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“Superiamo una religiosità abitudinaria e scontata”

Il Papa all'Angelus

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All’Angelus Francesco esorta i fedeli a «ravvivare l’incontro con Gesù nella preghiera e nella frequenza ai sacramenti». E chiede preghiere per il suo viaggio in Cile e Perù che inizia domani
 
GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO
 

«Cristo non va solo contemplato, ma seguito nella vita quotidiana, la fede non si trasmette per sentito dire, servono testimoni» raccomanda il Papa all’Angelus, esortando a vedere Gesù nello straniero. «Soltanto un incontro personale con Gesù genera un cammino di fede e di discepolato», afferma Francesco. «Potremmo fare tante esperienze, realizzare molte cose, stabilire rapporti con tante persone, ma solo l’appuntamento con Gesù, in quell’ora che Dio conosce, può dare senso pieno alla nostra vita e rendere fecondi i nostri progetti e le nostre iniziative».  

 

 

Nell’introdurre la preghiera mariana, il Pontefice evidenzia che «la vita di fede consiste nel desiderio ardente di stare con il Signore, e dunque in una ricerca continua del luogo dove Egli abita». Invita quindi a «superare una religiosità abitudinaria e scontata, ravvivando l’incontro con Gesù nella preghiera, nella meditazione della Parola di Dio e nella frequenza ai Sacramenti, per stare con Lui e portare frutto grazie a Lui, al suo aiuto, alla sua grazia». 

 

Il Papa – che questa mattina ha celebrato la messa nella Basilica vaticana per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato – riflette quindi sul Vangelo di oggi che propone il tema della manifestazione del Signore: «Questa volta è Giovanni il Battista che lo indica ai suoi discepoli come l’Agnello di Dio, invitandoli così a seguire Lui. E così è per noi: Colui che abbiamo contemplato nel mistero del Natale, siamo ora chiamati a seguirlo nella vita quotidiana».  

 

Il Vangelo odierno, puntualizza il Pontefice, «ci introduce perfettamente nel tempo liturgico ordinario, un tempo che serve ad animare e verificare il nostro cammino di fede nella vita consueta, in una dinamica che si muove tra epifania e sequela, tra manifestazione e vocazione».  

 

Il racconto evangelico «indica le caratteristiche essenziali dell’itinerario di fede dei discepoli di tutti i tempi», a partire dalla domanda che Gesù rivolge ai due che, spinti dal Battista, si mettono a seguirlo: «Che cosa cercate?». È la stessa domanda che, al mattino di Pasqua, il Risorto rivolgerà a Maria Maddalena: «Donna, chi cerchi». Perciò, sostiene Francesco, «ognuno di noi, in quanto essere umano, è alla ricerca: ricerca di felicità, di amore, di vita buona e piena».  

 

«Dio Padre ci ha dato tutto questo nel suo Figlio Gesù». In questa ricerca, prosegue il Pontefice, «è fondamentale il ruolo di un vero testimone, di una persona che per prima ha fatto il cammino e ha incontrato il Signore». Nel Vangelo «Giovanni il Battista è questo testimone», per questo può orientare i discepoli verso Gesù, che li coinvolge in una nuova esperienza dicendo: «Venite e vedrete». «Quei due – dice Francesco – non potranno più dimenticare la bellezza di quell’incontro», al punto che l’evangelista ne annota persino l’ora: le quattro del pomeriggio.  

 

Inoltre «non basta costruirsi un’immagine di Dio basata sul sentito dire; bisogna andare alla ricerca del Maestro divino e andare dove Lui abita». La richiesta dei due discepoli a Gesù: «Dove dimori?», ha un «senso spirituale forte», cioè «esprime il desiderio di sapere dove abita il Maestro, per poter stare con Lui». Pertanto, ribadisce Bergoglio, «siamo chiamati a superare una religiosità abitudinaria e scontata, ravvivando l’incontro con Gesù nella preghiera, nella meditazione della Parola di Dio e nella frequenza ai Sacramenti, per stare con Lui e portare frutto grazie a Lui, al suo aiuto, alla sua grazia».  

