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Suicido assistito. Medici e Associazioni: la morte non è una cura

La richiesta che si leva è ad un nuovo impegno per rilanciare l’assistenza sanitaria e alla prossimità concreta alle famiglie dei malati gravi

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Grande preoccupazione per il pronunciamento della Consulta sull’ aiuto al suicidio. E’ quanto esprimono il mondo dell’associazionismo e quello medico. Il rischio – affermano – è un indebolimento della solidarietà e del valore della vita. La richiesta che si leva è ad un nuovo impegno per rilanciare l’assistenza sanitaria e alla prossimità concreta alle famiglie dei malati gravi

Marco Guerra – Città del Vaticano

“Il Movimento per la vita è chiamato a collaborare con tutte le altre realtà che in questi anni si sono date da fare per evitare quanto si è verificato con la pronuncia di ieri sera da parte della Consulta. La battaglia per la vita va condotta insieme”, così a Vatican News Marina Casini, presidente del Mpv, che lancia un appello a tutte le forze pro-life a rinvigorire sia l’impegno sul fronte culturale sia su quello della prossimità concreta alle persone fragili.

Formare le coscienze

“Serve quindi formare le coscienze – afferma ancora la Casini – e dare una risposta forte a tutte le famiglie con malati gravi perché non bisogna dimenticare che parliamo di fragilità, di persone che hanno paura della sofferenza,  della solitudine e di essere di peso per gli altri. Per queste persone il farmaco letale è una scorciatoia”. La Casini ritiene necessaria anche una pressione sul Parlamento italiano affinché siano evitate derive peggiori nel momento in cui metterà mano alla legislazione per rispondere alla richiesta della Corte. “Va tutelata l’obiezione di coscienza – prosegue la Casini – perché un conto è accettare la morte senza accanimento un altro è cagionarla. Questo è un abominio, perché si mette la medicina al servizio della morte”.

Morresi: la morte non è mai un bene

Assuntina Morresi, prof.ssa all’Università di Perugia e membro del Comitato nazionale di bioetica, spiega a Vatican News perché quella che una volta era considerata “l’eccezione italiana” oggi rischia di diventare uno dei Paesi con le maglie più larghe riguardo l’accesso all’eutanasia. “La legge sul testamento biologico 219 del 2017″ afferma “ha consentito la sentenza di ieri, ma molti italiani non sanno nemmeno che erano stati dati 10 mesi al Parlamento per evitare che si pronunciasse la Consulta”.

“Di fatto irrompe nell’ordinamento italiano l’idea che a volte procurare la morte può essere un bene e questo incide nella mentalità”, sostiene la Morresi. “Non credo che siano tante le domande di persone che chiedono il suicidio assistito, ma sicuramente siamo difronte ad una sconfitta della solidarietà: da adesso in poi morire può essere un bene, un atto medico, perché sarà un medico a dare la morte”.

Indebolito il senso di solidarietà

La Morresi fa riferimento anche agli effetti concreti dell’eutanasia in alcuni Paesi dove è stata legalizzata. “I parlamentari italiani devono ricordare che oggi in Olanda il 4,4% della popolazione muore con l’eutanasia, questa percentuale in Italia riguarderebbe oltre 28mila persone in un anno. I report ufficiali dell’Olanda mostrano che in breve tempo ad accedere a questa pratica sono anziani soli e giovani donne depresse”. “Con questi presupposti – conclude la Morresi – dobbiamo chiederci come possiamo prevenire un suicidio quando la volontà è chiara e la sofferenza è tanta? Il senso di solidarietà si indebolisce”.

Magi (Ordine dei medici): per noi prevale la deontologia

In queste ore preoccupazione e sconcerto sono state espresse anche dalla categoria dei medici. “Per noi” ha detto, Antonio Magi – il presidente del più numeroso Ordine dei medici d’Europa, quello di Roma e Provincia – prevale il codice deontologico che fra i primi articoli indica quale nostro dovere principale, la tutela della vita, e non la sentenza della Corte che peraltro non ci indica come figure di riferimento per accompagnare alla morte”.

Napolitano: se c’è assistenza non c’è richiesta di suicidio

Francesco Napolitano presidente della Associazione Risveglio e fondatore della Casa Iride, residenza per persone in stato vegetativo e stati di minima coscienza, racconta dal canto suo a Vatican News che in 22 anni di attività, non ha mai avuto una richiesta di assistenza al suicidio da parte dei parenti dei pazienti. “Sei noi diamo aiuto a queste famiglie” afferma “nessuno può pensare di farla finita”.

“Assistiamo questi malati cronici dal punto di vista socio-sanitario 24 ore su 24, anche con la vicinanza dei loro parenti che possono venire quando vogliono nella struttura. È un modello unico per casi così estremi”, spiega Napolitano. “In questo modo le famiglie hanno anche la possibilità di sostenersi a vicenda”, fattore estremamente importante in queste particolari situazioni di sofferenza .

Brasile: in corso il mese di prevenzione al suicidio

Intanto il tema del suicidio resta del centro del dibattito pubblico anche in altri Paesi del mondo, innanzitutto in Brasile. Qui “Il Settembre giallo salva vite!” è il tema della campagna di quest’anno promossa dall’Associazione Brasiliana di Psichiatria (ABP) in collaborazione con il Consiglio Federale di Medicina (CFM) che dal 2014 organizza a livello nazionale questa iniziativa. ll 10 settembre è stata celebrata la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, ma la campagna in Brasile dura tutto l’anno. Nel Paese sudamericano il suicidio è una triste realtà che viene sempre più segnalata – 12 mila ogni anno – soprattutto tra i giovani e circa il 96,8% dei casi sono correlati a disturbi mentali.

