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Taizé: un’esperienza ecumenica

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di: Elzbieta Rafalowska

Resto impressionata nel riguardare le immagini della mia vita, poco prima della pandemia: ho sotto gli occhi foto di incontri, di raduni di massa, con strette di mano, abbracci calorosi, baci sulle guance spontanei e fraterni, tra tanti giovani d’Europa e del mondo. Queste immagini richiamano la realtà di Taizé, a me e alla mia famiglia così cara. Il tempo appare così lontano e, insieme, così vicino. Mio. Nostro.

Tutte le attività di Taizé sono state cancellate dal lockdown. Si è bruscamente interrotta l’ospitalità dei pellegrini sulla collina e sono cessati gli incontri animati da Taizé in vari punti del mondo, compreso l’incontro europeo di fine dicembre 2020 che avrebbe dovuto aver luogo a Torino.

In tutte le pubblicazioni storiche viene sottolineato il fatto che il flusso di giovani verso Taizé si è avviato – con grande stupore – solo dopo vent’anni e più dalla fondazione della comunità. Così come quel segno di grazia fu colto con sollecitudine, con altrettanta prontezza la comunità ora reagisce ad una situazione del tutto diversa, ma con le stesse caratteristiche, da sempre coltivate, fatte di accoglienza, di semplicità, di provvisorietà delle soluzioni. Vedere la comunità ecumenica dei fratelli di Taizé senza il circondario dei giovani, di cui spesso ho fatto parte, è quasi come spiarla nei primi tempi.

Non si tratta del mero ritorno ai primi anni ’60, ad una Taizé senza pellegrini. La comunità ha nel mentre intessuto rapporti consolidati di intensa umanità in tutto il mondo, che non possono che rimanere vivi – perché autentici – anche se privati dei contatti fisici.

Certamente i ritmi delle giornate dei fratelli di Taizé sono cambiati: la riduzione dei compiti legati all’accoglienza dei folti gruppi di ragazzi li ha portati a rafforzare altri ambiti del loro lavoro, anche manuale, ad esempio nella produzione agricola e artigianale. La comunità, come è noto, si mantiene solo col proprio lavoro, mentre i contributi dei pellegrini rendono possibile l’ospitalità. In assenza di visitatori si sono naturalmente ridotte anche le vendite dei libri della casa editrice o degli oggetti dell’atelier di ceramica. Come molte famiglie in questo periodo, anche la comunità ha dovuto fare conti con la situazione di penuria economica.

Mi sembra assai significativo il modo in cui i fratelli hanno riorganizzato la loro vita di comunità. Ho menzionato il criterio della provvisorietà quale criterio di fondo che consente di adattare le scelte alle mutevoli e imprevedibili situazioni. Gli edifici, attualmente non utilizzati, con la stessa chiesa, sono stati impiegati per ridistribuire gli spazi di vita dei monaci, in maniera da abbattere i rischi di contagio. Sono stati creati gruppi di “dieci” che vivono, mangiano e lavorano assieme, senza entrare in contatto diretto con altri. Così nella preghiera comunitaria – che si svolge sempre in chiesa – ogni gruppo mantiene il proprio posto in distanziamento, con accessi, spazi d’aria e di vestizione distinti.

Alla notizia del primo lockdown è subito arrivata ai frequentatori di Taizé la proposta della preghiera in streaming. Sul canale YouTube della comunità, ogni sera è stata trasmessa la preghiera di un piccolo gruppo di fratelli dalla stanza del fondatore, frère Roger. In estate è stata messa a disposizione delle famiglie una proposta di incontro formativo settimanale, con preghiere, riflessioni guidate da domande. Ogni giorno, giovani da tutto il mondo hanno messo in rete giochi, animazioni e canti tradizionali nelle diverse lingue. Non è andato perciò perduto nulla del respiro ecumenico e internazionale: gli incontri di conoscenza e di reciproco scambio tra i gruppi delle diverse Chiese sono stati proposti in forma diversa, quella possibile in questo dato momento.

A fine anno (2020) è stato proposto un incontro online, con contributi dei frères di Taizé e di giovani di diversi paesi.  L’appuntamento di Torino è stato soltanto sospeso e rimandato al prossimo tempo utile. Nel mentre i fratelli sono di nuovo coinvolti nella promozione di incontri da remoto, quali quello con i giovani di Brescia il 21 gennaio scorso: tutto si svolge ovviamente online, da Taizé e dalle case dei partecipanti.

Taizé è una realtà ecclesiale, ecumenica, viva, ricca di spiritualità, mostra di non soccombere alle difficoltà, non dimentica nessuno che sia vi sia entrato, non trascura di coltivare i legami.

La piccola collina – dagli anni ’40 focolare di preghiera – è come la città sopra un monte (Mt. 5,14), a cui in molti continuiamo ad alzare lo sguardo, per noi, per la nostra formazione spirituale, e, insieme, per il mondo, nella prospettiva della unità dei cristiani e della familiarità del genere semplicemente umano.

Ai frequentatori di SettimanaNews, a conclusione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, propongo di vivere online il fascino della preghiera e degli incontri che ogni anno conquistano giovani e meno giovani di tutto il mondo (qui).

