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Sinodalità: cinque parole-chiave

Una Chiesa di fratelli e sorelle che camminano e decidono insieme.

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Verso il convegno sulla sinodalità (Padova, 12 aprile 2019). Decisione, consenso, rappresentanza, partecipazione e formazione: il coordinatore del gruppo di lavoro interfacoltà sulla sinodalità, prof. Riccardo Battocchio, declina le parole-chiave del convegno “Sinodalità: una Chiesa di fratelli e sorelle che camminano e decidono insieme”.

di: Paola Zampieri (a cura)

Venerdì 12 aprile 2019 a Padova verranno raccolti e rilanciati, mettendoli a disposizione delle comunità cristiane, i risultati di un’approfondita indagine teologica e pastorale sul tema della sinodalità condotta nell’ultimo triennio dalle Facoltà teologiche del Triveneto, di Sicilia, Pugliese, dell’Italia centrale, dell’Emilia-Romagna, dell’Italia settentrionale, e dall’Istituto universitario Sophia, con il sostegno del Servizio nazionale per gli studi superiori di Teologia e di Scienze religiose della Conferenza episcopale italiana.

Ne parliamo con il prof. Riccardo Battocchio, vicepreside e direttore del ciclo di licenza della Facoltà teologica del Triveneto e docente di teologia dogmatica, che ha coordinato il gruppo di lavoro.

Vaticano II e sinodalità

«Nella vita della Chiesa – spiega – ci sono momenti nei quali è necessario prendere delle decisioni, non sempre e non solo su questioni dottrinali. Nel processo che conduce alla decisione sono coinvolti in linea di principio, a diversi livelli e in modi diversi, tutti coloro che, in forza della fede, del battesimo, della partecipazione alla mensa eucaristica, fanno parte del popolo di Dio e, in quanto tali, sono chiamati a “camminare insieme”».

Nel corso della storia, il momento decisionale nella Chiesa ha finito talora per concentrarsi su alcune figure – il vescovo, il concilio, il papa – che rischiano di essere percepite come separate rispetto agli altri battezzati.

«Il concilio Vaticano II ci ha permesso di riscoprire alcuni aspetti luminosi del volto della Chiesa, mettendo in primo piano la comune appartenenza dei battezzati all’unico popolo di Dio. Portare avanti il Concilio – come ci esorta a fare papa Francesco – significa anche individuare idee, pratiche e strumenti per corrispondere al compito dei discepoli di Gesù Cristo, quello cioè di annunciare la vicinanza di Dio a ogni creatura, mostrando che per tutti è possibile vivere e aiutare a vivere secondo verità e giustizia».

Il convegno

Sulla scia del Vaticano II si colloca il convegno Sinodalità: una Chiesa di fratelli e sorelle che camminano e decidono insieme. «Non si tratta di concentrare l’attenzione sulla Chiesa in se stessa o sulle sue strutture – precisa Battocchio – ma di mettere in luce alcuni aspetti fondamentali della sua missione, in rapporto al tempo presente e a un futuro che, in qualche misura, è affidato anche a noi. È un esercizio condiviso di responsabilità messo in atto da alcune Facoltà teologiche italiane che, attraverso un gruppo di loro docenti, hanno voluto “camminare insieme”.

Ci siamo incontrati a più riprese, teologi e teologhe di diverse parti d’Italia, per metterci in ascolto delle parole della fede e della vita delle comunità cristiane, e offrire qualche approfondimento teologico-sistematico e teologico-pastorale. Ora desideriamo condividere alcune acquisizioni, in vista di un cammino che non può che proseguire».

Decisione, consenso, rappresentanza, partecipazione, formazione

Sono queste le parole-chiave che guideranno i lavori del convegno nel fare il punto su ciò che si può considerare patrimonio acquisito e nell’indicare le strade da percorrere.

«Ogni cammino sinodale ha come obiettivo il raggiungimento del “consenso” – spiega Battocchio –. Non si tratta di mettere tutti d’accordo su un’idea o di appiattire le diverse sensibilità spirituali o teologiche, ma di promuovere il “sentire assieme” nella fede e nella carità. Il senso della fede (sensus fidei fidelium) vive e matura appunto come con-sensus, dentro quella realtà di comunione che è il popolo di Dio, con la varietà dei carismi e dei ministeri in esso presenti».

Strettamente collegati al tema della decisione sono quelli della rappresentanza, della partecipazione, della corresponsabilità: categorie fondamentali nella vita della Chiesa, ma anche in quella della società civile e nelle relazioni politiche. Gli ambiti sono differenti ma non del tutto separati.

Queste parole segnalano dei compiti. «Non si nasce sinodali: a camminare insieme si impara – prosegue Battocchio –. Abbiamo perciò bisogno di una formazione alla partecipazione, alla corresponsabilità, all’elaborazione del consenso e all’assunzione della responsabilità rispetto al consenso raggiunto con un percorso sinodale».

Anche chi è chiamato a prendere decisioni deve imparare a farlo bene: «Chi è chiamato ad agire con autorità (pensiamo al caso del vescovo o del papa, ma anche a quello del parroco, del superiore o della superiora di una comunità religiosa) non può non sentirsi vincolato – anche se non “giuridicamente”, certo “ecclesialmente” – al cammino che è stato compiuto grazie alla partecipazione di molti». Assieme a questo cammino di formazione occorre pensare a strutture giuridiche che siano coerenti con l’istanza sinodale e corrispondenti alla missione della Chiesa. E questo è un compito aperto, in modo particolare, per i canonisti…

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Una Chiesa di fratelli e sorelle che camminano e decidono insieme.