Originale: Vatican News
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Suicido assistito. Medici e Associazioni: la morte non è una cura

La richiesta che si leva è ad un nuovo impegno per rilanciare l’assistenza sanitaria e alla prossimità concreta alle famiglie dei malati gravi

  

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Grande preoccupazione per il pronunciamento della Consulta sull’ aiuto al suicidio. E’ quanto esprimono il mondo dell’associazionismo e quello medico. Il rischio – affermano – è un indebolimento della solidarietà e del valore della vita. La richiesta che si leva è ad un nuovo impegno per rilanciare l’assistenza sanitaria e alla prossimità concreta alle famiglie dei malati gravi

Marco Guerra – Città del Vaticano

“Il Movimento per la vita è chiamato a collaborare con tutte le altre realtà che in questi anni si sono date da fare per evitare quanto si è verificato con la pronuncia di ieri sera da parte della Consulta. La battaglia per la vita va condotta insieme”, così a Vatican News Marina Casini, presidente del Mpv, che lancia un appello a tutte le forze pro-life a rinvigorire sia l’impegno sul fronte culturale sia su quello della prossimità concreta alle persone fragili.

Formare le coscienze

“Serve quindi formare le coscienze – afferma ancora la Casini – e dare una risposta forte a tutte le famiglie con malati gravi perché non bisogna dimenticare che parliamo di fragilità, di persone che hanno paura della sofferenza,  della solitudine e di essere di peso per gli altri. Per queste persone il farmaco letale è una scorciatoia”. La Casini ritiene necessaria anche una pressione sul Parlamento italiano affinché siano evitate derive peggiori nel momento in cui metterà mano alla legislazione per rispondere alla richiesta della Corte. “Va tutelata l’obiezione di coscienza – prosegue la Casini – perché un conto è accettare la morte senza accanimento un altro è cagionarla. Questo è un abominio, perché si mette la medicina al servizio della morte”.

Morresi: la morte non è mai un bene

Assuntina Morresi, prof.ssa all’Università di Perugia e membro del Comitato nazionale di bioetica, spiega a Vatican News perché quella che una volta era considerata “l’eccezione italiana” oggi rischia di diventare uno dei Paesi con le maglie più larghe riguardo l’accesso all’eutanasia. “La legge sul testamento biologico 219 del 2017″ afferma “ha consentito la sentenza di ieri, ma molti italiani non sanno nemmeno che erano stati dati 10 mesi al Parlamento per evitare che si pronunciasse la Consulta”.

“Di fatto irrompe nell’ordinamento italiano l’idea che a volte procurare la morte può essere un bene e questo incide nella mentalità”, sostiene la Morresi. “Non credo che siano tante le domande di persone che chiedono il suicidio assistito, ma sicuramente siamo difronte ad una sconfitta della solidarietà: da adesso in poi morire può essere un bene, un atto medico, perché sarà un medico a dare la morte”.

Indebolito il senso di solidarietà

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La Morresi fa riferimento anche agli effetti concreti dell’eutanasia in alcuni Paesi dove è stata legalizzata. “I parlamentari italiani devono ricordare che oggi in Olanda il 4,4% della popolazione muore con l’eutanasia, questa percentuale in Italia riguarderebbe oltre 28mila persone in un anno. I report ufficiali dell’Olanda mostrano che in breve tempo ad accedere a questa pratica sono anziani soli e giovani donne depresse”. “Con questi presupposti – conclude la Morresi – dobbiamo chiederci come possiamo prevenire un suicidio quando la volontà è chiara e la sofferenza è tanta? Il senso di solidarietà si indebolisce”.

Magi (Ordine dei medici): per noi prevale la deontologia

In queste ore preoccupazione e sconcerto sono state espresse anche dalla categoria dei medici. “Per noi” ha detto, Antonio Magi – il presidente del più numeroso Ordine dei medici d’Europa, quello di Roma e Provincia – prevale il codice deontologico che fra i primi articoli indica quale nostro dovere principale, la tutela della vita, e non la sentenza della Corte che peraltro non ci indica come figure di riferimento per accompagnare alla morte”.

Napolitano: se c’è assistenza non c’è richiesta di suicidio

Francesco Napolitano presidente della Associazione Risveglio e fondatore della Casa Iride, residenza per persone in stato vegetativo e stati di minima coscienza, racconta dal canto suo a Vatican News che in 22 anni di attività, non ha mai avuto una richiesta di assistenza al suicidio da parte dei parenti dei pazienti. “Sei noi diamo aiuto a queste famiglie” afferma “nessuno può pensare di farla finita”.

“Assistiamo questi malati cronici dal punto di vista socio-sanitario 24 ore su 24, anche con la vicinanza dei loro parenti che possono venire quando vogliono nella struttura. È un modello unico per casi così estremi”, spiega Napolitano. “In questo modo le famiglie hanno anche la possibilità di sostenersi a vicenda”, fattore estremamente importante in queste particolari situazioni di sofferenza .

Brasile: in corso il mese di prevenzione al suicidio

Intanto il tema del suicidio resta del centro del dibattito pubblico anche in altri Paesi del mondo, innanzitutto in Brasile. Qui “Il Settembre giallo salva vite!” è il tema della campagna di quest’anno promossa dall’Associazione Brasiliana di Psichiatria (ABP) in collaborazione con il Consiglio Federale di Medicina (CFM) che dal 2014 organizza a livello nazionale questa iniziativa. ll 10 settembre è stata celebrata la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, ma la campagna in Brasile dura tutto l’anno. Nel Paese sudamericano il suicidio è una triste realtà che viene sempre più segnalata – 12 mila ogni anno – soprattutto tra i giovani e circa il 96,8% dei casi sono correlati a disturbi mentali.

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