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Quando soffri di solitudine, la tua fede ha due opzioni

Spiritualità

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Sono pronto a soffrire per l’oblio e l’odio ingiusto?

Domenica molti sostenevano Gesù e lo acclamavano con rami e canti, ma qualche giorno dopo, il Giovedì Santo, quando cade la notte lo lasciano solo.

Gesù sperimenta allora la solitudine più assoluta: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Soffre l’abbandono, l’umiliazione. Nel dolore di tanta solitudine si trova da solo con suo Padre.

E nel suo cuore vive ciò che spiega il profeta:

“Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso” (Isaia 50, 5-7).

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Si dona completamente senza opporre resistenza, e in questo abbassamento Dio gli va incontro:

“Non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Filippesi 2, 6-8).

È stato sottoposto a una morte ignominiosa. A una croce dolorosa. Il disprezzo, l’abbandono, l’oblio.

Aveva parlato con parole piene di saggezza. Aveva guarito malattie incurabili. Aveva rinnegato se stesso per amore. E in cambio ha ricevuto solo oblio e disprezzo. “Crocifiggilo”.

E la solitudine di una notte in un cortile, nella casa di Caifa. La sua ultima notte. Pietro lo ha seguito fino a quella casa. Poi lo ha rinnegato. Sua madre e le donne gli sono rimaste fedeli. Stavano vicine e piangevano.

Tanti hanno promesso fedeltà eterna e non sono stati capaci di mantenersi saldi. Non è facile. È nella croce che verifico la profondità della mia fede, la sua maturità.

Quando tutto scorre a un ritmo cadenzato non temo nulla. La mia fede mi sostiene. Quando non capisco, tra croci ingiuste e disumane, in questi momenti di solitudine profonda alla mia fede restano solo due vie: o cresce e matura in mezzo alla prova o si incrina per sempre e smetto di credere in quel Dio che mi ha abbandonato e mi ha lasciato solo. Ha preferito altri a me.

Penso alle umiliazioni che ha subito. Umiliarsi è annullarsi. Smettere di essere importante.
Soffrire l’oblio. Il disprezzo e la critica. L’ho sperimentato?

Sono pronto a soffrire l’oblio e l’odio ingiusto? Credo di no. Non sono mai preparato. Poter passare dalla Domenica delle Palme al Venerdì Santo è difficile. Serve una grazia speciale nell’anima. Una forza che venga dall’alto.

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Domenica molti sostenevano Gesù e lo acclamavano con rami e canti, ma qualche giorno dopo, il Giovedì Santo, quando cade la notte lo lasciano solo.

Gesù sperimenta allora la solitudine più assoluta: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Soffre l’abbandono, l’umiliazione. Nel dolore di tanta solitudine si trova da solo con suo Padre.

E nel suo cuore vive ciò che spiega il profeta:

“Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso” (Isaia 50, 5-7).

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Si dona completamente senza opporre resistenza, e in questo abbassamento Dio gli va incontro:

“Non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Filippesi 2, 6-8).

È stato sottoposto a una morte ignominiosa. A una croce dolorosa. Il disprezzo, l’abbandono, l’oblio.

Aveva parlato con parole piene di saggezza. Aveva guarito malattie incurabili. Aveva rinnegato se stesso per amore. E in cambio ha ricevuto solo oblio e disprezzo. “Crocifiggilo”.

E la solitudine di una notte in un cortile, nella casa di Caifa. La sua ultima notte. Pietro lo ha seguito fino a quella casa. Poi lo ha rinnegato. Sua madre e le donne gli sono rimaste fedeli. Stavano vicine e piangevano.

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Tanti hanno promesso fedeltà eterna e non sono stati capaci di mantenersi saldi. Non è facile. È nella croce che verifico la profondità della mia fede, la sua maturità.

Quando tutto scorre a un ritmo cadenzato non temo nulla. La mia fede mi sostiene. Quando non capisco, tra croci ingiuste e disumane, in questi momenti di solitudine profonda alla mia fede restano solo due vie: o cresce e matura in mezzo alla prova o si incrina per sempre e smetto di credere in quel Dio che mi ha abbandonato e mi ha lasciato solo. Ha preferito altri a me.

Penso alle umiliazioni che ha subito. Umiliarsi è annullarsi. Smettere di essere importante.
Soffrire l’oblio. Il disprezzo e la critica. L’ho sperimentato?

Sono pronto a soffrire l’oblio e l’odio ingiusto? Credo di no. Non sono mai preparato. Poter passare dalla Domenica delle Palme al Venerdì Santo è difficile. Serve una grazia speciale nell’anima. Una forza che venga dall’alto.

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