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«Sia fatta la tua volontà»: il Padre nostro ci impegna a partecipare all’opera di Dio

Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla facoltà teologica dell'Italia centrale.

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Questa volta la domanda al teologo è un sacerdote che la pone, tramite il nostro settimanale. Riguarda la preghiera più famosa, la sola che ci ha insegnato Gesù. Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla facoltà teologica dell’Italia centrale.

Vorrei porre una domanda al biblista. Nel testo italiano del Padre Nostro che si usa normalmente, le prime domande sono al congiuntivo. Rifacendosi al testo originale, si potrebbero tradurre anche con l’indicativo? Potremmo cioè affermare che il fine per il quale noi preghiamo (sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà) avverrà comunque perché Dio, che guida la storia della salvezza, condurrà a quel traguardo?

Don Carlo Matulli

In effetti si tratta di due domande; una che riguarda la grammatica e la sintassi del testo greco di Matteo (e quello simile di Luca), e l’altra che invece riguarda il significato generale che possiamo dare alla preghiera del Padre Nostro. Ma evidentemente le due questioni sono strettamente collegate. Infatti, per cogliere il significato di un testo, occorre innanzitutto saperlo leggere bene.

Le prime tre domande del Padre Nostro, nel testo di Matteo (6,9-10) in italiano sono formulate in questo modo: sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà. Similmente la versione di Luca (11,2) recita: sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno.

Il testo originale dei vangeli è in greco e nelle due versioni della preghiera del Signore, la forma dei verbi delle prime domande, è quella di un imperativo aoristo passivo. Ora, l’imperativo aoristo in greco di per sé suggerisce un comando puntuale e specifico da eseguire e quindi l’azione è attesa come da compiere perfettamente. Ora, si tratta di capire chi deve compiere l’azione in questione di santificare, di far venire il regno, di fare la volontà del Padre. La «terza persona» del verbo quale soggetto suggerisce ed indica?

Non ha torto don Carlo a rilevare che Colui che può compiere perfettamente la santificazione del nome di Dio, la venuta del Regno e l’attuazione della volontà divina non è altri che Dio stesso. Potrà mai l’uomo adempiere tali compiti in modo adeguato? Quindi, in linea di principio (teologico) la proposta di don Carlo è pertinente, e così si potrebbe trasformare il Padre Nostro in un elogio della potenza e sapienza di Dio che santifica il proprio nome, che compie il Suo Regno e che attua la Sua volontà di salvezza.

Ma a questo punto il Padre Nostro non sarebbe più una vera preghiera, mentre i vangeli chiaramente la segnalano come tale per bocca dello stesso Maestro Gesù che l’ha insegnata ai discepoli: «Voi dunque pregate così: Padre nostro…» (Mt 6,9) e «quando pregate dite: Padre nostro…» (Lc 11,2).

Bisogna allora considerare i due aspetti come uniti e complementari: da una parte è Dio che conduce la storia della salvezza e la porta compimento e in questo Egli è sovrano e potente e di certo realizzerà la sua opera; d’altra parte, questa opera non può avvenire senza di noi e in noi, e qui sta il senso della preghiera che facciamo con le parole che Gesù ci ha consegnato. Dio, quindi, ci coinvolge nel suo disegno di amore. In effetti, è Lui che lo attua, ma non senza rendercene partecipi, almeno con la preghiera.

Si potrebbe dire, allora, che le prime tre domande del Padre Nostro hanno diverse funzioni in quanto preghiera.

In primo luogo esse ci permettono di contemplare e ammirare l’opera di Dio, ovvero la piena glorificazione della grandezza di Dio come santificazione del Suo Nome, l’avvento del Suo Regno e la realizzazione della Sua volontà. Nel pregare con il Padre Nostro noi prendiamo coscienza con gratitudine di queste realtà con le quali Dio opera la salvezza.

Ma noi non possiamo essere solo spettatori ammirati dell’opera grandiosa di Dio, perché ne siamo anche partecipi in quanto Lui stesso ha voluto rendercene partecipi, e perciò chiediamo che il Suo nome sia santificato in noi e per noi, che il Suo Regno venga in noi e per noi, che la Sua volontà avvenga in noi e per noi. Del resto la terza domanda del Padre Nostro suggerisce proprio questa partecipazione: «sia fatta la Tua volontà, come in cielo, così in terra».

In terzo luogo, le tre domande sono anche una accorata richiesta che il mondo e ogni convivenza civile possano accordarsi al disegno di Dio per il bene di tutti. In questo la preghiera del Padre Nostro è una preghiera molto universale e che abbraccia tutti gli esseri umani e tutti gli ambiti del vivere umano: famiglia, lavoro, socialità, politica, economia, ecologia, ecc…

Infine, le tre domande sono anche espressione di quella urgenza dei figli del Padre assieme al Signore Gesù, affinché vengano affrettate il più possibile le condizioni del Regno di Dio. Pregare in questo senso esprime quella santa fretta di vedere realizzato il disegno buono di Dio su tutta l’umanità e su tutta la creazione.

Un’ultima breve osservazione. La fiducia che si realizzi la preghiera del Padre Nostro non è data, però, dalle nostre capacità di gridare forte e intensamente, quanto da ciò che suggeriva il nostro attento lettore, ovvero che Dio, con i modi e i tempi a Lui propri, porterà a compimento l’opera iniziata, e che insieme a noi prega il Figlio diletto Gesù con le medesimi intenzioni.

