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Si può correggere il papa? I “dubia” dell’ultratradizionalista Card. Burke

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Un dubbioso ed autorevole cardinale canonista si è detto convinto che nel caso in cui il papa sbagli, va corretto (Vedi intervista). Qui ha ragione, perché Gesù stesso ha insegnato la pratica della correzione fraterna (Mt. 18, 15). Pertanto il principio è valido. Nemmeno il papa è esente dalla correzione evangelica. Pietro stesso è un gran peccatore, e poi gli Atti degli apostoli presentano frequenti dissidi e non poche correzioni evangeliche, che tuttavia non incidono sulla posizione coperta da ciascuno di loro. In altre parole: il papa può sbagliare e può essere corretto.

Ma la questione proposta non riguarda una fraterna correzione evangelica. Investe un giudizio più complesso. Sotto traccia serpeggia la domanda: e che cosa succede se il papa errante non accetta la correzione?

Il tema è stato molto frequentato e la canonistica più risalente si diceva convinta della necessità di distinguere fra l’obbligo di reverenza e l’obbligo di obbedienza al papa errante. Il quale resta papa anche se sbaglia. Perciò i fedeli possono non seguire il papa nell’eventuale indicazione erronea, ma giammai possono deporre il papa. Tanto meno possono farlo se egli cade in un errore che riguarda la fede. Per la verità, quest’ultima ipotesi è in genere affatto esclusa. L’idea stessa di un papa eretico assomiglia ad un’eresia. Una simile supposizione contrasta persino con la fede nell’autorità petrina. Ad esempio Paolo accusò Pietro di sbagliare e non volle seguire le sue indicazioni, tuttavia non contestò la sua autorità e tantomeno lo accusò di eresia. E anche Pietro, pur pensando che Paolo sbagliasse, non lo considerò scismatico. Per non dire di Paolo e Barnaba …

La tradizione apostolica è piena di bivi, seguire strade diverse non significa necessariamente uscire dai binari.

Nella successiva storia ecclesiale emergono sfumature molto diverse, che raccontano un’evoluzione che non si può sintetizzare in poche righe. Non vorrei scandalizzare nessun cardinale, ma la storia racconta parecchi cambiamenti (evoluzioni ed involuzioni), perché si sa che il Regno dei cieli è simile ad uno scriba saggio, che dal suo tesoro estrae cose nuove e cose antiche. Ma non divaghiamo.

E’ noto che il magistero pontificio si costruisce sulla base di una significativa autorevolezza, tanto che si è ritenuto persino infallibile. Contestare il magistero perciò non equivale a correggere un errore, ma integra esattamente una fattispecie erronea. Più precisamente, se è lecito esprimere un dubbio e chiedere un chiarimento, molto meno lecito appare accusare il papa di essere in errore su questioni che riguardano il magistero (che integra il suo proprio munus docendi).

Il cardinal dubbioso nell’intervista citata minaccia di ricorrere ad un atto formale di correzione del romano pontefice nel caso in cui questi mancasse di rispondere ai suoi dubbi. Così dicendo assegna implicitamente al papa un dovere di risposta che, nella fattispecie, non esiste, se non altro perché i suoi dubbi si possono sciogliere attraverso la semplice lettura di Amoris letitia. Per così dire, sono dubbi manifestamente infondati.

Il punto centrale è però chiaramente un altro. Il cardinale provocatore in realtà non vuole chiarire i suoi dubbi pretestuosi, vuole che il papa ammetta di essersi sbagliato. Di più, vuole che il papa ammetta che il Sinodo dei vescovi si è sbagliato insieme a lui. E ritiene che sia un suo dovere chiarire che il papa sbaglia, e quindi correggerlo. In altre parole egli si erge a giudice del papa.

Mi meraviglio! Un canonista di tale statura non sa che il can. 1409 afferma che nessuno può giudicare il papa? Quale giudice avrebbe mai una simile competenza? Egli ne sa più del papa e del Sinodo? Non si accorge di cadere in errore più volte? Ad esempio, quando afferma che l’autorità nella Chiesa è funzionale al servizio della Tradizione, confonde quest’ultima col Vangelo. E quando il giornalista gli domanda chi potrebbe giudicare il papa eretico, invece di stracciarsi le vesti, risponde ammettendo la plausibilità dell’ipotesi e – guarda caso – assegnando tale compito proprio ai … cardinali.

Qui il cardinale si sbaglia. Non so a quale “atto formale di correzione” egli faccia riferimento. Dice che nella storia della Chiesa ci sono stati alcuni esempi: a me sfuggono. Ma io non sono né papa né cardinale, ma un semplice professore di diritto canonico, perciò posso sbagliare. Nel caso, mi corrigerete ..

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Questo cardinale dovrebbe pensare prima di tutto a vestirsi decentemente e non offendere la povera gente con i suoi tentativi di autocompensazione affettiva.

Prof. Angelo Mastrucci
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È un’ultratradizionalista e avventore del vetus ordo, pensa solo a quello. Permettetegli di celebrare in rito antico ma con i paramenti post conciliari e vedete se è ancora così interessato alla “tradizione”. Questa gente fa letteralmente ridere e non dovrebbe neanche essere prete, figuriamoci cardinale! Uno dei grandissimi errori di Ratzinger!

