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“Segui il tuo cuore”…ma il cuore sa dove sta andando?

“Segui il tuo cuore” potrebbe essere un consiglio utile se il cuore sapesse davvero dove sta andando.

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“Segui il tuo cuore” potrebbe essere un consiglio utile se il cuore sapesse davvero dove sta andando. Ne Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, la volpe saggia condivide col protagonista il segreto per affrontare la vita: “È solo con il cuore che si può vedere veramente, l’essenziale è invisibile agli occhi”. Allo stesso tempo, un messaggio importante che veicola il grande classico per bambini è che il cuore richiede di essere domato e addomesticato prima che possa vedere chiaramente.

In base alla cultura e al contesto, “cuore” si può riferire all’organo fisico, alla mente, ai sentimenti, ai desideri, all’anima, alla coscienza, o a tutto questo insieme. La Bibbia usa il termine “cuore” per indicare una combinazione di questi concetti.

Decrivo il “cuore” come il rivelatore di spirito che Dio ha instillato in ciascuno di noi – nella nostra casa interiore. Il cuore ci fa sapere se lo spirito positivo o negativo è diventato un ospite della nostra dimora interiore. Come un piccolo rilevatore di fumo, il cuore è tranquillo quando l’anima è al sicuro, e lancia l’allarme quando la nostra anima è in pericolo. Resta tranquillo quando arde il fuoco sacro di Dio. Qualsiasi altro fuoco farebbe rompere il rilevatore. Il cuore ci fa sapere se dobbiamo rimanere sulla strada su cui ci troviamo o sono necessari degli aggiustamenti.

Come con un rilevatore di fumo che dev’essere controllato, pulito e messo a punto regolarmente perché possa mantenere la sua sensibilità di fronte alla presenza di fumo dannoso, anche il rivelatore spirituale ha bisogno di un checkup regolare, altrimente avrebbe difficoltà a distinguere tra un amico e un nemico, tra sostanza e superficialità. Seguire un cuore che non sa individuare la differenza o non si preoccupa di esprimerla potrebbe lasciarci bloccati in una casa in fiamme. Per questo motivo, non sempre un rilevatore apparentemente calmo indica sempre che va tutto bene. Potrebbe anche significare che è pieno di fumo e sporcizia o ha la batteria esaurita e ha bisogno di assistenza.

Commentando 1 Giovanni 4, 1, “Non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio”, Papa Francesco ha affermato in un’omelia: “Tanti cristiani hanno il cuore come una strada e non sanno chi va e chi torna, vanno e vengono, perché non sanno esaminare cosa succede dentro”. Il cuore non dev’essere una strada aperta perché possa passarvi qualsiasi spirito, ma piuttosto una salvaguardia contro le forze che cercano di ottenere la nostra distruzione.

Sant’Ignazio di Loyola ha imparato con l’esperienza e con la guida dello Spirito Santo ad affinare questo rilevatore dello spirito. Quando lo spirito positivo è presente, ha notato, c’è “consolazione”, o un aumento di fede, speranza e carità, mentre quando è presente lo spirito negativo c’è “desolazione”, o aumento di ansia, agitazione e disturbi.

Queste distinzioni, però, non sono sempre chiare, visto che come ha notato Sant’Ignazio lo spirito negativo appare spesso “sotto l’apparenza di un angelo di luce” (Esercizi Spirituali). Solo un cuore affinato può distinguere la luce vera da quelle passeggere, le lacrime di pentimento da quelle di rassegnazione, il fuoco sacro da quello mortale.

Come si verifica questo “affinamento” del cuore? Prima della sua conversione, quando Sant’Ignazio si stava riprendendo da una ferita di cannone alla gamba, voleva leggere i suoi romanzi preferiti, che in genere riguardavano cavalieri che cercavano la gloria combattendo per ottenere la mano delle donne nobili. Era come fantasticare sul fatto di diventare una star di YouTube o di rendere virale un video di TikTok con molti “Mi piace”. Visto che quei libri non erano disponibili a Sant’Ignazio mentre era in convalescenza, gliene venne dato uno sulla vita di Cristo, insieme a una raccolta di vite di santi.

Ignazio notò che la gioia e l’entusiasmo che quei libri gli avevano dato rimanevano a lungo in lui. “Come sarebbe se facessi quello che ha fatto San Francesco e San Domenico?”, ha scritto nella sua autobiografia. L’entusiasmo a breve termine – la falsa luce – che i pensieri dei successi mondani instillavano in lui lo lasciavano invece con un senso di vuoto.

