Sogni, valori e testimonianza: il Papa a colloquio con giovani e anziani

All'Istituto Patristico Augustinianum, la presentazione de "La Saggezza del Tempo"


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Il Papa risponde alle domande di giovani e anziani in un incontro che realizza l’aspirazione di Francesco: un dialogo intergenerazionale. All’Istituto Patristico Augustinianum, la presentazione de “La Saggezza del Tempo”
 

Marco Guerra – città del Vaticano 

Contro la cultura dello scarto e contro il divario generazionale che agli occhi del mondo sembra diventare incolmabile, la risposta è il dialogo tra giovani e anziani. Da questa ispirazione di Papa Francesco, nasce il progetto Shering The Wisdom Of Time/La Saggezza del Tempo, presentato nel pomeriggio di oggi all’Istituto Augustinianum di Roma, mentre il Sinodo dedicato proprio ai giovani sta per concludersi. 

Ad aprire la serata, mons. Jose Domingo Ullao Mendieta, arcivescovo di Panama, dove si svolgerà la prossima Giornata mondiale della Gioventù “. “L’esistenza di relazioni intergenerazionali – ha detto durante il saluto al Pontefice – implica che le comunità possiedano una memoria collettiva”.

“Ogni generazione riprende gli insegnamenti dei suoi precedessori”, ha spiegato il presule, “lasciando così un’eredità ai suoi successori. Questo costituisce una cornice di riferimento per consolidare saldamente una società nel mondo di oggi”.

L’arcivescovo di Panama ha quindi osservato che l’ascesa dell’individualismo non ha messo in discussione “l’esistenza di gruppi familiari ” o “dei legami intergenerazionali”, in quanto ancora oggi “motori della solidarietà”.

Mons. Mendieta ha infatti ricordato che proprio l’intergenerazionalità  garantisce “la coesione sociale”. Dunque, la Chiesa è chiamata a favorire l’incontro tra due periodi importanti della vita: gioventù e vecchiaia. 

A seguire, l’intervento del direttore di Civiltà Cattolica, Padre Antonio Spadaro, che ha raccontato come dall’ispirazione di Papa Francesco sia nato Sharing The Wisdom Of Time/La Saggezza del Tempo: “Lei – ha detto rivolgendosi a Papa Francesco – ha capito che se gli anziani non sognano i giovani non possono vedere il futuro”. Il libro – prima di tutto, un progetto realizzato da un gruppo di editori coordinati dalla casa editrice americana Loyola Press –  propone 250 interviste di anziani raccolte in più di 30 Paesi grazie all’aiuto di organizzazioni no-profit come Unbound e Servizi dei Gesuiti per i Rifugiati. Un’ampia selezione delle storie raccolte, commentate dal Papa in dialogo con Antonio Spadaro, è dunque diventato un libro che esce in contemporanea negli Stati Uniti da Loyola Press e in Italia, da Marsilio Editori.

“Questo è un racconto corale”, ha sottolineato il direttore di Civiltà Cattolcia riferendosi al volume, “I vecchi parlano ai giovani sui grandi temi dell’esistenza, sull’importanza del lavoro, la capacità di lottare e di non arrendersi davanti alle difficoltà, l’amore, la morte e la speranza”.

Servire e rischiare

Il momento tanto atteso dell’evento, è stato quello dedicato alle domande che sei persone, giovani e anziane, hanno rivolto al Pontefice. Federica Ancona, una maestra che ha lasciato l’insegnamento per dedicarsi al volontariato presso la Cittadella Cielo di Frosinone, è stata la prima a prendere la parola e a chiede a Papa Francesco come i giovani possano creare “rapporti veri e autentici quando tutto attorno sembra finto”.

La risposta del Papa si può riassumere nel gesto della sua mano tesa e aperta: necessario, per essere felici “nel mercato della competizione e apparenza”, ha spiegato il Pontefice, è “aprirsi in cammino”. Il Papa ha ricordato infatti che la  competizione è ferma, non si mette in gioco ma fa dei calcoli. Mentre nella maturazione della personalità ci si sporca le mani e si tiene le mani tese per abbracciare. Queste le sue parole:

Contro questa cultura che annienta i sentimenti, il servizio: servire. E tu vedrai che la gente più matura, i giovani più maturi – maturi nel senso di sviluppati, sicuri di se stessi, sorridenti, con senso dell’umorismo – sono coloro che mano avanti, in cammino, con il servizio. E l’altra parola: che rischiano. Se tu nella vita non rischi, mai, mai sarai matura, mai dirai una profezia, soltanto l’illusione di raccogliere per essere sicura.

La trasmissione della fede ai figli e ai nipoti da parte di nonni e genitori è stata invece la riflessione proposta dai coniugi Tony e Grace Naudi, sposati da 43 anni e volontari nella loro chiesa di Malta.

