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Taizé compie 70 anni

Una visibile unità di tutti i cristiani fu la grande preoccupazione di fr. Roger e della sua comunità di Taizé, nella Borgogna.

- Advertisement -
di: Alexandre Brüggemann

 

2000 anni di storia hanno condotto la Chiesa a molte divisioni. Riconciliare e riunire le numerose denominazioni cristiane in una visibile unità di tutti i cristiani fu la grande preoccupazione di fr. Roger e della sua comunità di Taizé, nella Borgogna.

A Pasqua, sulla collina di Taizé, si ricordano due silenziosi giubilei: importanti segnali dell’allora giovane comunità. La domenica di Pasqua di 70 anni fa, il 17 aprile 1949, i primi sette fratelli emisero i voti per un impegno di tutta la vita. E 20 anni dopo, il 6 aprile 1969, sempre nella domenica di Pasqua, fu accolto per la prima volta un cattolico.

I tre decenni fino a questo punto fanno parte dei viaggi spirituali più avvincenti del secolo 20. Durante la seconda guerra mondiale, il giovane teologo svizzero Roger Schutz cerca un luogo dove vivere in comunità con persone che hanno i suoi stessi sentimenti e dove poter, nello stesso tempo, aiutare i profughi di guerra. Nell’estate del 1940 trova nella vicinanza dell’ex monastero riformato di Cluny il fatiscente villaggio viticolo di Taizé; una macchia desolata, spiritualmente orfana. Con denaro preso a prestito compera una delle case in pietra del luogo.

Le grandi difficoltà dei primi anni

Qui, vicino alla linea di demarcazione tra la Francia occupata dai nazisti e la cosiddetta libera Francia di Vichy, Roger nasconde profughi ebrei e politici che volevano passare in Svizzera.

Nel 1941 abbozza un primo regolamento per una futura vita comune a Taizé. Ma il sogno viene compromesso dalle realtà belliche. Nel 1942 Roger viene denunciato e deve per il momento tornare in Svizzera.

A Ginevra, città di Calvino, vive in comunione fraterna con due suoi compagni protestanti, Max Thurian e Pierre Souvairain. Diffidando del clima conservatore e riformato della città, essi coltivano già la futura ospitalità di Taizé e intrecciano preziosi contatti.

Nell’ottobre del 1944 Roger torna con i suoi due compagni a Taizé per rimanervi per sempre. Dopo poco tempo si aggiunge un quarto fratello: Daniel, oggi 97enne, l’ultimo sopravissuto dal tempo della fondazione. I tempi dopo la guerra sono duri e i bisogni grandi. Durante l’inverno, Pierre taglia le acacie davanti alla casa per farne dei recinti, soprattutto per guadagnare un po’ di denaro.

Ma è proprio questo terreno povero a fare dell’idea di Taizé un successo mondiale. I fratelli si prendono cura ora dei prigionieri di guerra tedeschi della zona e condividono con loro i pasti: una minestra allungata di ortiche, ma offerta come un banchetto. Per i francesi un disappunto.

Per gli orfani di guerra francesi, i fratelli affittano altre due case.

Il ruolo materno è assunto dalla sorella più giovane, Genevieve Schutz Marsauche (1912-2007), che abbandona la sua carriera per trascorrere il resto della sua vita a Taizé. Oggi è sepolta, vicino a suo fratello, davanti alla chiesa romanica del villaggio. I fratelli protestanti avrebbero volentieri desiderato per la preghiera quella chiesa cattolica da lungo abbandonata, ma il vescovo di Autun si oppone contro un’attività ritenuta “non cattolica”.

Angelo Roncalli costituisce la chiesa parrocchiale in chiesa simultanea

Nel 1948 la soluzione giunge inaspettatamente: il legato pontificio in Francia, l’arcivescovo Angelo Giuseppe Roncalli – più tardi papa del Concilio, Giovanni XXIII – rimane impressionato dalla spiritualità dei fratelli protestanti. Costituisce la chiesa parrocchiale cattolica in chiesa simultanea – permettendo loro di usarla.

Già negli anni 40 arrivano i primi giovani sulla collina. E nei primi anni matura una decisione negli uomini della collina: la domenica di Pasqua 1949, il 17 aprile, i primi sette fratelli emettono il voto nella chiesa del villaggio assumendo un impegno per tutta la vita. Altri ne seguiranno presto.

