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“Spegniamo tv e radio e pensiamo alla vita. Scopriremo Dio”

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Il Papa a Santa Marta: «Se facciamo questo, in mezzo alle cose brutte» si potrà vedere «la bellezza della speranza del Signore. E tutti saremo pieni di gioia»

DOMENICO AGASSO JR
CITTÀ DEL VATICANO

Bastano 5 minuti per vedere la «bellezza della speranza di Dio». Semplicemente stando «seduti, senza radio, senza tv, e pensare alla propria storia: le benedizioni e i guai, tutto. In mezzo alle cose brutte, se oggi facciamo questo, scopriremo l’amore di Dio, la sua misericordia». In questo modo, «tutti noi saremo pieni di gioia». È l’invito di papa Francesco, lanciato nell’omelia di questa mattina, 6 aprile 2017, nella Cappella di Casa Santa Marta. 

 

 

Il Pontefice – riporta Radio Vaticana – sottolinea che il Signore è sempre fedelealla Sua alleanza: lo è con Abramo e alla salvezza promessa in suo Figlio Gesù Cristo.  

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Abramo è al centro della liturgia di oggi: nella Prima lettura si racconta dell’alleanza che Dio compie con lui, chiamato «padre» da Gesù e dai farisei, nel Vangelo odierno, perché è la persona che incomincia a generare «questo popolo che oggi è la Chiesa». Il «fondatore» si fida e obbedisce quando è chiamato ad andarsene in un’altra terra che riceverà in eredità. Sperimenta così che il Signore non inganna. Lui ha fede e speranza, crede quando gli viene comunicato che avrà un figlio «a 100 anni» nonostante «la moglie sterile»: «Credette contro ogni speranza».  

 

Rileva Francesco: «Se qualcuno cercasse di fare la descrizione della vita di Abramo, potrebbe dire: “Questo è un sognatore”». Ha un sogno speciale, «quel sogno della speranza», non da matto. 

 

E non sono finite le sue prove: «Dopo avere avuto il figlio, figlio ragazzo, adolescente, gli viene chiesto di offrirlo in sacrificio: obbedì e andò avanti contro ogni speranza. E questo – evidenzia il Vescovo di Roma – è nostro padre Abramo, che va avanti, avanti, avanti, e quando Gesù dice che Abramo vide il suo giorno, vide Gesù, fu pieno di gioia. Sì: vide in promessa quello e quella gioia di vedere la pienezza della promessa dell’alleanza, la gioia di vedere che Dio non lo aveva ingannato, che Dio è sempre fedele alla sua alleanza». 

 

Per il Papa, tutto ciò è come quando si pensa al proprio padre che se ne è andato, e si ricordano «le cose buone di papà» e si pensa: «Ma è grande papà!».  

 

Continua il Pontefice: il patto, da parte di Abramo, consiste nell’obbedienza continua. «Sempre». Dall’altra parte, il Signore promette di renderlo «padre di una moltitudine di nazioni. Non ti chiamerai più Abram ma Abramo», lo informa. E Abramo Gli crede. Sempre. 

 

Inoltre nella Genesi Dio gli dice che la sua discendenza sarà numerosa come le stelle del cielo e la sabbia che è in riva del mare. Ecco che così oggi ognuno può dire: «Io sono una di quelle stelle. Io sono un granello della sabbia».  

 

Il Papa prosegue spiegando che tra Abramo e gli uomini di ogni epoca c’è l’altra storia: quella del Signore Padre dei Cieli e di Gesù Suo Figlio, che per questo motivo afferma ai farisei che Abramo ha esultato nella speranza di vedere il «mio giorno. Lo vide e fu pieno di gioia». Questo è proprio il messaggio cristiano per eccellenza. Perciò, la Chiesa esorta oggi a fermarsi un momento e a «guardare» le «nostre radici, nostro padre» che «ci ha fatto popolo, cielo pieno di stelle, spiagge piene di granelli di sabbia».  

 

Il consiglio papale è «guardare la storia», perché «io non sono solo, sono un popolo. Andiamo insieme. La Chiesa è un popolo». Ma non un popolo qualunque, è quello «sognato da Dio, un popolo che ha dato un padre sulla Terra che obbedì, e abbiamo un fratello che ha dato la sua vita per noi, per farci popolo. E così possiamo guardare il Padre, ringraziare; guardare Gesù, ringraziare; e guardare Abramo e noi, che siamo parte del cammino».  

 

Il Papa desidera per tutti che oggi sia «un giorno di memoria», ponendo un accento: «In questa grande storia, nella cornice di Dio e Gesù, c’è la piccola storia di ognuno di noi».  

 

Ecco l’appello: «Vi invito a prendere, oggi, cinque minuti, dieci minuti, seduti, senza radio, senza tv; seduti, e pensare alla propria storia: le benedizioni e i guai, tutto. Le grazie e i peccati: tutto. E guardare lì la fedeltà di quel Dio che è rimasto fedele alla sua alleanza, è rimasto fedele alla promessa che aveva fatto ad Abramo, è rimasto fedele alla salvezza che aveva promesso in suo Figlio Gesù. Sono sicuro che in mezzo alle cose forse brutte – perché tutti ne abbiamo, tante cose brutte, nella vita – se oggi facciamo questo, scopriremo la bellezza dell’amore di Dio, la bellezza della sua misericordia, la bellezza della speranza. E sono sicuro – conclude – che tutti noi saremo pieni di gioia».  