 

«La Vergine Maria – è la preghiera conclusiva del Vescovo di Roma – ci sostenga in questo proposito di seguire Gesù, di andare e stare dove Lui abita, per ascoltare la sua Parola di vita, per aderire a Lui che toglie il peccato del mondo, per ritrovare in Lui speranza e slancio spirituale».  

 

Dopo l’Angelus il Papa ricorda la ricorrenza di oggi della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato: «Questa mattina ho celebrato la messa con un buon gruppo di migranti e rifugiati residenti nella diocesi di Roma – spiega-. Nel mio messaggio per questa Giornata ho sottolineato che le migrazioni sono oggi un segno dei tempi. Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca». Al riguardo, Francesco riafferma che «la nostra comune risposta si potrebbe articolare attorno a quattro verbi fondati sui principi della dottrina della Chiesa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare». Annuncia poi che d’ora in avanti, «per motivi pastorali», la Giornata mondiale del Migrante sarà celebrata la seconda domenica di settembre: «La prossima, cioè la centocinquesima, sarà domenica 8 settembre 2019».  

 

Il Papa saluta poi tutti i pellegrini e i gruppi presenti in piazza San Pietro, in particolare la comunità latinoamericana di Santa Lucia in Roma, che celebra 25 anni di fondazione. In spagnolo dice: «In questo felice anniversario chiedo al Signore di ricolmarvi delle sue benedizioni affinché continuare a dare testimonianza della vostra fede in mezzo alle difficoltà, le gioie, i sacrifici e le speranze della vostra esperienza di migrazione». 

 

In conclusione Bergoglio ricorda che domani, 15 gennaio, inizia il suo viaggio in Cile e Perù: «Vi chiedo di accompagnarmi con la preghiera in questo viaggio apostolico», domanda ai fedeli. Ai quali augura «una buona domenica» e raccomanda: «Non dimenticatevi di pregare per me, buon pranzo e arrivederci». 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Il Papa all'Angelus

  

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All’Angelus Francesco esorta i fedeli a «ravvivare l’incontro con Gesù nella preghiera e nella frequenza ai sacramenti». E chiede preghiere per il suo viaggio in Cile e Perù che inizia domani
 
GIACOMO GALEAZZI
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«Cristo non va solo contemplato, ma seguito nella vita quotidiana, la fede non si trasmette per sentito dire, servono testimoni» raccomanda il Papa all’Angelus, esortando a vedere Gesù nello straniero. «Soltanto un incontro personale con Gesù genera un cammino di fede e di discepolato», afferma Francesco. «Potremmo fare tante esperienze, realizzare molte cose, stabilire rapporti con tante persone, ma solo l’appuntamento con Gesù, in quell’ora che Dio conosce, può dare senso pieno alla nostra vita e rendere fecondi i nostri progetti e le nostre iniziative».  

 

 

Nell’introdurre la preghiera mariana, il Pontefice evidenzia che «la vita di fede consiste nel desiderio ardente di stare con il Signore, e dunque in una ricerca continua del luogo dove Egli abita». Invita quindi a «superare una religiosità abitudinaria e scontata, ravvivando l’incontro con Gesù nella preghiera, nella meditazione della Parola di Dio e nella frequenza ai Sacramenti, per stare con Lui e portare frutto grazie a Lui, al suo aiuto, alla sua grazia». 

 

Il Papa – che questa mattina ha celebrato la messa nella Basilica vaticana per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato – riflette quindi sul Vangelo di oggi che propone il tema della manifestazione del Signore: «Questa volta è Giovanni il Battista che lo indica ai suoi discepoli come l’Agnello di Dio, invitandoli così a seguire Lui. E così è per noi: Colui che abbiamo contemplato nel mistero del Natale, siamo ora chiamati a seguirlo nella vita quotidiana».  