Filippo Belli

Originale: ToscanaOggi.it
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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«Sia fatta la tua volontà»: il Padre nostro ci impegna a partecipare all’opera di Dio

Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla facoltà teologica dell'Italia centrale.

  

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Questa volta la domanda al teologo è un sacerdote che la pone, tramite il nostro settimanale. Riguarda la preghiera più famosa, la sola che ci ha insegnato Gesù. Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla facoltà teologica dell’Italia centrale.

Vorrei porre una domanda al biblista. Nel testo italiano del Padre Nostro che si usa normalmente, le prime domande sono al congiuntivo. Rifacendosi al testo originale, si potrebbero tradurre anche con l’indicativo? Potremmo cioè affermare che il fine per il quale noi preghiamo (sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà) avverrà comunque perché Dio, che guida la storia della salvezza, condurrà a quel traguardo?

Don Carlo Matulli

In effetti si tratta di due domande; una che riguarda la grammatica e la sintassi del testo greco di Matteo (e quello simile di Luca), e l’altra che invece riguarda il significato generale che possiamo dare alla preghiera del Padre Nostro. Ma evidentemente le due questioni sono strettamente collegate. Infatti, per cogliere il significato di un testo, occorre innanzitutto saperlo leggere bene.

Le prime tre domande del Padre Nostro, nel testo di Matteo (6,9-10) in italiano sono formulate in questo modo: sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà. Similmente la versione di Luca (11,2) recita: sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno.

Il testo originale dei vangeli è in greco e nelle due versioni della preghiera del Signore, la forma dei verbi delle prime domande, è quella di un imperativo aoristo passivo. Ora, l’imperativo aoristo in greco di per sé suggerisce un comando puntuale e specifico da eseguire e quindi l’azione è attesa come da compiere perfettamente. Ora, si tratta di capire chi deve compiere l’azione in questione di santificare, di far venire il regno, di fare la volontà del Padre. La «terza persona» del verbo quale soggetto suggerisce ed indica?

Non ha torto don Carlo a rilevare che Colui che può compiere perfettamente la santificazione del nome di Dio, la venuta del Regno e l’attuazione della volontà divina non è altri che Dio stesso. Potrà mai l’uomo adempiere tali compiti in modo adeguato? Quindi, in linea di principio (teologico) la proposta di don Carlo è pertinente, e così si potrebbe trasformare il Padre Nostro in un elogio della potenza e sapienza di Dio che santifica il proprio nome, che compie il Suo Regno e che attua la Sua volontà di salvezza.

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Ma a questo punto il Padre Nostro non sarebbe più una vera preghiera, mentre i vangeli chiaramente la segnalano come tale per bocca dello stesso Maestro Gesù che l’ha insegnata ai discepoli: «Voi dunque pregate così: Padre nostro…» (Mt 6,9) e «quando pregate dite: Padre nostro…» (Lc 11,2).

Bisogna allora considerare i due aspetti come uniti e complementari: da una parte è Dio che conduce la storia della salvezza e la porta compimento e in questo Egli è sovrano e potente e di certo realizzerà la sua opera; d’altra parte, questa opera non può avvenire senza di noi e in noi, e qui sta il senso della preghiera che facciamo con le parole che Gesù ci ha consegnato. Dio, quindi, ci coinvolge nel suo disegno di amore. In effetti, è Lui che lo attua, ma non senza rendercene partecipi, almeno con la preghiera.

Si potrebbe dire, allora, che le prime tre domande del Padre Nostro hanno diverse funzioni in quanto preghiera.

In primo luogo esse ci permettono di contemplare e ammirare l’opera di Dio, ovvero la piena glorificazione della grandezza di Dio come santificazione del Suo Nome, l’avvento del Suo Regno e la realizzazione della Sua volontà. Nel pregare con il Padre Nostro noi prendiamo coscienza con gratitudine di queste realtà con le quali Dio opera la salvezza.

Ma noi non possiamo essere solo spettatori ammirati dell’opera grandiosa di Dio, perché ne siamo anche partecipi in quanto Lui stesso ha voluto rendercene partecipi, e perciò chiediamo che il Suo nome sia santificato in noi e per noi, che il Suo Regno venga in noi e per noi, che la Sua volontà avvenga in noi e per noi. Del resto la terza domanda del Padre Nostro suggerisce proprio questa partecipazione: «sia fatta la Tua volontà, come in cielo, così in terra».

In terzo luogo, le tre domande sono anche una accorata richiesta che il mondo e ogni convivenza civile possano accordarsi al disegno di Dio per il bene di tutti. In questo la preghiera del Padre Nostro è una preghiera molto universale e che abbraccia tutti gli esseri umani e tutti gli ambiti del vivere umano: famiglia, lavoro, socialità, politica, economia, ecologia, ecc…

Infine, le tre domande sono anche espressione di quella urgenza dei figli del Padre assieme al Signore Gesù, affinché vengano affrettate il più possibile le condizioni del Regno di Dio. Pregare in questo senso esprime quella santa fretta di vedere realizzato il disegno buono di Dio su tutta l’umanità e su tutta la creazione.

Un’ultima breve osservazione. La fiducia che si realizzi la preghiera del Padre Nostro non è data, però, dalle nostre capacità di gridare forte e intensamente, quanto da ciò che suggeriva il nostro attento lettore, ovvero che Dio, con i modi e i tempi a Lui propri, porterà a compimento l’opera iniziata, e che insieme a noi prega il Figlio diletto Gesù con le medesimi intenzioni.

Filippo Belli

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