28.4 C
Rome
martedì, 18 Giugno 2019

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Argomenti Cultura ed Educazione Seneca, tra libertà e suicidio

Seneca, tra libertà e suicidio

Cultura e Libri

- Advertisement -
di: Roberto Mela
 

«Troverai anche di quelli che hanno fatto professione di sapienza che dicono che non bisogna fare violenza alla propria vita, e che giudicano un’empietà farsi uccisori di se stessi: dicono che bisogna attendere la morte che la natura ha decretato. Chi dice ciò non vede che si sta chiudendo la via della libertà: la legge eterna non ha fatto nulla di meglio che averci dato un solo modo per entrare nella vita, ma molte vie d’uscita» (Seneca, Epistulae morales ad Lucillium, 70,14).

Così scrive Seneca (4 a.C.-65 d.C.) all’amico Lucilio. Delle 124 lettere a lui indirizzate, le prime 88 hanno un carattere più parenetico, esortativo. Le successive hanno un carattere più dottrinario, benché la parenesi non manchi.

Nella premessa all’edizione della Lettera 70 (pp. 5-56), la curatrice – docente di lingua e letteratura latina alla Cattolica di Milano – nota giustamente che ciò di cui Seneca fa l’apologia nel suo testo non è tanto il suicidio, tema della lettera, quanto della libertà. Nel brano riportato sopra (Ep. 70,4) si nota la lontananza che Seneca avverte sul tema del suicidio dai sostenitori del cristianesimo, che sta prendendo sempre più piede nell’impero romano del suo tempo.

La filosofia stoica, di cui Seneca è un esponente di spicco, è tra le filosofie più vicine per tanti aspetti al pensiero cristiano, ma non per la valutazione del suicidio. La curatrice della Lettera, Silvia Stucchi, esemplifica l’alto valore tributato a tale pratica in quel tempo con vari exempla sui mezzi sfruttati per porre fine alla propria vita, alcuni dei quali ricordati da Seneca stesso nella sua lettera.

La grandezza dell’uomo, per Seneca, è quella di aver potere sul modo in cui porre fine ai propri giorni di fronte all’instaurarsi di una situazione negativa senza uscita: avversari, malattia grave, condanne capitali, tradimenti ecc. «Non è importante morire prima o dopo – scrive –, ma lo è morire bene o male; morire bene è fuggire il rischio di vivere male» (Ep. 70,6).

Non bisogna morire per timore della morte – sostiene Seneca – bisogna esserle superiore anticipando il destino naturale ineluttabile con una scelta nobile. Ognuno può scegliere la forma che a lui piace di più (taglio delle vene, assunzione di veleno, inedia, pugnalamento, impiccagione, caduta nel vuoto ecc.). «E questa vita, come tu sai – scrive Seneca –, non deve essere sempre conservata; infatti non è un bene il vivere, ma lo è il vivere bene. Pertanto, il saggio vivrà quanto deve, non quanto può» (Ep. 70,4 «Itaque sapiens vivet quantum debet, non quantum potest»).

Condannato per tradimento, Seneca scelse per sé l’inedia, poi il taglio delle vene, quindi l’assunzione di veleno e, infine, l’immersione nelle acque calde del bagno che favorissero il defluire del sangue da un corpo ormai rigido e freddo. Accompagnando il suo gesto con alte parole di commiato, lasciava in eredità ai discepoli e agli amici la sua vita.

La Stucchi correda il volume con vari altri testi trattanti il tema del suicidio: uno di Seneca sul suicidio (Ep. 101), quelli di Tacito sulla vigliaccheria di Messalina morente, sulla morte di Seneca e uno sulla morte (e vita scandalosa) di Petronio, elegantiae arbiter (Ann. 11,37–38,3; 15,62-64; 16,18-19). Plinio il Giovane parla del suicidio di Silio Italico (Ep. 3,7-9 e Orazio scrive a Mecenate, che teme la morte prematura (Carme 2,17).

Una nota bibliografica (pp. 57-61) completa il volume.

Non c’è chi non veda l’attualità delle riflessioni di Seneca, ad esempio, circa il trattamento del fine-vita di persone colpite da malattie terminali molto dolorose e invalidanti.

Bene l’apologia della libertà, che però è più del libero arbitrio. Una libertà ancorata alla verità, articolata in libertà da e una libertà per. Il discrimine sta nell’indisponibilità della vita umana alla pura scelta individuale, pena l’apertura di brecce che portano all’eutanasia (così come alla selezione eugenetica durante la gravidanza), lasciata in mano ai vivi e ai tecnologicamente potenti rispetto alle persone fragili e indifese (anche qualora avessero fatto la dichiarazione anticipata di fine trattamento).

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami

Seneca, tra libertà e suicidio

Cultura e Libri

  

- Advertisement -
di: Roberto Mela
 

«Troverai anche di quelli che hanno fatto professione di sapienza che dicono che non bisogna fare violenza alla propria vita, e che giudicano un’empietà farsi uccisori di se stessi: dicono che bisogna attendere la morte che la natura ha decretato. Chi dice ciò non vede che si sta chiudendo la via della libertà: la legge eterna non ha fatto nulla di meglio che averci dato un solo modo per entrare nella vita, ma molte vie d’uscita» (Seneca, Epistulae morales ad Lucillium, 70,14).

Così scrive Seneca (4 a.C.-65 d.C.) all’amico Lucilio. Delle 124 lettere a lui indirizzate, le prime 88 hanno un carattere più parenetico, esortativo. Le successive hanno un carattere più dottrinario, benché la parenesi non manchi.

