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Home Rubriche Culmen et Fons Spazio Curiosità: Chiave del tabernacolo e purificazione del calice.

Spazio Curiosità: Chiave del tabernacolo e purificazione del calice.

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Culmen et Fons
Culmen et Fons

“Ad arricchire la Rubrica “Culmen et Fons”, uno “Spazio Curiosità”; nel quale – periodicamente – proporremo alcuni estratti di normativa liturgica e risposte ai quesiti più comuni”.

 

Congregazione per il Culto Divino.

 

Finita la distribuzione della comunione […] il diacono o uno dei concelebranti […] presso la credenza purifica la patena o la pisside sopra il calice prima di procedere alla purificazione del calice.

31 marzo 1997

1. Quali sono le disposizioni riguardanti la custodia della chiave del tabernacolo?

R. Il Rituale romano, nella parte intitolata Rito della comunione fuori della messa e culto eucaristico promulgata il 21 giugno 1973 dichiara: “La chiave del tabernacolo, in cui è conservata l’eucaristia, dev’essere custodita con la massima cura dal sacerdote responsabile della chiesa o dell’oratorio, o dal ministro straordinario a cui è stata concessa la facoltà di distribuire la santa comunione” (n. 10). Similmente il Codice di diritto canonico, can. 938 § 5, stabilisce: “Chi ha la cura della chiesa o dell’oratorio, provveda che la chiave del tabernacolo, nel quale è conservata la santissima eucaristia, sia custodita con la massima diligenza”.

2. Dove si provvede alla purificazione del calice e dei vasi sacri?

R. Circa il luogo dove si deve purificare il calice, si segua quanto è indicato in Principi e norme per l’uso del Messale romano: “(Il diacono dopo la comunione) porta il calice alla credenza, dove lui stesso o l’accolito compie la purificazione, asterge il calice e lo riordina come di consueto” (n. 204). La stessa cosa si legge al n. 206 di Principi e norme e al n. 165 del Cerimoniale dei vescovi, e in quest’ultimo caso dice: “Finita la distribuzione della comunione … il diacono o uno dei concelebranti … presso la credenza purifica la patena o la pisside sopra il calice prima di procedere alla purificazione del calice”.

Giuseppe Gravante

in collaborazione con www.santamariadegliangeli.com

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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31 marzo 1997

1. Quali sono le disposizioni riguardanti la custodia della chiave del tabernacolo?

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R. Il Rituale romano, nella parte intitolata Rito della comunione fuori della messa e culto eucaristico promulgata il 21 giugno 1973 dichiara: “La chiave del tabernacolo, in cui è conservata l’eucaristia, dev’essere custodita con la massima cura dal sacerdote responsabile della chiesa o dell’oratorio, o dal ministro straordinario a cui è stata concessa la facoltà di distribuire la santa comunione” (n. 10). Similmente il Codice di diritto canonico, can. 938 § 5, stabilisce: “Chi ha la cura della chiesa o dell’oratorio, provveda che la chiave del tabernacolo, nel quale è conservata la santissima eucaristia, sia custodita con la massima diligenza”.

2. Dove si provvede alla purificazione del calice e dei vasi sacri?

R. Circa il luogo dove si deve purificare il calice, si segua quanto è indicato in Principi e norme per l’uso del Messale romano: “(Il diacono dopo la comunione) porta il calice alla credenza, dove lui stesso o l’accolito compie la purificazione, asterge il calice e lo riordina come di consueto” (n. 204). La stessa cosa si legge al n. 206 di Principi e norme e al n. 165 del Cerimoniale dei vescovi, e in quest’ultimo caso dice: “Finita la distribuzione della comunione … il diacono o uno dei concelebranti … presso la credenza purifica la patena o la pisside sopra il calice prima di procedere alla purificazione del calice”.

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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