Prof. Angelo Mastrucci
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È un’ultratradizionalista e avventore del vetus ordo, pensa solo a quello. Permettetegli di celebrare in rito antico ma con i paramenti post conciliari e vedete se è ancora così interessato alla “tradizione”. Questa gente fa letteralmente ridere e non dovrebbe neanche essere prete, figuriamoci cardinale! Uno dei grandissimi errori di Ratzinger!

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Questo cardinale dovrebbe pensare prima di tutto a vestirsi decentemente e non offendere la povera gente con i suoi tentativi di autocompensazione affettiva.

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Un dubbioso ed autorevole cardinale canonista si è detto convinto che nel caso in cui il papa sbagli, va corretto (Vedi intervista). Qui ha ragione, perché Gesù stesso ha insegnato la pratica della correzione fraterna (Mt. 18, 15). Pertanto il principio è valido. Nemmeno il papa è esente dalla correzione evangelica. Pietro stesso è un gran peccatore, e poi gli Atti degli apostoli presentano frequenti dissidi e non poche correzioni evangeliche, che tuttavia non incidono sulla posizione coperta da ciascuno di loro. In altre parole: il papa può sbagliare e può essere corretto.

Ma la questione proposta non riguarda una fraterna correzione evangelica. Investe un giudizio più complesso. Sotto traccia serpeggia la domanda: e che cosa succede se il papa errante non accetta la correzione?

Il tema è stato molto frequentato e la canonistica più risalente si diceva convinta della necessità di distinguere fra l’obbligo di reverenza e l’obbligo di obbedienza al papa errante. Il quale resta papa anche se sbaglia. Perciò i fedeli possono non seguire il papa nell’eventuale indicazione erronea, ma giammai possono deporre il papa. Tanto meno possono farlo se egli cade in un errore che riguarda la fede. Per la verità, quest’ultima ipotesi è in genere affatto esclusa. L’idea stessa di un papa eretico assomiglia ad un’eresia. Una simile supposizione contrasta persino con la fede nell’autorità petrina. Ad esempio Paolo accusò Pietro di sbagliare e non volle seguire le sue indicazioni, tuttavia non contestò la sua autorità e tantomeno lo accusò di eresia. E anche Pietro, pur pensando che Paolo sbagliasse, non lo considerò scismatico. Per non dire di Paolo e Barnaba …

La tradizione apostolica è piena di bivi, seguire strade diverse non significa necessariamente uscire dai binari.

Nella successiva storia ecclesiale emergono sfumature molto diverse, che raccontano un’evoluzione che non si può sintetizzare in poche righe. Non vorrei scandalizzare nessun cardinale, ma la storia racconta parecchi cambiamenti (evoluzioni ed involuzioni), perché si sa che il Regno dei cieli è simile ad uno scriba saggio, che dal suo tesoro estrae cose nuove e cose antiche. Ma non divaghiamo.

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E’ noto che il magistero pontificio si costruisce sulla base di una significativa autorevolezza, tanto che si è ritenuto persino infallibile. Contestare il magistero perciò non equivale a correggere un errore, ma integra esattamente una fattispecie erronea. Più precisamente, se è lecito esprimere un dubbio e chiedere un chiarimento, molto meno lecito appare accusare il papa di essere in errore su questioni che riguardano il magistero (che integra il suo proprio munus docendi).

Il cardinal dubbioso nell’intervista citata minaccia di ricorrere ad un atto formale di correzione del romano pontefice nel caso in cui questi mancasse di rispondere ai suoi dubbi. Così dicendo assegna implicitamente al papa un dovere di risposta che, nella fattispecie, non esiste, se non altro perché i suoi dubbi si possono sciogliere attraverso la semplice lettura di Amoris letitia. Per così dire, sono dubbi manifestamente infondati.

Il punto centrale è però chiaramente un altro. Il cardinale provocatore in realtà non vuole chiarire i suoi dubbi pretestuosi, vuole che il papa ammetta di essersi sbagliato. Di più, vuole che il papa ammetta che il Sinodo dei vescovi si è sbagliato insieme a lui. E ritiene che sia un suo dovere chiarire che il papa sbaglia, e quindi correggerlo. In altre parole egli si erge a giudice del papa.

Mi meraviglio! Un canonista di tale statura non sa che il can. 1409 afferma che nessuno può giudicare il papa? Quale giudice avrebbe mai una simile competenza? Egli ne sa più del papa e del Sinodo? Non si accorge di cadere in errore più volte? Ad esempio, quando afferma che l’autorità nella Chiesa è funzionale al servizio della Tradizione, confonde quest’ultima col Vangelo. E quando il giornalista gli domanda chi potrebbe giudicare il papa eretico, invece di stracciarsi le vesti, risponde ammettendo la plausibilità dell’ipotesi e – guarda caso – assegnando tale compito proprio ai … cardinali.

Qui il cardinale si sbaglia. Non so a quale “atto formale di correzione” egli faccia riferimento. Dice che nella storia della Chiesa ci sono stati alcuni esempi: a me sfuggono. Ma io non sono né papa né cardinale, ma un semplice professore di diritto canonico, perciò posso sbagliare. Nel caso, mi corrigerete ..

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