Nella premessa all’edizione della Lettera 70 (pp. 5-56), la curatrice – docente di lingua e letteratura latina alla Cattolica di Milano – nota giustamente che ciò di cui Seneca fa l’apologia nel suo testo non è tanto il suicidio, tema della lettera, quanto della libertà. Nel brano riportato sopra (Ep. 70,4) si nota la lontananza che Seneca avverte sul tema del suicidio dai sostenitori del cristianesimo, che sta prendendo sempre più piede nell’impero romano del suo tempo.

La filosofia stoica, di cui Seneca è un esponente di spicco, è tra le filosofie più vicine per tanti aspetti al pensiero cristiano, ma non per la valutazione del suicidio. La curatrice della Lettera, Silvia Stucchi, esemplifica l’alto valore tributato a tale pratica in quel tempo con vari exempla sui mezzi sfruttati per porre fine alla propria vita, alcuni dei quali ricordati da Seneca stesso nella sua lettera.

La grandezza dell’uomo, per Seneca, è quella di aver potere sul modo in cui porre fine ai propri giorni di fronte all’instaurarsi di una situazione negativa senza uscita: avversari, malattia grave, condanne capitali, tradimenti ecc. «Non è importante morire prima o dopo – scrive –, ma lo è morire bene o male; morire bene è fuggire il rischio di vivere male» (Ep. 70,6).

- Advertisement -

Non bisogna morire per timore della morte – sostiene Seneca – bisogna esserle superiore anticipando il destino naturale ineluttabile con una scelta nobile. Ognuno può scegliere la forma che a lui piace di più (taglio delle vene, assunzione di veleno, inedia, pugnalamento, impiccagione, caduta nel vuoto ecc.). «E questa vita, come tu sai – scrive Seneca –, non deve essere sempre conservata; infatti non è un bene il vivere, ma lo è il vivere bene. Pertanto, il saggio vivrà quanto deve, non quanto può» (Ep. 70,4 «Itaque sapiens vivet quantum debet, non quantum potest»).

Condannato per tradimento, Seneca scelse per sé l’inedia, poi il taglio delle vene, quindi l’assunzione di veleno e, infine, l’immersione nelle acque calde del bagno che favorissero il defluire del sangue da un corpo ormai rigido e freddo. Accompagnando il suo gesto con alte parole di commiato, lasciava in eredità ai discepoli e agli amici la sua vita.

La Stucchi correda il volume con vari altri testi trattanti il tema del suicidio: uno di Seneca sul suicidio (Ep. 101), quelli di Tacito sulla vigliaccheria di Messalina morente, sulla morte di Seneca e uno sulla morte (e vita scandalosa) di Petronio, elegantiae arbiter (Ann. 11,37–38,3; 15,62-64; 16,18-19). Plinio il Giovane parla del suicidio di Silio Italico (Ep. 3,7-9 e Orazio scrive a Mecenate, che teme la morte prematura (Carme 2,17).

Una nota bibliografica (pp. 57-61) completa il volume.

Non c’è chi non veda l’attualità delle riflessioni di Seneca, ad esempio, circa il trattamento del fine-vita di persone colpite da malattie terminali molto dolorose e invalidanti.

Bene l’apologia della libertà, che però è più del libero arbitrio. Una libertà ancorata alla verità, articolata in libertà da e una libertà per. Il discrimine sta nell’indisponibilità della vita umana alla pura scelta individuale, pena l’apertura di brecce che portano all’eutanasia (così come alla selezione eugenetica durante la gravidanza), lasciata in mano ai vivi e ai tecnologicamente potenti rispetto alle persone fragili e indifese (anche qualora avessero fatto la dichiarazione anticipata di fine trattamento).

- Advertisement -
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

Libri consigliati

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami
271FansMi piace
792FollowerSegui
13,000FollowerSegui
571FollowerSegui
56IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 25 ottobre 2015

La 95° puntata del ciclo “Dalla vita alla Parola viva” – “Costruire comunità vive, aperte e accoglienti”. XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B Colore...

Cos’è che rende il corpo umano tanto bello?

E' solo l’eros e il desiderio? Qual è la cosa più bella del mondo? Sono sicuro che se ponessimo questa domanda a mille pittori almeno...

Libri consigliati

Seguici su Facebook

Seguici su Instagram

Seguici su Twitter

È stato rilevato, nel tuo browser, un componente AdBlocker. SpeSalvi.it si mantiene in vita grazie alla pubblicità, ti preghiamo di disabilitarlo oppure di aggiungere il nostro sito alla lista dei siti attendibili.
Per continuare a navigare:
disabilita AdBlock e aggiorna la pagina.
Aiuta SpeSalvi.it
SpeSalvi.it desidera servire ed evangelizzare, ma non è in grado di sostenersi da solo.
Offri il tuo piccolo contributo affinché il sito possa continuare a diffondere il messaggio cristiano in tutto il mondo.
Grazie di cuore per il tuo sostegno!
Leggi la nostra informativa sulla Privacy.
Logo
ANDROID
APP
Scarica la nostra App Android per rimanere sempre aggiornato anche sul tuo smartphone.
2019 (C) Tutti i diritti riservati.
ISTRUZIONI
1. Clicca sul pulsante "Download" e scarica il file ".apk" sul tuo smartphone.
2. Esegui il file ".apk" e clicca su "Installa".
Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità e per analizzare il nostro traffico. Navigando in SpeSalvi.it acconsenti al loro utilizzo e dichiari di aver letto e compreso la nostra Informativa sulla Privacy.
ACCONSENTO