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Il Vangelo odierno, puntualizza il Pontefice, «ci introduce perfettamente nel tempo liturgico ordinario, un tempo che serve ad animare e verificare il nostro cammino di fede nella vita consueta, in una dinamica che si muove tra epifania e sequela, tra manifestazione e vocazione».  

 

Il racconto evangelico «indica le caratteristiche essenziali dell’itinerario di fede dei discepoli di tutti i tempi», a partire dalla domanda che Gesù rivolge ai due che, spinti dal Battista, si mettono a seguirlo: «Che cosa cercate?». È la stessa domanda che, al mattino di Pasqua, il Risorto rivolgerà a Maria Maddalena: «Donna, chi cerchi». Perciò, sostiene Francesco, «ognuno di noi, in quanto essere umano, è alla ricerca: ricerca di felicità, di amore, di vita buona e piena».  

 

«Dio Padre ci ha dato tutto questo nel suo Figlio Gesù». In questa ricerca, prosegue il Pontefice, «è fondamentale il ruolo di un vero testimone, di una persona che per prima ha fatto il cammino e ha incontrato il Signore». Nel Vangelo «Giovanni il Battista è questo testimone», per questo può orientare i discepoli verso Gesù, che li coinvolge in una nuova esperienza dicendo: «Venite e vedrete». «Quei due – dice Francesco – non potranno più dimenticare la bellezza di quell’incontro», al punto che l’evangelista ne annota persino l’ora: le quattro del pomeriggio.  

 

Inoltre «non basta costruirsi un’immagine di Dio basata sul sentito dire; bisogna andare alla ricerca del Maestro divino e andare dove Lui abita». La richiesta dei due discepoli a Gesù: «Dove dimori?», ha un «senso spirituale forte», cioè «esprime il desiderio di sapere dove abita il Maestro, per poter stare con Lui». Pertanto, ribadisce Bergoglio, «siamo chiamati a superare una religiosità abitudinaria e scontata, ravvivando l’incontro con Gesù nella preghiera, nella meditazione della Parola di Dio e nella frequenza ai Sacramenti, per stare con Lui e portare frutto grazie a Lui, al suo aiuto, alla sua grazia».  

 

«La Vergine Maria – è la preghiera conclusiva del Vescovo di Roma – ci sostenga in questo proposito di seguire Gesù, di andare e stare dove Lui abita, per ascoltare la sua Parola di vita, per aderire a Lui che toglie il peccato del mondo, per ritrovare in Lui speranza e slancio spirituale».  

 

Dopo l’Angelus il Papa ricorda la ricorrenza di oggi della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato: «Questa mattina ho celebrato la messa con un buon gruppo di migranti e rifugiati residenti nella diocesi di Roma – spiega-. Nel mio messaggio per questa Giornata ho sottolineato che le migrazioni sono oggi un segno dei tempi. Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca». Al riguardo, Francesco riafferma che «la nostra comune risposta si potrebbe articolare attorno a quattro verbi fondati sui principi della dottrina della Chiesa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare». Annuncia poi che d’ora in avanti, «per motivi pastorali», la Giornata mondiale del Migrante sarà celebrata la seconda domenica di settembre: «La prossima, cioè la centocinquesima, sarà domenica 8 settembre 2019».  

 

Il Papa saluta poi tutti i pellegrini e i gruppi presenti in piazza San Pietro, in particolare la comunità latinoamericana di Santa Lucia in Roma, che celebra 25 anni di fondazione. In spagnolo dice: «In questo felice anniversario chiedo al Signore di ricolmarvi delle sue benedizioni affinché continuare a dare testimonianza della vostra fede in mezzo alle difficoltà, le gioie, i sacrifici e le speranze della vostra esperienza di migrazione». 

 

In conclusione Bergoglio ricorda che domani, 15 gennaio, inizia il suo viaggio in Cile e Perù: «Vi chiedo di accompagnarmi con la preghiera in questo viaggio apostolico», domanda ai fedeli. Ai quali augura «una buona domenica» e raccomanda: «Non dimenticatevi di pregare per me, buon pranzo e arrivederci». 

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