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Svezia. A Växjö la moschea può chiamare alla preghiera, ma la chiesa non può suonare le campane

Vita Ecclesiale

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Intervista al parroco, Ingvar Fogelqvist: «Non è giusto, trattano i musulmani meglio di noi. La gente è arrabbiata. Le autorità hanno accettato perché hanno paura di essere accusati di islamofobia»

Padre Ingvar Fogelqvist stenta a crederci. Le autorità di Växjö, città di circa 60 mila abitanti del sud della Svezia, hanno dato il permesso alla moschea locale di installare degli altoparlanti sui minareti e intonare la chiamata rituale alla preghiera. Tutto nel nome dell’integrazione, peccato che le stesse autorità avessero proibito negli anni 90 e negli anni 2000 alla parrocchia cattolica di padre Ingvar di suonare la piccola campana la domenica e in occasione dei funerali.

«NON È GIUSTO». «Non è corretto. I musulmani vengono trattati molto meglio di noi», racconta a tempi.it. Padre Ingvar ha 66 anni ed è parroco di San Michele da otto. La sua comunità conta 1.700 fedeli e non è molto visibile in un paese a stragrande maggioranza protestante. «Ora sto cercando di ritrovare il documento con il quale le autorità ci avevano negato il permesso di avere una campana. Allora la giustificazione era che avremmo potuto dare fastidio al vicinato. Spero che le cose siano cambiate, farò subito una nuova richiesta».

«LA GENTE È ARRABBIATA». La moschea dove per un anno il muezzin potrà chiamare i musulmani alla preghiera ogni venerdì per ben quattro minuti, si trova ad appena 1,5 chilometri dalla chiesa cattolica di padre Ingvar. Gli altoparlanti non potranno superare un volume di 110 decibel all’esterno e 45 all’interno. «Un conto è la libertà religiosa e avere la possibilità di pregare, un altro è disturbare tutto il circondario». Gli abitanti di Växjö, come prevedibile, non l’hanno presa bene. «Chi abita vicino alla moschea è arrabbiato e spaventato. La maggioranza dei cittadini è contraria», prosegue il sacerdote. «In tutta la Svezia ci sono solo altri due casi del genere. Le autorità pensano che comportandosi così aiuteranno l’integrazione, invece non faranno che aumentare la sfiducia e la rabbia della gente».

STRUMENTO DI PROPAGANDA. Come scritto su Tempi da padre Samir Khalil Samir, gesuita egiziano tra i più importanti islamologi al mondo, docente al Pontificio Istituto Orientale di Roma e all’Università Saint Joseph di Beirut, «è inaccettabile che i musulmani in Occidente abbiano i megafoni sui minareti. Non solo perché fanno un rumore assordante e disturbano, ma anche perché i megafoni sono concepiti in realtà come uno strumento di propaganda dall’islam».

«TEMONO LE ACCUSE DI ISLAMOFOBIA». Ma perché la polizia di Växjö ha dato il permesso alla comunità islamica di usare i megafoni? «Qui è un tema molto sensibile», spiega ancora padre Ingvar. «Le autorità hanno paura di essere accusate di islamofobia e quindi accettano tutto. Hanno paura, ecco perché».

Originale: Tempi.it
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Svezia. A Växjö la moschea può chiamare alla preghiera, ma la chiesa non può suonare le campane

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Padre Ingvar Fogelqvist stenta a crederci. Le autorità di Växjö, città di circa 60 mila abitanti del sud della Svezia, hanno dato il permesso alla moschea locale di installare degli altoparlanti sui minareti e intonare la chiamata rituale alla preghiera. Tutto nel nome dell’integrazione, peccato che le stesse autorità avessero proibito negli anni 90 e negli anni 2000 alla parrocchia cattolica di padre Ingvar di suonare la piccola campana la domenica e in occasione dei funerali.

«NON È GIUSTO». «Non è corretto. I musulmani vengono trattati molto meglio di noi», racconta a tempi.it. Padre Ingvar ha 66 anni ed è parroco di San Michele da otto. La sua comunità conta 1.700 fedeli e non è molto visibile in un paese a stragrande maggioranza protestante. «Ora sto cercando di ritrovare il documento con il quale le autorità ci avevano negato il permesso di avere una campana. Allora la giustificazione era che avremmo potuto dare fastidio al vicinato. Spero che le cose siano cambiate, farò subito una nuova richiesta».

«LA GENTE È ARRABBIATA». La moschea dove per un anno il muezzin potrà chiamare i musulmani alla preghiera ogni venerdì per ben quattro minuti, si trova ad appena 1,5 chilometri dalla chiesa cattolica di padre Ingvar. Gli altoparlanti non potranno superare un volume di 110 decibel all’esterno e 45 all’interno. «Un conto è la libertà religiosa e avere la possibilità di pregare, un altro è disturbare tutto il circondario». Gli abitanti di Växjö, come prevedibile, non l’hanno presa bene. «Chi abita vicino alla moschea è arrabbiato e spaventato. La maggioranza dei cittadini è contraria», prosegue il sacerdote. «In tutta la Svezia ci sono solo altri due casi del genere. Le autorità pensano che comportandosi così aiuteranno l’integrazione, invece non faranno che aumentare la sfiducia e la rabbia della gente».

STRUMENTO DI PROPAGANDA. Come scritto su Tempi da padre Samir Khalil Samir, gesuita egiziano tra i più importanti islamologi al mondo, docente al Pontificio Istituto Orientale di Roma e all’Università Saint Joseph di Beirut, «è inaccettabile che i musulmani in Occidente abbiano i megafoni sui minareti. Non solo perché fanno un rumore assordante e disturbano, ma anche perché i megafoni sono concepiti in realtà come uno strumento di propaganda dall’islam».

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«TEMONO LE ACCUSE DI ISLAMOFOBIA». Ma perché la polizia di Växjö ha dato il permesso alla comunità islamica di usare i megafoni? «Qui è un tema molto sensibile», spiega ancora padre Ingvar. «Le autorità hanno paura di essere accusate di islamofobia e quindi accettano tutto. Hanno paura, ecco perché».

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