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Home Argomenti Cultura ed Educazione Sposati e sii sottomessa, 2011

Sposati e sii sottomessa, 2011

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“Mai catena fece buon cane.”

( Proverbio Umbro. Senso proprio e figurato)

 

“L’ Uomo è il capo della famiglia, la donna il collo

che fa girare il capo.”

 (Proverbio Cinese)

 

“Nelle grandi cose, gli uomini si mostrano come conviene

loro mostrarsi; nelle piccole come sono.”

(Nicolas de Chamfort)

 

“Fingere di non vedere, equivale ad essere colpevoli.”

(Educazione Civica; 4° PrimarKlasse – Mels)

 

Uscito nel febbraio 2011 edito dalla Vallecchi per la collana Avamposti (16 edizioni) è stato ristampato nell’autunno 2013 da Sozogno in una nuova versione aggiornata e ampliata. A luglio del 2013 è uscita anche la versione in lingua spagnola (Nuevo Inicio), poi quella in lingua polacca, olandese e portoghese e croata. A febbraio 2015 è avvenuta la pubblicazione in lingua inglese negli USA e quella in lingua francese.

Io sono in possesso e lessi la prima versione del 2011, anzi per dovizia di precisione all’epoca avevo in essere un vivace dibattito intellettuale a riguardo con un mio ex collega di studi che era molto vicino all’autrice.

Anch’io sono una ferma sostenitrice – grazie ad una particolare e peculiare educazione religiosa ricevuta non Italia – del cap. 5 della lettera di San Paolo agli Efesini  e quindi ho sempre condiviso la visione di massima della Miriano.

Quello che mi ha sempre lasciata perplessa – allora come oggi – era una sorta di classismo che pervadeva l’intero libro, cioè le persone soggetti del suo libro e riportate come se fossero paradigma dell’intero genere umano quanto più dell’universo femminile.

La Miriano scrive sul suo Blog: “C’è una schiera di donne che ha ricevuto la libertà in eredità sin dalla nascita, donne risolte e pacificate, che non deve rivendicare nulla, che non grida in piazza perché questa libertà non è più in pericolo (e a volte non sa neanche molto delle battaglie grazie alle quali può studiare, votare, lavorare: sono cose che da’ per acquisite), e che anzi desidera fare spazio nella propria vita, che sa mettersi in relazione e metterci gli altri, mediando, smussando, accogliendo. Una schiera di donne che non si preoccupa tanto, direi per niente, delle quote rosa, di strappare un posto in un consiglio di amministrazione. Sono tantissime, sono quelle che incontro tutti i giorni davanti alle scuole dei miei figli, sono quelle che mi scrivono, che non trovano cittadinanza sui giornali. Sono quelle che sanno fare spazio, proprio perché sanno di non essere uguali  all’uomo, né vogliono esserlo. Sono quelle che a volte amano anche il proprio lavoro, ma ad un certo punto, alle cinque del pomeriggio di un giorno di sole, guardando fuori dalla finestra dell’ufficio e capiscono che preferirebbero essere a casa a preparare la merenda ai loro bambini. E magari per alcune è persino difficile ammetterlo, perché loro invece sono cresciute con l’imperativo di realizzarsi, trovare se stesse, dedicarsi del tempo, e i bambini non li hanno neanche fatti.”                                                                                           Cfr. Blog di Costanza Miriano 11.10.2015

Ma è veramente, completamente e sempre così ?  Sempre l’autrice afferma:

“Sposare un uomo, che appartiene irrimediabilmente a un’altra razza, e vivere con lui, è un’impresa. Ma è un’avventura meravigliosa. E la sfida dell’impegno, di giocarsi tutto, di accogliere e accompagnare nuove vite. Una sfida che si può affrontare solo se ognuno fa la sua parte. L’uomo deve incarnare la guida, la regola, l’autorevolezza. La donna deve uscire dalla logica dell’emancipazione e riabbracciare con gioia il ruolo dell’accoglienza e del servizio. Sta alle donne, è scritto dentro di loro, accogliere la vita, e continuare a farlo ogni giorno. Anche quando la visione della camera dei figli dopo un pomeriggio di gioco fa venire voglia di prendere a testate la loro scrivania.”                                                                        Cfr. Interno di copertina ed. Vallecchi 2011

