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“Strappiamo via i rovi dei vizi che fanno a pugni con Dio”

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Il Papa all’Angelus commenta la parabola del seminatore: «Gli idoli della ricchezza mondana, il vivere avidamente per sé stessi, per l’avere e il potere, soffocano il crescere della Parola». Una preghiera per la popolazione del Venezuela
 
SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

Piccoli o grandi, ognuno ha dentro di sé dei «rovi». Sono tutti i «vizi» come l’idolatria delle ricchezze e l’avidità del potere, gli «arbusti più o meno radicati che non piacciono a Dio e impediscono di avere il cuore pulito». «Occorre strapparli via, altrimenti la Parola non porta frutto», raccomanda Francesco nell’Angelus di oggi in piazza San Pietro. 

 

 

Commentando la nota parabola del seminatore riportata dal Vangelo di oggi, Papa Francesco parla quei «terreni» sopra i quali Cristo, il buon seminatore che «non si impone, ma si propone», sparge «con pazienza e generosità la sua Parola, che non è una gabbia o una trappola, ma un seme che può portare frutto». Una parola che è semplice, sottolinea a braccio: «Gesù, quando parlava, usava un linguaggio semplice e si serviva anche di immagini, che erano esempi tratti dalla vita quotidiana, in modo da poter essere compreso facilmente da tutti. Per questo lo ascoltavano volentieri e apprezzavano il suo messaggio che arrivava dritto nel loro cuore; e non era quel linguaggio complicato da comprendere, quello che usavano i dottori della Legge del tempo, che non si capiva bene ma che era pieno di rigidità e allontanava la gente. E con questo linguaggio Gesù faceva capire il mistero del Regno di Dio; non era una teologia complicata». 

 

Con la parabola del seminatore Gesù effettua «una “radiografia spirituale” del nostro cuore, che è il terreno sul quale cade il seme della Parola», spiega Francesco. Terreno che «può essere buono» e allora la Parola porta frutto «e anche tanto», ma che «può essere anche duro, impermeabile» e in quel caso la Parola «ci rimbalza addosso, proprio come su una strada… non entra. Se noi buttiamo seme sui sampietrini non viene su niente», aggiunge il Papa a braccio. 

 

Tra il terreno buono e l’asfalto ci sono però «due terreni intermedi» che «in diverse misure, possiamo avere in noi». Il primo è quello sassoso «dove non c’è molta terra», per cui il seme «germoglia, ma non riesce a mettere radici profonde». «Così è il cuore superficiale, che accoglie il Signore, vuole pregare, amare e testimoniare, ma non persevera, si stanca e non “decolla” mai. È un cuore senza spessore, dove i sassi della pigrizia prevalgono sulla terra buona, dove l’amore è incostante e passeggero. Ma chi accoglie il Signore solo quando gli va, non porta frutto», evidenzia il Pontefice.  

 

L’altro terreno è quello spinoso, «pieno di rovi che soffocano le piante buone». Che cosa rappresentano questi rovi? «La preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza», dice Gesù «così esplicitamente». «I rovi sono i vizi che fanno a pugni con Dio, che ne soffocano la presenza», dice il Papa altrettanto esplicitamente. Sono «gli idoli della ricchezza mondana, il vivere avidamente, per sé stessi, per l’avere e per il potere». «Se coltiviamo questi rovi, soffochiamo la crescita di Dio in noi», ammonisce Bergoglio. Meglio strapparli, allora, prima che sia troppo tardi.  

 

In conclusione Papa Francesco invita tutti a guardarsi dentro e «ringraziare per il nostro terreno buono» e «lavorare sui terreni non ancora buoni». «Chiediamoci – dice – se il nostro cuore è aperto ad accogliere con fede il seme della Parola di Dio. Chiediamoci se in noi i sassi della pigrizia sono ancora numerosi e grandi; individuiamo e chiamiamo per nome i rovi dei vizi. Troviamo il coraggio di fare una bella bonifica del terreno, una bella bonifica del nostro cuore, portando al Signore nella Confessione e nella preghiera i nostri sassi e i nostri rovi». Così facendo, dice, Cristo «sarà felice di compiere un lavoro aggiuntivo: purificare il nostro cuore, togliendo i sassi e le spine che soffocano la sua Parola».  

 

Il Papa invoca poi la Madonna, che oggi la Chiesa celebra col titolo di Beata Vergine del monte Carmelo: Lei, «insuperabile nell’accogliere la Parola di Dio e nel metterla in pratica, ci aiuti a purificare il cuore e a custodirvi la presenza del Signore», prega. Infine, dopo l’Angelus, saluta i pellegrini riuniti in piazza San Pietro, in particolare i carmelitani perché «possano continuare decisamente sulla strada della contemplazione» e la comunità cattolica venezuelana in Italia con la quale rinnova «la preghiera per il vostro amato Paese». 