Originale: Settimana News
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Resto impressionata nel riguardare le immagini della mia vita, poco prima della pandemia: ho sotto gli occhi foto di incontri, di raduni di massa, con strette di mano, abbracci calorosi, baci sulle guance spontanei e fraterni, tra tanti giovani d’Europa e del mondo. Queste immagini richiamano la realtà di Taizé, a me e alla mia famiglia così cara. Il tempo appare così lontano e, insieme, così vicino. Mio. Nostro.

Tutte le attività di Taizé sono state cancellate dal lockdown. Si è bruscamente interrotta l’ospitalità dei pellegrini sulla collina e sono cessati gli incontri animati da Taizé in vari punti del mondo, compreso l’incontro europeo di fine dicembre 2020 che avrebbe dovuto aver luogo a Torino.

In tutte le pubblicazioni storiche viene sottolineato il fatto che il flusso di giovani verso Taizé si è avviato – con grande stupore – solo dopo vent’anni e più dalla fondazione della comunità. Così come quel segno di grazia fu colto con sollecitudine, con altrettanta prontezza la comunità ora reagisce ad una situazione del tutto diversa, ma con le stesse caratteristiche, da sempre coltivate, fatte di accoglienza, di semplicità, di provvisorietà delle soluzioni. Vedere la comunità ecumenica dei fratelli di Taizé senza il circondario dei giovani, di cui spesso ho fatto parte, è quasi come spiarla nei primi tempi.

Non si tratta del mero ritorno ai primi anni ’60, ad una Taizé senza pellegrini. La comunità ha nel mentre intessuto rapporti consolidati di intensa umanità in tutto il mondo, che non possono che rimanere vivi – perché autentici – anche se privati dei contatti fisici.

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Certamente i ritmi delle giornate dei fratelli di Taizé sono cambiati: la riduzione dei compiti legati all’accoglienza dei folti gruppi di ragazzi li ha portati a rafforzare altri ambiti del loro lavoro, anche manuale, ad esempio nella produzione agricola e artigianale. La comunità, come è noto, si mantiene solo col proprio lavoro, mentre i contributi dei pellegrini rendono possibile l’ospitalità. In assenza di visitatori si sono naturalmente ridotte anche le vendite dei libri della casa editrice o degli oggetti dell’atelier di ceramica. Come molte famiglie in questo periodo, anche la comunità ha dovuto fare conti con la situazione di penuria economica.

Mi sembra assai significativo il modo in cui i fratelli hanno riorganizzato la loro vita di comunità. Ho menzionato il criterio della provvisorietà quale criterio di fondo che consente di adattare le scelte alle mutevoli e imprevedibili situazioni. Gli edifici, attualmente non utilizzati, con la stessa chiesa, sono stati impiegati per ridistribuire gli spazi di vita dei monaci, in maniera da abbattere i rischi di contagio. Sono stati creati gruppi di “dieci” che vivono, mangiano e lavorano assieme, senza entrare in contatto diretto con altri. Così nella preghiera comunitaria – che si svolge sempre in chiesa – ogni gruppo mantiene il proprio posto in distanziamento, con accessi, spazi d’aria e di vestizione distinti.

Alla notizia del primo lockdown è subito arrivata ai frequentatori di Taizé la proposta della preghiera in streaming. Sul canale YouTube della comunità, ogni sera è stata trasmessa la preghiera di un piccolo gruppo di fratelli dalla stanza del fondatore, frère Roger. In estate è stata messa a disposizione delle famiglie una proposta di incontro formativo settimanale, con preghiere, riflessioni guidate da domande. Ogni giorno, giovani da tutto il mondo hanno messo in rete giochi, animazioni e canti tradizionali nelle diverse lingue. Non è andato perciò perduto nulla del respiro ecumenico e internazionale: gli incontri di conoscenza e di reciproco scambio tra i gruppi delle diverse Chiese sono stati proposti in forma diversa, quella possibile in questo dato momento.

A fine anno (2020) è stato proposto un incontro online, con contributi dei frères di Taizé e di giovani di diversi paesi.  L’appuntamento di Torino è stato soltanto sospeso e rimandato al prossimo tempo utile. Nel mentre i fratelli sono di nuovo coinvolti nella promozione di incontri da remoto, quali quello con i giovani di Brescia il 21 gennaio scorso: tutto si svolge ovviamente online, da Taizé e dalle case dei partecipanti.

Taizé è una realtà ecclesiale, ecumenica, viva, ricca di spiritualità, mostra di non soccombere alle difficoltà, non dimentica nessuno che sia vi sia entrato, non trascura di coltivare i legami.

La piccola collina – dagli anni ’40 focolare di preghiera – è come la città sopra un monte (Mt. 5,14), a cui in molti continuiamo ad alzare lo sguardo, per noi, per la nostra formazione spirituale, e, insieme, per il mondo, nella prospettiva della unità dei cristiani e della familiarità del genere semplicemente umano.

Ai frequentatori di SettimanaNews, a conclusione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, propongo di vivere online il fascino della preghiera e degli incontri che ogni anno conquistano giovani e meno giovani di tutto il mondo (qui).

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