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Il Papa a Santa Marta: «Se facciamo questo, in mezzo alle cose brutte» si potrà vedere «la bellezza della speranza del Signore. E tutti saremo pieni di gioia»

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Bastano 5 minuti per vedere la «bellezza della speranza di Dio». Semplicemente stando «seduti, senza radio, senza tv, e pensare alla propria storia: le benedizioni e i guai, tutto. In mezzo alle cose brutte, se oggi facciamo questo, scopriremo l’amore di Dio, la sua misericordia». In questo modo, «tutti noi saremo pieni di gioia». È l’invito di papa Francesco, lanciato nell’omelia di questa mattina, 6 aprile 2017, nella Cappella di Casa Santa Marta. 

 

 

Il Pontefice – riporta Radio Vaticana – sottolinea che il Signore è sempre fedelealla Sua alleanza: lo è con Abramo e alla salvezza promessa in suo Figlio Gesù Cristo.  

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Abramo è al centro della liturgia di oggi: nella Prima lettura si racconta dell’alleanza che Dio compie con lui, chiamato «padre» da Gesù e dai farisei, nel Vangelo odierno, perché è la persona che incomincia a generare «questo popolo che oggi è la Chiesa». Il «fondatore» si fida e obbedisce quando è chiamato ad andarsene in un’altra terra che riceverà in eredità. Sperimenta così che il Signore non inganna. Lui ha fede e speranza, crede quando gli viene comunicato che avrà un figlio «a 100 anni» nonostante «la moglie sterile»: «Credette contro ogni speranza».  

 

Rileva Francesco: «Se qualcuno cercasse di fare la descrizione della vita di Abramo, potrebbe dire: “Questo è un sognatore”». Ha un sogno speciale, «quel sogno della speranza», non da matto. 

 

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Per il Papa, tutto ciò è come quando si pensa al proprio padre che se ne è andato, e si ricordano «le cose buone di papà» e si pensa: «Ma è grande papà!».  

 

Continua il Pontefice: il patto, da parte di Abramo, consiste nell’obbedienza continua. «Sempre». Dall’altra parte, il Signore promette di renderlo «padre di una moltitudine di nazioni. Non ti chiamerai più Abram ma Abramo», lo informa. E Abramo Gli crede. Sempre. 

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Inoltre nella Genesi Dio gli dice che la sua discendenza sarà numerosa come le stelle del cielo e la sabbia che è in riva del mare. Ecco che così oggi ognuno può dire: «Io sono una di quelle stelle. Io sono un granello della sabbia».  

 

Il Papa prosegue spiegando che tra Abramo e gli uomini di ogni epoca c’è l’altra storia: quella del Signore Padre dei Cieli e di Gesù Suo Figlio, che per questo motivo afferma ai farisei che Abramo ha esultato nella speranza di vedere il «mio giorno. Lo vide e fu pieno di gioia». Questo è proprio il messaggio cristiano per eccellenza. Perciò, la Chiesa esorta oggi a fermarsi un momento e a «guardare» le «nostre radici, nostro padre» che «ci ha fatto popolo, cielo pieno di stelle, spiagge piene di granelli di sabbia».  

 

Il consiglio papale è «guardare la storia», perché «io non sono solo, sono un popolo. Andiamo insieme. La Chiesa è un popolo». Ma non un popolo qualunque, è quello «sognato da Dio, un popolo che ha dato un padre sulla Terra che obbedì, e abbiamo un fratello che ha dato la sua vita per noi, per farci popolo. E così possiamo guardare il Padre, ringraziare; guardare Gesù, ringraziare; e guardare Abramo e noi, che siamo parte del cammino».  

 

Il Papa desidera per tutti che oggi sia «un giorno di memoria», ponendo un accento: «In questa grande storia, nella cornice di Dio e Gesù, c’è la piccola storia di ognuno di noi».  

 

Ecco l’appello: «Vi invito a prendere, oggi, cinque minuti, dieci minuti, seduti, senza radio, senza tv; seduti, e pensare alla propria storia: le benedizioni e i guai, tutto. Le grazie e i peccati: tutto. E guardare lì la fedeltà di quel Dio che è rimasto fedele alla sua alleanza, è rimasto fedele alla promessa che aveva fatto ad Abramo, è rimasto fedele alla salvezza che aveva promesso in suo Figlio Gesù. Sono sicuro che in mezzo alle cose forse brutte – perché tutti ne abbiamo, tante cose brutte, nella vita – se oggi facciamo questo, scopriremo la bellezza dell’amore di Dio, la bellezza della sua misericordia, la bellezza della speranza. E sono sicuro – conclude – che tutti noi saremo pieni di gioia».  

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