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Sono peccati i miei pensieri contro la religione?

Chi soffre di problemi depressivi e disturbi ossessivi compulsivi ha degli "alibi" legati alla malattia

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Chi soffre di problemi depressivi e disturbi ossessivi compulsivi ha degli “alibi” legati alla malattia

Un lettore ci scrive:

“Buongiorno, mi chiamo Nicholas, ho 31 e sono tornato da un po’ di anni alla fede cattolica. Vorrei porvi una domanda su una questione molto seria che mi riguarda e della quale non riesco a parlarne con i sacerdoti della mia parrocchia. Sono depresso e in cura sia psichiatrica che farmacologica, poiché alla depressione associo anche dei deliri. Mi sta seguendo una specialista. Alcune volte ho delle crisi durante le quali dico o penso cose contro la religione. Io mi confesso spesso (in media ogni due settimane o ogni 20 giorni), ma mi continuo a chiedere se dove confessare queste crisi e soprattutto se esse sono peccati”.

Il teologo morale Don Mauro Cozzoli, raggiunto da Aleteia, è laconico: «La depressione è una malattia, la quale è un male fisico: non è un male morale e quindi un peccato. Perciò tali affermazioni contro la religione non vanno confessate. Questi pensieri, nella misura in cui non sono voluti e coltivati, ma vengono spontaneamente, non sono peccati». Il parlare in maniera lucida contro la religione, invece, «può configurare un peccato».

Lo psichiatra Emiliano Lambiase evidenzia che una descrizione simile a quella del nostro lettore, configurerebbe «un disturbo ossessivo compulsivo a contenuto religioso, che porta la mente ad avere una serie di pensieri ossessivi e di compulsioni comportamentali che possono essere di vario tipo, incluso, appunto quello religioso».

«Sarebbe importante comprendere – prosegue lo psichiatra – il contenuto di questi pensieri e di queste parole che si sente costretto a dire, così come dei deliri (lo sono veramente? O sono solo dei pensieri così distaccati dalla realtà che gli sembrano deliri? Anche la frequenza della confessione, e il dubbio morale sembra far propendere per un disturbo ossessivo». In ogni caso si prefigura un’assenza di lucidità nel momento in cui il ragazzo si esprime duramente contro il credo cristiano.

Originale: Aleteia.org
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Un lettore ci scrive:

“Buongiorno, mi chiamo Nicholas, ho 31 e sono tornato da un po’ di anni alla fede cattolica. Vorrei porvi una domanda su una questione molto seria che mi riguarda e della quale non riesco a parlarne con i sacerdoti della mia parrocchia. Sono depresso e in cura sia psichiatrica che farmacologica, poiché alla depressione associo anche dei deliri. Mi sta seguendo una specialista. Alcune volte ho delle crisi durante le quali dico o penso cose contro la religione. Io mi confesso spesso (in media ogni due settimane o ogni 20 giorni), ma mi continuo a chiedere se dove confessare queste crisi e soprattutto se esse sono peccati”.

Il teologo morale Don Mauro Cozzoli, raggiunto da Aleteia, è laconico: «La depressione è una malattia, la quale è un male fisico: non è un male morale e quindi un peccato. Perciò tali affermazioni contro la religione non vanno confessate. Questi pensieri, nella misura in cui non sono voluti e coltivati, ma vengono spontaneamente, non sono peccati». Il parlare in maniera lucida contro la religione, invece, «può configurare un peccato».

Lo psichiatra Emiliano Lambiase evidenzia che una descrizione simile a quella del nostro lettore, configurerebbe «un disturbo ossessivo compulsivo a contenuto religioso, che porta la mente ad avere una serie di pensieri ossessivi e di compulsioni comportamentali che possono essere di vario tipo, incluso, appunto quello religioso».

«Sarebbe importante comprendere – prosegue lo psichiatra – il contenuto di questi pensieri e di queste parole che si sente costretto a dire, così come dei deliri (lo sono veramente? O sono solo dei pensieri così distaccati dalla realtà che gli sembrano deliri? Anche la frequenza della confessione, e il dubbio morale sembra far propendere per un disturbo ossessivo». In ogni caso si prefigura un’assenza di lucidità nel momento in cui il ragazzo si esprime duramente contro il credo cristiano.

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