica e Lui si fa ogni giorno più presente. Al contrario, quando tutto questo diventa secondario, mi verrà tolto anche quello che ho. Anche quel poco di fede acquisita svanisce di fronte ad un atteggiamento tiepido.

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