Sulla scia degli scandali degli abusi, come selezionare i futuri sacerdoti la Chiesa cattolica?

Dal discernimento all'ordinazione, i seminaristi sono sottoposti a un'analisi continua


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Dal discernimento all’ordinazione, i seminaristi sono sottoposti a un’analisi continua

Fin dall’inizio del lungo processo che vive un uomo per diventare sacerdote cattolico negli Stati Uniti, la sua vita, la personalità, la spiritualità, le azioni e le motivazioni sono oggetto di scrutinio, consulenza e discernimento continuo.

Sam Alzheimer, che gestisce Vianney Vocations, un’organizzazione che sostiene finanziariamente i seminaristi, ha scherzato dicendo: “È più facile diventare un agente dei servizi segreti che diventare sacerdote”.

Le procedure per la selezione dei candidati al seminario e l’analisi degli studenti durante la loro formazione sono state aggiornate sulla scia degli scandali di abusi sessuali del 2002. Oggi che sono stati scoperti altri scandali sono ugualmente rigorose, se non di più.

“Abbiamo molte più cose in gioco rispetto a 30 anni fa”, ha affermato padre Michael Becker, rettore del St. John Vianney College Seminary di St. Paul (Minnesota). Tra queste, figurano la consulenza e l’assistenza psicologica. “Oggi un uomo è molto più assistito, per renderlo saggio e aiutarlo a crescere”.

“Usiamo molti parametri diversi, e la selezione è molto più approfondita che in passato”, ha aggiunto padre Steven Borello, direttore delle vocazioni della diocesi di Joliet (Illinois). “Molti uomini vengono sottoposti attualmente a due valutazioni psicologiche – una quando entrano e una seconda circa quattro anni dopo. È un aiuto importante per discernere questioni soggiacenti che altrimenti potrebbero essere trascurate”.

Padre Timothy F. Monahan, sacerdote dell’arcidiocesi di Chicago, ha affermato che nelle diocesi grandi come la sua la supervisione dei possibili sacerdoti è condivisa dal responsabile delle vocazioni, la posizione che ricopre attualmente, e dal personale della University of St. Mary of the Lake, il seminario arcidiocesano, a cui spesso ci si riferisce indicando il luogo in cui si trova, Mundelein. Quando incontra per la prima volta un uomo che esprime un interesse nei confronti del sacerdozio, “la prima cosa è conoscerlo e vedere quali sono le mie impressioni su di lui, e se ha la libertà di base, il desiderio e la capacità di diventare sacerdote”.

 

“Ci sono molti uomini per i quali durante il primo incontro posso dire in base a qualcuno di questi criteri ‘Questa non è la tua chiamata. Non hai la capacità di diventare sacerdote, o non sei libero, hai debiti studenteschi’… o magari la persona non ha una sessualità matura. O non c’è un chiaro desiderio di diventare sacerdote”.

Quanto ai candidati che ritiene seri, padre Monahan li coinvolge in programmi di discernimento e continua a incontrarli personalmente.

“Se arriviamo a un punto in cui credo che la persona sia pronta e l’interessato pensa lo stesso diciamo: ‘Vogliamo che tu faccia domanda di ingresso in seminario’. Presenterà quindi la domanda”.

Il formulario include domande sul background dell’aspirante, sull’influenza della sua famiglia, la sua idea di quello che è il sacerdozio e perché vuole diventare sacerdote, il suo background accademico e lavorativo. I candidati che passano la selezione vengono poi sottoposti a una serie di tre interviste con il comitato vocazionale dell’arcidiocesi di Chicago, composto da sacerdoti, diaconi permanenti, una religiosa e una laica. Un’intervista riguarda il suo passato sessuale, la salute e l’integrazione, un’altra la carriera, il percorso scolastico e il decision-making. La terza riguarda la storia di conversione teologica e spirituale e il suo concetto del sacerdozio.

“Ogni persona riferisce com’è andata la sua intervista”, ha spiegato padre Monahan. “A quel punto votiamo come comitato sul fatto di raccomandare il candidato o meno. Ci sono varie possibilità: raccomandazione, raccomandazione con riserva, e quali sono queste riserve, o non raccomandazione. Cerchiamo davvero di capire quali siano i punti di forza e di debolezza del candidato e se riuscirebbe a servire a Chicago”.

Padre Monahan mette i candidati che vanno avanti in contatto con uno psicologo per una valutazione e uno screening generale. Come direttore vocazionale, comunica allo psicologo i punti di forza e le debolezze individuati dal comitato.

“Potrei parlargli di una questione particolare a cui vogliamo che faccia attenzione. Forse abbiamo visto qualcosa nella sua storia familiare, o era un po’ a disagio nei confronti della donna laica” nel comitato vocazionale.