Originale: Aleteia.org
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“Segui il tuo cuore” potrebbe essere un consiglio utile se il cuore sapesse davvero dove sta andando. Ne Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, la volpe saggia condivide col protagonista il segreto per affrontare la vita: “È solo con il cuore che si può vedere veramente, l’essenziale è invisibile agli occhi”. Allo stesso tempo, un messaggio importante che veicola il grande classico per bambini è che il cuore richiede di essere domato e addomesticato prima che possa vedere chiaramente.

In base alla cultura e al contesto, “cuore” si può riferire all’organo fisico, alla mente, ai sentimenti, ai desideri, all’anima, alla coscienza, o a tutto questo insieme. La Bibbia usa il termine “cuore” per indicare una combinazione di questi concetti.

Decrivo il “cuore” come il rivelatore di spirito che Dio ha instillato in ciascuno di noi – nella nostra casa interiore. Il cuore ci fa sapere se lo spirito positivo o negativo è diventato un ospite della nostra dimora interiore. Come un piccolo rilevatore di fumo, il cuore è tranquillo quando l’anima è al sicuro, e lancia l’allarme quando la nostra anima è in pericolo. Resta tranquillo quando arde il fuoco sacro di Dio. Qualsiasi altro fuoco farebbe rompere il rilevatore. Il cuore ci fa sapere se dobbiamo rimanere sulla strada su cui ci troviamo o sono necessari degli aggiustamenti.

Come con un rilevatore di fumo che dev’essere controllato, pulito e messo a punto regolarmente perché possa mantenere la sua sensibilità di fronte alla presenza di fumo dannoso, anche il rivelatore spirituale ha bisogno di un checkup regolare, altrimente avrebbe difficoltà a distinguere tra un amico e un nemico, tra sostanza e superficialità. Seguire un cuore che non sa individuare la differenza o non si preoccupa di esprimerla potrebbe lasciarci bloccati in una casa in fiamme. Per questo motivo, non sempre un rilevatore apparentemente calmo indica sempre che va tutto bene. Potrebbe anche significare che è pieno di fumo e sporcizia o ha la batteria esaurita e ha bisogno di assistenza.

Commentando 1 Giovanni 4, 1, “Non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio”, Papa Francesco ha affermato in un’omelia: “Tanti cristiani hanno il cuore come una strada e non sanno chi va e chi torna, vanno e vengono, perché non sanno esaminare cosa succede dentro”. Il cuore non dev’essere una strada aperta perché possa passarvi qualsiasi spirito, ma piuttosto una salvaguardia contro le forze che cercano di ottenere la nostra distruzione.

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Sant’Ignazio di Loyola ha imparato con l’esperienza e con la guida dello Spirito Santo ad affinare questo rilevatore dello spirito. Quando lo spirito positivo è presente, ha notato, c’è “consolazione”, o un aumento di fede, speranza e carità, mentre quando è presente lo spirito negativo c’è “desolazione”, o aumento di ansia, agitazione e disturbi.

Queste distinzioni, però, non sono sempre chiare, visto che come ha notato Sant’Ignazio lo spirito negativo appare spesso “sotto l’apparenza di un angelo di luce” (Esercizi Spirituali). Solo un cuore affinato può distinguere la luce vera da quelle passeggere, le lacrime di pentimento da quelle di rassegnazione, il fuoco sacro da quello mortale.

Come si verifica questo “affinamento” del cuore? Prima della sua conversione, quando Sant’Ignazio si stava riprendendo da una ferita di cannone alla gamba, voleva leggere i suoi romanzi preferiti, che in genere riguardavano cavalieri che cercavano la gloria combattendo per ottenere la mano delle donne nobili. Era come fantasticare sul fatto di diventare una star di YouTube o di rendere virale un video di TikTok con molti “Mi piace”. Visto che quei libri non erano disponibili a Sant’Ignazio mentre era in convalescenza, gliene venne dato uno sulla vita di Cristo, insieme a una raccolta di vite di santi.

Ignazio notò che la gioia e l’entusiasmo che quei libri gli avevano dato rimanevano a lungo in lui. “Come sarebbe se facessi quello che ha fatto San Francesco e San Domenico?”, ha scritto nella sua autobiografia. L’entusiasmo a breve termine – la falsa luce – che i pensieri dei successi mondani instillavano in lui lo lasciavano invece con un senso di vuoto.

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