Su ciò che costitutivamente la donna è non c’è uno yota per cui contraddire o correggere questa autrice che ha abbracciato in prima persona la “pratica estrema per donne senza paura”. Piuttosto, come probabilmente è avvenuto in Spagna dove hanno bandito il suo libro, bisogna chiedersi perché questo modello non solo “geneticamente corretto” ma anche “evangelicamente caldeggiato” sia in realtà il modello più fallimentare di tutta la storia dell’umanità. Il modello che nonostante la tanto gridata emancipazione della donna ma ha continuato ad essere il modello dominante, grazie al fatto che la quasi totalità dei diritti di famiglia, in tutto l’emisfero occidentale, non si sono mai in vero allineati con le nuove leggi “ad hoc” a favore delle donne – vedasi quelle a riguardo della moralità, dello stalking, del mobbing, della prostituzione o peggio dello stupro – ma poi rivelatesi isolate in se stesse. La consuetudine, o meglio le innumerevoli pessime consuetudini , sono ancora oggi molto più determinanti  delle sporadiche innovazioni legislative. La consuetudine ha il grande dono di essere tanto invisibile quanto pervasiva. La consuetudine ha il grande dono che riesce a fare mirabolanti salti a stadi evolutivi del lontano passato senza che nessuno se ne avveda fintanto che non si rendono visibili i devastanti risultati della regressione stessa. Come può l’autrice anche solo lontanamente pensare che tutti siano istruiti, tutti abbiano un lavoro, che tutti abbiano relazioni sociali ed amicizie tanto da poter classificare la loro vita “realizzata” e quindi collocare queste dinamiche come su di un palcoscenico dove avviene una sorta di commedia per far fronte alla noia di una quotidiana e occidentale certezza dei diritti fondamentali dell’uomo?  Lei parla di una schiera di donne. Certo ma a fronte di quella schiera c’è una moltitudine che non ha mai desiderato altro che essere donna. Donna senza percosse, donna senza fame, donna senza preoccupazione di come fare la spesa o pagare l’affitto o peggio di dover dire ai propri figli tanto amati – e rigorosamente maschi – che siccome c’è solo lo stipendio di papà (e l’appartenenza ad un certo ceto sociale con nessuna conoscenza privilegiata) non sarà possibile avere una vita realizzata. Donna che non deve preoccuparsi che il marito frustrato da una società problematica torni a casa e la scaraventi giù per le scale, donna che non deve preoccuparsi del cattolicissimo marito che non vuole assolutamente che si usino contraccettivi ma che poi senza cena la carica sull’auto e si fa 400 km per scaricarla al più lontano pronto soccorso ed obbligarla ad abortire quella ennesima bocca da sfamare che loro assolutamente non si possono permettere. Donna che desidera essere donna e non oggetto sessuale. Donna che dice no ad un rapporto sessuale consensuale con il proprio compagno perché stanca e per questo viene uccisa. Donna che sinceramente e profondamente desidera essere madre ma non scarico di scolo.

Qualcuno obbietterà e mi dirà che la Miriano ha scritto un altro libro che si intitola: Sposala e muori per lei. Questo è corretto. Ma la tempistica è stata particolarmente infelice. L’uscita delle due opere sarebbe stata più proficua se invertita. L’uomo, il maschio è sempre stato – a diritto o no, questo conta poco – il dominatore della scena dell’umanità. Una testa marcia darà sempre dei problemi indipendentemente dal collo. Non bisogna essere sempre così preoccupati del collo quando attraverso i millenni quotidianamente è stato visibile quanto deteriorato è stato il concetto della vita, della dignità, dell’ etica, della giustizia e della trascendenza dell’uomo comune, la specie più diffusa.