Il dottor Mark Glafke, uno psicologo clinico cattolico che pratica a Lafayette (Indiana), valuta seminaristi dal 2011 e lavora come consulente per il Seminario di Mundelein dalla primavera di quest’anno. Ha spiegato che ogni uomo che chiede di essere ammesso in seminario che viene mandato da lui trascorre un’intera giornata nella sua clinica, “includendo un’approfondita intervista clinica e sulla sua storia, compresa quella della famiglia d’origine, la storia dello sviluppo, quella psico-sessuale, la storia delle relazioni, quella accademica e lavorativa… Fondamentalmente, tutti gli aspetti della vita. In genere ci metto due o tre ore”.

Glafke propone ai candidati anche un test relativo al quoziente di intelligenza per identificare i comportamenti sessuali a rischio – in primo luogo prove di attrazione nei confronti dei bambini, attrazione omosessuale, interazioni inappropriate con le donne, consumo di pornografia e masturbazione.

Propone anche due tipi di misure della personalità. Una è “oggettiva”, intendendo che quando un candidato risponde alle domande ha una chiara comprensione di quello che gli viene chiesto, ad esempio “Hanno avuto episodi di depressione o ansia? Hanno mai avuto allucinazioni o attrazione nei confronti dei bambini?” Uno dei test più usati in questa categoria è l’MMPI-2, il Minnesota Multiphasic Personality Inventory, seconda edizione, sui tratti della personalità e la psicopatologia.

Glafke ammette che con questi test i candidati possono usare “atteggiamenti di difensiva e circospezione” per presentarsi in una luce favorevole, e quindi il candidato viene poi sottoposto a test come quello di Rorschach, per rivelare quanto una persona processa le informazioni. Non ci sono risposte sbagliate, ma si ritiene che quelle molto insolite possano riflettere possibili problematiche psicologiche, secondo il National Geographic.

“Non hanno idea di cosa dirà quell’informazione su di loro o sulla loro personalità”, ha spiegato Glafke. “Per lo psicologo è importante perché il seminarista non può mettere in atto consapevolmente buona parte delle sue difese psicologiche per alterare le proprie risposte, per guidare e modellare le informazioni che emergono”.

Glafke ha sottolineato che per quanto per valutare i candidati sia importante la storia psico-sessuale, lo screening psicologico analizza anche altri aspetti della loro vita legati a questo, come la capacità di sperimentare ed esprimere emozioni. “Hanno maturità emotiva? Cos’è la maturità emotiva? Com’è lo stile interpersonale? Possono interagire bene con i coetanei, con i più anziani, con quelli che saranno i destinatari del loro ministero – di entrambi i generi? Com’è l’immagine che hanno di sé? Quali sono le loro insicurezze? Che tipo di personalità hanno?” La sua valutazione, ha affermato, ha l’obiettivo non solo di evidenziare problemi potenziali, ma anche di aiutare in seguito gli uomini nella loro vita sacerdotale.

“Quando si inseriscono questi uomini in un ambiente in cui sono sotto pressione, si deve rivoltare ogni pietra ed essere sicuri innanzitutto di avere uomini felici, sani e santi da poter formare, e poi che possano andare avanti dopo l’ordinazione, quando sperimenteranno una valanga di pressioni”, ha dichiarato. “Devono essere più sani possibile, e se la loro ‘valutazione psicologica’ viene usata solo per vedere se sono a rischio di comportamenti sessuali inappropriati è un’asticella molto bassa”.

Ad ogni modo, ha aggiunto, l’obiettivo di cercare di identificare candidati che possono rischiare di avere comportamenti sessuali inappropriati è della massima importanza nella valutazione.

Con i resoconti dello psicologo e dei membri del comitato vocazionale, padre Monahan stabilisce se la persona è pronta o meno per il seminario.

“Una delle cose principali è vedere se c’è qualche rischio che quest’uomo diventi una minaccia per bambini o adulti vulnerabili”, ha affermato, “e se quest’uomo può vivere un celibato gioioso per poter davvero prosperare in seminario e soprattutto come sacerdote”.

Ma non è solo una questione di trovare ragioni per rifiutare una richiesta di ingresso.

“Il cardinale [Blase] Cupich [arcivescovo di Chicago] ha affermato che non stiamo cercando candidati che non presentino alcun ostacolo”, ha detto padre Monahan. “A suo avviso è il modo sbagliato di guardare alla questione. Dobbiamo considerare i doni del candidato e cosa apporterebbe al presbiterato e alla gente”.

Il sacerdote ha anche notato che il rapporto dello psicologo conterrà raccomandazioni specifiche. “’Ci sono questioni su cui un candidato dovrebbe lavorare prima di entrare in seminario, perché richiedono tempo e dedizione che non riuscirà a offrire pienamente una volta in seminario, perché il seminario è molto esigente’. O lo psicologo dirà: ‘Non posso raccomandare questo candidato’. Se c’è qualche problema, se qualcuno dice che quell’uomo non è un buon candidato e ne spiega il motivo, allora non c’è speranza con l’arcidiocesi di Chicago”.