  

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Verso il convegno sulla sinodalità (Padova, 12 aprile 2019). Decisione, consenso, rappresentanza, partecipazione e formazione: il coordinatore del gruppo di lavoro interfacoltà sulla sinodalità, prof. Riccardo Battocchio, declina le parole-chiave del convegno “Sinodalità: una Chiesa di fratelli e sorelle che camminano e decidono insieme”.

di: Paola Zampieri (a cura)

Venerdì 12 aprile 2019 a Padova verranno raccolti e rilanciati, mettendoli a disposizione delle comunità cristiane, i risultati di un’approfondita indagine teologica e pastorale sul tema della sinodalità condotta nell’ultimo triennio dalle Facoltà teologiche del Triveneto, di Sicilia, Pugliese, dell’Italia centrale, dell’Emilia-Romagna, dell’Italia settentrionale, e dall’Istituto universitario Sophia, con il sostegno del Servizio nazionale per gli studi superiori di Teologia e di Scienze religiose della Conferenza episcopale italiana.

Ne parliamo con il prof. Riccardo Battocchio, vicepreside e direttore del ciclo di licenza della Facoltà teologica del Triveneto e docente di teologia dogmatica, che ha coordinato il gruppo di lavoro.

Vaticano II e sinodalità

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«Nella vita della Chiesa – spiega – ci sono momenti nei quali è necessario prendere delle decisioni, non sempre e non solo su questioni dottrinali. Nel processo che conduce alla decisione sono coinvolti in linea di principio, a diversi livelli e in modi diversi, tutti coloro che, in forza della fede, del battesimo, della partecipazione alla mensa eucaristica, fanno parte del popolo di Dio e, in quanto tali, sono chiamati a “camminare insieme”».

Nel corso della storia, il momento decisionale nella Chiesa ha finito talora per concentrarsi su alcune figure – il vescovo, il concilio, il papa – che rischiano di essere percepite come separate rispetto agli altri battezzati.

«Il concilio Vaticano II ci ha permesso di riscoprire alcuni aspetti luminosi del volto della Chiesa, mettendo in primo piano la comune appartenenza dei battezzati all’unico popolo di Dio. Portare avanti il Concilio – come ci esorta a fare papa Francesco – significa anche individuare idee, pratiche e strumenti per corrispondere al compito dei discepoli di Gesù Cristo, quello cioè di annunciare la vicinanza di Dio a ogni creatura, mostrando che per tutti è possibile vivere e aiutare a vivere secondo verità e giustizia».

Il convegno

Sulla scia del Vaticano II si colloca il convegno Sinodalità: una Chiesa di fratelli e sorelle che camminano e decidono insieme. «Non si tratta di concentrare l’attenzione sulla Chiesa in se stessa o sulle sue strutture – precisa Battocchio – ma di mettere in luce alcuni aspetti fondamentali della sua missione, in rapporto al tempo presente e a un futuro che, in qualche misura, è affidato anche a noi. È un esercizio condiviso di responsabilità messo in atto da alcune Facoltà teologiche italiane che, attraverso un gruppo di loro docenti, hanno voluto “camminare insieme”.

Ci siamo incontrati a più riprese, teologi e teologhe di diverse parti d’Italia, per metterci in ascolto delle parole della fede e della vita delle comunità cristiane, e offrire qualche approfondimento teologico-sistematico e teologico-pastorale. Ora desideriamo condividere alcune acquisizioni, in vista di un cammino che non può che proseguire».

Decisione, consenso, rappresentanza, partecipazione, formazione

Sono queste le parole-chiave che guideranno i lavori del convegno nel fare il punto su ciò che si può considerare patrimonio acquisito e nell’indicare le strade da percorrere.

«Ogni cammino sinodale ha come obiettivo il raggiungimento del “consenso” – spiega Battocchio –. Non si tratta di mettere tutti d’accordo su un’idea o di appiattire le diverse sensibilità spirituali o teologiche, ma di promuovere il “sentire assieme” nella fede e nella carità. Il senso della fede (sensus fidei fidelium) vive e matura appunto come con-sensus, dentro quella realtà di comunione che è il popolo di Dio, con la varietà dei carismi e dei ministeri in esso presenti».

Strettamente collegati al tema della decisione sono quelli della rappresentanza, della partecipazione, della corresponsabilità: categorie fondamentali nella vita della Chiesa, ma anche in quella della società civile e nelle relazioni politiche. Gli ambiti sono differenti ma non del tutto separati.

Queste parole segnalano dei compiti. «Non si nasce sinodali: a camminare insieme si impara – prosegue Battocchio –. Abbiamo perciò bisogno di una formazione alla partecipazione, alla corresponsabilità, all’elaborazione del consenso e all’assunzione della responsabilità rispetto al consenso raggiunto con un percorso sinodale».

Anche chi è chiamato a prendere decisioni deve imparare a farlo bene: «Chi è chiamato ad agire con autorità (pensiamo al caso del vescovo o del papa, ma anche a quello del parroco, del superiore o della superiora di una comunità religiosa) non può non sentirsi vincolato – anche se non “giuridicamente”, certo “ecclesialmente” – al cammino che è stato compiuto grazie alla partecipazione di molti». Assieme a questo cammino di formazione occorre pensare a strutture giuridiche che siano coerenti con l’istanza sinodale e corrispondenti alla missione della Chiesa. E questo è un compito aperto, in modo particolare, per i canonisti…

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