Se in ogni lingua del mondo ci sono aggettivi poco edificanti a riguardo di persone di sesso femminile – qualcuno mi incalzerà in tale direzione – forse perché ci sono molte ragioni più che fondate. Ad esempio tra le tante: goose, foolish, cocksucker, bitch, slut, whore, etc. Eppure a ben vedere questi vocaboli corrispondono a delle caratteristiche negative a tutto vantaggio e beneficio delle esigenze maschili. Nelle leggi di mercato, affinché ci siano profitti sostanziosi, l’offerta si adegua alla domanda. Quindi se si corre ai ripari con mille analisi psicologiche e sociali per trovare spiegazioni, giustificazione  e soluzioni all’esistenza dei teppistelli, degli spacciatori, dei pedofili, dei serial killer etc. perché non chiedersi le ragioni dei suddetti aggettivi femminili ?

Io ho sempre adorato tutto ciò che mi era stato insegnato essere femminile (cura della casa, lavori femminili, senso estetico a tutto tondo, l’entusiasmo per i bambini, avere un sano tessuto di relazioni soprattutto famigliare e poi sociale)  attendevo come tutte le ragazzine il principe azzurro (ovviamente i figli di Rockefeller erano già sposati e quindi non doveva essere ricco) ma doveva essere colui che avrebbe onorato e quindi sublimato la mia identità sulla quale avevo lavorato ed investito per 20 anni. Mi ero spaccata la schiena per essere la donna di Prov. 31,10-31 con diploma e laurea. Ho abbracciato il matrimonio con un entusiasmo incredibile niente affatto spaventata perché pragmaticamente il mio compagno era in una botte di ferro. Infatti tutto è andato bene finché la vita esterna non è irrotta nella nostra vita come un’orda di vandali. Malattia, rovesci sociali ed occupazionali ai quali, la fragile “onnipotenza” di cui quasi tutti gli uomini sono affetti non ha resistito, e hanno minato nel buio e nel silenzio un matrimonio che avevo curato per ben 25 anni. Nessuno mi ha potuto aiutare. L’uomo quando sbaglia distrugge tutto ed espone la donna ad ulteriori e peggiori disgrazie del crollo del matrimonio stesso. Questa è la realtà di un’altra vera specie di donne. Una schiera molto diversa di quella di cui fa cenno la Miriano. Una moltitudine che non conosce quella di cui parla l’autrice ma che esiste a dispetto della sua invisibilità.

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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Sposati e sii sottomessa, 2011

  

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( Proverbio Umbro. Senso proprio e figurato)

 

“L’ Uomo è il capo della famiglia, la donna il collo

che fa girare il capo.”

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 (Proverbio Cinese)

 

“Nelle grandi cose, gli uomini si mostrano come conviene

loro mostrarsi; nelle piccole come sono.”

(Nicolas de Chamfort)

 

“Fingere di non vedere, equivale ad essere colpevoli.”

(Educazione Civica; 4° PrimarKlasse – Mels)

 

Uscito nel febbraio 2011 edito dalla Vallecchi per la collana Avamposti (16 edizioni) è stato ristampato nell’autunno 2013 da Sozogno in una nuova versione aggiornata e ampliata. A luglio del 2013 è uscita anche la versione in lingua spagnola (Nuevo Inicio), poi quella in lingua polacca, olandese e portoghese e croata. A febbraio 2015 è avvenuta la pubblicazione in lingua inglese negli USA e quella in lingua francese.

Io sono in possesso e lessi la prima versione del 2011, anzi per dovizia di precisione all’epoca avevo in essere un vivace dibattito intellettuale a riguardo con un mio ex collega di studi che era molto vicino all’autrice.

Anch’io sono una ferma sostenitrice – grazie ad una particolare e peculiare educazione religiosa ricevuta non Italia – del cap. 5 della lettera di San Paolo agli Efesini  e quindi ho sempre condiviso la visione di massima della Miriano.

Quello che mi ha sempre lasciata perplessa – allora come oggi – era una sorta di classismo che pervadeva l’intero libro, cioè le persone soggetti del suo libro e riportate come se fossero paradigma dell’intero genere umano quanto più dell’universo femminile.