A loro il Papa ha consigliato di trasmettere la fede nel “dialetto familiare” e ha ricordato come i nonni nei momenti più difficili della storia dello scorso secolo, durante le dittature genocide, hanno battezzato i nipoti e hanno isengnato loro a pregare.

Francesco ha quindi citato le parole di Benedetto XVI: “la fede non cresce per proselitismo ma per attrazione e testimonianza”. Infine, ha consigliato di offrire ai giovani la testimonianza nella tenerezza:

Ai genitori e ai nonni che hanno questa esperienza, io consiglio molto amore, molta tenerezza, comprensione, testimonianza e pazienza. E preghiera. E preghiera. Pensate a Santa Monica: ha vinto con le lacrime. Era brava. Ma mai discutere: mai. Perché questo è un tranello: i figli vogliono far venire i genitori alla discussione: no. Dire: “Non so rispondere a questo, cerca da un’altra parte, ma cerca, cerca …”. Sempre evitare la discussione diretta, perché questo allontana. E sempre la testimonianza in dialetto, cioè con quelle carezze che loro capiscono. Questo.

Prendere i sogni degli anziani

Come costruire un futuro all’altezza dei sogni è stato l’interrogativo proposto da  Rosemary Lane, trentenne statunitense che ha curato l’edizione americana del Libro “La saggezza del Tempo”.

“Incomincia a sognare”. “Sfacciatamente e senza vergogna” è stata la risposta del Santo Padre che poi ha continuato:

Quando tu hai un sogno, una cosa che non sai come dirla, ma la custodisci e la difendi perché l’abitudine quotidiana non te la tolga; aprirsi a orizzonti che sono contro le chiusure: le chiusure non conoscono gli orizzonti, i sogni, sì!

In particolare, Papa Francesco ha invitato i giovani ha prendere sulle loro spalle i sogni degli anziani:

Loro, nei sogni, ti diranno anche cosa hanno fatto nella vita; ti racconteranno gli sbagli, i fallimenti, i successi: ti diranno, questo. Prendi quello. Prendi tutta quell’esperienza di vita e tu vai avanti – questo è il punto di partenza. “Cosa direbbe Lei ai giovani che vogliono avere fiducia nella vita?”: prendi su di te i sogni degli anziani e portali avanti. Questo ti farà maturare.

Ricevere e integrare fin dove si può

Il tema dell’accoglienza dei rifugiati e delle divisioni sono stati al centro della domanda di Fiorella Bacherini, fiorentina di 83 anni, che ha chiesto come affrontare questo momento così difficile della nostra storia.

Partendo da questo spunto, il Papa ha fatto riferimento ai racconti della I Guerra Mondiale sentiti dal nonno e ha detto che è importante che i giovani conoscano il risultato delle due guerre del secolo scorso: “è un tesoro, negativo ma un tesoro, per creare delle coscienze.

Il Pontefice ha poi evidenziato le conseguenze pericolose dell’odio che viene seminato non solo tra i popoli, ma anche nelle piccole comunità di quartiere e nelle famiglie. Ha inoltre indicando l’atteggiamento da seguire davanti all’attuale sfida dei flussi migratori:   

Un governo deve avere – questi sono i criteri, no? – il cuore aperto per ricevere, le strutture buone per fare la strada di integrazione e anche la prudenza di dire: fino a questo punto, posso, poi non posso. E per questo è importante che tutta l’Europa si metta d’accordo su questo problema. Al contrario, il peso più forte lo portano l’Italia, la Grecia, la Spagna, Cipro un po’, ma questi tre-quattro Paesi

Pensando al Mar Mediterraneo come un vero e proprio “cimitero”, Papa Francesco ha infine dichiarato la sua sofferenza e la sua preghiera.

Radici e senso di identità

Francesco è poi tornato sulle storie degli anziani contenute nel libro per rispondere alla domanda formulata da Yenifer Morales, colombiana di 20 anni. Il Papa ha raccontato dei colloqui che aveva con le due nonne e delle amicizie strette con alcuni anziani che abitavano nel suo quartiere. Con queste esperienze ha capito il senso della storia, dell’appartenenza e il motivo per cui negli anziani troviamo le radici. Il suo rammarico per i tanti giovani che vivono nella società liquida staccati dalle radici che danno l’appartenenza.

Il dono delle lacrime

A chiusura, l’intervento del regista americano Martin Scorsese, i cui film sono considerati pietre miliari della storia del cinema. Parlando della propria esperienza del male avuta da giovane nelle strade di New York, il regista ha chiesto come la fede di un giovane uomo o di una giovane donna può sopravvivere. Parole che il Papa ha raccolto per denunciare la tortura, terribile violazione della dignità umana. Davanti a queste violenze, il Pontefice ha indicato il dono delle lacrime che apre il cuore. Per Francesco, empatia, vicinanza e tenerezza sono le virtù capaci di tramutare “i conflitti più difficili”.

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