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Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno B Solennità di Tutti i Santi - Anno B - 1 novembre 2018

Solennità di Tutti i Santi – Anno B – 1 novembre 2018

Il Vangelo Strabico

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Dio abita dove lo si lascia entrare

(Apocalisse 7,2-4.9-14; 1 Giovanni 3,1-3; Matteo 5, 1-12)

Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Il cuore del cuore del vangelo sono le beatitudini. La rivoluzione copernicana del cristianesimo. Gandhi affermava: “Vidi che il Sermone della Montagna sintetizzava l’intero cristianesimo per chi intendesse vivere una vita cristiana. Fu quel sermone a farmi amare Gesù”. Si Gesù è venuto a portare una mentalità nuova non più sopraffazione, violenza, tracotanza ma arrendevolezza, pazienza, misericordia. Chi depone la sua vita in questi solchi vedrà fiorire un albero con abbondanti frutti.

Le beatitudini sono il cuore di Dio, sono la sua anima, il suo desiderio e il suo sogno. Raggiungere traguardi senza recare offese, senza esclusioni, senza battaglie. “Gli uomini delle Beatitudini, ignoti al mondo, quelli che non andranno sui giornali, sono invece i segreti legislatori della storia” (Ermes Ronchi). La storia è fatta da coloro che ne diventano lievito, da coloro che la interpretano non per affermare se stessi ma per dare spazio agli altri, da coloro che accettando la loro condizione sanno farla diventare risorsa, occasione di risurrezione.

Gesù parla di povertà, di lacrime, mitezza, di chi ha fame e sete di giustizia, di misericordia, di purezza, di pace, di perseguitati, ma a tutti costoro indica la beatitudine come approdo e compimento della loro condizione, della loro opera e della loro realizzazione. Si il cristianesimo è la vita della gioia e della felicità anche se ci chiama a percorrere vie impervie, spinose e minate. Se Dio sarà la nostra guida chi ci potrà far smarrire la meta? Dio abita dove lo si lascia entrare dice un proverbio giudaico. Essere santi significa spalancare le porte del cuore alla sua pacifica invasione. La sua presenza ci sazierà. “Tutta la gloria non entrerà nei beati, ma tutti i beati entreranno nella gioia, mi sazierò quando apparirà la tua gloria” (Sant’Agostino). Se saremo abitati totalmente da Dio saremo santi come lo è lui e come lui ci vuole.

B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".

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Solennità di Tutti i Santi – Anno B – 1 novembre 2018

Il Vangelo Strabico

  

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Dio abita dove lo si lascia entrare

(Apocalisse 7,2-4.9-14; 1 Giovanni 3,1-3; Matteo 5, 1-12)

Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

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perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Il cuore del cuore del vangelo sono le beatitudini. La rivoluzione copernicana del cristianesimo. Gandhi affermava: “Vidi che il Sermone della Montagna sintetizzava l’intero cristianesimo per chi intendesse vivere una vita cristiana. Fu quel sermone a farmi amare Gesù”. Si Gesù è venuto a portare una mentalità nuova non più sopraffazione, violenza, tracotanza ma arrendevolezza, pazienza, misericordia. Chi depone la sua vita in questi solchi vedrà fiorire un albero con abbondanti frutti.

Le beatitudini sono il cuore di Dio, sono la sua anima, il suo desiderio e il suo sogno. Raggiungere traguardi senza recare offese, senza esclusioni, senza battaglie. “Gli uomini delle Beatitudini, ignoti al mondo, quelli che non andranno sui giornali, sono invece i segreti legislatori della storia” (Ermes Ronchi). La storia è fatta da coloro che ne diventano lievito, da coloro che la interpretano non per affermare se stessi ma per dare spazio agli altri, da coloro che accettando la loro condizione sanno farla diventare risorsa, occasione di risurrezione.

Gesù parla di povertà, di lacrime, mitezza, di chi ha fame e sete di giustizia, di misericordia, di purezza, di pace, di perseguitati, ma a tutti costoro indica la beatitudine come approdo e compimento della loro condizione, della loro opera e della loro realizzazione. Si il cristianesimo è la vita della gioia e della felicità anche se ci chiama a percorrere vie impervie, spinose e minate. Se Dio sarà la nostra guida chi ci potrà far smarrire la meta? Dio abita dove lo si lascia entrare dice un proverbio giudaico. Essere santi significa spalancare le porte del cuore alla sua pacifica invasione. La sua presenza ci sazierà. “Tutta la gloria non entrerà nei beati, ma tutti i beati entreranno nella gioia, mi sazierò quando apparirà la tua gloria” (Sant’Agostino). Se saremo abitati totalmente da Dio saremo santi come lo è lui e come lui ci vuole.

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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".

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