La Miriano scrive sul suo Blog: “C’è una schiera di donne che ha ricevuto la libertà in eredità sin dalla nascita, donne risolte e pacificate, che non deve rivendicare nulla, che non grida in piazza perché questa libertà non è più in pericolo (e a volte non sa neanche molto delle battaglie grazie alle quali può studiare, votare, lavorare: sono cose che da’ per acquisite), e che anzi desidera fare spazio nella propria vita, che sa mettersi in relazione e metterci gli altri, mediando, smussando, accogliendo. Una schiera di donne che non si preoccupa tanto, direi per niente, delle quote rosa, di strappare un posto in un consiglio di amministrazione. Sono tantissime, sono quelle che incontro tutti i giorni davanti alle scuole dei miei figli, sono quelle che mi scrivono, che non trovano cittadinanza sui giornali. Sono quelle che sanno fare spazio, proprio perché sanno di non essere uguali  all’uomo, né vogliono esserlo. Sono quelle che a volte amano anche il proprio lavoro, ma ad un certo punto, alle cinque del pomeriggio di un giorno di sole, guardando fuori dalla finestra dell’ufficio e capiscono che preferirebbero essere a casa a preparare la merenda ai loro bambini. E magari per alcune è persino difficile ammetterlo, perché loro invece sono cresciute con l’imperativo di realizzarsi, trovare se stesse, dedicarsi del tempo, e i bambini non li hanno neanche fatti.”                                                                                           Cfr. Blog di Costanza Miriano 11.10.2015

Ma è veramente, completamente e sempre così ?  Sempre l’autrice afferma:

“Sposare un uomo, che appartiene irrimediabilmente a un’altra razza, e vivere con lui, è un’impresa. Ma è un’avventura meravigliosa. E la sfida dell’impegno, di giocarsi tutto, di accogliere e accompagnare nuove vite. Una sfida che si può affrontare solo se ognuno fa la sua parte. L’uomo deve incarnare la guida, la regola, l’autorevolezza. La donna deve uscire dalla logica dell’emancipazione e riabbracciare con gioia il ruolo dell’accoglienza e del servizio. Sta alle donne, è scritto dentro di loro, accogliere la vita, e continuare a farlo ogni giorno. Anche quando la visione della camera dei figli dopo un pomeriggio di gioco fa venire voglia di prendere a testate la loro scrivania.”                                                                        Cfr. Interno di copertina ed. Vallecchi 2011

Su ciò che costitutivamente la donna è non c’è uno yota per cui contraddire o correggere questa autrice che ha abbracciato in prima persona la “pratica estrema per donne senza paura”. Piuttosto, come probabilmente è avvenuto in Spagna dove hanno bandito il suo libro, bisogna chiedersi perché questo modello non solo “geneticamente corretto” ma anche “evangelicamente caldeggiato” sia in realtà il modello più fallimentare di tutta la storia dell’umanità. Il modello che nonostante la tanto gridata emancipazione della donna ma ha continuato ad essere il modello dominante, grazie al fatto che la quasi totalità dei diritti di famiglia, in tutto l’emisfero occidentale, non si sono mai in vero allineati con le nuove leggi “ad hoc” a favore delle donne – vedasi quelle a riguardo della moralità, dello stalking, del mobbing, della prostituzione o peggio dello stupro – ma poi rivelatesi isolate in se stesse. La consuetudine, o meglio le innumerevoli pessime consuetudini , sono ancora oggi molto più determinanti  delle sporadiche innovazioni legislative. La consuetudine ha il grande dono di essere tanto invisibile quanto pervasiva. La consuetudine ha il grande dono che riesce a fare mirabolanti salti a stadi evolutivi del lontano passato senza che nessuno se ne avveda fintanto che non si rendono visibili i devastanti risultati della regressione stessa. Come può l’autrice anche solo lontanamente pensare che tutti siano istruiti, tutti abbiano un lavoro, che tutti abbiano relazioni sociali ed amicizie tanto da poter classificare la loro vita “realizzata” e quindi collocare queste dinamiche come su di un palcoscenico dove avviene una sorta di commedia per far fronte alla noia di una quotidiana e occidentale certezza dei diritti fondamentali dell’uomo?  Lei parla di una schiera di donne. Certo ma a fronte di quella schiera c’è una moltitudine che non ha mai desiderato altro che essere donna. Donna senza percosse, donna senza fame, donna senza preoccupazione di come fare la spesa o pagare l’affitto o peggio di dover dire ai propri figli tanto amati – e rigorosamente maschi – che siccome c’è solo lo stipendio di papà (e l’appartenenza ad un certo ceto sociale con nessuna conoscenza privilegiata) non sarà possibile avere una vita realizzata. Donna che non deve preoccuparsi che il marito frustrato da una società problematica torni a casa e la scaraventi giù per le scale, donna che non deve preoccuparsi del cattolicissimo marito che non vuole assolutamente che si usino contraccettivi ma che poi senza cena la carica sull’auto e si fa 400 km per scaricarla al più lontano pronto soccorso ed obbligarla ad abortire quella ennesima bocca da sfamare che loro assolutamente non si possono permettere. Donna che desidera essere donna e non oggetto sessuale. Donna che dice no ad un rapporto sessuale consensuale con il proprio compagno perché stanca e per questo viene uccisa. Donna che sinceramente e profondamente desidera essere madre ma non scarico di scolo.