Se la persona viene invece raccomandata, padre Monahan presenta la sua domanda al seminario di Mundelein, la cui commissione di ammissione intervisterà poi il candidato.

L’intero processo può richiedere vari mesi.

Quando un candidato viene accettato, diventa responsabilità del direttore dei seminaristi di Chicago, padre Thomas J. Byrne. Padre Byrne valuta i seminaristi nel periodo in cui sono a Mundelein, e poi lui e il rettore li presentano al cardinale Cupich per la “Chiamata all’Ordine”.

Padre Byrne, che è al terzo anno di direzione di seminaristi di Chicago, ha affermato che la vita in seminario è di per sé uno “strumento di screening”.

“Ho sentito un sacerdote psicologo dire una volta che la valutazione psicologica è un ottimo strumento e dice molto su una persona, su chi sia e sul suo background”, ha detto padre Byrne. “Ma il modo migliore per conoscere quella persona è viverci insieme. Tutto lo screening che un seminario realizza per i candidati al sacerdozio, per quanto possa essere approfondito, continua sempre quando l’uomo è in formazione. È questo il valore del seminario, in cui i sacerdoti-formatori vivono negli stessi corridoi e mangiano nella stessa sala da pranzo dei seminaristi-candidati. In questo modo si conoscono davvero come persone. Si interagisce con loro anche nel contesto di una lezione, della vita di seminario, con i loro pastori, nelle parrocchie a cui vengono assegnati. E allora si vede l’uomo nel processo della sua vita, e questo screening continua fino all’ordinazione”.

Ciò può includere qualcosa di semplice come guardare in che modo una persona risponde alle critiche o affronta una situazione difficile quando le viene affidato un compito estivo in una parrocchia. “Come agisce quando non gli vengono date istruzioni precise? Riesce a capire qual è la prossima cosa da fare?”

Mundelein è un seminario maggiore, in cui in genere i candidati trascorrono 4 anni studiando Teologia e vengono ordinati diaconi prima di laurearsi ed essere ordinati sacerdoti. Anche i cosiddetti “seminari minori”, in cui gli aspiranti conseguono un diploma in Filosofia in preparazione allo studio della Teologia, sono una parte importante del processo di discernimento. St. John Vianney a Saint Paul è uno di questi, e padre Becker dice che molti studenti si sono diplomati di recente. Ciascuno viene assegnato a un “formatore”, un sacerdote che lo incontra una volta al mese per guidarlo nei “quattro pilastri della formazione”: umana, spirituale, accademica e pastorale.

“I nostri ragazzi hanno 17-18 anni e stanno discernendo se entrare in seminario. Sono molto giovani e non si conoscono a fondo”, ha dichiarato. “Per questo, uno dei nostri primi obiettivi è aiutarli a crescere nella conoscenza di sé. ‘Perché faccio le cose in questo modo? Quali sono i miei desideri? In che modo la mia famiglia, o la mia formazione accademica e i miei coetanei, influisce sulla mia vita?”

Il seminario ha anche piccoli gruppi di condivisione della fede, in cui i seminaristi discutono le loro lotte per condurre un’esistenza cristiana, e gruppi di castità, in cui si aiutano a vicenda a crescere nella virtù della castità con l’aiuto di un consulente professionale.

“Mettiamo anche in atto un programma sul computer chiamato Covenant Eyes, per aiutare gli uomini ad affrontare le questioni della pornografia e altre tentazioni, o anche il fatto di sprecare tanto tempo al computer”, ha aggiunto padre Becker. “Abbiamo certe politiche sull’uso del computer, ad esempio un uomo dovrebbe starci un’ora al giorno se non si tratta di lavori accademici. E ci può essere solo un’ora nel weekend per i social media. Lo facciamo perché vogliamo che siano più distaccati dai social media per vivere nella realtà e non nel mondo virtuale. Tanti giovani si dedicano ai videogiochi tre o quattro ore al giorno e non si rapportano più gli uni agli altri, anche se sono fisicamente vicini”.

Come rettore, padre Becker ritiene che il suo ruolo sia creare “un ambiente di fiducia”.

 

“Un uomo non si aprirà a meno che non ci sia fiducia”. “Un seminario dovrebbe essere in primo luogo una comunità cristiana in cui la carità è l’elemento soprannaturale che offre armonia alle persone, nel potere dello Spirito Santo, la grazia di Dio effusa. E allora ora che abbiamo questa visione della comunità cristiana si deve creare un’atmosfera di fiducia in cui un uomo sappia che sarà valutato ogni primavera, ma anche che i sacerdoti sono dalla sua parte e che la Chiesa vuole che abbia successo. Se riusciremo a creare questo tipo di ambiente, un uomo si aprirà e condividerà ciò che sta vivendo”.

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