Il voto abbraccia la povertà, il celibato e l’obbedienza. Tutti i candidati provengono da Chiese della Riforma. In realtà, per loro, l’impegno per tutta la vita è estraneo. Tuttavia si riuniscono insieme per un percorso spirituale inconsueto.

Fino ad oggi il rito di ingresso è simile a quello di allora. La domanda suona: «Fratello amato, cosa desideri?» – «La misericordia di Dio e la comunione con i miei fratelli» – è la risposta. «Dio compia in te ciò che hai iniziato», prega il priore – e pone al candidato alcune domande a cui questi risponde: «Lo voglio».

Gli anni ’50 e ’60 apportano numerosi imprevisti e opportunità, e nuovi inizi – ma anche estraniamenti e pericoli per la comunità. La dichiarata apertura ecumenica e la gioia del contatto di Taizé suscitano delle critiche negli ambienti conservatori-confessionali.

Su invito di Giovanni XXIII, fr. Roger e fr. Max prendono parte in qualità di osservatori ai dibattiti del concilio Vaticano II (1962-1965).

Un cattolico diventa fratello a Taizé

Un numero sempre maggiore di giovani visita Taizé. Ma non mancano i contraccolpi. Durante i disordini di Parigi del 1968, Taizé è sospettata di essere inaffidabile tanto da parte cattolica quanto dai riformati.

Senza che Paolo VI lo sapesse, i capi di Taizé vengono persino convocati in Vaticano. Fr. Roger non dimenticherà mai questo atto di sfiducia fino al termine della sua vita.

La più coraggiosa è la spinta di 50 anni fa, a Pasqua (6 aprile 1969). Il giovane medico cattolico belga Jean Paul insiste per essere accolto come fratello a Taizé – egli rifiuta ogni altro modello alternativo che fr. Roger, in maniera ecumenicamente prudente, all’inizio gli offre.

Alla fine, Taizé compie il grande passo, con l’autorizzazione canonicamente piuttosto indefinita dell’amico arcivescovo di Parigi François Marty: Jean Paul entra nella comunità di Taizé la domenica di Pasqua. Altri seguiranno poco dopo. Nel 1972 Jean Paul emette i voti come fr. Ghislain. La fraternità di Taizé, da comunità evangelica diventa la prima comunità religiosa ecumenica nella storia della Chiesa (KNA).

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Taizé compie 70 anni

Una visibile unità di tutti i cristiani fu la grande preoccupazione di fr. Roger e della sua comunità di Taizé, nella Borgogna.

  

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di: Alexandre Brüggemann

 

2000 anni di storia hanno condotto la Chiesa a molte divisioni. Riconciliare e riunire le numerose denominazioni cristiane in una visibile unità di tutti i cristiani fu la grande preoccupazione di fr. Roger e della sua comunità di Taizé, nella Borgogna.

A Pasqua, sulla collina di Taizé, si ricordano due silenziosi giubilei: importanti segnali dell’allora giovane comunità. La domenica di Pasqua di 70 anni fa, il 17 aprile 1949, i primi sette fratelli emisero i voti per un impegno di tutta la vita. E 20 anni dopo, il 6 aprile 1969, sempre nella domenica di Pasqua, fu accolto per la prima volta un cattolico.

I tre decenni fino a questo punto fanno parte dei viaggi spirituali più avvincenti del secolo 20. Durante la seconda guerra mondiale, il giovane teologo svizzero Roger Schutz cerca un luogo dove vivere in comunità con persone che hanno i suoi stessi sentimenti e dove poter, nello stesso tempo, aiutare i profughi di guerra. Nell’estate del 1940 trova nella vicinanza dell’ex monastero riformato di Cluny il fatiscente villaggio viticolo di Taizé; una macchia desolata, spiritualmente orfana. Con denaro preso a prestito compera una delle case in pietra del luogo.

Le grandi difficoltà dei primi anni

Qui, vicino alla linea di demarcazione tra la Francia occupata dai nazisti e la cosiddetta libera Francia di Vichy, Roger nasconde profughi ebrei e politici che volevano passare in Svizzera.

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Nel 1941 abbozza un primo regolamento per una futura vita comune a Taizé. Ma il sogno viene compromesso dalle realtà belliche. Nel 1942 Roger viene denunciato e deve per il momento tornare in Svizzera.

A Ginevra, città di Calvino, vive in comunione fraterna con due suoi compagni protestanti, Max Thurian e Pierre Souvairain. Diffidando del clima conservatore e riformato della città, essi coltivano già la futura ospitalità di Taizé e intrecciano preziosi contatti.