Qualcuno obbietterà e mi dirà che la Miriano ha scritto un altro libro che si intitola: Sposala e muori per lei. Questo è corretto. Ma la tempistica è stata particolarmente infelice. L’uscita delle due opere sarebbe stata più proficua se invertita. L’uomo, il maschio è sempre stato – a diritto o no, questo conta poco – il dominatore della scena dell’umanità. Una testa marcia darà sempre dei problemi indipendentemente dal collo. Non bisogna essere sempre così preoccupati del collo quando attraverso i millenni quotidianamente è stato visibile quanto deteriorato è stato il concetto della vita, della dignità, dell’ etica, della giustizia e della trascendenza dell’uomo comune, la specie più diffusa.

Se in ogni lingua del mondo ci sono aggettivi poco edificanti a riguardo di persone di sesso femminile – qualcuno mi incalzerà in tale direzione – forse perché ci sono molte ragioni più che fondate. Ad esempio tra le tante: goose, foolish, cocksucker, bitch, slut, whore, etc. Eppure a ben vedere questi vocaboli corrispondono a delle caratteristiche negative a tutto vantaggio e beneficio delle esigenze maschili. Nelle leggi di mercato, affinché ci siano profitti sostanziosi, l’offerta si adegua alla domanda. Quindi se si corre ai ripari con mille analisi psicologiche e sociali per trovare spiegazioni, giustificazione  e soluzioni all’esistenza dei teppistelli, degli spacciatori, dei pedofili, dei serial killer etc. perché non chiedersi le ragioni dei suddetti aggettivi femminili ?

Io ho sempre adorato tutto ciò che mi era stato insegnato essere femminile (cura della casa, lavori femminili, senso estetico a tutto tondo, l’entusiasmo per i bambini, avere un sano tessuto di relazioni soprattutto famigliare e poi sociale)  attendevo come tutte le ragazzine il principe azzurro (ovviamente i figli di Rockefeller erano già sposati e quindi non doveva essere ricco) ma doveva essere colui che avrebbe onorato e quindi sublimato la mia identità sulla quale avevo lavorato ed investito per 20 anni. Mi ero spaccata la schiena per essere la donna di Prov. 31,10-31 con diploma e laurea. Ho abbracciato il matrimonio con un entusiasmo incredibile niente affatto spaventata perché pragmaticamente il mio compagno era in una botte di ferro. Infatti tutto è andato bene finché la vita esterna non è irrotta nella nostra vita come un’orda di vandali. Malattia, rovesci sociali ed occupazionali ai quali, la fragile “onnipotenza” di cui quasi tutti gli uomini sono affetti non ha resistito, e hanno minato nel buio e nel silenzio un matrimonio che avevo curato per ben 25 anni. Nessuno mi ha potuto aiutare. L’uomo quando sbaglia distrugge tutto ed espone la donna ad ulteriori e peggiori disgrazie del crollo del matrimonio stesso. Questa è la realtà di un’altra vera specie di donne. Una schiera molto diversa di quella di cui fa cenno la Miriano. Una moltitudine che non conosce quella di cui parla l’autrice ma che esiste a dispetto della sua invisibilità.

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