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Piccoli o grandi, ognuno ha dentro di sé dei «rovi». Sono tutti i «vizi» come l’idolatria delle ricchezze e l’avidità del potere, gli «arbusti più o meno radicati che non piacciono a Dio e impediscono di avere il cuore pulito». «Occorre strapparli via, altrimenti la Parola non porta frutto», raccomanda Francesco nell’Angelus di oggi in piazza San Pietro. 

 

 

Commentando la nota parabola del seminatore riportata dal Vangelo di oggi, Papa Francesco parla quei «terreni» sopra i quali Cristo, il buon seminatore che «non si impone, ma si propone», sparge «con pazienza e generosità la sua Parola, che non è una gabbia o una trappola, ma un seme che può portare frutto». Una parola che è semplice, sottolinea a braccio: «Gesù, quando parlava, usava un linguaggio semplice e si serviva anche di immagini, che erano esempi tratti dalla vita quotidiana, in modo da poter essere compreso facilmente da tutti. Per questo lo ascoltavano volentieri e apprezzavano il suo messaggio che arrivava dritto nel loro cuore; e non era quel linguaggio complicato da comprendere, quello che usavano i dottori della Legge del tempo, che non si capiva bene ma che era pieno di rigidità e allontanava la gente. E con questo linguaggio Gesù faceva capire il mistero del Regno di Dio; non era una teologia complicata». 

 

Con la parabola del seminatore Gesù effettua «una “radiografia spirituale” del nostro cuore, che è il terreno sul quale cade il seme della Parola», spiega Francesco. Terreno che «può essere buono» e allora la Parola porta frutto «e anche tanto», ma che «può essere anche duro, impermeabile» e in quel caso la Parola «ci rimbalza addosso, proprio come su una strada… non entra. Se noi buttiamo seme sui sampietrini non viene su niente», aggiunge il Papa a braccio. 

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Tra il terreno buono e l’asfalto ci sono però «due terreni intermedi» che «in diverse misure, possiamo avere in noi». Il primo è quello sassoso «dove non c’è molta terra», per cui il seme «germoglia, ma non riesce a mettere radici profonde». «Così è il cuore superficiale, che accoglie il Signore, vuole pregare, amare e testimoniare, ma non persevera, si stanca e non “decolla” mai. È un cuore senza spessore, dove i sassi della pigrizia prevalgono sulla terra buona, dove l’amore è incostante e passeggero. Ma chi accoglie il Signore solo quando gli va, non porta frutto», evidenzia il Pontefice.  

 

L’altro terreno è quello spinoso, «pieno di rovi che soffocano le piante buone». Che cosa rappresentano questi rovi? «La preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza», dice Gesù «così esplicitamente». «I rovi sono i vizi che fanno a pugni con Dio, che ne soffocano la presenza», dice il Papa altrettanto esplicitamente. Sono «gli idoli della ricchezza mondana, il vivere avidamente, per sé stessi, per l’avere e per il potere». «Se coltiviamo questi rovi, soffochiamo la crescita di Dio in noi», ammonisce Bergoglio. Meglio strapparli, allora, prima che sia troppo tardi.  

 

In conclusione Papa Francesco invita tutti a guardarsi dentro e «ringraziare per il nostro terreno buono» e «lavorare sui terreni non ancora buoni». «Chiediamoci – dice – se il nostro cuore è aperto ad accogliere con fede il seme della Parola di Dio. Chiediamoci se in noi i sassi della pigrizia sono ancora numerosi e grandi; individuiamo e chiamiamo per nome i rovi dei vizi. Troviamo il coraggio di fare una bella bonifica del terreno, una bella bonifica del nostro cuore, portando al Signore nella Confessione e nella preghiera i nostri sassi e i nostri rovi». Così facendo, dice, Cristo «sarà felice di compiere un lavoro aggiuntivo: purificare il nostro cuore, togliendo i sassi e le spine che soffocano la sua Parola».  

 

Il Papa invoca poi la Madonna, che oggi la Chiesa celebra col titolo di Beata Vergine del monte Carmelo: Lei, «insuperabile nell’accogliere la Parola di Dio e nel metterla in pratica, ci aiuti a purificare il cuore e a custodirvi la presenza del Signore», prega. Infine, dopo l’Angelus, saluta i pellegrini riuniti in piazza San Pietro, in particolare i carmelitani perché «possano continuare decisamente sulla strada della contemplazione» e la comunità cattolica venezuelana in Italia con la quale rinnova «la preghiera per il vostro amato Paese». 

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