Nell’ottobre del 1944 Roger torna con i suoi due compagni a Taizé per rimanervi per sempre. Dopo poco tempo si aggiunge un quarto fratello: Daniel, oggi 97enne, l’ultimo sopravissuto dal tempo della fondazione. I tempi dopo la guerra sono duri e i bisogni grandi. Durante l’inverno, Pierre taglia le acacie davanti alla casa per farne dei recinti, soprattutto per guadagnare un po’ di denaro.

Ma è proprio questo terreno povero a fare dell’idea di Taizé un successo mondiale. I fratelli si prendono cura ora dei prigionieri di guerra tedeschi della zona e condividono con loro i pasti: una minestra allungata di ortiche, ma offerta come un banchetto. Per i francesi un disappunto.

Per gli orfani di guerra francesi, i fratelli affittano altre due case.

Il ruolo materno è assunto dalla sorella più giovane, Genevieve Schutz Marsauche (1912-2007), che abbandona la sua carriera per trascorrere il resto della sua vita a Taizé. Oggi è sepolta, vicino a suo fratello, davanti alla chiesa romanica del villaggio. I fratelli protestanti avrebbero volentieri desiderato per la preghiera quella chiesa cattolica da lungo abbandonata, ma il vescovo di Autun si oppone contro un’attività ritenuta “non cattolica”.

Angelo Roncalli costituisce la chiesa parrocchiale in chiesa simultanea

Nel 1948 la soluzione giunge inaspettatamente: il legato pontificio in Francia, l’arcivescovo Angelo Giuseppe Roncalli – più tardi papa del Concilio, Giovanni XXIII – rimane impressionato dalla spiritualità dei fratelli protestanti. Costituisce la chiesa parrocchiale cattolica in chiesa simultanea – permettendo loro di usarla.

Già negli anni 40 arrivano i primi giovani sulla collina. E nei primi anni matura una decisione negli uomini della collina: la domenica di Pasqua 1949, il 17 aprile, i primi sette fratelli emettono il voto nella chiesa del villaggio assumendo un impegno per tutta la vita. Altri ne seguiranno presto.

Il voto abbraccia la povertà, il celibato e l’obbedienza. Tutti i candidati provengono da Chiese della Riforma. In realtà, per loro, l’impegno per tutta la vita è estraneo. Tuttavia si riuniscono insieme per un percorso spirituale inconsueto.

Fino ad oggi il rito di ingresso è simile a quello di allora. La domanda suona: «Fratello amato, cosa desideri?» – «La misericordia di Dio e la comunione con i miei fratelli» – è la risposta. «Dio compia in te ciò che hai iniziato», prega il priore – e pone al candidato alcune domande a cui questi risponde: «Lo voglio».

Gli anni ’50 e ’60 apportano numerosi imprevisti e opportunità, e nuovi inizi – ma anche estraniamenti e pericoli per la comunità. La dichiarata apertura ecumenica e la gioia del contatto di Taizé suscitano delle critiche negli ambienti conservatori-confessionali.

Su invito di Giovanni XXIII, fr. Roger e fr. Max prendono parte in qualità di osservatori ai dibattiti del concilio Vaticano II (1962-1965).

Un cattolico diventa fratello a Taizé

Un numero sempre maggiore di giovani visita Taizé. Ma non mancano i contraccolpi. Durante i disordini di Parigi del 1968, Taizé è sospettata di essere inaffidabile tanto da parte cattolica quanto dai riformati.

Senza che Paolo VI lo sapesse, i capi di Taizé vengono persino convocati in Vaticano. Fr. Roger non dimenticherà mai questo atto di sfiducia fino al termine della sua vita.

La più coraggiosa è la spinta di 50 anni fa, a Pasqua (6 aprile 1969). Il giovane medico cattolico belga Jean Paul insiste per essere accolto come fratello a Taizé – egli rifiuta ogni altro modello alternativo che fr. Roger, in maniera ecumenicamente prudente, all’inizio gli offre.

Alla fine, Taizé compie il grande passo, con l’autorizzazione canonicamente piuttosto indefinita dell’amico arcivescovo di Parigi François Marty: Jean Paul entra nella comunità di Taizé la domenica di Pasqua. Altri seguiranno poco dopo. Nel 1972 Jean Paul emette i voti come fr. Ghislain. La fraternità di Taizé, da comunità evangelica diventa la prima comunità religiosa ecumenica nella storia della Chiesa (KNA).

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